venerdì, novembre 10, 2006

Solo

I pensieri sono liberi
e la mano scorre piano
su un foglio bianco
macchiato di solitudine

Attimi sospesi a mezz'aria
fra quello che è vero
e quello che vorrei
utopia vuota di parole

Non c'è nessuno con cui parlare
Solo e mi guardo mentre riprovo
a ricreare un paradiso perduto
a metà strada tra l'odio e l'amore

Non c'è quasi vita
la luce è casuale
non sono in un posto
e non ci sono parole

In una favola

Allora dimmi cosa c'è che non va
perchè mi stai guardando
senza sapere quello che si fa

Quante volte ormai ci siam trovati a questo punto qua
a un falso bivio della vita
che ci lascia senza libertà

In una favola

Quant'è lontana da noi a volte la realtà
la ragione si fa da parte
ci lascia soli nell'oscurità

I viaggi sono lunghi e non è detto che si arriverà
ma che bello cadere a 100 all'ora
in un imbuto che ci porterà
dritti dritti senza pietà

In una favola

E quante volte ci siam detti che era meglio di no
E quante volte ci hanno detto che no non si può
E noi testardi ancora qui
a dire ancora il nostro sì
senza sapere quello che succederà
ma qualcosa verrà
sì qualcosa verrà

Allora dimmi cosa c'è che non va
perchè stai già ridendo
senza sapere quello che si fa

Hai già capito quello che ora succederà
nessuno ci può fermare
e poi nessuno protesterà
stiamo già raccontandola

La nostra favola

Odio da sputare (...e da dimenticare)

Tu che in bocca
coltivi solo odio da sputare
e guardi la gente
con occhi inclinati e diffidenti

Cammini per strada
e non hai un posto dove andare
e parli poco
e ascolti ancora meno

In testa buio
e buio oltre la siepe
ricordi pochi
e tutti da buttare

Vivi la vita
come una maledizione
e bevi alcool
per poter dimenticare

Guardati intorno
e prova ad osservare
come la gente
riesca ancora ad amare

Come 'sto mondo
anche se pieno di dolore
sia ancora il meglio
che ci possiamo riservare

E gustati l'aria
colorati i tramonti
beviti gli alberi
e regalati dei fiori

Guarda lo specchio
e lanciati un sorriso

Prova a svegliarti
sei sempre stato in paradiso

Amore

Vago sapere
di quello che si vuole
dire
fare
dare

Genova

Genova è bella anche se non c'è il sole
perchè ha colore anche quando piove

Genova ha sorrisi diversi ma occhi sempre uguali
Genova ha musi lunghi per chi passa a guardare
Genova ha braccia aperte per chi la sa capire
Genova ti lascia solo se non la sai aspettare

Genova è un cielo aperto e un orizzonte calmo
Genova è un cielo chiuso e due muri alti e stanchi
Genova è un cielo nascosto da monti attenti e severi

Genova è Corso Italia in primavera
pieno di voglia di fare e di camminare
Genova è un vicolo buio alle sei di sera
meglio non sapere cosa c'è da fare

e apro gli occhi e vedo ancora mare
e gente dura che sa navigare
e apro gli occhi e vedo ancora cielo
e niente in mezzo che mi possa fermare

Genova è un amore infinito per chi deve partire
Genova così sconosciuta per chi ci vive

Genova è bella anche se non c'è il sole
perchè ha colore anche quando piove

Inverno

Buie le strade già di prima mattina
la gente gela aspettando il tram
gli stessi posti e le stesse facce
lungo le vie che portano al dovere

Alito bianco dopo ogni respiro
la gente guarda chi si chiude nei bar
il sole arriva che è già tutto finito
e se ne va che siamo ancora qua

E' l'Inverno che ci assale la mente
che ci riporta verso la realtà
mentre svaniscono i sogni estivi
ci ritroviamo senza libertà

E tu non vedi l'ora che finisca
ma sarà dura e sai già il perchè
perchè una rondine non fa primavera
e chissà per quanto l'Inverno sarà

Per riscaldarti bruciati la vita
non ti ricordi come si fa?
Uscire presto e tornare tardi
e non importa dove si va

Ma per chi è solo e non è neanche a casa
non c'è rifugio nell'intimità
Si cerca aria da poter respirare
e un mare calmo dove navigare

Canzoni

Sto ancora rimestando in carte/cartelline/cartelle/scatole per ritrovare i fogli di un tempo passato.
Per ora ho ritrovato quelli di un tempo leggermente più recente.
Il mio primo cambio di lavoro è coinciso anche con la prima esperienza "fuori" di casa, non contando vacanze, campi e route vari.
Sono partito dal ventoso e solare mare della Liguria per immergermi nel gelido e nebbioso Piemonte. Ancora non lo sapevo, ma mi aspettavano 2 lunghi anni come cittadino di Torino. Non lo sapevo nel senso che 2 anni erano il limite massimo, in un tempo nel quale gli accordi verbali e le promesse fatte dal tuo capo avevano ancora un senso, e quello poi ho raggiunto per come è cambiato il lavoro nel tempo.

Vabbè.

Sono stati tempi scuri.
Sono stati tempi senza mai avere abbastanza tempo.
Sono stati tempi fertili.

Non mi sono mai rassegnato a essere diventato torinese, e sì che ero circondato da nuovi amici, e sì che mi divertivo a lavorare, e sì che mi divertivo anche dopo.
Ho scoperto quanto "stare" in un posto diverso FA la differenza.
E non stavo bene.
E scrivevo.
In mezzo a tante parole scritte, tipicamente meditazioni in notte solitarie, ecco un sacco di testi, alcuni accompagnati anche a una traccia musicale, altre semplicemente buttate lì, per suoni che sarebbero arrivati.
Alcuni mi piacevano, alcuni meno.
Alcuni venivano da dentro, alcuni sono stati buttati lì solo perchè avevo bisogno di scrivere qualcosa.
Quanto valgono non sta a me dirlo e non ha alcuna importanza.
Esistono.

Eccole.

Corro (verso un dove che non c'è più)

tutto attorno a me corre
tutto dentro di me corre
ho attorno a me 10, 100, 1000 porte
alcune aperte
alcune spalancate
alcune chiuse
e corro
all'impazzata
fra una stanza e l'altra
non so se sto bene o male
non so se sto
non sto
corro
verso un dove che non c'è più

giovedì, novembre 09, 2006

Elucubresie

Il tempo e le idee corrono più veloci di quello che avrei pensato.
La voglia è più forte.
Mi trovo per le mani due spazi occupati e non voglio lasciarne neanche uno. Non vi ho raccontato abbastanza quanto sono egocentrico, presuntuoso ed egoista? Oh...che diamine.

Chiarito questo punto però capita che esista da qualche parte dentro la mia testa anche una persona ragionevole:"Amico del sole, va bene occupare due spazi, ma farne uno la copia dell'altro mi sembra veramente un insulto al buon senso..."
Oh...ha ragione (come quasi sempre..).
Così ha preso forma una specie di progetto espressivo che non so se riuscirò a portare avanti, ma ci voglio proprio provare.
Un po' come all'inizio il "secondo" spazio era la mia faccia pubblica, e quindi in qualche modo più "libera", ho pensato che ora che le mie facce pubbliche sono due, e che le Elucubridee in qualche modo "appartengono" al mio diario originale, fosse giusto dare importanza al "secondo" spazio in qualche modo perpetuando la stessa idea, la stessa filosofia.
Così continuerò a scrivere meditazioni e scazzi nel mio diario e lascerò la mente e la tastiera più libera nello spazio che fin dall'inizio è stato più..."libero", appunto.

Elucubridee da una parte ( http://marcosilveri.spaces.live.com )
Elucubresie dall'altra. ( http://elucubridee.blogspot.com )

Sì sì, lo so, gli indirizzi sono un po' fuorvianti, ma non potevo cambiarli, per evidenti motivi...rimarranno lì, testimoni un po' della "travagliata" storia di questi spazi. Devo trovare il modo di renderla evidente a chi arriverà tra un po' dalle mie parti...


Partirò da un po' di materiale scritto che ho da qualche parte e devo ripescare. Spero mi dia il giusto abbrivio, e di non perdere energia con il tempo.
Presto le prime Elucubresie in linea...

martedì, novembre 07, 2006

Ivano

"Chi guarda Genova
sappia che Genova
si vede solo dal mare"Ivano

Non mi è facile parlare di Ivano Fossati. La sua figura nel panorama musicale italiano gode di un eccezionale rispetto praticamente da parte di tutti, rispetto indiscutibilmente meritato.
Certo, ha un po' la fama del "noioso", anzi del "palloso", dell'intellettuale...ma nessuno si azzarda a dire qualcosa di male nei suoi confronti.
Anche perchè voglio proprio vedere chi riuscirebbe a trovare qualcosa di male da dire...
Togliamo subito dal tavolo l'ingombrante possibile equivoco: non ho qualcosa di male da dire su Ivano Fossati.
Ma parlare di un personaggio "importante" come lui in modo personale, quasi intimo, ecco...mi rende nervoso.
Ivano Fossati non l'ho scoperto proprio presto.
O meglio.
Ivano Fossati c'è sempre stato.
Fin da quando con "Jesahel" e i Delirium ha sconvolto Sanremo, fin da quando "Dolceacqua" ha fatto da traccia a una gita di Clan, fin da quando ha conquistato le classifiche con "La mia banda suona il rock", lui c'era.
Lui era motivo d'orgoglio per noi genovesi, prestavamo la dovuta attenzione e sapevamo che lui c'era.
Poi succedono alcune cose che mi avvicinano un po' di più a questo strano cantautore che, tutto sommato, non ama le luci della ribalta...da buon genovese.
E sì che avevo il buon Verace che con Fossati mi faceva una testa così...
Capita che collabori a un disco di De Gregori, e che a quei tempi la mia fidanzata fosse una fan sfegatata del cantautore romano (n.d.r. "a quei tempi" nel senso che penso che lo sia ancora, ma non è più la mia fidanzata).
Capita che De Gregori venga a Genova a cantare, e Fossati lo accompagni anche nel tour. Lo addocchiamo nell'atrio del Margherita, tranquillo, non essendo il protagonista dell'evento. Nel concerto Ivano Fossati ha un suo spazio, e capita che quello spazio, nella sua città, diventi un evento nell'evento.
Mi sorprendo a pensare a fine concerto che sono più contento per quella "parentesi" che per il concerto stesso.
Esce un suo nuovo disco ("700 giorni") sponsorizzatissimo dal Verace, che ancora snobbo per pigrizia e diffidenza.
Nuovo concerto di De Gregori, questa volta a sorpresa sale sul palco Ivano Fossati...oh beh...essendo di Genova gli era venuto facile passare...
La versione piano e voce di "Una notte in Italia" è ancora ben presente nella mia mente, e alla fine di nuovo mi ritrovo a ricordare quel momento come la cosa più importante della serata.
Alcuni cambiamenti importanti nella vita mi attendono, di lì a un po', e nel frattempo comincio a considerare Ivano Fossati in modo diverso. Esce "La pianta del tè", un disco che ancora adesso quando lo sento mi sa di vento, liquirizia e sale marino.
Sa di spiaggia, di monti, di casa.
Sa di musica, musica buona.
Con "Chi guarda Genova" e "Questi posti davanti al mare" scava a fondo nell'anima di chi abita in questi posti.
Proprio subito dopo lascio proprio quei posti che ancora non so di amare così tanto per andare a Torino, cambio di lavoro, cambio di vita, cambio di un sacco di cose.
Scopro che non è scontato godere di tramonti mozzafiato quasi tutte le sere, che può far freddo in modo diverso, che la nebbia esiste, che l'orizzonte può anche essere vicino.
E proprio mentre sento nascere dentro di me un legame così forte con la mia città e la mia terra, ecco che in "Discanto" trovo "Passalento", che mi fotografa in maniera così lucida e spietata..."è che in questo deserto mi piace naufragare, vivo e fortunato, di poterne respirare...Signore di questo porto, vedi, mi avvicino anch'io, vele ancora tese, bandiera genovese sono io"...io che mi sentivo marinaio in un porto lontano, lontano dal mare, dall'amore...un po' da tutto.
Non ho mai più abbandonato chi mi sono ritrovato vicino in quei momenti.
E di tempo ne è passato, e di cose ne sono successe.
Di dischi ne ha fatti.
Ivano Fossati è ancora qui.

"Di tutto questo si vive,
e di tant'altro ancora,
che inseguiamo come i cani, respirando dal naso,
per finire invece,
ancora sorridenti,
ancora abbaianti,
di un dolore a caso.."

Lorenzo

Lorenzo Cherubini in arte Jovanotti ha nella mia vita tutta una storia a sè, diversa da quelle che ho raccontato.
E' stata una specieLorenzo di scommessa, una attestazione di fiducia (oh...quanta egocentricità in questa affermazione...) a perdere che si è rivelata quanto mai ben riposta.
Andrò a spiegare ed argomentare.
Prendo coscienza dell'esistenza di Jovanotti con la sigla di chiusura di un'edizione di Deejay Television formato estivo, una versione caraibica di Gimme Five della quale conservo gelosamente il vinile.
Tenete presente che la versione originale non l'avevo mai praticamente sentita. la radio, ai tempi, la sentivo poco e quindi il personaggio lo conoscevo in maniera molto vaga.
Oh, prendetemi per matto, ma quel pezzo aveva una carica di spensieratezza e gioia di vivere che mi aveva colpito.
Di più.
Mi ha fatto pensare che il ragazzo fosse "sincero", non costruito: si divertiva un casino, e non faceva niente per nasconderlo, cosciente di essere un pirla in mezzo a tanti pirla. Mi è diventato simpatico.
Quella è stata l'unica cosa di quelle che ha fatto che mi è piaciuta per un sacco di tempo. Ho sinceramente odiato "La mia moto" et similari.
"Ciao mamma" (ma è questo il titolo?) riavvicinava la voglia di genuina spensieratezza e la carica di gioia di quel vecchio disco. Lui continuava a essermi simpatico, e preferivo di gran lunga sentirlo parlare che cantare...
Quando ho sentito "Gente della notte" (sempre di quel tempo) ho pensato che tutto sommato poi qualcosa di buono sapeva combinare anche lui.
Poi è cambiato tutto.
Non voglio farvi la cronodiscografia, ma quel simpatico ragazzo sincero è diventato uno con le palle sincero...cioè, con le palle doveva esserlo anche prima, solo che adesso gli era più facile tirarle fuori e mostrarle a tutti...
Citerò solo una notte, in Francia, nella quale ho distrutto le orecchie dei miei colleghi con "Una tribù che balla" tentando di fargli capire che Lorenzo non era più, o meglio, non era SOLO quello della moto e di Rosita Celentano.
Ora: capita che nel 1997, mentre siamo in attesa di Matteo, se ne esce con "L'Albero", e lì dentro c'è "La linea d'ombra"...una folgorazione.
"Mi offrono un incarico di responsabilità": ogni volta che la sento mi vengono ancora i brividi...e pochi giorni dopo la sua nascita (di Matteo...intendo) ho fatto un piccolo strappo al buonsenso, sono andato al concerto, ho comprato il cappello Soleluna...era già suo allora, ed è suo ancora adesso, sarà suo per sempre.
Beh, adesso è il "loro", perchè sono diventati due.

Continua a essere lo stesso ragazzo.
Continua a essermi simpatico.

martedì, ottobre 31, 2006

Bruno

BrunoDue parole su Bruno Lauzi.
Non sono arrivato a considerare importante Bruno Lauzi per me come lo sono stati altri artisti. Non come, ne sono sicuro, si sarebbe meritato.
Quello che legava me, e credo un bel po' di miei concittadini, a lui era una cosa più istintiva e forse anche un po' campanilistica.
Bruno era il "cantante del borgo", your friendly neighborhood cantante di fiducia.
Bruno era uno di noi.
Bruno lo vedevi in televisione e pensavi "magari ieri era anche lui in via Venti a fare due vasche".
Bruno incarnava l'anima della nostra città, della nostra gente.
Se ci fossimo incontrati a Bali, non ci saremmo mica presentati più di tanto: "Belin ciao Bruno""Belin ma sei anche te di Genova""In realtà son di Coronata""Sempre a fare i secessionisti voi della collina.."
Ecco..me l'immagino così l'incontro che non c'è mai stato.

Grazie Bruno, di tutto. Buon viaggio.

Luciano

Il SegnalibroDi cantautori, di musicisti, ne ho seguiti un bel po'.
Bennato, Dalla, De Gregori, Finardi...insomma più o meno quelli che c'erano.
Ma quello che mi è successo con Luciano è stato da subito un'altra cosa.
Il primo disco mi ha scavato l'anima, mi ha messo di fronte a una scomoda coscienza conto terzi.
Lui aveva avuto i sogni di rock'n roll, ci aveva creduto, ci aveva provato e ci era riuscito.
Io non ci avevo neanche provato, ma i sogni di rock'n roll ce li avevo avuti anch'io.
E per un sacco di tempo è stato il mio riferimento: lui è 4 anni avanti, ce la posso fare.
E mi sono comprato il multieffetti, e il Tascam a 4 piste, e i programmi per il computer, e giù a vederci con il mio amico, suonare, comporre.
Luciano l'ho subito sentito vicino perchè è entrato DAVVERO nella mia vita.
Concretamente.
Poi ne è anche uscito. Non del tutto...però...
1992, arriva la figlia del mio amico, e mi metto insieme a mia moglie, e poi mi sposo, e poi arrivano i bambini...suonare, comporre, registrare bye bye...dietro a cose che io ho messo in prima fila nella mia graduatoria, cosa della quale non mi pento, per carità (prego tornare a "La Vita Rock" e rileggere)...
Luciano è rimasto lì, sotto la cenere di quei fuochi.
Io non sono un fan come tutti quelli del LIgachannel, e non lo dico per supponenza, lo dico con un po' di vergogna e con molto rispetto.
Non conosco tutte tutte le sue canzoni, non conosco tutti i suoi testi.
Oh, ne conosco un bel po', e sto recuperando, ma a volte mi sento un po' a disagio in mezzo a chi "vive" Luciano con una intensità che io non raggiungo.
Io non ce la farei a pensare di fare 4, 5, 6 date dello stesso tour o anche di più.
Vabbè.
Quest'inverno che succede? Dopo un tot di anni abbastanza travagliati (cambi di lavoro, alcuni MOOOLTO pericolosi, traslochi etc. etc.) e dopo che la scorsa estate un po' mi era rimasta in gola la voglia di Campovolo, ecco che quasi per caso uno qua in ufficio mi fa "Vuoi mica il biglietto per il LIga a Marzo al Mazda?"...certe occasioni non bisogna perderle. Solo che poi quelli che sono andati si dimenticano di prenderli, e oramai il dado è tratto, e la voglia è troppa, e allora ci si sbatte, si cerca e i biglietti saltano fuori.
E poi la gamba si strappa, macchissenefrega, al concerto ci vado con la stampella.
E quello che era sotto la cenere viene ravvivato dal vento del concerto.
Al concerto Luciano parla del Ligachannel, e così lo scopro.
E sai che succede?
Che mi sento a casa.
Che ci sto dentro.
Ed eccomi qua.
Con le foto come screensaver, con il "segnalibro" sul desktop, con la cuffia alla testa per ascoltare Ligachannel Radio tutti i giorni.
Con una "Family" che mi ha adottato e che mi sopporta. A volte mi sento quasi un intruso, ma ci sto dentro anche lì.
Luciano continua a far parte della mia vita.

Concretamente.

Io odio Halloween

Linus e il Grande CocomeroNon fraintendetemi...non voglio mancare di rispetto a una classica festa anglosassone.
Anzi...
Fossi dalle loro parti festeggerei insieme a loro e parteciperei gioiosamente alla loro tradizione. Figurati...proprio io che sono cresciuto insieme a Linus, Patty e Charlie Brown aspettando il Grande Cocomero nel campo di zucche...
Odio il fatto che abbiamo importato Halloween tramite la Disney, MC Donald e Giochi Preziosi.
Che i miei figli si debbano sentire degli sfigati perchè a Genova non è proprio che si possa andare in giro per palazzi a fare dolcetto/scherzetto.
E non è un fatto culturale, non è che mi dia fastidio che altre culture si vengano a mischiare con la nostra.
O forse questo è semplicemente il "nuovo" modo in cui succede, e io sono semplicemente un po' antiquato...
Vabbè, checcivoletefare, sono antiquato: odio Halloween.

venerdì, ottobre 27, 2006

Il Grande Passo

Capita che uno si ritrovi a fare cose doppie nella vita.
E così prima non riesce a tenere neanche uno straccio di diario, e poi si ritrova ad averne persino due.
Uno doveva essere quello "privato", l'altro quello pubblico, per confrontarsi con la gente, per vedere cosa avrebbero scritto di quello che mi passava per la testa.
In realtà da molto tempo erano semplicemente uno la copia dell'altro.
Così ho deciso, proprio oggi, di far diventare "pubblico" anche l'"altro" mio blog, che potete trovare seguendo il seguente link

http://marcosilveri.spaces.live.com

Per un po' manterrò aggiornati i contenuti su tutti e due i siti, l'ho fatto per tanto tempo, posso farlo per altrettanto...
Credo che poi mi trasferirò definitivamente dall'altra parte, un po' perchè è più facile fare alcune cose, ma soprattutto perchè quello è l'"originale", e questo la copia.
La scelta bisogna farla, e questo, tutto sommato, conta.
Però Elucubridee non lo chiuderò mai.
Annuncerò quando il trasferimento sarà effettivo, ma lascerò che sia possibile trovare la strada giusta attraverso di lui.
E di tanto in tanto, magari, aggiungerò qualcosa, anche in esclusiva...
Per ora...al prossimo post.
(Questo è il primo post diverso fra i due blog....oh beh...proprio un momento importante...che diamine)

martedì, ottobre 24, 2006

Alter Blog Post #3

Ma cambiamo poi veramente?
Cioè: impariamo un sacco di cose, cambia il modo in cui vediamo le cose, come agiamo, come decidiamo....ma noi cambiamo veramente?
Quando penso a quando avevo 16 anni mi sembra in fondo di essere ancora esattamente la stessa persona.
A volte ho questa sensazione quando i miei ricordi tornano alle partite nel cortile dell'asilo, quando emulavano la sfida Germania - Olanda, la finale dei Mondiali (sì, sì, 1974, 9 anni): il mio idolo era il Kaiser Franz Beckembauer.
E facevo sempre lui.
Cioè: mi sembra proprio che ero già tutto lì, gli stessi occhi che guardano il mondo.
Con ancora tanta, tante cose da imparare, ma già lì.
E poi guardo mio figlio, che ha 9 anni.
E mi prendono delle scosse di terrore puro: non è già più il tuo bambino.
E' già il Matteo che a 40 anni penserà a quando andava con il monopattino sul terrazzo, e che era già lì anche lui...
Come riuscirò a non farlo scappare da me, come ho fatto io creando quel vuoto apparentemente incolmabile che mi ha fatto dire a 16 anni "non vedo l'ora di avere 18 anni così posso andare via di qua"?
Terrore...puro terrore.
P.S. Poi non sono scappato.
E molto dopo ho capito.
Quel vuoto, però, non si è mai riempito del tutto.
E fa male ancora adesso.

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Un gruppo di ragazzi sparpagliato lungo la strada nella vallata silenziosa.
Zaini enormi sulle spalle, una parete rocciosa sulla destra, un lago artificiale sulla sinistra.
In cima al gruppo i 3 più lesti hanno un grande distacco, ma la fatica non risparmia nessuno.
E in mezzo al pomeriggio, nel pieno delirio del caldo, del sudore, del respiro forte uno fa:"Ma dove cazzo è 'sto cazzo di paese?" e uno degli altri due, senza esitazione:"Eccheccazzonesò?"
Segue silenzio.
E passi.
E respiri forti.
Scusa Disgui per averti rubato un po' di spazio per questo frammento di vita che, non so sinceramente per quale motivo, io (il chiedente) e il mio migliore amico (il rispondente) ci ricordiamo così bene.
Tutto sommato non sembra niente di speciale.
Invece, evidentemente, lo è.
E letto il post la tentazione è stata troppo forte....

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Era l'inverno del primo grande cambiamento emotivo.
Un perdiodo buio.
Forse il più buio.
Quella volta sono state poesie, se così possono definirsi.
Poi i 2 anni lontano da Genova.
E quella volta sono state canzoni.
Ora invece scrivo.
Invettive, mini racconti, considerazioni, fotografie di stati d'animo.
E' sempre quando sei in bilico che senti il bisogno di esprimerti...forse mi sento in bilico da un po'.
Forse SONO in bilico da un po'.
Forse ci resterò per un bel po'.
Speriamo non per sempre.

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"Come va?"
"Mah..così così"
"E come mai?"
"Ma niente....non ti preoccupare..."
"Cos'è..il lavoro?"
"Ma no...figurati..quello sempre il solito..e.."
"Allora i bambini!!"
"Ma no...loro stanno bene..ma non ti preoccupare..è solo un momento un po'"
"Tua moglie!! Hai problemi con tua moglie!! Ti fa le corna???"
"Ma che dici!! Ma figurati...non è l.."
"Allora gliele fai te!! Ti sei innamorato di un'altra, eh??
"Ma che piffero dici...sono solo un po' giù..sarà la sta.."
"Cazzo, hai fatto degli esami?? Ti hanno scoperto qualcosa??? Dimmi!!!!"
"..."

"Come va?" "Benisssiiiimoooooo"

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Ai concerti si trova sempre qualcosa.

Fine concerto della Mannoia, fendo la folla che sta uscendo contro corrente, arrivo fino a sotto il palco e urlo al mio idolo: "Lucio, Lucio me lo fai l'assolo d'inizio di Mangiafuoco? Saranno vent'anni che non lo sento!"
"Eh sì...venti...anche di più..." fa lui...
"Cazzo Lucio, ma ci vogliamo proprio fare del male a vicenda..."
Sorriso...

Fine concerto di EELST.
Appaiono "on the side" alle transenne, in questa discoteca di Albenga.
Ci si intrattiene, si fanno 2 discorsi.
"Vi ho visto una sera al Tangram""Ma..il baseball?" e alla fine ti resta il biglietto del concerto con gli autografi di tutti...sì...proprio di tutti...anche di Feiez

Durante il concerto di EELST...un altro...qualche anno dopo.
Cesareo è uscito da uno degli assoli con uno dei due ciuffi un po' scomposto.
Io e il Curadun a quel punto ci scolleghiamo dal concerto e ci diamo da fare per attirare l'attenzione.
Urliamo "contro" tutti, tra un pezzo e l'altro.
Cesareo ci sente, ci guarda, si mette a posto il ciuffo, chiede se è tutto ok...tutto ok...possiamo tornare al concerto tutti e tre...

Eddie Vedder E' bellissimo.
Lui e Dave Gunn sono quelli che mi mancano di più...più di Vasco, a essere onesto.
Vedrò di tappare i buchi.
Sono stato a lungo innamorato di Olivia Newton-John, ma non credo che sia proprio la stessa cosa...e ho aspettato che il Millenium Falcon mi venisse a prendere per mesi dopo che ero uscito dal cinema del centro...

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Non ne ho fatti molti.
In effetti di traslochi veri e propri solo uno.
Me la ricordo come un'esperienza devastante...per un pigro come me, il peggio del peggio.
Da un altro punto di vista credo di avere nascosto dentro di me l'animo del nomade.
Non so chi si ricorda il pezzo, ma Paul Young agli inizi aveva fatto una cover di un pezzo di Marvin Gaye esemplificativo...faceva così:"Wherever I lay my hat...that's my home"
Questa è la sensazione che mi ha accompagnato il giorno che mi sono sposato (mi sono reso conto che stavo lasciando il mio letto solo quella mattina, e alla sera casa mia era già l'altra) e anche quando abbiamo traslocato nella casa nuova.
Ma anche in tutti i viaggi che ho fatto.
Ho visto posti che mi sono piaciuti di più e posti che mi sono piaciuti di meno, posti "compatibili" con la mia natura di ligure e posti meno, ma in tutti o quasi ho avuto la sensazione che sarebbero potuti diventare la mia casa.
Chissà quando dovrò di nuovo confermare questa mia...attitudine...
Comunque, cara Luna, tutto sommato...non ti invidio.
Scatole, scatole, scatole......aaaaarrrrghhhhhhhh

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Belin Disgui, hai detto una cosa FON-DA-MEN-TA-LE, una delle basi del mio essere "padre".
I bambini non chiedono, aspettano giustamente che sia chi deve farlo a scegliere la prossima cosa da imparare.
E poi fanno finta che gli dia fastidio, che non ne hanno voglia.
E allora devi imparare a capire dov'è il limite fra esagerare con la forzatura e lasciar troppo perdere.
E' così, un pezzo alla volta, che mio figlio scia, è andato a vedere un concerto, a camminare sui monti, a nuotare in piscina e in giro con la maschera a vedere i pesci.
Non mi ha mai chiesto di andare a Gardaland, e io non ce lo porto, preferisco i brividi veri a quelli di plastica.

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Vedi Disguido...quello è il motivo per il quale periodicamente sul mio blog metto un collage dei miei commenti negli altri blog...

Pensa che io ho provato a giocare a pallacanestro...e anche a salire su un palco con la chitarra...Vabbè...

Ecco, mi scuso un po' con Elettra perchè userò questo spazio SUO sì per parlare dell'argomento che ha introdotto, ma sostanzialmente per discutere con il Disguido (oh...non ce la si fa..noi si parla sempre conto terzi).
Un po' quello che hai scritto mi ha colpito, nel senso che mi sno sentito coinvolto.
Ho deciso che non avrei fatto l'università già alle medie, e per quello mi sono sobbarcato le oltre 30 ore di un Tecnico Industriale e....sì..ce l'ho fatta. 60/60, militesente, lavorante già l'Ottobre dopo il diploma.
E poi da sempre ho desiderato mettere sù famiglia.
C'è voluto un po', ho fatto praticamente dall'inizio il fidanzato perenne, ma alla fine...sì...ce l'ho fatta..
Ma non mi sento realizzato, non credo di aver vissuto una vita banale e non vivo male.
Forse perchè comunque ho sempre avuto la tendenza a mettermi in discussione e a fare le cose giorno per giorno, anche se gli obiettivi erano ben chiari..
Non so se sono riuscito a esprimere quello che volevo dire...gli è che quello che hai scritto mi è sembrato mettesse un po' troppo sotto una cattiva luce chi, per qualche cosa, "ce l'ho fatta" lo può dire...e non per fare il secchione, il sono tutto io, l'idolo delle folle...solo perchè ne è intimamente e sinceramente contento e un filino orgoglioso.
Continuo comunque a mettermi in discussione, anche pesantemente, proprio di questi tempi.
E a pensare che prima o poi scoprirò quello che farò da grande...

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Aggiungerò una inutile lista di inutili citazioni musicali, perchè mi va.

"Servi della gleba a testa alta verso il triangolino che ci esalta"
"Le donne lo sanno da prima quand'è primavera"
"Siamo donne, oltre alle tette c'è di più" (scusate, ma la Salerno che parla di gambe non ce la vedo...)
"Siamo così, dolcemente complicate"
"Prendi una donna, trattala male,...e quando la chiami, fallo come fosse un favore"
"Diamond are the girl's best friend"
"A material, a material, a material girl"

...e finirò con una citazione cinematografica, che la dice lunga (da Sliding Doors):

Lui all'amante:"Ma tu mi avevi detto che non ti importava che io lasciassi mia moglie!!!"
Lei:"Svegliati!!! Io sono una donna!!! Mentivo!!!!!"

Appoggio La Gatta al 100%, e le concedo di vederla dalla sua parte...che diamine, siamo diversi o no?
Il vero problema è che c'è chi non lo accetta, non lo capisce, non si rassegna...e continua a chiederti di andare al Centro Commerciale al Sabato pomeriggio per fare un giro.....AAAAAARGGGGGHHHHHHHHHH!!! ;-))

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CI SONO ANCH'IO!!!!
Io sono il rancoroso rantolante che odia tutti quelli che provano a passare avanti anche di un solo posto, con il bazooka sotto l'impermeabile pronto a incenerire "quello-che-deve-chiedere-solo-una-cosa", che sorride ammiccante con occhiate d'intesa all'addetto allo sportello al quale in maniera complice fa capire che lui è dalla sua parte, lo comprende e che "non-è-mica-come-tutti-gli-altri-lui"...se fate attenzione lo noterete dietro al gruppetto, con le gote arrossate mentre guarda nervosamente l'orologio e armeggia sotto l'impermeabile...forse per caricare il colpo...

mercoledì, ottobre 11, 2006

Jarno e il vento di Genova

Jarno è uno di quelli della crew del Liga.
E' uno di quelli che fanno sù e giù per l'Italia con lui.
E' uno di quelli che tiene vivo il rapporto con noi fan.
La mattina dopo il concerto del 9 Ottobre al Carlo Felice è stato intervistato al telefono appena svegliato perchè potesse raccontare le sue impressioni sul concerto della sera prima.
Si è un po' lamentato del vento.Mi sembrava giusto scrivergli. Sapete com'è, il vento dalle mie parti ce l'abbiamo nel sangue e nelle ossa.
Ecco qua.

Caro Jarno, non conosco altro modo di scriverti, e così lo faccio qua...che poi quello che scriverò servirà anche agli altri.Ho sentito sulla LigaChannel Radio le tue impressioni sul concerto del Carlo Felice, che sono precedute con uno squillante "ma quanto vento c'hanno 'sti ragazzi qua?!?!?" o qualcosa di molto simile.
Ora: c'è sicuramente qualche velista e qualche vecchio pescatore che saprebbero declinarti tutte le variabili dei venti del Golfo di Genova, ma semplificando...a Genova abbiamo tre tipi di vento.

La Tramontana

Tutto quello che arriva dai monti la chiamiamo Tramontana.
E' il vento teso, secco e gelido che rende il mare una tavola scura, l'orizzonte una linea precisa lontanissima, i colori vividi e limpidi.
E' quello che ti fa incontrare la Corsica se sei nel posto giusto, e che ammassa nuvole e nebbia contro le montagne a ridosso del mare per dissolverle non appena passata la cresta.
E' quello che gela la punta del naso, ti fa arrossire le guance e che quando avvicini le chiavi alla macchina fa uscire delle scintille che ti si illumina tutta la portiera...

Lo Scirocco

Poi c'è lo Scirocco.
Lo Scirocco è quel vento indolente e pigro che, detta bella chiara, porta il tempo di merda.
Aria pesante e umida, pioggia mai decisa fino in fondo, respiro ansimante d'estate e fastidioso d'inverno.
Lo Scirocco porta la maccaia, il cielo si condonde con il mare e tutto diventa quasi grigio, quasi...perchè come ebbi a scrivere un po' di tempo fa "Genova è bella anche se non c'è il sole, perchè ha colore anche quando piove".
Lo Scirocco è triste e malinconico.
Lo Scirocco ci fa passare la voglia di guardare lontano.

Il Libeccio

E poi c'è il Libeccio.
E con lui le Libecciate.
E' il vento ribelle e potente che spazza tutto quello che trova.
E' il vento di tempesta, delle grandinate, dell'acqua che travolge.
E' il vento dei rami spezzati, delle vele strappate, delle bandiere a brandelli, delle gonne sollevate e degli ombrelli distrutti.
E' il vento che vedi arrivare sul mare da lontano, e che inesorabile ti colpisce proprio un attimo prima di quando avevi deciso di metterti al riparo.
E' il vento bastardo che ti fa paura se non lo conosci perchè lui per primo non si fida di te.
Forse è il vento più simile a noi, gente di Liguria.

Ecco qua: ora sai un po' più cose su tutto il vento che ci tocca.
Mi è venuta in mente una rima così banale che mi meraviglierei se nessuno ci avesse pensato prima, ma io non l'ho mai sentita:

"A noi la nebbia non ci prende
abbiamo il vento che ci difende..."

Ciao Jarno, torna più spesso, ora il vento sai com'è...

martedì, ottobre 10, 2006

Un tempo per (ieri sera il Liga e Matteo)

Genova, Teatro Carlo Felice, 9 Ottobre 2006

È inutile che ve lo stia troppo a menare...ieri sera il protagonista nei miei occhi e nella mia mente non è stato Luciano...ma Matteo..mio figlio.
Per chi non fosse stato attento, visto che ho rotto un bel po’ nel Ligachannel e anche qua, ieri sera Matteo ha visto il suo primo concerto, e allora ve lo racconterò dal suo punto di vista, o meglio da come io l’ho visto durante la lunga serata...
Entriamo a teatro, e appena arriviamo alle nostre comode poltrone la tensione si scioglie, e gli si stampa in faccia un sorriso a 32 denti, affascinato dal quel grande “cinema”, da quelle facciate con finestre e poggioli, da come chi il teatro l’ha pensato abbia portato la piazza, la città “dentro”.
E poi le luci, la gente...sembra tutto scintillante...bello.
Ascolta curioso e attento i primi due pezzi dell’ospite speciale, dibattendo con me se il secondo, che abbiamo riconosciuto, facesse parte di una colonna sonora di un film o di uno spot pubblicitario.
Poi le luci si spengono di nuovo, entra Luciano da solo, e ci racconta perchè siamo tutti lì...
Il sorriso di spegne, diventa una espressione attenta e un po’ stupita, rapita dall’atmosfera, dai suoni, dalle luci, dalla sua voce.
E piano piano canta anche lui...
Ogni pezzo che si aggiunge, Pagani e i suoi strumenti, tastiere, batteria, contrabbasso e chitarre, ogni nuova luce che si accende, sono per lui fonte di nuove meraviglie.
Si entusiasma quando il pezzo lo conosce, un po’ ci rimane male quando scopre che tante non le conosce, d’altronde è più giovane di molte di quelle canzoni..e poi non è mica colpa sua...
Certo, la stanchezza si fa sentire, e ogni tanto si abbandona con la testa sulla spalla di suo padre e di sua madre...ma le energie ritornano quando sente che può partecipare anche lui, quando anche lui si sente “dentro” lo spettacolo.
E gli esplodono dentro quando, alla fine, c’è da cantare, urlare, saltare e battere le mani, insieme a tutti gli altri...
Alla fine il sorriso stampato è ancora più grande.
Il destino ci fa scortare il pulmino del Liga e della band fino all’autostrada, e così la sua serata si chiude con una emozione privata, unica, riservata solo a lui: girato verso le luci del Mercedes sulla Sopraelevata, a salutare chi sta tornando a casa come lui...che di strada ne deve fare un bel po’.
E poi buonanotte, stanotte anche lui ha da fare dei sogni di rock’n roll...

lunedì, ottobre 09, 2006

Stasera

Mio figlio (9 anni) stasera farà il suo esordio a un concerto guardando e ascoltando Luciano Ligabue, a teatro, al Carlo Felice, a Genova.
Ovviamente l'ho dovuto mettere davanti al fatto compiuto, e all'inizio si schermiva tipo "ma non ne ho voglia" "ma mi annoio"...tutto previsto.
Poi ha cominciato a chiedere di sentire "Piccola stella" quando lavoricchiavo al PC e loro giocavano dietro di me allo studio.
E poi ha cominciato a chiedere il CD di Ligabue in macchina.E poi ha cominciato a non dire più che non ne aveva voglia.
E poi ieri sera fa:"Ma il concerto è domani sera? UAU...papà...forse hai fatto bene a comprare il biglietto..."
Non sta nella pelle.
E io non sto nella pelle per lui, più che per me..

giovedì, ottobre 05, 2006

Medioriente

Affronterò un argomento che è connesso con il post precedente, ma non direttamente, e sicuramente ancora più delicato, perchè va a toccare uno dei buchi neri della coscienza collettiva che forse non si chiuderà mai...che forse è giusto che non si chiuda mai.
La mia sensazione è che siamo e resteremo un bel po' ostaggi del popolo ebraico e di Israele.
Se dici qualcosa che va leggermente contro corrente vieni immediatamente accusato di antisemitismo, cosa che aborro, così come aborro tutte le ideologie razziste, naziste etc. etc.
Considero assolutamente imbecille discriminare delle persone per la loro appartenenza a un popolo o a una cultura.
Chiarito questo, trovo veramente difficile accettare l'atteggiamento che ha Israele nei confronti del popolo palestinese e come l'opinione pubblica invece lo consideri cosa legittima e giusta.
Lungi da me l'idea di giustificare il terrorismo e l'utilizzo di qualsiasi forma di violenza.
Ma troppo spesso ci dimentichiamo come, un bel po' di tempo fa, qualcuno si è arrogato il diritto di prendere un bel po' di gente, strapparla dalle proprie case, dalle proprie terre, confinarle semplicemente dicendo:"Ora quella non è più casa vostra, non è più la vostra nazione, non è più la vostra terra: si chiama Israele"
Come se fossero stati loro la causa della diaspora prima e dell'olocausto dopo.
Come se fosse necessario per lavare la coscienza di chi era stato a guardare troppo a lungo quello che stava succedendo senza intervenire.
Se è vero che lo stato di Israele è stato giusto crearlo e deve essere salvaguardato, bisogna farlo senza dimenticare cosa è stato strappato, negato, rubato a chi era prima dove adesso c'è proprio quello stato.
Se si dimentica quello e si preferisce utilizzare la forza, quello che tornerà indietro è solo violenza.
Cosa che è ampiamente dimostrata da tutto quello che è successo in questi anni.
La questione medioorientale è risolvibile solo se ambo le parti capiscono che con i fucili e le bombe non si va da nessuna parte.
Che c'è abbastanza spazio per tutti, e che le faide bisogna metterle in cassetto da ciudere a chiave e per sempre.
Mentre lo penso, e lo scrivo, mi rendo conto di quanto sia difficile, di quanto era stato fatto nella giusta direzione, di quanto siamo tornati indietro.
E a quanti si fanno paladini dell'avanzato occidente cristiano vorrei chiedere una semplice cosa: se invece che la Palestina, come terra dove impiantare Israele avessero scelto la Pianura Padana...dove saremmo ora?
Chi sarebbero i terroristi?
Chi gli integralisti?
Come sempre succede, è molto più facile estremizzare che moderare, litigare che collaborare, parlare che ragionare.
E sparare.
E uccidere.