Un'altro estratto dal Ligachannel, più precisamente dall'Internet Cafè, luogo di incontri letterari.
Si parlava di "Fuori e dentro il Borgo", ci ho "elucubrato sopra"...e ne è uscita 'sta cosa qua...
Rimuginando su quanto scritto l'altra volta, pensando all'ultimo libro che ho letto (Dennis Lehane - Fuga dalla follia) e al tema generale affrontato da "Fuori e dentro il Borgo", o almeno quello che penso sia il tema generale visto che non l'ho letto, mi si è scatenata in testa una congiunzione astrale ed è venuta fuori questa roba qui che mi accingo a scrivere.
L'argomento è la condivisione di sensazioni fra me, il Liga e il Dennis, in pratica quello che sembrerebbe accomunarci, almeno a grandi linee, nel rapporto con il posto dove viviamo, anzi, quello in cui siamo cresciuti, che magari è anche quello dove viviamo.
(Il fatto che l'Internet Cafè sia una sorta di club letterario, almeno per ora, mi ha indirizzato mica male....)
Partiamo da me.
Genova è una città strana.
Lunga e stretta, divisa tra valli, arrampicata sui monti.
Io dico sempre che Genova, più che una città, è un insieme di paesi, cosa che non si discosta molto dalla realtà, visto che la Grande Genova non è un progetto poi così vecchio, e che ancora oggi molti anziani delle delegazioni dicono "andare a Genova" e non "andare in centro".
E così che ogni delegazione si sente un po' paese, con la sua o le sue chiese, con il "suo" centro, con il passeggio, dove ancora adesso ci si conosce un po' tutti.
Nelle colline le dimensioni di questi "paesi" (quelli che non sono gli agglomerati di cemento armato degli anni 70) diventano più piccole, e davvero ci si conosce tutti.
Ho 40 anni, quando ero un bambino non c'erano i centri commerciali e i multisala.
Sono cresciuto a Coronata, il quartiere era quello delle Scuole, praticamente quattro palazzi, popolarissimi.
Andare a Sampierdarena era un viaggio.
Andare in centro un'odissea.
Una splendida terrazza sul mare da una parte e la val Polcevera dall'altra.
Anche se non lo sapete, molti di voi che leggete la conoscete e l'avete vista, perchè sta proprio sopra al mega ponte dell'autostrada, proprio sopra alla galleria, appunto, Coronata.
Coronata era un posto di quelli che c'è il negozio che c'ha tutto (la Olga) dove si compra la focaccia o la brioche alla mattina prima di entrare a scuola e si lascia sul conto che poi passa la mamma.
Forse lo è ancora, i miei stanno ancora lì. Ma non credo.
A Coronata ci si conosceva tutti, ma proprio tutti.Si giocava tutti i giorni per strada, nei giardinetti. Il periodo delle bici, quello delle cannette, le piste con le grette, le biglie, i soldatini.
Trasversale il calcio-per-strada (chiedere a Stefano Benni per le regole), in un angolo da qualche parte o nel cortile della scuola o dell'asilo, rigidamente chiusi e puntualmente invasi tramite operazioni di free climbing che se mio figlio le facesse ora mi verrebbero tre infarti al giorno.
Ovviamente fuori.
E alla sera (avete presente Lettera a G.?) le mamme comparivano sui poggioli o alle finestre..."Ancora 5 minuti!!"...
Di tanti non ricordo il nome, di qualcuno eri amico, gli altri erano semplicemente "di Coronata", magari non ti parlavi mai, poi se ne intravedevi qualcuno quando eri "all'estero" ecco...era come foste stati amici da sempre.
Con il "Gruppo-da-gradinata" che ancora oggi condivide con me gioie e dolori blucerchiati è stato un po' così: Massimo OK, ma i due fratelli Tassistro non è che ci si fosse frequentati poi così tanto, loro erano più grandi, però sono "di Coronata" e così quando ci siamo ritrovati lì non è che ci siamo presentati: ci si conosceva, no?
Quando mi sono sposato ho ricevuto regali improbabili da gente impensabile: "Lo sai, si sposa il figlio della Germana..""Ma chi il nipote di Barone?"(Mio nonno, buonanima, a suo tempo dirigente della locale società sportiva, in effetti un po' mezza celebrità lo ero...)"E già..""Bisogna farle un pensiero"...a lui...cioè..classico errore, non era riferito a mia madre.
Insomma, per farvela breve: un Borgo.
Di G. ce ne sono stati tanti.
Se ne sono andati per svariati motivi, più o meno tragici.
Un po' sono andati anche dentro, ma non riesco a pensarne veramente male, è gente mia, sono cresciuti con me, andavamo a scuola insieme.
Non riesco a pensare male nemmeno dei bulletti di allora, dei prepotenti, che adesso magari incontro imbolsiti alle prese con carrozzine e bambini, e che magari so di vedere in libera uscita o di nuovo fuori.
Se fossi diventato una celebrità, non ho dubbi: per tutti loro, e anche io mi sarei sentito e mi sento ancora, sarei stato comunque "uno di Coronata".
Dennis Lehane, invece, è di Dorchester.
Dennis Lehane cresce, evidentemente, zuppo della stessa acqua.
Tanto per inquadrarlo a chi dal nome ha cavato poco, ai più è noto (o lo potrebbe diventare ora) come l'autore di "Mystic River", il libro dal quale è stato tratto lo stupendo omonimo film con Sean Penn e Tim Robbins ambedue Oscar (e Kevin Bacon no solo perchè avrebbero dovuto inventare una categoria ad hoc nuova...).
"Mystic River" è uno dei libri più belli che abbia mai letto. Punto.(il titolo italiano, grazie alla Piemme, e "La Morte Non Dimentica", che non c'entra un cazzo)
Anche se Clint Eastwood ha fatto un gran lavoro e amo molto anche il film, credetemi, vale la pena leggerlo.
Dennis l'ho conosciuto molto prima, leggendo uno dei libri legati alla serie Kenzie/Gennaro, spina dorsale della sua produzione letteraria.Scrive storie gialle che però vanno sempre un po' oltre, scrive stupendamente libri che sono tra i miei preferiti e lo consiglio vivamente a tutti, ma non è il tema di questa cosa qua.
Dennis Lehane è "uno-di-Dorchester", fino al midollo.
E traspare in tutti i suoi libri, dove la "vita-del-borgo" ne è parte fondamentale.
Pat Kenzie, Angie Gennaro e Bubba (il loro inquietante e pericolosissimo amico) sono legati indissolubilmente dal fatto che sono cresciuti insieme.
"Buoi prendimi per mano" é, at the end, una storia di quartiere.
I tre protagonisti di "Mystic River" non sono amici, non più da molto tempo, ma giocavano insieme da bambini nella stessa strada, e dopo trent'anni sono ancora legati da un filo che non si può spezzare, un filo che si portano dentro perchè sono "del borgo".
Dennis sa perfettamente qual'è il filo che li unisce, e lo spiega bene prima di dipanare la storia.
Uno dei motivi per i quali i suoi libri mi piacciono così tanto è perchè mi ci sento a casa, perchè li capisco perfettamente, perchè li trasporto a Coronata e ci stanno dentro, perchè i personaggi, i luoghi, i bar, i giardini....sembrano presi dai miei ricordi, di quando il mio mondo era il Borgo, gli altri erano come me, tutto il resto del mondo era fuori.
Io me lo immagino crescere in quartiere tipo Coronata, in un "Borgo", insieme a alcuni bambini che sono stati e magari sono ancora suoi amici, e insieme a tanti altri che non lo sono, ma sono "di-Dorchester" come lui, come noi eravamo e siamo "di-Coronata".
Per noi il pallone, per loro il baseball.
I cortili un po' sgarruppati dove rubare un po' di spazio per giocare, le smargiassate dei più grandi.
AH, e poi, ovviamente, le ragazze anzi, prima bambine, poi ragazze, poi spose...via da qui.
Ecco..."qui".
Anche per il Liga, quel "qui" non è un qui generico.
"Qui" è Correggio, è il Borgo.
E lui è "di-Correggio". Credo. Ne sono convinto.
Lo è anche quando è sul palco dell'Olimpico davanti a 60.000 persone.
Lo sarebbe anche se andasse a vivere ai Caraibi.
Lui e Dennis sanno cosa vuol dire diventare famosi, e rimanere "del-Borgo".
Non so se hanno vissuto la cosa allo stesso modo, anzi, forse è ragionevole dire che sia quasi impossibile che "uno-di-Dorchester", scrittore, possa avere qualcosa in comune con "uno-di-Correggio", cantante rock.
Ma io non sono ragionevole a volte. E sono "di-Coronata", consulente informatico.
E non mi sorprenderei se in una trattoria, davanti a una bella bistecca e a una bottiglia di vino, cominciando a parlare fra di noi scoprissimo che quel filo che ci lega alla gente dei nostri "qui" in fondo in fondo ci lega anche fra di noi, fra tutti quelli che in un "Borgo" ci sono cresciuti.
Un altro sogno da appendere in bacheca.
Di certo non si sentirà solo...
La vita rock continua...
venerdì, giugno 23, 2006
mercoledì, giugno 21, 2006
Alter Blog Post
Segue raccolta di commenti lasciati qua e là, quando sembrava che la mia vena creativa fosse bloccata, e invece si disperdeva in mille rivoli...
Non spiegherò il chi, il perchè o il percome...giocateci un po' anche voi...sarà un gioco che ritroverete periodicamente...la prossima volta non lascerò neanche l'introduzione...
Ovviamente non sono tutti, ma una scelta...sia a mio gusto, sia a fare in modo che senza chi, perchè e percome fossero comunque ragionevolmente usufruibili...che poi siano anche interessanti beh...non sta certo a me dirlo, no?
Alè..
-*-*-*-*-*-*-*-
Vedi SocialTribe i Pink Floyd sono andato a vederli 2 volte a Torino e una volta a Venezia. Quando ero bambino il mio cugino più grande mi tirava su a Pink Floyd e E,L&P.
Ma sono stato anche, ebbene sì, un fan di Umberto Tozzi, e di Bennato, Bennato di altri tempi si potrebbe dire, ma io aborro l'idea che qualcuno possa pretendere che qualcun'altro rimanga come lui vorrebbe.
Il Festivalbar, le canzonette, la musichetta c'è sempre stata e sempre ci sarà.
Così come, per fortuna, tanta musica buona.
Magari diversa da quella che a noi ci è cara perchè era lì nel periodo del sacro fuoco della giovinezza, ma ci sarà.
A me piace, nonostanta i 40 anni, guardare avanti e sperimentare.
Non ho mai sopportato quelli che "gli anni '60" e ora non sopporto quell che "gli anni '70, 80, 90..." e così via.
Mi sparo a tutto volume i FooFighters e non mi vergogno di pensare che mi piace più In Your Honor di tutto quello che hanno fatto i Nirvana.
Sono contento di ritrovare Pearl Jam e RHCP uguali a loro stessi, ma ho comprato anche gli Underworld, i Prodigy e i Chemical Brothers, adoro gli Zero7 e ascolto quando posso B Side per scoprire dove portano i nuovi modi di fare musica.
Non oso affermare che sia universalmente giusto quello che faccio io, ma credo sia limitante SOLO guardare indietro con nostalgia pensando che tutto il corrente sia inferiore e non degno di attenzione.
I momenti di nostalgia non mi mancano, ma li tengo a bada...E, per quanto posso, continuo ad andare ai concerti...
-*-*-*-*-*-*-*-
L'argomento è complesso.
Il fascino della pelle liscia, anche sul proprio corpo, per qualcuno è inebriante...per me, ad esempio.
La ipersensibilità e la scorrevolezza ne fanno persino un oggetto sessuale.
Confesserò di essermi depilato, per esperimento.
I risultati non sono stati poi malvagi.
Ma l'uomo glabro rimane una esagerazione.
Però bisogna anche essere oggettivi, e in tempi in cui alcune parti del corpo femminile sono curate allo stesso modo di pizzetti, baffetti, vezzi maschili, bisogna ricordarsi come c'erano tempi in cui Lucia Bosè sfoggiava ascelle siepose a una finale di Miss Italia, ma anche più recenti in cui Carmen Russo e compagnia facevano sfoggio di "gatti" (mitico Paolo Villaggio) sui paginoni di Playboy e Penthouse.
E quindi forse anche per gli uomini si tratta di una scelta/richiesta del tempo che corre.
Personalmente ho approvato la graduale sparizione di ogni forma di pelo dal corpo femminile (totale o quasi è una scelta che non ho ancora fatto) ma rimango conservativo su quello maschile.
Nonostante gli esperimenti.
Ovviamente rinnovo alla grande gli applausi alla ParentesiGraffaOssimora per la depilazione decespugliante citata su altro blog....
-*-*-*-*-*-*-*-
Questa esperienza è per me merce sempre più rara.
Ho lavorato per anni in macchina, ora la uso per andare al lavoro, un po' per pigra abitudine, un po' perchè il viaggio mattiniero durerebbe il triplo se effettuato con qualsivoglia mezzo pubblico (a parte forse il taxi, ma ho già un mutuo da pagare...) e l'ora di partenza è fissata da impegni precisi (scuola e/o asilo).
In famiglia di macchina ne abbiamo una, con gli amici o ci si vede a piedi (è una fortuna vivere a Genova e a Pegli...esci di casa e sei già "fuori", con birre, spiaggia, passeggio, gelati...tutto lì a disposizione) o quasi sempre si usa la mia macchina (è grossa...).
Proprio dopodomani però farò il passeggero: non vedo l'ora, pechè, proprio come dici, cara parentesi, è una goduria...
-*-*-*-*-*-*-*-
Evidentemente, come si dice, ti fai guardare...
Non vedo come questa cosa ti possa turbare...anche se posso immaginare che la troppa attenzione possa generare fastidio.
Io sono un po' "look-addicted", che è un modo più "cool" per dire guardone (ma non di quelli che girano nei parchi per beccare le coppiette...oh)...odio essere cool...
Non riesco a negarmi il piacere di guardare le donne, e l'estate è, devo dire, una gioia per gli occhi.
Trovo che le spalle scoperte siano molto sensuali, e preferisco i look poco colorati...credo che mi sarei girato Follia, se ci fossi stato..spero mi perdonerai.
Tra le tante piccole manie ho ancora quella di "dover" individuare le scarpe indossate...se vado avanti così ci faccio la figura del maniaco, anzi, dell'SI (Soggetto Ignoto) come dicono in Criminal Minds (bella serie, by the way...)...
Cara Ele, io non mi lamenterei del fatto che le ascelle sudino, visto che noi maschietti le ascelle all'aria non ce le possiamo permettere e ci procuriamo, volenti o nolenti, fastidiosissimi aloni grondanti...
-*-*-*-*-*-*-*-
Eh beh, sì, sono italiano.
Ma sono anche un abitante della Terra e un Europeo.
E poi anche Ligure, Ponentino, Genovese, di Coronata e anche oramai un po' di Pegli.
E Varigottino d'adozione.
Non posso essere "italiano" solo a comando o a convenienza.
Siamo quello che siamo.
Possiamo decidere come pensare, come comportarci, come vivere, ma non il luogo che ci ha visti nascere o gli antenati che ci hanno preceduti.
Possiamo persino scegliere dove vivere, anche se è inevitabile portarsi dietro il nostro fardello.
Ma possiamo cambiare.
Rifiuto l'idea di sentirmi obbligato a "essere" o a "comportarmi" o a "definirmi" come qualcun'altro ha deciso solo perchè sono nato a Genova.
Appartengo, e ne sono anche orgoglioso, a un popolo con i suoi pregi e i suoi difetti.
Ma questo vale per tutti i livelli,no?
Forse, per sentirci tutti più uniti, ci vorrebbe davvero una invasione aliena...
-*-*-*-*-*-*-*-
Allora Federica....questo è il mio primo post, in una sezione che mi è sempre piaciuta molto ma ho sempre fatto fatica a seguire...un po' per il poco tempo, un po' perchè alcune cose le conosco poco.
Non ho ancora letto "Fuori e dentro al borgo", ma credo proprio che lo leggerò...
Ho invece letto "La neve se ne frega", un po' di tempo fa...e mi è piaciuto..molto...
Immodestamente potrei dire che il mio parere può avere rilevanza perchè più da amante della fantascienza orwelliana e pkdickiana che da fan del Liga...ma lasciamo perdere che rischio di farci la figura del fesso, perchè non posso certo autodefinirmi competente in materia...solo un appassionato lettore..
Mi inserisco qua perchè ho trovato il tema che proponi estremamente interessante.
Me lo sono chiesto spesso, anche perchè quello della star è uno status desiderato...sognato...
E così mi sono chiesto: ma com'è veramente?
E com'è essere uno degli amici della star?
E la star come fa a decodificare le persone che gli ronzano intorno?
Ho sempre pensato che il pensiero comune sia un po' banalizzato, e che anche se indubbiamente rimanga uno status desiderato, deve essere un casino.
Ho 41 anni, e sono ragionevolmente sicuro che non cederei "al vostro nuovo status di celebrità", come chiedi quasi alla fine...ma se mi fosse capitato a 18 anni?
Forse il Liga ha avuto la fortuna di arrivare al successo "tardi", e quindi di essere riuscito a mantenere quell'equilibrio che è uno dei motivi che lo rendono così speciale...ma magari lui a 18 anni smaniava e ha bestemmiato per tutti quegli anni di gavetta nell'ombra...
Mah...
Come si dice in "Da zero a dieci"...stiamo ancora passando...magari mi capiterà di dover affrontare problemi simili ;-)))
"Non è tempo per noi
che non ci svegliamo mai
abbiam sogni però
troppo grandi e belli...DAI..."
Marco (quello della vita rock...)
Non spiegherò il chi, il perchè o il percome...giocateci un po' anche voi...sarà un gioco che ritroverete periodicamente...la prossima volta non lascerò neanche l'introduzione...
Ovviamente non sono tutti, ma una scelta...sia a mio gusto, sia a fare in modo che senza chi, perchè e percome fossero comunque ragionevolmente usufruibili...che poi siano anche interessanti beh...non sta certo a me dirlo, no?
Alè..
-*-*-*-*-*-*-*-
Vedi SocialTribe i Pink Floyd sono andato a vederli 2 volte a Torino e una volta a Venezia. Quando ero bambino il mio cugino più grande mi tirava su a Pink Floyd e E,L&P.
Ma sono stato anche, ebbene sì, un fan di Umberto Tozzi, e di Bennato, Bennato di altri tempi si potrebbe dire, ma io aborro l'idea che qualcuno possa pretendere che qualcun'altro rimanga come lui vorrebbe.
Il Festivalbar, le canzonette, la musichetta c'è sempre stata e sempre ci sarà.
Così come, per fortuna, tanta musica buona.
Magari diversa da quella che a noi ci è cara perchè era lì nel periodo del sacro fuoco della giovinezza, ma ci sarà.
A me piace, nonostanta i 40 anni, guardare avanti e sperimentare.
Non ho mai sopportato quelli che "gli anni '60" e ora non sopporto quell che "gli anni '70, 80, 90..." e così via.
Mi sparo a tutto volume i FooFighters e non mi vergogno di pensare che mi piace più In Your Honor di tutto quello che hanno fatto i Nirvana.
Sono contento di ritrovare Pearl Jam e RHCP uguali a loro stessi, ma ho comprato anche gli Underworld, i Prodigy e i Chemical Brothers, adoro gli Zero7 e ascolto quando posso B Side per scoprire dove portano i nuovi modi di fare musica.
Non oso affermare che sia universalmente giusto quello che faccio io, ma credo sia limitante SOLO guardare indietro con nostalgia pensando che tutto il corrente sia inferiore e non degno di attenzione.
I momenti di nostalgia non mi mancano, ma li tengo a bada...E, per quanto posso, continuo ad andare ai concerti...
-*-*-*-*-*-*-*-
L'argomento è complesso.
Il fascino della pelle liscia, anche sul proprio corpo, per qualcuno è inebriante...per me, ad esempio.
La ipersensibilità e la scorrevolezza ne fanno persino un oggetto sessuale.
Confesserò di essermi depilato, per esperimento.
I risultati non sono stati poi malvagi.
Ma l'uomo glabro rimane una esagerazione.
Però bisogna anche essere oggettivi, e in tempi in cui alcune parti del corpo femminile sono curate allo stesso modo di pizzetti, baffetti, vezzi maschili, bisogna ricordarsi come c'erano tempi in cui Lucia Bosè sfoggiava ascelle siepose a una finale di Miss Italia, ma anche più recenti in cui Carmen Russo e compagnia facevano sfoggio di "gatti" (mitico Paolo Villaggio) sui paginoni di Playboy e Penthouse.
E quindi forse anche per gli uomini si tratta di una scelta/richiesta del tempo che corre.
Personalmente ho approvato la graduale sparizione di ogni forma di pelo dal corpo femminile (totale o quasi è una scelta che non ho ancora fatto) ma rimango conservativo su quello maschile.
Nonostante gli esperimenti.
Ovviamente rinnovo alla grande gli applausi alla ParentesiGraffaOssimora per la depilazione decespugliante citata su altro blog....
-*-*-*-*-*-*-*-
Questa esperienza è per me merce sempre più rara.
Ho lavorato per anni in macchina, ora la uso per andare al lavoro, un po' per pigra abitudine, un po' perchè il viaggio mattiniero durerebbe il triplo se effettuato con qualsivoglia mezzo pubblico (a parte forse il taxi, ma ho già un mutuo da pagare...) e l'ora di partenza è fissata da impegni precisi (scuola e/o asilo).
In famiglia di macchina ne abbiamo una, con gli amici o ci si vede a piedi (è una fortuna vivere a Genova e a Pegli...esci di casa e sei già "fuori", con birre, spiaggia, passeggio, gelati...tutto lì a disposizione) o quasi sempre si usa la mia macchina (è grossa...).
Proprio dopodomani però farò il passeggero: non vedo l'ora, pechè, proprio come dici, cara parentesi, è una goduria...
-*-*-*-*-*-*-*-
Evidentemente, come si dice, ti fai guardare...
Non vedo come questa cosa ti possa turbare...anche se posso immaginare che la troppa attenzione possa generare fastidio.
Io sono un po' "look-addicted", che è un modo più "cool" per dire guardone (ma non di quelli che girano nei parchi per beccare le coppiette...oh)...odio essere cool...
Non riesco a negarmi il piacere di guardare le donne, e l'estate è, devo dire, una gioia per gli occhi.
Trovo che le spalle scoperte siano molto sensuali, e preferisco i look poco colorati...credo che mi sarei girato Follia, se ci fossi stato..spero mi perdonerai.
Tra le tante piccole manie ho ancora quella di "dover" individuare le scarpe indossate...se vado avanti così ci faccio la figura del maniaco, anzi, dell'SI (Soggetto Ignoto) come dicono in Criminal Minds (bella serie, by the way...)...
Cara Ele, io non mi lamenterei del fatto che le ascelle sudino, visto che noi maschietti le ascelle all'aria non ce le possiamo permettere e ci procuriamo, volenti o nolenti, fastidiosissimi aloni grondanti...
-*-*-*-*-*-*-*-
Eh beh, sì, sono italiano.
Ma sono anche un abitante della Terra e un Europeo.
E poi anche Ligure, Ponentino, Genovese, di Coronata e anche oramai un po' di Pegli.
E Varigottino d'adozione.
Non posso essere "italiano" solo a comando o a convenienza.
Siamo quello che siamo.
Possiamo decidere come pensare, come comportarci, come vivere, ma non il luogo che ci ha visti nascere o gli antenati che ci hanno preceduti.
Possiamo persino scegliere dove vivere, anche se è inevitabile portarsi dietro il nostro fardello.
Ma possiamo cambiare.
Rifiuto l'idea di sentirmi obbligato a "essere" o a "comportarmi" o a "definirmi" come qualcun'altro ha deciso solo perchè sono nato a Genova.
Appartengo, e ne sono anche orgoglioso, a un popolo con i suoi pregi e i suoi difetti.
Ma questo vale per tutti i livelli,no?
Forse, per sentirci tutti più uniti, ci vorrebbe davvero una invasione aliena...
-*-*-*-*-*-*-*-
Allora Federica....questo è il mio primo post, in una sezione che mi è sempre piaciuta molto ma ho sempre fatto fatica a seguire...un po' per il poco tempo, un po' perchè alcune cose le conosco poco.
Non ho ancora letto "Fuori e dentro al borgo", ma credo proprio che lo leggerò...
Ho invece letto "La neve se ne frega", un po' di tempo fa...e mi è piaciuto..molto...
Immodestamente potrei dire che il mio parere può avere rilevanza perchè più da amante della fantascienza orwelliana e pkdickiana che da fan del Liga...ma lasciamo perdere che rischio di farci la figura del fesso, perchè non posso certo autodefinirmi competente in materia...solo un appassionato lettore..
Mi inserisco qua perchè ho trovato il tema che proponi estremamente interessante.
Me lo sono chiesto spesso, anche perchè quello della star è uno status desiderato...sognato...
E così mi sono chiesto: ma com'è veramente?
E com'è essere uno degli amici della star?
E la star come fa a decodificare le persone che gli ronzano intorno?
Ho sempre pensato che il pensiero comune sia un po' banalizzato, e che anche se indubbiamente rimanga uno status desiderato, deve essere un casino.
Ho 41 anni, e sono ragionevolmente sicuro che non cederei "al vostro nuovo status di celebrità", come chiedi quasi alla fine...ma se mi fosse capitato a 18 anni?
Forse il Liga ha avuto la fortuna di arrivare al successo "tardi", e quindi di essere riuscito a mantenere quell'equilibrio che è uno dei motivi che lo rendono così speciale...ma magari lui a 18 anni smaniava e ha bestemmiato per tutti quegli anni di gavetta nell'ombra...
Mah...
Come si dice in "Da zero a dieci"...stiamo ancora passando...magari mi capiterà di dover affrontare problemi simili ;-)))
"Non è tempo per noi
che non ci svegliamo mai
abbiam sogni però
troppo grandi e belli...DAI..."
Marco (quello della vita rock...)
26 minuti
Non avevo dormito molto, e ne venivo da un weekend fisicamente distruttivo...caldo umido, farro e fagioli, bruschette e coniglio...e vino, tanto vino...
Lunedì avevo saltato e avevo pure digiunato, vista la gastrite imperante che aveva turbato il viaggio di ritorno da quel di Lucca.
Lunedì sera cena quasi salutista, appetito-uguale-salute, crollato sul divano presto...
Martedì tutto normale, massaggio a fine giornata, vado a dormire un po' tardi dietro alle foto della comunione...
Oggi.
Puntuale arrivo in piscina, anzi, un po' tardi...che faccio? C'è poca gente, corsia libera o quasi...
Vabbè dai, faccio le prime 10 di riscaldamento belle tirate, poi se sto bene continuo..che ora è? Il quarto passato...16...che faccio? Continuo a tirare, e que serà serà...semmai mi fermo...30...metà strada...va ancora bene...43...e no..non posso mollare proprio ora, su...e spingo ancora...50..ultime 10...ce la faccio...ultime 2...scatto....tocco...mi fermo...via gli occhialini...26 minuti...cazzo....ce l'ho fatta..
1500 metri, 60 vasche, meno di 30 minuti.
Non sprecate tempo a cercare in Internet, niente di speciale. E' meno del doppio del record del mondo...un bel po' meno in effetti, ma niente che non possa fare chiunque nuoti con una certa continuità. Anzi: chi nuota seriamente (e magari è più giovane e sicuramente più bravo) facilmente ci mette 10 minuti di meno.
Ma è speciale per me.
26 minuti vuol dire qualche minuto meno dei miei precedenti tentativi, che erano sempre arrivati lì al limite, che mi avevano lasciato sempre nel dubbio: sopra o sotto i 30?
Oggi nessun dubbio.
Cazzo...26 minuti.
Yes..
Lunedì avevo saltato e avevo pure digiunato, vista la gastrite imperante che aveva turbato il viaggio di ritorno da quel di Lucca.
Lunedì sera cena quasi salutista, appetito-uguale-salute, crollato sul divano presto...
Martedì tutto normale, massaggio a fine giornata, vado a dormire un po' tardi dietro alle foto della comunione...
Oggi.
Puntuale arrivo in piscina, anzi, un po' tardi...che faccio? C'è poca gente, corsia libera o quasi...
Vabbè dai, faccio le prime 10 di riscaldamento belle tirate, poi se sto bene continuo..che ora è? Il quarto passato...16...che faccio? Continuo a tirare, e que serà serà...semmai mi fermo...30...metà strada...va ancora bene...43...e no..non posso mollare proprio ora, su...e spingo ancora...50..ultime 10...ce la faccio...ultime 2...scatto....tocco...mi fermo...via gli occhialini...26 minuti...cazzo....ce l'ho fatta..
1500 metri, 60 vasche, meno di 30 minuti.
Non sprecate tempo a cercare in Internet, niente di speciale. E' meno del doppio del record del mondo...un bel po' meno in effetti, ma niente che non possa fare chiunque nuoti con una certa continuità. Anzi: chi nuota seriamente (e magari è più giovane e sicuramente più bravo) facilmente ci mette 10 minuti di meno.
Ma è speciale per me.
26 minuti vuol dire qualche minuto meno dei miei precedenti tentativi, che erano sempre arrivati lì al limite, che mi avevano lasciato sempre nel dubbio: sopra o sotto i 30?
Oggi nessun dubbio.
Cazzo...26 minuti.
Yes..
lunedì, giugno 12, 2006
Sospeso nel mare
Un weekend al mare come tanti.
Sempre nel solito posto.
La fantasia non è il mio forte, sono un abitudinario (ebbene sì leggo tutte le volte la targhetta dell'ascensore e anche delle funivie, Elio docet) legato in maniera profonda alla sua terra (ma no, per carità, non sono un leghista...).
E quindi Varigotti.
Mi sono ritrovato in acqua, a circa 30 metri dalla riva, appena oltre quello che viene chiamato da queste parti in svariati modi, dalle differenti generazioni di bambini e non che hanno soggiornato in queste spiagge: lo scalino, il salto blu, la fossa, il riff etc. etc.
E così, sospeso e galleggiante, mi sono ritrovato a guardare la serie di case dal profilo inconfodibile, il bordo dell'altipiano sovrastante il paese, la torre saracena di Punta Crena...e il tempo si è fermato, anzi, ha cominciato a scorrere all'indietro.
Mi sono ritrovato lì, nello stesso posto o giù di lì, a 30, poi a 25, poi a 20,16,13,7 anni.
Bah...7 magari no, avevo una strizza boia e col cavolo che sarei arrivato fino a lì.
Ok, fermiamoci a 13.
Improvvisamente ho capito cosa mi rende così affascinante fare questa cosa.
Probabilmente cosa c'è dietro alla necessità di tornare in quel luogo.
Quel luogo e quella cosa specifica sono una delle mie ancore contro il tempo che scorre, forse la più efficace.
Contro la paura di invecchiare.
Punti fermi nella mia voglia di rimanere per quanto possibile bambino.
Per ritrovare e ricordare i pensieri che avevo in quei momenti, quando lì mi lasciavo cullare dalle onde e guardavo il paese di fronte a me.
E quando ho chiuso gli occhi per distendermi ho sentito che in quel preciso momento eravamo tutti lì, tutti quanti, tutte le volte.
E ero felice.
Questa volta consapevolmente felice.
Perchè tutte le volte che facevo quella semplice cosa mi ritrovavo felice, rilassato...ma per lungo tempo non mi sono chiesto perchè, accettando semplicemente il fatto, per molto altro me lo sono chiesto, ho fatto svariate congetture, ho legato la sensazione alla bellezza e alla particolarità del luogo, al fatto che gli fossi affezionato, mi ero avvicinato al punto pensando che lì ero cresciuto e quindi mi sentivo in qualche modo protetto.
Ieri ho capito.
La sensazione che mi ha lasciato è stata agrodolce.
Mi sono sentito più fragile.
Ma ho anche imparato qualcosa di più su di me, che forse mi aiuterà a continuare ad andare avanti.
Certo è che sono sicuro che di quei momenti non ne potrò mai fare a meno.
Se mi volete cercare, sapete da dove cominciare...
Sempre nel solito posto.
La fantasia non è il mio forte, sono un abitudinario (ebbene sì leggo tutte le volte la targhetta dell'ascensore e anche delle funivie, Elio docet) legato in maniera profonda alla sua terra (ma no, per carità, non sono un leghista...).
E quindi Varigotti.
Mi sono ritrovato in acqua, a circa 30 metri dalla riva, appena oltre quello che viene chiamato da queste parti in svariati modi, dalle differenti generazioni di bambini e non che hanno soggiornato in queste spiagge: lo scalino, il salto blu, la fossa, il riff etc. etc.
E così, sospeso e galleggiante, mi sono ritrovato a guardare la serie di case dal profilo inconfodibile, il bordo dell'altipiano sovrastante il paese, la torre saracena di Punta Crena...e il tempo si è fermato, anzi, ha cominciato a scorrere all'indietro.
Mi sono ritrovato lì, nello stesso posto o giù di lì, a 30, poi a 25, poi a 20,16,13,7 anni.
Bah...7 magari no, avevo una strizza boia e col cavolo che sarei arrivato fino a lì.
Ok, fermiamoci a 13.
Improvvisamente ho capito cosa mi rende così affascinante fare questa cosa.
Probabilmente cosa c'è dietro alla necessità di tornare in quel luogo.
Quel luogo e quella cosa specifica sono una delle mie ancore contro il tempo che scorre, forse la più efficace.
Contro la paura di invecchiare.
Punti fermi nella mia voglia di rimanere per quanto possibile bambino.
Per ritrovare e ricordare i pensieri che avevo in quei momenti, quando lì mi lasciavo cullare dalle onde e guardavo il paese di fronte a me.
E quando ho chiuso gli occhi per distendermi ho sentito che in quel preciso momento eravamo tutti lì, tutti quanti, tutte le volte.
E ero felice.
Questa volta consapevolmente felice.
Perchè tutte le volte che facevo quella semplice cosa mi ritrovavo felice, rilassato...ma per lungo tempo non mi sono chiesto perchè, accettando semplicemente il fatto, per molto altro me lo sono chiesto, ho fatto svariate congetture, ho legato la sensazione alla bellezza e alla particolarità del luogo, al fatto che gli fossi affezionato, mi ero avvicinato al punto pensando che lì ero cresciuto e quindi mi sentivo in qualche modo protetto.
Ieri ho capito.
La sensazione che mi ha lasciato è stata agrodolce.
Mi sono sentito più fragile.
Ma ho anche imparato qualcosa di più su di me, che forse mi aiuterà a continuare ad andare avanti.
Certo è che sono sicuro che di quei momenti non ne potrò mai fare a meno.
Se mi volete cercare, sapete da dove cominciare...
martedì, maggio 16, 2006
A volte capitano cose che mi spaventano un po'...(post scriptum a Travaglio, Andreotti, la verità e il calcio)
La prenderò alla lontana.
La tecnologia che ho a disposizione mi garantisce la possibilità di gestire gli spettacoli serale a mio piacimento o quasi tramite un miracolo chiamato "Timeshift".
Giusto per fare un esempio a caso, Domenica sera ho potuto tranquillamente cenare mentre il Timeshift teneva sotto controllo Fazio e la Gabanelli, miei abituali appuntamenti della Domenica sera.Il miracolo tecnologico sunnominato mi permette di poter cominciare a guardare il programma voluto mentre sta continuando a registrare quello successivo.
Vi assicuro: con due iene da mettere a letto è un accessorio FONDAMENTALE!!
Torniamo a noi.
Ospite di Fabio Fazio Domenica sera (stiamo parlando del 14 Maggio) scopro essere Marco Travaglio.
Vi giuro che non lo sapevo. (Non vedo perchè dovrei mentire, visto che 'sto blog praticamente lo leggo solo io...)
Anyway..
Beh, soddisfatto mi appresto a vedere una "puntata" particolarmente interessante di un programma che di solito lo è già di suo.
Ma a un certo punto il Marco (bel nome, a proposito) rispondendo a una domanda sulla soddisfazione potenziale di veder realizzate in concreto delle incarcerazioni auspicate nei suoi libri, ribatte dicendo che lui non si augura mai che qualcuno vada in carcere e che si sente soddisfatto per aver portato a conoscenza del suo lettore fatti che lui giudica importanti e che il suo lettore probabilmente non sa, e ciò gli basta.
E poi dice (quasi letteralmente, perdonatemi le virgolette che aggiungo per dare un po' più di pathos alla cosa):"Sarà poi il lettore che deciderà cosa pensare di quello che ho scritto, della persona di cui parlo. Io mi limito a elencare i fatti".
Alcune gocce di sudore freddo mi colano dalla fronte.
Inevitabile pensare al post nel blog scritto Venerdì sera prima di andare a casa.
E siccome una cosa del genere mi è già capitata con Scalfari (e scusate se è poco) non so se cominciare a indulgere nella autoammirazione o spaventarmi e pensare che sono in mezzo a un Truman show imperniato su di me...
Se è così...vi ho sgamati: tanto vale che me lo dite....
La tecnologia che ho a disposizione mi garantisce la possibilità di gestire gli spettacoli serale a mio piacimento o quasi tramite un miracolo chiamato "Timeshift".
Giusto per fare un esempio a caso, Domenica sera ho potuto tranquillamente cenare mentre il Timeshift teneva sotto controllo Fazio e la Gabanelli, miei abituali appuntamenti della Domenica sera.Il miracolo tecnologico sunnominato mi permette di poter cominciare a guardare il programma voluto mentre sta continuando a registrare quello successivo.
Vi assicuro: con due iene da mettere a letto è un accessorio FONDAMENTALE!!
Torniamo a noi.
Ospite di Fabio Fazio Domenica sera (stiamo parlando del 14 Maggio) scopro essere Marco Travaglio.
Vi giuro che non lo sapevo. (Non vedo perchè dovrei mentire, visto che 'sto blog praticamente lo leggo solo io...)
Anyway..
Beh, soddisfatto mi appresto a vedere una "puntata" particolarmente interessante di un programma che di solito lo è già di suo.
Ma a un certo punto il Marco (bel nome, a proposito) rispondendo a una domanda sulla soddisfazione potenziale di veder realizzate in concreto delle incarcerazioni auspicate nei suoi libri, ribatte dicendo che lui non si augura mai che qualcuno vada in carcere e che si sente soddisfatto per aver portato a conoscenza del suo lettore fatti che lui giudica importanti e che il suo lettore probabilmente non sa, e ciò gli basta.
E poi dice (quasi letteralmente, perdonatemi le virgolette che aggiungo per dare un po' più di pathos alla cosa):"Sarà poi il lettore che deciderà cosa pensare di quello che ho scritto, della persona di cui parlo. Io mi limito a elencare i fatti".
Alcune gocce di sudore freddo mi colano dalla fronte.
Inevitabile pensare al post nel blog scritto Venerdì sera prima di andare a casa.
E siccome una cosa del genere mi è già capitata con Scalfari (e scusate se è poco) non so se cominciare a indulgere nella autoammirazione o spaventarmi e pensare che sono in mezzo a un Truman show imperniato su di me...
Se è così...vi ho sgamati: tanto vale che me lo dite....
venerdì, maggio 12, 2006
Travaglio, Andreotti, la verità e il calcio
Ho comprato e mi sto leggendo tre libri di Marco Travaglio.
Non sono libri equidistanti, politically correct, super partes.
Sono assolutamente libri di parte.
Molti pensano di sapere da quale parte siano schierati, molti pensano semplicemente all'anti-berlusconismo, molti pensano che tutti oramai si siano adeguati all'orribile gazzarra che il nostro scenario socio-politico ci propina ogni santo giorno.
E invece la prima cosa da stabilire (impresa ardua per alcuni, banale se non inutile per me e spero tante altre persone) è da che parte stanno.
Cominciamo con il dire dove NON stanno: non stanno a sinistra, non stanno a destra, non stanno nell'Unione e neanche nel Polo della Libertà, non stanno "sopra", non stanno "under", non stanno "in", non stanno "fashion".
Questi libri tentano di riempire alcuni dei molti buchi che esistono nelle informazioni che ci vengono e ci sono state date su quanto è accaduto negli anni e che continua ad accadere.
Non enunciano teoremi, non ipotizzano complotti, non disegnano scenari.
Questo mestiere, semmai, è lasciato al lettore: che si dia lui da fare con la testa, dopo avere letto la cronaca, i fatti, gli estratti da libri, articoli, interviste, intercettazioni telefoniche etc. etc.
Questi libri si avvicinano al mio "ideale" scritto in un mio precedente post sul diritto ad avere una propria opinione basata sui fatti e nient'altro, diritto che ci viene sempre più limitato dalle continue enunciazioni di opinioni altrui basate su fatti che a noi vengono puntualmente nascosti.
Certo, non sono asettici, e non lo possono essere vista la gravità delle cose che raccontano.Le righe trasudano della rabbia e dell'indignazione di chi li ha scritti. E che fa il paio con quella di chi le legge.
Un esempio su tutti, la mistificazione delle mistificazioni.
Il caso Andreotti.
Tutti sanno che Andreotti è stato processato per i suoi rapporti con esponenti importanti del panorama mafioso, tutti sanno che il processo ha attraversato tre gradi di giudizio, tutti sanno che è stato assolto.
Persino io mi ricordo di come avevo commentato il fatto che Andreotti non era scappato come altri, che era andato in aula a differenza di altri, che aveva sistematicamente rifiutato la "protezione" delle istituzioni.
Un santo.
Questa è la cosa che tutti sanno.
Questa è la cosa che tutti dovevano sapere.
Questa è la cosa che è drammaticamente non vera.
E qui nascono due livelli di pericolosità, di nausea, di paura, di sconcerto: il primo riguarda lui, il secondo riguarda il fatto di come siano riusciti così facilmente TUTTI a farci bere la stessa notizia.
TUTTI, nessuno escluso.
E questo ha inquietanti conseguenze e implicazioni con i fatti di questi giorni.
Ma andiamo con ordine.
Partiamo da lui.
Nessuna delle tre sentenze (i libri si basano sulle motivazioni, documenti pubblici che però normalmente nessuno va a leggere, perchè pensa che i giornalisti facciano quel mestiere...giusto?) nega che Andreotti abbia avuto continui rapporti con la mafia, anzi i contatti sono dati per sicuri.
In più è stato accertato che ha più volte mentito nelle deposizioni durante il processo, cosa che in Italia, bizzarro, si può fare senza incorrere nel reato di oltraggio alla Corte.
In pratica: anche la prima sentenza (quella di assoluzione per insufficienza di prove) considera quanto configurato dall'accusa nel corso del processo assolutamente veritiero, ma non sufficiente a determinare il reato contestato.
Prima considerazione: leggendo la motivazione appare veramente incredibile che gli elementi non siano stati considerati sufficienti in primo grado.
Seconda considerazione: non stiamo parlando di Totò Riina, e neanche di Marco Silveri. Stiamo parlando di un senatore a vita che, in un paese normale, sarebbe stato rimandato nella schiera dei normali cittadini con ignominia solo per quanto aveva detto (mentendo in difetto) di sua spontanea volontà durante il processo.
Ma siamo in Italia.
Andiamo avanti.
Processo di appello, la sentenza viene ribaltata. Nessuno lo dice. Nessuno lo sa. Nessuno lo deve sapere.
Cassazione. Conferma la sentenza di appello ma, per meno di un anno, i termini di prescrizione per il reato determinato sono scaduti.
Quindi Andreotti è colpevole del reato per il quale è stato processato, ma non andrà in prigione.
Per tutti Andreotti è stato assolto.
Bruno Vespa fa uno speciale di Porta a Porta con la scritta ASSOLTO alta due metri dietro di lui.
Nessuno dice quello che c'è scritto nelle ultime righe della sentenza.
Non c'era neanche bisogno di leggere tutta la motivazione, era scritto lì bello chiaro.
Arriviamo a oggi: per soli 6 voti Andreotti non è diventato il presidente del Senato, la seconda carica istituzionale dello stato (sì, minuscolo, volutamente e tristemente minuscolo), e qualcuno ha persino pensato di proporlo come candidato per la Presidenza della Repubblica.
Nessun parlamentare, o senatore, o sindaco, o sotto segretario, nessun giornalista, nessun opinionista, nessuno ha non dico gridato allo scandalo, ma perlomeno mostrato un minimo di perplessità.
Nessuno.
Solo tre persone ho sentito dire chiaro e tondo quello che dice la sentenza Andreotti: Travaglio (appunto), Beppe Grillo e Sabina Guzzanti.
Solo uno dei tre è riuscito a dirlo (proprio Travaglio) in una trasmissione televisiva (una trasmissione comica del canale La7, mica un telegiornale).
Dei comici. Delle trasmissioni comiche. Ma ci rendiamo conto?
Ora: quello che è scritto in una sentenza è un dato oggettivo.
Io voglio saperlo, è un mio diritto.
Poi sarò io a decidere se ci credo o no, se considero o meno Andreotti un mafioso, se mi fido di più dei giudici o dei politici.
Ma voglio essere IO a deciderlo, non voglio che lo decida per me Bruno Vespa.
Ecco che cominciamo a capire che esiste la "parte" di questi libri.
Non so bene come chiamarla, ma c'è.
Perchè quando li leggi non puoi più semplicemente restare indifferente, ti devi schierare: o stai dalla loro parte, o sei contro.
Non esiste la possibilità di restare nel mezzo.
Sinceramente non riesco a pensare come si possa restare contro.
Però allora lo scenario che ti si presenta di fronte è apocalittico, nauseante, terrificante.
Non è gratificante stare dalla loro parte.
Tutto acquista un senso, capisci anche di non essere solo, capisci perchè un comico come Grillo riesca a muovere centinaia di migliaia di persone in tutta Italia che non si riconoscono più, che non vogliono più riconoscersi con chi è alla guida di questo paese, qualunque sia lo schieramento al quale appartiene.
Ti rendi conto di come l'informazione è stata manipolata, distorta, piegata.
Le armi di distruzione di massa in Iraq sono roba da dilettanti con conseguuenze devastanti, confrontate con la comparazione fra le realtà degli ultimi 50 anni e quello che ci è stato raccontato.
Non riesco a credere più a niente, non guardo più i telegiornali.
Preferisco i giornali dichiaratamente schierati, perchè so quale "filtro" usare mentre li leggo.
Diffido di chi si dichiara equidistante, politically correct, super partes.
Proprio in questi giorni sta scoppiando il caso calcio, una voragine della quale non si vede il fondo.
Sono tutti preoccupati, ma nessuno dice la cosa più terribile: il calcio funzionava esattamente come il potere ha insegnato e configurato.
E' lo specchio delle modalità con le quali il mondo politico conduce questo immenso carrozzone che è l'Italia.
Non ci dobbiamo preoccupare del calcio, ma che vada pure in malora.
E' solo un gioco, e tutti dovrebbero finalmente imparare ad accettarlo.
Ma dell'Italia che facciamo?
Non sono libri equidistanti, politically correct, super partes.
Sono assolutamente libri di parte.
Molti pensano di sapere da quale parte siano schierati, molti pensano semplicemente all'anti-berlusconismo, molti pensano che tutti oramai si siano adeguati all'orribile gazzarra che il nostro scenario socio-politico ci propina ogni santo giorno.
E invece la prima cosa da stabilire (impresa ardua per alcuni, banale se non inutile per me e spero tante altre persone) è da che parte stanno.
Cominciamo con il dire dove NON stanno: non stanno a sinistra, non stanno a destra, non stanno nell'Unione e neanche nel Polo della Libertà, non stanno "sopra", non stanno "under", non stanno "in", non stanno "fashion".
Questi libri tentano di riempire alcuni dei molti buchi che esistono nelle informazioni che ci vengono e ci sono state date su quanto è accaduto negli anni e che continua ad accadere.
Non enunciano teoremi, non ipotizzano complotti, non disegnano scenari.
Questo mestiere, semmai, è lasciato al lettore: che si dia lui da fare con la testa, dopo avere letto la cronaca, i fatti, gli estratti da libri, articoli, interviste, intercettazioni telefoniche etc. etc.
Questi libri si avvicinano al mio "ideale" scritto in un mio precedente post sul diritto ad avere una propria opinione basata sui fatti e nient'altro, diritto che ci viene sempre più limitato dalle continue enunciazioni di opinioni altrui basate su fatti che a noi vengono puntualmente nascosti.
Certo, non sono asettici, e non lo possono essere vista la gravità delle cose che raccontano.Le righe trasudano della rabbia e dell'indignazione di chi li ha scritti. E che fa il paio con quella di chi le legge.
Un esempio su tutti, la mistificazione delle mistificazioni.
Il caso Andreotti.
Tutti sanno che Andreotti è stato processato per i suoi rapporti con esponenti importanti del panorama mafioso, tutti sanno che il processo ha attraversato tre gradi di giudizio, tutti sanno che è stato assolto.
Persino io mi ricordo di come avevo commentato il fatto che Andreotti non era scappato come altri, che era andato in aula a differenza di altri, che aveva sistematicamente rifiutato la "protezione" delle istituzioni.
Un santo.
Questa è la cosa che tutti sanno.
Questa è la cosa che tutti dovevano sapere.
Questa è la cosa che è drammaticamente non vera.
E qui nascono due livelli di pericolosità, di nausea, di paura, di sconcerto: il primo riguarda lui, il secondo riguarda il fatto di come siano riusciti così facilmente TUTTI a farci bere la stessa notizia.
TUTTI, nessuno escluso.
E questo ha inquietanti conseguenze e implicazioni con i fatti di questi giorni.
Ma andiamo con ordine.
Partiamo da lui.
Nessuna delle tre sentenze (i libri si basano sulle motivazioni, documenti pubblici che però normalmente nessuno va a leggere, perchè pensa che i giornalisti facciano quel mestiere...giusto?) nega che Andreotti abbia avuto continui rapporti con la mafia, anzi i contatti sono dati per sicuri.
In più è stato accertato che ha più volte mentito nelle deposizioni durante il processo, cosa che in Italia, bizzarro, si può fare senza incorrere nel reato di oltraggio alla Corte.
In pratica: anche la prima sentenza (quella di assoluzione per insufficienza di prove) considera quanto configurato dall'accusa nel corso del processo assolutamente veritiero, ma non sufficiente a determinare il reato contestato.
Prima considerazione: leggendo la motivazione appare veramente incredibile che gli elementi non siano stati considerati sufficienti in primo grado.
Seconda considerazione: non stiamo parlando di Totò Riina, e neanche di Marco Silveri. Stiamo parlando di un senatore a vita che, in un paese normale, sarebbe stato rimandato nella schiera dei normali cittadini con ignominia solo per quanto aveva detto (mentendo in difetto) di sua spontanea volontà durante il processo.
Ma siamo in Italia.
Andiamo avanti.
Processo di appello, la sentenza viene ribaltata. Nessuno lo dice. Nessuno lo sa. Nessuno lo deve sapere.
Cassazione. Conferma la sentenza di appello ma, per meno di un anno, i termini di prescrizione per il reato determinato sono scaduti.
Quindi Andreotti è colpevole del reato per il quale è stato processato, ma non andrà in prigione.
Per tutti Andreotti è stato assolto.
Bruno Vespa fa uno speciale di Porta a Porta con la scritta ASSOLTO alta due metri dietro di lui.
Nessuno dice quello che c'è scritto nelle ultime righe della sentenza.
Non c'era neanche bisogno di leggere tutta la motivazione, era scritto lì bello chiaro.
Arriviamo a oggi: per soli 6 voti Andreotti non è diventato il presidente del Senato, la seconda carica istituzionale dello stato (sì, minuscolo, volutamente e tristemente minuscolo), e qualcuno ha persino pensato di proporlo come candidato per la Presidenza della Repubblica.
Nessun parlamentare, o senatore, o sindaco, o sotto segretario, nessun giornalista, nessun opinionista, nessuno ha non dico gridato allo scandalo, ma perlomeno mostrato un minimo di perplessità.
Nessuno.
Solo tre persone ho sentito dire chiaro e tondo quello che dice la sentenza Andreotti: Travaglio (appunto), Beppe Grillo e Sabina Guzzanti.
Solo uno dei tre è riuscito a dirlo (proprio Travaglio) in una trasmissione televisiva (una trasmissione comica del canale La7, mica un telegiornale).
Dei comici. Delle trasmissioni comiche. Ma ci rendiamo conto?
Ora: quello che è scritto in una sentenza è un dato oggettivo.
Io voglio saperlo, è un mio diritto.
Poi sarò io a decidere se ci credo o no, se considero o meno Andreotti un mafioso, se mi fido di più dei giudici o dei politici.
Ma voglio essere IO a deciderlo, non voglio che lo decida per me Bruno Vespa.
Ecco che cominciamo a capire che esiste la "parte" di questi libri.
Non so bene come chiamarla, ma c'è.
Perchè quando li leggi non puoi più semplicemente restare indifferente, ti devi schierare: o stai dalla loro parte, o sei contro.
Non esiste la possibilità di restare nel mezzo.
Sinceramente non riesco a pensare come si possa restare contro.
Però allora lo scenario che ti si presenta di fronte è apocalittico, nauseante, terrificante.
Non è gratificante stare dalla loro parte.
Tutto acquista un senso, capisci anche di non essere solo, capisci perchè un comico come Grillo riesca a muovere centinaia di migliaia di persone in tutta Italia che non si riconoscono più, che non vogliono più riconoscersi con chi è alla guida di questo paese, qualunque sia lo schieramento al quale appartiene.
Ti rendi conto di come l'informazione è stata manipolata, distorta, piegata.
Le armi di distruzione di massa in Iraq sono roba da dilettanti con conseguuenze devastanti, confrontate con la comparazione fra le realtà degli ultimi 50 anni e quello che ci è stato raccontato.
Non riesco a credere più a niente, non guardo più i telegiornali.
Preferisco i giornali dichiaratamente schierati, perchè so quale "filtro" usare mentre li leggo.
Diffido di chi si dichiara equidistante, politically correct, super partes.
Proprio in questi giorni sta scoppiando il caso calcio, una voragine della quale non si vede il fondo.
Sono tutti preoccupati, ma nessuno dice la cosa più terribile: il calcio funzionava esattamente come il potere ha insegnato e configurato.
E' lo specchio delle modalità con le quali il mondo politico conduce questo immenso carrozzone che è l'Italia.
Non ci dobbiamo preoccupare del calcio, ma che vada pure in malora.
E' solo un gioco, e tutti dovrebbero finalmente imparare ad accettarlo.
Ma dell'Italia che facciamo?
venerdì, aprile 21, 2006
Estratto dalla lettera ad un amico: delle elezioni e del "peggio del peggio"
Sicuramente quello che è successo è il peggio. Un po' meno peggio forse solo perchè a Palazzo Chigi non ci sarà più Silvio Berlusconi.
Almeno così sembrerebbe.
Incredibilmente il mio sentimento verso le elezioni, l'urgenza molto poco politically correct, era proprio quello: mandarlo a casa.
Vedi, le mie idee sociali, la mia visione della vita, del mondo, mi portano inevitabilmente a sinistra.
Credo che chi è più ricco debba pagare di più e contribuire a rendere la vita migliore per chi è più povero.
Credo che tutti debbano avere l'opportunità di migliorare la propria condizione sociale, anche partendo dal basso.
Credo che i servizi essenziali per una vita civile debbano costare pochissimo o addirittura essere gratuiti, e privilegiati rispetto ai bisogni dei singoli e di "chi può".
Non credo al comunismo "attuato", al sei politico, alla preclusione della libera iniziativa.
Ma credo alle tasse pesanti per le fette alte del reddito, per le speculazioni finanziarie.
Credo nelle regole precise, nella severità verso chi non le rispetta.
Credo che chi ci rappresenta debba essere degno di poterlo fare.
Sono pronto ad accettare chi non la pensa come me, non chi mi accusa di essere illiberale perchè vuol fare come cazzo gli pare a lui.
Ma per ribadire quello che ho detto prima, per le elezioni desideravo due cose:
- che vincesse in maniera decisa il centrosinistra, con un forte contributo delle spinte veramente nuove o coraggiose all'interno.
- vittoria del centrosinistra o meno, speravo che nel centrodestra ci fosse una lezione severa per Lega e Forza Italia, con un massiccio spostamento di voti verso l'UDC e AN, in modo che Casini e Fini potessero finalmente sbarazzarsi di Berlusconi e di quella massa di cialtroni padani. A loro due questo imputo e per questo li condanno: potrebbero insieme fare la voce grossa, e invece si accodano per mera convenienza al treno azzurro. Io credo che odino Berlusconi e sopportino a malapena quello che ha fatto. Se non fosse così, e se veramente credono che Berlusconi sia il bene per il paese, allora la condanna diventa definitiva e senza appello.
Come vedi tutto quello che speravo non è avvenuto.
L'Unione si troverà ricattata persino da Mastella...basterebbe lui per bloccare qualunque iniziativa di governo.
E nel centro destra UDC e AN si sono subito dovuti inchinare a sua maestà mediatica e ringraziarlo per l'incredibile rimonta.
Come dici te, non so se per gli stessi motivi, il peggio del peggio.
Almeno così sembrerebbe.
Incredibilmente il mio sentimento verso le elezioni, l'urgenza molto poco politically correct, era proprio quello: mandarlo a casa.
Vedi, le mie idee sociali, la mia visione della vita, del mondo, mi portano inevitabilmente a sinistra.
Credo che chi è più ricco debba pagare di più e contribuire a rendere la vita migliore per chi è più povero.
Credo che tutti debbano avere l'opportunità di migliorare la propria condizione sociale, anche partendo dal basso.
Credo che i servizi essenziali per una vita civile debbano costare pochissimo o addirittura essere gratuiti, e privilegiati rispetto ai bisogni dei singoli e di "chi può".
Non credo al comunismo "attuato", al sei politico, alla preclusione della libera iniziativa.
Ma credo alle tasse pesanti per le fette alte del reddito, per le speculazioni finanziarie.
Credo nelle regole precise, nella severità verso chi non le rispetta.
Credo che chi ci rappresenta debba essere degno di poterlo fare.
Sono pronto ad accettare chi non la pensa come me, non chi mi accusa di essere illiberale perchè vuol fare come cazzo gli pare a lui.
Ma per ribadire quello che ho detto prima, per le elezioni desideravo due cose:
- che vincesse in maniera decisa il centrosinistra, con un forte contributo delle spinte veramente nuove o coraggiose all'interno.
- vittoria del centrosinistra o meno, speravo che nel centrodestra ci fosse una lezione severa per Lega e Forza Italia, con un massiccio spostamento di voti verso l'UDC e AN, in modo che Casini e Fini potessero finalmente sbarazzarsi di Berlusconi e di quella massa di cialtroni padani. A loro due questo imputo e per questo li condanno: potrebbero insieme fare la voce grossa, e invece si accodano per mera convenienza al treno azzurro. Io credo che odino Berlusconi e sopportino a malapena quello che ha fatto. Se non fosse così, e se veramente credono che Berlusconi sia il bene per il paese, allora la condanna diventa definitiva e senza appello.
Come vedi tutto quello che speravo non è avvenuto.
L'Unione si troverà ricattata persino da Mastella...basterebbe lui per bloccare qualunque iniziativa di governo.
E nel centro destra UDC e AN si sono subito dovuti inchinare a sua maestà mediatica e ringraziarlo per l'incredibile rimonta.
Come dici te, non so se per gli stessi motivi, il peggio del peggio.
giovedì, aprile 06, 2006
L'indicazione di voto e le tasse
A pochi giorni dal 9 Aprile, nelle ultime ore di campagna elettorale, mi sembra giusto dare la mia indicazione di voto.
Che ragionevolmente rimarrà personale perchè dubito che qualcuno possa in qualche modo essere influenzato dalla stessa.
Vabbè.
Partirei dalle cose probabilmente inaspettate per chi mi conosce, e cioè dalle idee che condivido con l'attuale premier, anche se dubito che siano farina del suo sacco.
Esistono due dei messaggi disperati lanciati dalla Casa delle Libertà in queste ultime ore che mi trovano concorde.
Credo sia corretto fare una analisi oggettiva degli argomenti e avere una posizione precisa ed autonoma sugli stessi.
Ci sono due tasse che io considero improprie, una del tutto, l'altra per come è attualmente strutturata.
La prima tassa è quella di successione: sinceramente io non capisco perchè chi eredita qualcosa debba pagare una tassa su quello che ha ereditato. Mi sa di feudalesimo, di gabella imposta dal Signore del luogo, di Ius primae noctis. Un'eredità non è un reddito, genererà forse dei guadagni in futuro, che saranno tassati, ma di per sè non lo è. Se prima ero un normale contribuente e lo zio d'America mi fa ereditare un importante patrimonio, diventerò un importante contribuente, ma togliere qualcosa da quello che mio zio mi ha lasciato non capisco che senso abbia.
La seconda tassa che ho sempre compreso poco è quella relativa alla proprietà di una casa. Soprattutto della prima casa, ma anche di eventuali altre case. La tassa sulla proprietà di una casa si basa su una rendita (la rendita catastale) che è totalmente fittizia. Nessuno mi versa una rendita, dei soldi in banca intendo, se io posseggo una casa. Eppure ci pago le tasse sopra. Non solo: questa rendita si basa anche su fattori a volte impalpabili. Se io ho una casa in questa zona di Genova pago X, se è due strade più in là pago Y perchè qualcuno ha deciso che quella zona è meno pregiata. Ecco, io questo lo considero assurdo.
Quando compro una casa pago una tassa.
Quando vendo una casa pago una tassa.
Vogliamo stabilire una regola che mi faccia pagare una tassa sul guadagno che ho rivendendo una casa se questa è aumentata di valore? Mah, facciamola...anche se poi bisognerebbe anche capire come inglobare nel conto tutti i lavori che ho fatto, se ne ho fatto, che hanno contribuito a aumentarne il valore.
Percepisco degli affitti da case che posseggo? Ci pago le tasse sopra, ovviamente.
Mettiamo anche che possa accettare il concetto che chi possiede più di una casa debba pagare qualcosa per le case in cui non abita. Credo che l'argomento sia complesso e non così faclmente liquidabile, ho i miei dubbi ma non me la sento di prendere una posizione precisa.
Ma dover pagare una tassa sulla casa nella quale abito mi sembra profondamente ingiusto.
Fine delle cose che concordo con il programma di centro destra in materia fiscale.
Come ho già avuto modo di scrivere nel blog in tempi non sospetti, quando il programma del centro sinistra ancora non si conosceva, avevo una mia idea su come riorganizzare una parte del gettito fiscale, condivise con un importante giornalista.
Ho con estremo piacere scoperto che il programma dell'Ulivo ha appoggiato le idee mie e di Scalfari (he he).
La proposta di diminuire il cuneo fiscale sui contratti a tempo indeterminato e di aumentare la tassazione delle rendite "improduttive" é sacrosanta.
Anzi: io le rendite "improduttive" le massacrerei di tasse.
E ci troverei i soldi per recuperare i mancati introiti di tassa sulle successioni e sulla casa.
Ma per ora mi accontento di quello che è stato proposto.
E lo considero molto più importante come tema che le tasse di cui ho parlato prima.
In generale, comunque, non credo che il tema fondamentale sia pagare più o meno tasse.
Il tema è far pagare le tasse sulle cose giuste a chi le deve pagare, anche molte tasse, e usare quei soldi per il meglio.
Se pagassi il 50% di tasse ma avessi servizi pubblici efficienti e gratuiti ci starei.
Autobus, ospedali, treni, scuole.
Televisione e giornali.
Cultura e spettacoli.
Un'infrastruttura pubblica efficiente sarebbe garanzia di una società sana, dove tutti potrebbero avere la possibilità di ricevere la giusta informazione, formazione, salute, mobilità, divertimento.
Tutti uguali e catalogati? No, non intendo quello.
E so perfettamente che quello che ho descritto è una utopia, un limite perfetto a cui tendere.
Dove il fattore principale di difficoltà per ottenerla sta nella nostra stessa natura.
Ma, tornando sulla terra, lasciatemi dire che la visione di un ospedale azienda che deve generare utile non la condivido.
Che dare soldi a chi vuole andare in una scuola privata sottraendoli agli investimenti nella scuola pubblica sono un'emerita stronzata, in nome di non ho capito bene quale libertà.
(Io voglio avere la libertà di poter scegliere fra una scuola pubblica competitiva, efficiente e gratuita e una scuola privata esclusiva, superlativa e costosa. Alla quale posso accedere solo se me la posso permettere.Non essere costretto a dover pensare di mandare i miei figli a una scuola privata facendo enormi sacrifici perchè la scuola pubblica è stata abbandonata a se stessa.)
Che autobus, tram e metropolitane devono essere efficienti, ma sui costi, non sul numero di passeggeri per corsa.
Il servizio deve essere presente e garantito a priori, aldilà del fatto che venga utilizzato o no. Deve garantire la copertura del territorio e coprire i flussi massimi di spostamento.
Essere privilegiato in tutti i modi, con corsie preferenziali, esclusive e chi più ne ha più ne metta.
(Scommettiamo che quando poi la gente scopre che per andare a lavorare spende meno sia di soldi che di tempo poi gli autobus cominceranno a non bastare mai?)
Complicare la vita a chi vuole usare gli autobus cancellando le linee, diminuendo le frequenze, abbandonando la notte, non rende il servizio più efficiente, lo rende povero di valore e meno utilizzato.
Avevo iniziato una strada, poi l'ho persa e non so più dove voglio andare...ah, l'indicazione di voto.
Forse avrei dovuto anche attraversare altri temi, le infrastrutture, l'autonomia, il mezzogiorno..
Non credo di avere il tempo, magari saranno argomenti di futuri post, a ftittata o torta con le candeline già fatta e mangiata.
Adesso credo di dover concludere e darla questa benedetta indicazione...partirei da una domanda, ecco: sono un comunista perchè la penso così?
Mah, non lo so, io non credo di esserlo, ma se pensare queste cose vuol dire essere comunisti allora SI, lo sono.
E sono un coglione.
Credo che la mia indicazione di voto sia chiara.
Che ragionevolmente rimarrà personale perchè dubito che qualcuno possa in qualche modo essere influenzato dalla stessa.
Vabbè.
Partirei dalle cose probabilmente inaspettate per chi mi conosce, e cioè dalle idee che condivido con l'attuale premier, anche se dubito che siano farina del suo sacco.
Esistono due dei messaggi disperati lanciati dalla Casa delle Libertà in queste ultime ore che mi trovano concorde.
Credo sia corretto fare una analisi oggettiva degli argomenti e avere una posizione precisa ed autonoma sugli stessi.
Ci sono due tasse che io considero improprie, una del tutto, l'altra per come è attualmente strutturata.
La prima tassa è quella di successione: sinceramente io non capisco perchè chi eredita qualcosa debba pagare una tassa su quello che ha ereditato. Mi sa di feudalesimo, di gabella imposta dal Signore del luogo, di Ius primae noctis. Un'eredità non è un reddito, genererà forse dei guadagni in futuro, che saranno tassati, ma di per sè non lo è. Se prima ero un normale contribuente e lo zio d'America mi fa ereditare un importante patrimonio, diventerò un importante contribuente, ma togliere qualcosa da quello che mio zio mi ha lasciato non capisco che senso abbia.
La seconda tassa che ho sempre compreso poco è quella relativa alla proprietà di una casa. Soprattutto della prima casa, ma anche di eventuali altre case. La tassa sulla proprietà di una casa si basa su una rendita (la rendita catastale) che è totalmente fittizia. Nessuno mi versa una rendita, dei soldi in banca intendo, se io posseggo una casa. Eppure ci pago le tasse sopra. Non solo: questa rendita si basa anche su fattori a volte impalpabili. Se io ho una casa in questa zona di Genova pago X, se è due strade più in là pago Y perchè qualcuno ha deciso che quella zona è meno pregiata. Ecco, io questo lo considero assurdo.
Quando compro una casa pago una tassa.
Quando vendo una casa pago una tassa.
Vogliamo stabilire una regola che mi faccia pagare una tassa sul guadagno che ho rivendendo una casa se questa è aumentata di valore? Mah, facciamola...anche se poi bisognerebbe anche capire come inglobare nel conto tutti i lavori che ho fatto, se ne ho fatto, che hanno contribuito a aumentarne il valore.
Percepisco degli affitti da case che posseggo? Ci pago le tasse sopra, ovviamente.
Mettiamo anche che possa accettare il concetto che chi possiede più di una casa debba pagare qualcosa per le case in cui non abita. Credo che l'argomento sia complesso e non così faclmente liquidabile, ho i miei dubbi ma non me la sento di prendere una posizione precisa.
Ma dover pagare una tassa sulla casa nella quale abito mi sembra profondamente ingiusto.
Fine delle cose che concordo con il programma di centro destra in materia fiscale.
Come ho già avuto modo di scrivere nel blog in tempi non sospetti, quando il programma del centro sinistra ancora non si conosceva, avevo una mia idea su come riorganizzare una parte del gettito fiscale, condivise con un importante giornalista.
Ho con estremo piacere scoperto che il programma dell'Ulivo ha appoggiato le idee mie e di Scalfari (he he).
La proposta di diminuire il cuneo fiscale sui contratti a tempo indeterminato e di aumentare la tassazione delle rendite "improduttive" é sacrosanta.
Anzi: io le rendite "improduttive" le massacrerei di tasse.
E ci troverei i soldi per recuperare i mancati introiti di tassa sulle successioni e sulla casa.
Ma per ora mi accontento di quello che è stato proposto.
E lo considero molto più importante come tema che le tasse di cui ho parlato prima.
In generale, comunque, non credo che il tema fondamentale sia pagare più o meno tasse.
Il tema è far pagare le tasse sulle cose giuste a chi le deve pagare, anche molte tasse, e usare quei soldi per il meglio.
Se pagassi il 50% di tasse ma avessi servizi pubblici efficienti e gratuiti ci starei.
Autobus, ospedali, treni, scuole.
Televisione e giornali.
Cultura e spettacoli.
Un'infrastruttura pubblica efficiente sarebbe garanzia di una società sana, dove tutti potrebbero avere la possibilità di ricevere la giusta informazione, formazione, salute, mobilità, divertimento.
Tutti uguali e catalogati? No, non intendo quello.
E so perfettamente che quello che ho descritto è una utopia, un limite perfetto a cui tendere.
Dove il fattore principale di difficoltà per ottenerla sta nella nostra stessa natura.
Ma, tornando sulla terra, lasciatemi dire che la visione di un ospedale azienda che deve generare utile non la condivido.
Che dare soldi a chi vuole andare in una scuola privata sottraendoli agli investimenti nella scuola pubblica sono un'emerita stronzata, in nome di non ho capito bene quale libertà.
(Io voglio avere la libertà di poter scegliere fra una scuola pubblica competitiva, efficiente e gratuita e una scuola privata esclusiva, superlativa e costosa. Alla quale posso accedere solo se me la posso permettere.Non essere costretto a dover pensare di mandare i miei figli a una scuola privata facendo enormi sacrifici perchè la scuola pubblica è stata abbandonata a se stessa.)
Che autobus, tram e metropolitane devono essere efficienti, ma sui costi, non sul numero di passeggeri per corsa.
Il servizio deve essere presente e garantito a priori, aldilà del fatto che venga utilizzato o no. Deve garantire la copertura del territorio e coprire i flussi massimi di spostamento.
Essere privilegiato in tutti i modi, con corsie preferenziali, esclusive e chi più ne ha più ne metta.
(Scommettiamo che quando poi la gente scopre che per andare a lavorare spende meno sia di soldi che di tempo poi gli autobus cominceranno a non bastare mai?)
Complicare la vita a chi vuole usare gli autobus cancellando le linee, diminuendo le frequenze, abbandonando la notte, non rende il servizio più efficiente, lo rende povero di valore e meno utilizzato.
Avevo iniziato una strada, poi l'ho persa e non so più dove voglio andare...ah, l'indicazione di voto.
Forse avrei dovuto anche attraversare altri temi, le infrastrutture, l'autonomia, il mezzogiorno..
Non credo di avere il tempo, magari saranno argomenti di futuri post, a ftittata o torta con le candeline già fatta e mangiata.
Adesso credo di dover concludere e darla questa benedetta indicazione...partirei da una domanda, ecco: sono un comunista perchè la penso così?
Mah, non lo so, io non credo di esserlo, ma se pensare queste cose vuol dire essere comunisti allora SI, lo sono.
E sono un coglione.
Credo che la mia indicazione di voto sia chiara.
mercoledì, marzo 29, 2006
Il Ligachannel
Sull'onda dell'entusiasmo del concerto, ovviamente mi sono fiondato sul Ligachannel, registrato e scrivente.Ho buttato lì dentro i 2 post "post"-concerto, e poi ho aggiunto un po' di roba. L'argomento deriva dalla "lettera" di Luciano, che disquisisce sul contrasto tra il mondo che ci vuole COOL e la gente che invece è testarda e rimane HOT (andate a leggere per capire meglio...).
Anyway: c'è una risposta a una ragazza che un po' si deprime perchè c'è chi la vorrebbe "pilotare" nel suo mondo cool e invece lei si ritrova isolata perchè non ci vuol stare, c'è un piccolo aneddoto di come il mondo cool genera strane distorsioni della realtà e infine un po' di sano orgoglio genovese con tanto di mini spot dei Grillini, ispirato a una intervista che il Liga ha lasciato sulla Ligaradio (e che poi ho scoperto aveva ripreso alcuni concetti di un'altra più ampia rilasciata al Secolo XIX) in cui parla di Genova e dei genovesi.
Per par condicio mi sembra giusto riportare tutto ciò nel mio "magazzino" virtuale delle idee..
Buona lettura..
x Freccia9999
Freccia non farti ingannare dalle sirene di chi ti vorrebbe inglobare nelle "regole di chi è giusto"...Anche senza voler essere out a tutti i costi, che diventa anche quella una forma di schiavitù, fai sempre e comunque come credi, come ti senti.
Usa il tuo tempo come meglio credi, ascolta tutta la musica che vuoi, e lascia andare chi vuole andare al trend più cool del momento per la sua strada...lascia che loro se la facciano segnare da altri...e te segui la tua...
Tieni botta, ragazza...
Le scarpette da calcetto
Mi viene da aggiungere un aneddoto sul tema...(mi è venuto in mente guardandomi le scarpe da ginnastica andando al cesso...fate voi...)
Giusto subito prima della partita di calcetto che mi ha rovinato la gamba, avevo deciso di investire qualche decina di euro per un paio di scarpette nuove, visto che le mie vecchie scarpe da pallone proprio non ce la facevano più.
Vado in centro, via Venti, negozio di scarpe sportive, Footlocker, avete presente?
Entro, guardo in giro, pareti di scarpette che sembrano caramelle...mah...provo a chiedere: "ehm, scusate, scarpe da calcetto?"...i commessi mi guardano con un'espressione mista fra imbarazzo, superiorità e disprezzo...tipo "scarpe da calcetto? qua?"....e dove se no?
Evidentemente hanno da vendere solo le scarpette cool, ragazzi...siamo all'assurdo!!
Cioè NON AVEVANO SCARPE VERAMENTE SPORTIVE ma solo quelle 'azzo di scarpette da "defilè", sneakers o come diavolo le vogliono chiamare...
Non è questione di età, mi sarebbe successo anche se avessi avuto 18 anni...decisamente non riesco a essere cool....ho solo la speranza di riuscire a rimanere HOT!!
Luciano Ligabue, Genova e i genovesi
Scusate...lo so...rompo quasi un po' troppo...ma come ho scritto (per chi ha avuto la pazienza di leggere tutto) vivo di entusiasmi...speriamo che questo duri...
Ho appena sentito l'intervista del Liga al volo su Ligachannel Radio, che parlava delle due serate, della settimana passata a Genova, di noi genovesi...lo so che è banale, bambinesco e un po' da presumini...ma mi sono venuti i brividi... come mi erano venuti quando lo spicchio di Genova veniva fuori alla fine del video de "L'amore conta"...
Sentirci raccontare così da Luciano, la tradizione dei cantautori, la proprietà di linguaggio...insomma ce li ho ancora lì che vanno su e giù dalla schiena.
Ma c'è una cosa che ha detto, e che io voglio urlare, perchè mi riguarda da vicino: Luciano parla di Beppe Grillo, del suo coraggio, di quello che sta facendo: RAGAZZI, c'è un sacco di gente che lo sta aiutando!!!
E io sono fra quelli...
Diamoci da fare, facciamoci sentire: beppegrillo.meetup.com... ci sono gruppi in tutta Italia, gente semplice che fa cose semplici e concrete.
Andateci a dare un'occhiata...non è propaganda, non è un partito, non è pubblicità.
Solo voglia di partecipare un po' di più, invece di stare sempre e solo a guardare.
Non ci sono eroi, missionari, asceti... non è neanche necessario essere sempre e comunque d'accordo su tutto...oh...si può discutere!! (di questi tempi pare un grosso risultato già solo quello...)
Fine dello spot...giuro che adesso me ne sto zitto per un po'...:-))
Anyway: c'è una risposta a una ragazza che un po' si deprime perchè c'è chi la vorrebbe "pilotare" nel suo mondo cool e invece lei si ritrova isolata perchè non ci vuol stare, c'è un piccolo aneddoto di come il mondo cool genera strane distorsioni della realtà e infine un po' di sano orgoglio genovese con tanto di mini spot dei Grillini, ispirato a una intervista che il Liga ha lasciato sulla Ligaradio (e che poi ho scoperto aveva ripreso alcuni concetti di un'altra più ampia rilasciata al Secolo XIX) in cui parla di Genova e dei genovesi.
Per par condicio mi sembra giusto riportare tutto ciò nel mio "magazzino" virtuale delle idee..
Buona lettura..
x Freccia9999
Freccia non farti ingannare dalle sirene di chi ti vorrebbe inglobare nelle "regole di chi è giusto"...Anche senza voler essere out a tutti i costi, che diventa anche quella una forma di schiavitù, fai sempre e comunque come credi, come ti senti.
Usa il tuo tempo come meglio credi, ascolta tutta la musica che vuoi, e lascia andare chi vuole andare al trend più cool del momento per la sua strada...lascia che loro se la facciano segnare da altri...e te segui la tua...
Tieni botta, ragazza...
Le scarpette da calcetto
Mi viene da aggiungere un aneddoto sul tema...(mi è venuto in mente guardandomi le scarpe da ginnastica andando al cesso...fate voi...)
Giusto subito prima della partita di calcetto che mi ha rovinato la gamba, avevo deciso di investire qualche decina di euro per un paio di scarpette nuove, visto che le mie vecchie scarpe da pallone proprio non ce la facevano più.
Vado in centro, via Venti, negozio di scarpe sportive, Footlocker, avete presente?
Entro, guardo in giro, pareti di scarpette che sembrano caramelle...mah...provo a chiedere: "ehm, scusate, scarpe da calcetto?"...i commessi mi guardano con un'espressione mista fra imbarazzo, superiorità e disprezzo...tipo "scarpe da calcetto? qua?"....e dove se no?
Evidentemente hanno da vendere solo le scarpette cool, ragazzi...siamo all'assurdo!!
Cioè NON AVEVANO SCARPE VERAMENTE SPORTIVE ma solo quelle 'azzo di scarpette da "defilè", sneakers o come diavolo le vogliono chiamare...
Non è questione di età, mi sarebbe successo anche se avessi avuto 18 anni...decisamente non riesco a essere cool....ho solo la speranza di riuscire a rimanere HOT!!
Luciano Ligabue, Genova e i genovesi
Scusate...lo so...rompo quasi un po' troppo...ma come ho scritto (per chi ha avuto la pazienza di leggere tutto) vivo di entusiasmi...speriamo che questo duri...
Ho appena sentito l'intervista del Liga al volo su Ligachannel Radio, che parlava delle due serate, della settimana passata a Genova, di noi genovesi...lo so che è banale, bambinesco e un po' da presumini...ma mi sono venuti i brividi... come mi erano venuti quando lo spicchio di Genova veniva fuori alla fine del video de "L'amore conta"...
Sentirci raccontare così da Luciano, la tradizione dei cantautori, la proprietà di linguaggio...insomma ce li ho ancora lì che vanno su e giù dalla schiena.
Ma c'è una cosa che ha detto, e che io voglio urlare, perchè mi riguarda da vicino: Luciano parla di Beppe Grillo, del suo coraggio, di quello che sta facendo: RAGAZZI, c'è un sacco di gente che lo sta aiutando!!!
E io sono fra quelli...
Diamoci da fare, facciamoci sentire: beppegrillo.meetup.com... ci sono gruppi in tutta Italia, gente semplice che fa cose semplici e concrete.
Andateci a dare un'occhiata...non è propaganda, non è un partito, non è pubblicità.
Solo voglia di partecipare un po' di più, invece di stare sempre e solo a guardare.
Non ci sono eroi, missionari, asceti... non è neanche necessario essere sempre e comunque d'accordo su tutto...oh...si può discutere!! (di questi tempi pare un grosso risultato già solo quello...)
Fine dello spot...giuro che adesso me ne sto zitto per un po'...:-))
lunedì, marzo 27, 2006
La vita rock
E vabbè lo so, che palle, hai visto un concerto...ora basta...
Ragazzi, sarà che non è che di concerti ne vedo poi così tanti di recente, e anche che un concerto di Ligabue è un signor concerto, e anche che Ligabue è forse il cantante che mi ha mosso di più qualcosa dentro nella pancia e nella testa, ma le cose da scrivere son venute fuori quasi da sole...e se avessi avuto la forza di accendere il PC le avrei scritte già in macchina tornando indietro.
Qualcosa si confonderà con il post di prima...oh beh...il blog è mio e me lo gestisco io...
Quante volte ho pensato all'unico anno di scuola di chitarra lasciato lì perchè non ne avevo più voglia e mi sembrava di suonarla abbastanza bene per cantare con gli amici (seconda media...troppo giovane per capirci qualcosa sul serio).
Ma visto che si parlava di come si è a 20, a 30 e poi a 40 anni, e della fame che bisogna avere dentro la pancia, a costo di essere patetici, io ve lo devo confessare: ho passato tutta la sera a fantasticare sul venire individuato, chiamato, messo sul palco con la chitarra in mano..."Ehi, tu con la stampella, ma ne devi avere proprio voglia!! E la sai suonare la chitarra? E lo sai un mio pezzo?"...ed eccomi lì, sul palco, a iniziare "Non è tempo per noi", appunto...che non ci svegliamo mai, che abbiam sogni però troppo grandi e belli sai...
Sarai pieno di rimpianti, allora...
No.
Giusto per introdurre.
Quand'è che una vita è rock?
Dai, facile, una vita spericolata come Steve McQueen, moto, surf, stivali, India, Sudamerica, Cuba...e la California...
Col cazzo.
Ci ho pensato su.
La domanda che mi sono fatto era facile: la mia vita è o non è rock?
Stabiliamo subito che con Celentano la domanda non c'entra un beneamato cazzo.
E lasciate che vi dica che la risposta che istintivamente mi sono dato è SI.
E perchè mai un 41enne sposato con due figli che fa di mestiere il consulente informatico dovrebbe pensare della sua vita come una vita rock? Perchè guarda CSI al Giovedì sera? Perchè continua a fare la tessera degli Ultras anno dopo anno? Perchè ha una tavola da surf mai usata?
Non so se esiste una regola precisa, anzi...sono ragionevolmente sicuro che NON esista una regola precisa per definire una vita rock.
Ma so che esiste un modo rock per tirare su i figli e un modo non rock per tirare su i figli.
Che esiste un modo rock per fare un lavoro, un qualsiasi lavoro, e un modo non rock per farlo.
Che esiste un modo per sentirsi rock.
Avrei qualche indicazione. Da proporre. A ruota libera.
Cominciamo proprio dai rimpianti e i dubbi su quello che abbiamo fatto nella vita.
Una cosa è sognare, altro è desiderare, altro ancora è volere.
Che cosa volevo io? Cosa avevo in testa nelle mie priorità? Erano veramente le mie priorità?
Non ci sono cazzi: volevo aiutare quanto prima possibile la mia famiglia, e volevo una famiglia mia, che non è la stessa cosa.
Volevo poter guardare negli occhi mio figlio. I miei figli.
Non è questione se chi fa una certa vita possa o no crearsi una famiglia, parte tutto prima.
E' inutile che me la stia a menare che avrei potuto fare il cantante con buoni risultati: se lo avessi veramente voluto mi sarei sbattuto per farlo.
E invece io, neodiplomato, di un istituto tecnico industriale scelto per poter lavorare a 18 anni, ho fatto un colloquio e sono andato a lavorare.
Oh, se ne avessi avuto veramente voglia forse l'avrei potuto fare lo stesso.
Lo so. Sono pigro, e vivo di entusiasmi a volte fugaci che muoiono in poco tempo.
Ma sono fatto così, oramai (più di vent'anni dopo) mi conosco e lo so.
E posso dire che quello che è successo non è mai stato merito o colpa di altri.
Che a 40anni, con un figlio di 9 e uno di 6, con una bella moglie che mi sopporta nonostante i miei guai (eh..no..non è proprio tempo per noi) ho ESATTAMENTE quello che volevo a 20.
Quello che era al primo posto.
Questo è rock, cazzo.
Quando mi guardo indietro e posso dire che qualcosa poteva andare diversamente, devo fare i conti solo con me, e con nessun altro. Questo è rock.
Altro che scuse, mi son sposato, sai i miei, sai lei, sai i miei figli...non esistono scuse: certo, ci sono eventi che condizionano alcune cose...tipo il surf. Ma sai perfettamente se le cose le hai pilotate te o le hanno pilotate gli altri.
Ed è rock anche accettare gli eventi come tali, non fermarsi e passare alla prossima cosa da fare.
Ed è rock continuare testardamente a credere che qualcosa comunque può ancora succedere. Continuare ad accennare nuove canzoni, anche se magari non le tiri giù. Però poi magari le tiri giù sul serio. E prima o poi le registrerai.
Ed è rock cominciare a scrivere, mettersi in gioco, avere voglia di partecipare perchè uno si è rotto di fare sempre e solo lo spettatore, e fai poco, perchè ne hai poco da dare, ma almeno quello non lo lasci lì a vagare nel grigio.
E' rock scoprire che tuo figlio conosce delle canzoni che tu non conosci, e che come te alla sua età comincia a mettere la musica nella sua testa al primo posto.
E' rock avere ancora voglia di fare l'amore con la tua donna, come la prima settimana, dopo 12 anni, e sentire che ce l'avrai ancora per un sacco di tempo. E pensare che la voglia è la stessa ma che 12 anni fa il sesso era molto peggio di adesso.
E' rock andare a un concerto, e battere le mani, e cantare a squarciagola, e farlo come quando avevi 18 anni, anche se sei (e lo sai) profondamente diverso.
Se proprio c'è una cosa che mi manca, è che mi piacerebbe lasciare un segno un po' più tangibile della mia presenza in questo mondo, ma non sono mica poi tanti che ci riescono, e comunque...ho ancora tempo.
Sto ancora passando...
(Ma a pensarci "Da 0 a 10" non parlava proprio di tutto ciò? Mi è venuto in mente solo ora...)
Ragazzi, sarà che non è che di concerti ne vedo poi così tanti di recente, e anche che un concerto di Ligabue è un signor concerto, e anche che Ligabue è forse il cantante che mi ha mosso di più qualcosa dentro nella pancia e nella testa, ma le cose da scrivere son venute fuori quasi da sole...e se avessi avuto la forza di accendere il PC le avrei scritte già in macchina tornando indietro.
Qualcosa si confonderà con il post di prima...oh beh...il blog è mio e me lo gestisco io...
Quante volte ho pensato all'unico anno di scuola di chitarra lasciato lì perchè non ne avevo più voglia e mi sembrava di suonarla abbastanza bene per cantare con gli amici (seconda media...troppo giovane per capirci qualcosa sul serio).
Ma visto che si parlava di come si è a 20, a 30 e poi a 40 anni, e della fame che bisogna avere dentro la pancia, a costo di essere patetici, io ve lo devo confessare: ho passato tutta la sera a fantasticare sul venire individuato, chiamato, messo sul palco con la chitarra in mano..."Ehi, tu con la stampella, ma ne devi avere proprio voglia!! E la sai suonare la chitarra? E lo sai un mio pezzo?"...ed eccomi lì, sul palco, a iniziare "Non è tempo per noi", appunto...che non ci svegliamo mai, che abbiam sogni però troppo grandi e belli sai...
Sarai pieno di rimpianti, allora...
No.
Giusto per introdurre.
Quand'è che una vita è rock?
Dai, facile, una vita spericolata come Steve McQueen, moto, surf, stivali, India, Sudamerica, Cuba...e la California...
Col cazzo.
Ci ho pensato su.
La domanda che mi sono fatto era facile: la mia vita è o non è rock?
Stabiliamo subito che con Celentano la domanda non c'entra un beneamato cazzo.
E lasciate che vi dica che la risposta che istintivamente mi sono dato è SI.
E perchè mai un 41enne sposato con due figli che fa di mestiere il consulente informatico dovrebbe pensare della sua vita come una vita rock? Perchè guarda CSI al Giovedì sera? Perchè continua a fare la tessera degli Ultras anno dopo anno? Perchè ha una tavola da surf mai usata?
Non so se esiste una regola precisa, anzi...sono ragionevolmente sicuro che NON esista una regola precisa per definire una vita rock.
Ma so che esiste un modo rock per tirare su i figli e un modo non rock per tirare su i figli.
Che esiste un modo rock per fare un lavoro, un qualsiasi lavoro, e un modo non rock per farlo.
Che esiste un modo per sentirsi rock.
Avrei qualche indicazione. Da proporre. A ruota libera.
Cominciamo proprio dai rimpianti e i dubbi su quello che abbiamo fatto nella vita.
Una cosa è sognare, altro è desiderare, altro ancora è volere.
Che cosa volevo io? Cosa avevo in testa nelle mie priorità? Erano veramente le mie priorità?
Non ci sono cazzi: volevo aiutare quanto prima possibile la mia famiglia, e volevo una famiglia mia, che non è la stessa cosa.
Volevo poter guardare negli occhi mio figlio. I miei figli.
Non è questione se chi fa una certa vita possa o no crearsi una famiglia, parte tutto prima.
E' inutile che me la stia a menare che avrei potuto fare il cantante con buoni risultati: se lo avessi veramente voluto mi sarei sbattuto per farlo.
E invece io, neodiplomato, di un istituto tecnico industriale scelto per poter lavorare a 18 anni, ho fatto un colloquio e sono andato a lavorare.
Oh, se ne avessi avuto veramente voglia forse l'avrei potuto fare lo stesso.
Lo so. Sono pigro, e vivo di entusiasmi a volte fugaci che muoiono in poco tempo.
Ma sono fatto così, oramai (più di vent'anni dopo) mi conosco e lo so.
E posso dire che quello che è successo non è mai stato merito o colpa di altri.
Che a 40anni, con un figlio di 9 e uno di 6, con una bella moglie che mi sopporta nonostante i miei guai (eh..no..non è proprio tempo per noi) ho ESATTAMENTE quello che volevo a 20.
Quello che era al primo posto.
Questo è rock, cazzo.
Quando mi guardo indietro e posso dire che qualcosa poteva andare diversamente, devo fare i conti solo con me, e con nessun altro. Questo è rock.
Altro che scuse, mi son sposato, sai i miei, sai lei, sai i miei figli...non esistono scuse: certo, ci sono eventi che condizionano alcune cose...tipo il surf. Ma sai perfettamente se le cose le hai pilotate te o le hanno pilotate gli altri.
Ed è rock anche accettare gli eventi come tali, non fermarsi e passare alla prossima cosa da fare.
Ed è rock continuare testardamente a credere che qualcosa comunque può ancora succedere. Continuare ad accennare nuove canzoni, anche se magari non le tiri giù. Però poi magari le tiri giù sul serio. E prima o poi le registrerai.
Ed è rock cominciare a scrivere, mettersi in gioco, avere voglia di partecipare perchè uno si è rotto di fare sempre e solo lo spettatore, e fai poco, perchè ne hai poco da dare, ma almeno quello non lo lasci lì a vagare nel grigio.
E' rock scoprire che tuo figlio conosce delle canzoni che tu non conosci, e che come te alla sua età comincia a mettere la musica nella sua testa al primo posto.
E' rock avere ancora voglia di fare l'amore con la tua donna, come la prima settimana, dopo 12 anni, e sentire che ce l'avrai ancora per un sacco di tempo. E pensare che la voglia è la stessa ma che 12 anni fa il sesso era molto peggio di adesso.
E' rock andare a un concerto, e battere le mani, e cantare a squarciagola, e farlo come quando avevi 18 anni, anche se sei (e lo sai) profondamente diverso.
Se proprio c'è una cosa che mi manca, è che mi piacerebbe lasciare un segno un po' più tangibile della mia presenza in questo mondo, ma non sono mica poi tanti che ci riescono, e comunque...ho ancora tempo.
Sto ancora passando...
(Ma a pensarci "Da 0 a 10" non parlava proprio di tutto ciò? Mi è venuto in mente solo ora...)
Un tempo per...(ieri sera il Liga...)
Ieri sera sono andato a vedere il concerto del Liga, con tanto di stampella.
Non ho saputo o voluto rinunciarci.
In una sua canzone dice (cito a memoria e sono responsabile delle inesattezze):"a 18 anni non sai niente, o forse sai già tutto e non dovresti crescere più".
Non sono d'accordo.
A 18 anni sei quello che sei, ma di cose ne sai veramente poche.
Vai molto a istinto, paura, entusiasmo, credi di essere il padrone del mondo e di avere le idee chiare, ma con il tempo poi scopri che non è così, e che la cosa (tra tante) della quale dovevi imparare di più era proprio di come eri e di quello che per te contava veramente.
Ma è giusto così.
Questo non vuol dire che a 30 anni sei meglio di quando ne avevi 20.S
olo che eri diverso.
C'è un tempo per andare a vedere Bennato ogni volta che capita a meno di 100Km da casa, c'è un tempo per andare a vedere il Liga con la stampella e con due figli dai nonni per la notte, con un po' di rimpianto perchè forse il grande poteva venire.
E sei diverso, non ci sono cazzi.
E quelli che dicono che non si sentono cambiati, secondo me, non hanno capito un cazzo o hanno perso del gran tempo.
E, come dice il Liga, "L'amore conta, e conta gli anni a chi non è mai stato pronto".
Ecco cosa, se non sei cambiato: non sei mai stato pronto.
Quella che non deve cambiare è la fame.
Vai a vedere il concerto a 40 anni, e se ci vai credendo che oramai certe cose non ti possono toccare più, che a certe cose sei superiore, che certe cose "le lascio a chi ne ha ancora voglia" ecco, allora sì che sei cambiato, ma cambiato male.
La fame non deve mancare mai.
E la voglia di cantare, urlare, saltare.
E poi fai per quello che puoi, ma la voglia e la fame dentro ti deve bruciare.
Spero di avere fame ancora per un bel po'.
Spero di averla anche quando comincerò a dover fare i conti, quando quello che avrò fi fronte sarà molto meno di quello che avrò dietro di me, quando sarò forse patetico e ridicolo macchissenefrega.
Ah, giusto, il concerto.
Una volta deciso di non rinunciare, sono stato preso da molte ansie. Riuscirò a parcheggiare vicino? La gamba mi darà fastidio? E la coda all'ingresso? E riuscirò a trovare un posto dove riuscire anche a stare in piedi se serve senza massacrarmi?
Insomma...le solite paranoie.
E poi è stata una serata al limite della perfezione.
Parcheggio trovato subito e vicino. Coda presente ma non stravolgente, ingresso poco dopo l'apertura dei cancelli.Posto forse perfettibile, ma ero proprio dietro al mixer, con la ringhiera per appoggiarmi, con il palco proprio di fronte e dritto...insomma....ma ci vogliamo lamentare?
E poi più di due ore filate di rock, sudore, cori, emozioni...non potevo saltare, ma la fame dentro c'era, e il concerto me lo sono visto in piedi tipo gru dall'inizio alla fine.
Eccheccazzo.
Con alcuni gustosi fuori programma.
A parte i soliti incontri con amici e semplici conoscenti (Genova l'ae un paise), assolutamente mitico l'incontro con la Stefi Brusconi, che si presenta con una collega della Paola...alla quale stavamo tenendo il posto (anzi I POSTI, per lei e la sua amica, appunto...)!!
Unbelievable.
Il giusto giro di carica per arrivare all'estate.
E la molla per riprendere un po' il giro...troppo tempo senza concerti rock.
"Ci han concesso solo una vita, soddisfatti o no qua non rimborsano mai...": sta a noi riempirci il borsellino di cose buone...
Non ho saputo o voluto rinunciarci.
In una sua canzone dice (cito a memoria e sono responsabile delle inesattezze):"a 18 anni non sai niente, o forse sai già tutto e non dovresti crescere più".
Non sono d'accordo.
A 18 anni sei quello che sei, ma di cose ne sai veramente poche.
Vai molto a istinto, paura, entusiasmo, credi di essere il padrone del mondo e di avere le idee chiare, ma con il tempo poi scopri che non è così, e che la cosa (tra tante) della quale dovevi imparare di più era proprio di come eri e di quello che per te contava veramente.
Ma è giusto così.
Questo non vuol dire che a 30 anni sei meglio di quando ne avevi 20.S
olo che eri diverso.
C'è un tempo per andare a vedere Bennato ogni volta che capita a meno di 100Km da casa, c'è un tempo per andare a vedere il Liga con la stampella e con due figli dai nonni per la notte, con un po' di rimpianto perchè forse il grande poteva venire.
E sei diverso, non ci sono cazzi.
E quelli che dicono che non si sentono cambiati, secondo me, non hanno capito un cazzo o hanno perso del gran tempo.
E, come dice il Liga, "L'amore conta, e conta gli anni a chi non è mai stato pronto".
Ecco cosa, se non sei cambiato: non sei mai stato pronto.
Quella che non deve cambiare è la fame.
Vai a vedere il concerto a 40 anni, e se ci vai credendo che oramai certe cose non ti possono toccare più, che a certe cose sei superiore, che certe cose "le lascio a chi ne ha ancora voglia" ecco, allora sì che sei cambiato, ma cambiato male.
La fame non deve mancare mai.
E la voglia di cantare, urlare, saltare.
E poi fai per quello che puoi, ma la voglia e la fame dentro ti deve bruciare.
Spero di avere fame ancora per un bel po'.
Spero di averla anche quando comincerò a dover fare i conti, quando quello che avrò fi fronte sarà molto meno di quello che avrò dietro di me, quando sarò forse patetico e ridicolo macchissenefrega.
Ah, giusto, il concerto.
Una volta deciso di non rinunciare, sono stato preso da molte ansie. Riuscirò a parcheggiare vicino? La gamba mi darà fastidio? E la coda all'ingresso? E riuscirò a trovare un posto dove riuscire anche a stare in piedi se serve senza massacrarmi?
Insomma...le solite paranoie.
E poi è stata una serata al limite della perfezione.
Parcheggio trovato subito e vicino. Coda presente ma non stravolgente, ingresso poco dopo l'apertura dei cancelli.Posto forse perfettibile, ma ero proprio dietro al mixer, con la ringhiera per appoggiarmi, con il palco proprio di fronte e dritto...insomma....ma ci vogliamo lamentare?
E poi più di due ore filate di rock, sudore, cori, emozioni...non potevo saltare, ma la fame dentro c'era, e il concerto me lo sono visto in piedi tipo gru dall'inizio alla fine.
Eccheccazzo.
Con alcuni gustosi fuori programma.
A parte i soliti incontri con amici e semplici conoscenti (Genova l'ae un paise), assolutamente mitico l'incontro con la Stefi Brusconi, che si presenta con una collega della Paola...alla quale stavamo tenendo il posto (anzi I POSTI, per lei e la sua amica, appunto...)!!
Unbelievable.
Il giusto giro di carica per arrivare all'estate.
E la molla per riprendere un po' il giro...troppo tempo senza concerti rock.
"Ci han concesso solo una vita, soddisfatti o no qua non rimborsano mai...": sta a noi riempirci il borsellino di cose buone...
giovedì, marzo 23, 2006
Valore Civile...
In questi giorni ho saputo che Fabrizio Quattrocchi è stato insignito della Medaglia d'Oro al Valor Civile.
Dal Presidente, su indicazione del Ministro dell'Interno.
Devo dire che sono rimasto sconcertato.
O c'è qualcosa che non ci è stato detto (e non mi meraviglierei, visto come è andata la vicenda e come veniamo puntualmente presi in giro su quello che succede là e non solo là) oppure stiamo perdendo il senso delle parole e delle cose.
Medaglia d'Oro al Valor Civile?
E perchè mai, scusate?
Allora diamo la medaglia d'oro anche a Carlo Giuliani?
Fa differenza qual'è l'arma che li ha uccisi?
Ambedue sono vittime, sfortunate vittime, di circostanze, ma anche delle loro azioni.
Ambedue non sono eroi, non sono morti per una causa, non sono certamente un esempio per gli altri.
Ambedue hanno violato diverse leggi per fare quello che stavano facendo, uno il mercenario al soldo delle corporate americane in zona di guerra, l'altro assalire (come reazione a una violenta carica) le forse dell'ordine per rabbia e per vendetta.
Non voglio mettere sullo stesso piatto, non voglio paragonare, non voglio giudicare.
Ma ditemi per quale misterioso motivo io dovrei ritenere Fabrizio Quattrocchi un esempio da imitare.
Perchè non lo capisco.
In questo modo lo si mette sullo stesso piano di Calipari, o dei militari morti a Nassiriya (spero di averlo scritto giusto).
Per quanto coinvolti in una guerra ingiusta e crudele, loro non ne erano certamente responsabili, erano lì per una missione che il nostro stato gli aveva dato, e sono morti compiendo fino in fondo il loro dovere.
Questo non ce lo possiamo dimenticare.
Ma Fabrizio Quattrocchi no.
Fabrizio Quattrocchi non era dissimile dai turisti rapiti nello Yemen, solo che lui il turista lo faceva non pagando, ma pagato, e pagato molto bene. Nessuno gli aveva detto di andare o gli aveva dato una missione, aveva scelto lui di lavorare per delle compagnie private, per garantire la sicurezza degli imprenditori americani che erano a fare gli affari in Iraq.
Sapeva di correre dei rischi, li correva per soldi (non certo per degli ideali), i "rischi" si sono concretizzati, a lui è andata peggio dei suoi compari e dei turisti dello Yemen.
Se i rischi fossero stati finti di certo non lo avrebbero pagato così bene.
Siamo tutti dispiaciuti per quello che è successo, ma da lì a farlo diventare un eroe della nazione ce ne passa.
O invece una missione ce l'aveva.
O invece lui era lì perchè qualcuno ce l'ha mandato.
E allora le menzogne sulla nostra "missione di pace" da svelare sono ancora molte...
Davvero non so cosa scegliere come opzione migliore...mi vergogno solo un po' di più di essere italiano.
Dal Presidente, su indicazione del Ministro dell'Interno.
Devo dire che sono rimasto sconcertato.
O c'è qualcosa che non ci è stato detto (e non mi meraviglierei, visto come è andata la vicenda e come veniamo puntualmente presi in giro su quello che succede là e non solo là) oppure stiamo perdendo il senso delle parole e delle cose.
Medaglia d'Oro al Valor Civile?
E perchè mai, scusate?
Allora diamo la medaglia d'oro anche a Carlo Giuliani?
Fa differenza qual'è l'arma che li ha uccisi?
Ambedue sono vittime, sfortunate vittime, di circostanze, ma anche delle loro azioni.
Ambedue non sono eroi, non sono morti per una causa, non sono certamente un esempio per gli altri.
Ambedue hanno violato diverse leggi per fare quello che stavano facendo, uno il mercenario al soldo delle corporate americane in zona di guerra, l'altro assalire (come reazione a una violenta carica) le forse dell'ordine per rabbia e per vendetta.
Non voglio mettere sullo stesso piatto, non voglio paragonare, non voglio giudicare.
Ma ditemi per quale misterioso motivo io dovrei ritenere Fabrizio Quattrocchi un esempio da imitare.
Perchè non lo capisco.
In questo modo lo si mette sullo stesso piano di Calipari, o dei militari morti a Nassiriya (spero di averlo scritto giusto).
Per quanto coinvolti in una guerra ingiusta e crudele, loro non ne erano certamente responsabili, erano lì per una missione che il nostro stato gli aveva dato, e sono morti compiendo fino in fondo il loro dovere.
Questo non ce lo possiamo dimenticare.
Ma Fabrizio Quattrocchi no.
Fabrizio Quattrocchi non era dissimile dai turisti rapiti nello Yemen, solo che lui il turista lo faceva non pagando, ma pagato, e pagato molto bene. Nessuno gli aveva detto di andare o gli aveva dato una missione, aveva scelto lui di lavorare per delle compagnie private, per garantire la sicurezza degli imprenditori americani che erano a fare gli affari in Iraq.
Sapeva di correre dei rischi, li correva per soldi (non certo per degli ideali), i "rischi" si sono concretizzati, a lui è andata peggio dei suoi compari e dei turisti dello Yemen.
Se i rischi fossero stati finti di certo non lo avrebbero pagato così bene.
Siamo tutti dispiaciuti per quello che è successo, ma da lì a farlo diventare un eroe della nazione ce ne passa.
O invece una missione ce l'aveva.
O invece lui era lì perchè qualcuno ce l'ha mandato.
E allora le menzogne sulla nostra "missione di pace" da svelare sono ancora molte...
Davvero non so cosa scegliere come opzione migliore...mi vergogno solo un po' di più di essere italiano.
DGF (Deejay Grande Fratello)
Queste settimane di forzato riposo mi hanno fatto fare un sacco di cose che non facevo da tempo.
Ho guardato molta meno televisione di quello che avrei pensato, ma ho anche scritto e letto molto meno...beh...letto un pochettino sì...
E ho suonato veramente poco...cazzo.
Ma un po' di tele l'ho guardata, e in orari decisamente inconsueti per me.
Avevo letto da qualche parte, ma non avevo mai provato e non avevo chiesto conferme, che Deejay chiama Italia era diventata anche una trasmissione televisiva, e mi incuriosiva molto l'idea di guardarla, non sapevo cosa aspettarmi...
Ho aspettato gli ultimi giorni perchè mi venisse in mente al momento giusto (come al solito quando hai molto tempo da perdere ne perdi un sacco...) ma alla fine ce l'ho fatta...divano, telecomando, quasi le undici....Deejay TV...ecco.
E praticamente diventi un ospite di Radio Deejay, un guardone autorizzato, un amico muto delle persone che lavorano lì.
E così scopri come si "muove" una radio, come funzionano le cose, cosa si dicono le persone...certo, ti chiedi anche quanto siano consapevoli del guardone, se qualcosa è cambiato da quanto le telecamere sono "aperte", ma devo dire che quello che si vede è estremamente naturale, spontaneo...
Stamattina c'è stato pure l'ospite importante, il Liga, ed è stato bello vedere l'arrivo alla chetichella, le strette di mano...bello per chi della pomposità della televisione un po' ne ha piene le scatole, e capisce subito quando qualcuno è a proprio agio oppure è ingessato...per esempio, proprio il Liga, quando è andato da Celentano...tutta un'altra cosa...vabbè...sto divagando.
Questa sorta di intimità mediatica mi ha tirato fuori strane sensazioni, contrastanti, e mi ha fatto pensare. Mi ha fatto pensare di scrivere qualcosa che potesse poi essere anche una lettera per Linus (che, e non vuole essere una sviolinata, è uno di quei personaggi "leggeri" che ritengo importanti, per me ma non solo, che vivono una loro dimensione che viene molto spesso trascurata e che invece dovrebbe essere un esempio per molti...appunto, un altro esempio? Fabio Fazio) e un brano per il mio blog.
Di cosa sto parlando? Mah...come dare una definizione..."l'insostenibile leggerezza della distanza"?
Vedere Deejay chiama Italia fa capire quanto le persone che ammiriamo, le persone "famose", i nostri idoli, siano persone normali, per carità, speciali per quanto sono riusciti a fare, a costruire, ma normali perchè si comportano "in ufficio" non molto diversamente da quanto facciamo noi, anche se stanno facendo una trasmissione che ascoltano milioni di persone. Che attorno a loro ci sono persone assolutamente normali, che li aiutano e li supportano, e che vivono il loro lavoro come se fosse un lavoro qualunque, giustamente, ogni tanto si rompono le palle persino. Arriva il Liga e neanche alzano il sopracciglio. E non è supponenza, superiorità, tronfiaggine...è tutto perfettamente normale.
Viene fuori l'invidia, per gli idoli e per chi lavora con loro (ma come avrà fatto, come sarà riuscito/a a essere lì, perchè lui/lei e non io), il rifiuto della normalità (ma che fa!?!?! SBUFFA?!?!?!)...insomma, un po' di bile in circolo.
E poi malinconia e languore, ti rendi conto di quanto chi è così vicino e fa di tutto per esserti vicino (l'idea della trasmissione "aperta" credo nasca dalla volontà di mettersi ancora di più vicini alla gente, di farsi vedere e sentire più vicini) in realtà è lontanissimo, e sei dibattuto dall'idea di sbatterti per rompere le barriere e la sgradevole sensazione di diventare a quel punto un insopportabile molestatore...chi sei tu per diventare "speciale" in mezzo a tanta gente che vorrebbe? E hai 41 anni, moglie e due figli...ma non essere ridicolo..e il tempo scorre via inesorabile...
OK OK, fino ad ora solo dolore e lacrime...tutto qui? Volevi farci capire che sei incazzato con il mondo e con te perchè non hai fatto niente di speciale...andata. E adesso?
E adesso mi chiedo poi come sia per loro, cosa pensino loro di questi "guardoni" e "ascoltoni".
Se per noi è difficile, quanto per loro è "sostenibile" questa distanza...che è necessaria per la loro vita, perchè non sia risucchiata e consumata sa migliaia di altre.
Credo ci voglia una sana dose di realismo e di cinismo....ma quanto? E quanto questo poi ti corrode dentro oppure ti lascia tranquillo? Quanto ti fanno piacere le attenzioni e quanto ti danno fastidio? Come decidere di mollare un po' e....ecco, sì, ora parlerò un po' con lui, magari mi è simpatico, magari un potenziale amico...ma io gli sono simpatico o parla con me perchè sono Nicola Savino? Quanto si riesce a capire di chi hai di fronte in 10 secondi? Quanti hanno 10 secondi per riuscire a farsi capire? Come ci si sente ad avere migliaia di persone che non riescono a non darti del tu perchè ti conoscono da una vita e per te sono degli emeriti sconosciuti?
Delle tante cose che sogno, alcune sono ricorrenti, e una di queste è proprio questa: per fortuite coincidenze conoscere qualcuno, qualcuno di quelli nella mia lista, e riuscire a stabilire un contatto, vero. Riuscire a vedersi, magari invitarlo a cena, riuscire a parlare con lui di questo, come di tante altre cose. E scoprirlo proprio come te lo sei immaginato.
Credo che i nomi nella mia lista siano così.
Credo.
Chissà se lo saprò mai.
Mi chiedo anche se io sarei capace di essere così, o, raggiunta la notorietà, diventerei insopportabilmente pomposo, supponente...
A essere onesti tante cose mi sono girate per la testa, veramente un tourbillon di sensazioni confuse. Non so se sono riuscito a focalizzarle tutte, non so nemmeno se sono riuscito a buttare giù in maniera decente quelle che sono riuscito a focalizzare.
C'è stato un momento, oggi, che ho acceso la radio in cucina e lasciato la TV accesa in salotto...mi stavo preparando la abbondante colazione che doveva sostituire anche il pranzo...e ho giocato con la "vera" trasmissione e il dietro le quinte...viaggiavo nel tempo, e sentivo le cose in cucina per poi risentirle poco dopo in salotto..(2 o 3 secondi..che avete capito...delay tecnico...Deejay TV è comunque via satellite...fa un sacco di strada in più il segnale...), e sul pezzo che suonava guardavo il Farolfi preparare le cose per il seguito, sentivo i commenti fuori onda, e...oh, non ci posso fare niente...mi sembrava di essere lì...
OK, è anche un po' patetico, una sorta di "Sposerò Simon Le Bon" venticinque anni più vecchio...ma che ci volete fare...
Ma di una cosa sono sicuro, quella sì: questo è un reality show che mi piace. Magari è solo un gioco, magari c'è davvero la voglia di dare qualcosa in più alle persone che ti seguono, magari l'abbiamo guardato in 10, magari più gente di quella che paga per guardare il Grande Fratello.
Magari...
Scremato tutto, resta la voglia di concretizzare quello che hai sentito, perchè ti sei accorto che qualcosa ti ha fatto. Qualcosa ti ha mosso.
E così, dopo aver perso un sacco di tempo, eccolo qua, finalmente con la tastiera in mano. E vediamo di non perderla più...
Ho guardato molta meno televisione di quello che avrei pensato, ma ho anche scritto e letto molto meno...beh...letto un pochettino sì...
E ho suonato veramente poco...cazzo.
Ma un po' di tele l'ho guardata, e in orari decisamente inconsueti per me.
Avevo letto da qualche parte, ma non avevo mai provato e non avevo chiesto conferme, che Deejay chiama Italia era diventata anche una trasmissione televisiva, e mi incuriosiva molto l'idea di guardarla, non sapevo cosa aspettarmi...
Ho aspettato gli ultimi giorni perchè mi venisse in mente al momento giusto (come al solito quando hai molto tempo da perdere ne perdi un sacco...) ma alla fine ce l'ho fatta...divano, telecomando, quasi le undici....Deejay TV...ecco.
E praticamente diventi un ospite di Radio Deejay, un guardone autorizzato, un amico muto delle persone che lavorano lì.
E così scopri come si "muove" una radio, come funzionano le cose, cosa si dicono le persone...certo, ti chiedi anche quanto siano consapevoli del guardone, se qualcosa è cambiato da quanto le telecamere sono "aperte", ma devo dire che quello che si vede è estremamente naturale, spontaneo...
Stamattina c'è stato pure l'ospite importante, il Liga, ed è stato bello vedere l'arrivo alla chetichella, le strette di mano...bello per chi della pomposità della televisione un po' ne ha piene le scatole, e capisce subito quando qualcuno è a proprio agio oppure è ingessato...per esempio, proprio il Liga, quando è andato da Celentano...tutta un'altra cosa...vabbè...sto divagando.
Questa sorta di intimità mediatica mi ha tirato fuori strane sensazioni, contrastanti, e mi ha fatto pensare. Mi ha fatto pensare di scrivere qualcosa che potesse poi essere anche una lettera per Linus (che, e non vuole essere una sviolinata, è uno di quei personaggi "leggeri" che ritengo importanti, per me ma non solo, che vivono una loro dimensione che viene molto spesso trascurata e che invece dovrebbe essere un esempio per molti...appunto, un altro esempio? Fabio Fazio) e un brano per il mio blog.
Di cosa sto parlando? Mah...come dare una definizione..."l'insostenibile leggerezza della distanza"?
Vedere Deejay chiama Italia fa capire quanto le persone che ammiriamo, le persone "famose", i nostri idoli, siano persone normali, per carità, speciali per quanto sono riusciti a fare, a costruire, ma normali perchè si comportano "in ufficio" non molto diversamente da quanto facciamo noi, anche se stanno facendo una trasmissione che ascoltano milioni di persone. Che attorno a loro ci sono persone assolutamente normali, che li aiutano e li supportano, e che vivono il loro lavoro come se fosse un lavoro qualunque, giustamente, ogni tanto si rompono le palle persino. Arriva il Liga e neanche alzano il sopracciglio. E non è supponenza, superiorità, tronfiaggine...è tutto perfettamente normale.
Viene fuori l'invidia, per gli idoli e per chi lavora con loro (ma come avrà fatto, come sarà riuscito/a a essere lì, perchè lui/lei e non io), il rifiuto della normalità (ma che fa!?!?! SBUFFA?!?!?!)...insomma, un po' di bile in circolo.
E poi malinconia e languore, ti rendi conto di quanto chi è così vicino e fa di tutto per esserti vicino (l'idea della trasmissione "aperta" credo nasca dalla volontà di mettersi ancora di più vicini alla gente, di farsi vedere e sentire più vicini) in realtà è lontanissimo, e sei dibattuto dall'idea di sbatterti per rompere le barriere e la sgradevole sensazione di diventare a quel punto un insopportabile molestatore...chi sei tu per diventare "speciale" in mezzo a tanta gente che vorrebbe? E hai 41 anni, moglie e due figli...ma non essere ridicolo..e il tempo scorre via inesorabile...
OK OK, fino ad ora solo dolore e lacrime...tutto qui? Volevi farci capire che sei incazzato con il mondo e con te perchè non hai fatto niente di speciale...andata. E adesso?
E adesso mi chiedo poi come sia per loro, cosa pensino loro di questi "guardoni" e "ascoltoni".
Se per noi è difficile, quanto per loro è "sostenibile" questa distanza...che è necessaria per la loro vita, perchè non sia risucchiata e consumata sa migliaia di altre.
Credo ci voglia una sana dose di realismo e di cinismo....ma quanto? E quanto questo poi ti corrode dentro oppure ti lascia tranquillo? Quanto ti fanno piacere le attenzioni e quanto ti danno fastidio? Come decidere di mollare un po' e....ecco, sì, ora parlerò un po' con lui, magari mi è simpatico, magari un potenziale amico...ma io gli sono simpatico o parla con me perchè sono Nicola Savino? Quanto si riesce a capire di chi hai di fronte in 10 secondi? Quanti hanno 10 secondi per riuscire a farsi capire? Come ci si sente ad avere migliaia di persone che non riescono a non darti del tu perchè ti conoscono da una vita e per te sono degli emeriti sconosciuti?
Delle tante cose che sogno, alcune sono ricorrenti, e una di queste è proprio questa: per fortuite coincidenze conoscere qualcuno, qualcuno di quelli nella mia lista, e riuscire a stabilire un contatto, vero. Riuscire a vedersi, magari invitarlo a cena, riuscire a parlare con lui di questo, come di tante altre cose. E scoprirlo proprio come te lo sei immaginato.
Credo che i nomi nella mia lista siano così.
Credo.
Chissà se lo saprò mai.
Mi chiedo anche se io sarei capace di essere così, o, raggiunta la notorietà, diventerei insopportabilmente pomposo, supponente...
A essere onesti tante cose mi sono girate per la testa, veramente un tourbillon di sensazioni confuse. Non so se sono riuscito a focalizzarle tutte, non so nemmeno se sono riuscito a buttare giù in maniera decente quelle che sono riuscito a focalizzare.
C'è stato un momento, oggi, che ho acceso la radio in cucina e lasciato la TV accesa in salotto...mi stavo preparando la abbondante colazione che doveva sostituire anche il pranzo...e ho giocato con la "vera" trasmissione e il dietro le quinte...viaggiavo nel tempo, e sentivo le cose in cucina per poi risentirle poco dopo in salotto..(2 o 3 secondi..che avete capito...delay tecnico...Deejay TV è comunque via satellite...fa un sacco di strada in più il segnale...), e sul pezzo che suonava guardavo il Farolfi preparare le cose per il seguito, sentivo i commenti fuori onda, e...oh, non ci posso fare niente...mi sembrava di essere lì...
OK, è anche un po' patetico, una sorta di "Sposerò Simon Le Bon" venticinque anni più vecchio...ma che ci volete fare...
Ma di una cosa sono sicuro, quella sì: questo è un reality show che mi piace. Magari è solo un gioco, magari c'è davvero la voglia di dare qualcosa in più alle persone che ti seguono, magari l'abbiamo guardato in 10, magari più gente di quella che paga per guardare il Grande Fratello.
Magari...
Scremato tutto, resta la voglia di concretizzare quello che hai sentito, perchè ti sei accorto che qualcosa ti ha fatto. Qualcosa ti ha mosso.
E così, dopo aver perso un sacco di tempo, eccolo qua, finalmente con la tastiera in mano. E vediamo di non perderla più...
venerdì, febbraio 24, 2006
Eccheccavolo...
Sono fin troppi giorni che non scrivo niente...ma è stato un periodo strano e intenso...e continua ad esserlo.
Sono sopravvissuto a 2 settimane estranianti e esaurienti di corso intenso sui prodotti Siemens, fatto sul luogo di lavoro...che si sono tradotti in giornate lunghe 10 ore nelle quali le pause venivano sfruttate per lavorare...il tutto passato con 7 punti sul pollice derivati dall'asportazione della verrucona che mi ci era venuta.
Il tutto era cominciato subito dopo alla bellissima notte del Superbowl passata con il mio cugino americano Anthony venito apposta da Londra per poter vedere il Superbowl in compagnia, il Superbowl dove giocava la SUA squadra, quella dove giocava il suo idolo di quando da ragazzo giocava anche lui...gli Steelers che avevano vinto il titolo..
Che bel weekend, passato a fargli vedere quanto Genova era diventata bella, portandolo a cena in un posto giusto, dove godere della giusta atmosfera, il cibo semplice ma buono e del buon vino.
Attorno a tutto questo il marasma più totale, l'ansia delle scadenze, la lotta contro gli ingranaggi arrugginiti per farli muovere, una buona dose di stress, alcune occasioni che si sono dimostrate fumo falso.
E poi...le Olimpiadi...
Ebbene sì, sono uno di quelli che si fanno trascinare dal romanticismo dell'evento, che nonostante gli sponsor, le polemiche, la filosofia e lo spirito olimpico un po' imbastardito non riescono a vedere le Olimpiadi se non come l'unico evento nel quale anche chi non è ipermiliardatosponsoranabolizzatopallonatoetelevisivizzato riesce a diventare un eroe. E allora sì, confesso di essere affascinato, di provare un brivido quando vedo un atleta gioire e andare sul podio a ricevere una medaglia, di rimanere a bocca aperta alla cerimonia di apertura.
E provo una sincera ammirazione per chi arriva alle Olimpiadi come il signor nessuno, dopo anni di gare e allenamenti nel totale menefreghismo dei giornalii e delle televisioni e quindi di tutti noi, e improvvisamente diventa l'eroe di tutti, di tutti quelli che hanno bisogno di lui per far finta di brillare un po' di più, che tentano di rubargli un pochettino di quella gloria.
E amo sinceramente quelli che fanno finta di illanguidirsi nel gioco, ma che capisci che ti stanno guardando negli occhi e ti dicono "Caro, sono venuto a darti il tuo bocconcino di gloriettina, ma la medaglia a casa me la porto io, e che sia chiaro che l'ho fatto per me, non per voi che fino a ieri, e dopodomani, non vi ricorderete neanche più chi sono."
Zoeggeler e Fabris, i 4 del fondo...che idoli.
E sono contento, sinceramente contento, anche per Torino.
Viverci per due anni, alla fine, me l'ha messa nel cuore. E siccome so molto bene quanto è bello vedere la propria città trasformarsi, diventare più bella, riempirsi di vita...ecco..sono contento per Torino e i torinesi, quelli che conosco e quelli che non conosco.
E sono in attesa...
Non so bene di che cosa...ma sono in attesa, inquieto, irrequieto, nervoso, stanco.
Non vedo l'ora di andare a sciare. Davvero. Più degli altri anni, più di molte altre volte.
Forse proprio esserci andato anche a Natale mi ha fatto venire più voglia...ma anche tutto questo ambaradan...
Venerdì sera, aggiornando un po' di roba, e ascoltando Niccolò Fabi.
E finalmente scrivendo qualcosa...di nuovo...
Buona notte a tutti...e buon weekend....eccheccavolo.
Sono sopravvissuto a 2 settimane estranianti e esaurienti di corso intenso sui prodotti Siemens, fatto sul luogo di lavoro...che si sono tradotti in giornate lunghe 10 ore nelle quali le pause venivano sfruttate per lavorare...il tutto passato con 7 punti sul pollice derivati dall'asportazione della verrucona che mi ci era venuta.
Il tutto era cominciato subito dopo alla bellissima notte del Superbowl passata con il mio cugino americano Anthony venito apposta da Londra per poter vedere il Superbowl in compagnia, il Superbowl dove giocava la SUA squadra, quella dove giocava il suo idolo di quando da ragazzo giocava anche lui...gli Steelers che avevano vinto il titolo..
Che bel weekend, passato a fargli vedere quanto Genova era diventata bella, portandolo a cena in un posto giusto, dove godere della giusta atmosfera, il cibo semplice ma buono e del buon vino.
Attorno a tutto questo il marasma più totale, l'ansia delle scadenze, la lotta contro gli ingranaggi arrugginiti per farli muovere, una buona dose di stress, alcune occasioni che si sono dimostrate fumo falso.
E poi...le Olimpiadi...
Ebbene sì, sono uno di quelli che si fanno trascinare dal romanticismo dell'evento, che nonostante gli sponsor, le polemiche, la filosofia e lo spirito olimpico un po' imbastardito non riescono a vedere le Olimpiadi se non come l'unico evento nel quale anche chi non è ipermiliardatosponsoranabolizzatopallonatoetelevisivizzato riesce a diventare un eroe. E allora sì, confesso di essere affascinato, di provare un brivido quando vedo un atleta gioire e andare sul podio a ricevere una medaglia, di rimanere a bocca aperta alla cerimonia di apertura.
E provo una sincera ammirazione per chi arriva alle Olimpiadi come il signor nessuno, dopo anni di gare e allenamenti nel totale menefreghismo dei giornalii e delle televisioni e quindi di tutti noi, e improvvisamente diventa l'eroe di tutti, di tutti quelli che hanno bisogno di lui per far finta di brillare un po' di più, che tentano di rubargli un pochettino di quella gloria.
E amo sinceramente quelli che fanno finta di illanguidirsi nel gioco, ma che capisci che ti stanno guardando negli occhi e ti dicono "Caro, sono venuto a darti il tuo bocconcino di gloriettina, ma la medaglia a casa me la porto io, e che sia chiaro che l'ho fatto per me, non per voi che fino a ieri, e dopodomani, non vi ricorderete neanche più chi sono."
Zoeggeler e Fabris, i 4 del fondo...che idoli.
E sono contento, sinceramente contento, anche per Torino.
Viverci per due anni, alla fine, me l'ha messa nel cuore. E siccome so molto bene quanto è bello vedere la propria città trasformarsi, diventare più bella, riempirsi di vita...ecco..sono contento per Torino e i torinesi, quelli che conosco e quelli che non conosco.
E sono in attesa...
Non so bene di che cosa...ma sono in attesa, inquieto, irrequieto, nervoso, stanco.
Non vedo l'ora di andare a sciare. Davvero. Più degli altri anni, più di molte altre volte.
Forse proprio esserci andato anche a Natale mi ha fatto venire più voglia...ma anche tutto questo ambaradan...
Venerdì sera, aggiornando un po' di roba, e ascoltando Niccolò Fabi.
E finalmente scrivendo qualcosa...di nuovo...
Buona notte a tutti...e buon weekend....eccheccavolo.
giovedì, gennaio 12, 2006
Che vergogna...
Ho scritto (meglio...iniziato) questo intervento la mattina dopo il Porta a Porta della sera dell'arresto di Fiorani (o della sera dopo)...sull'onda del disgusto. L'ho completato solo oggi, ma ho lasciato i "tempi" invariati...e ho pensato di mettere questa piccola prefazione per spiegare...buona lettura.
Che vergogna.
Nel solito salottino buono di Rai 1 ieri sera si è glorificato il sistema bancario italiano.
E tutte le persone conivolte sono tutte brave persone, il governatore della Banca d'Italia è una persona di grande spessore, impensabile che abbia avallato e coperto appropriazioni indebite.
Che vergogna.
Tutti a premurarsi di ribadire che il caso è isolato, che chi ha commesso dei reati deve pagare ma che NOOOO, niente di illegale è stato fatto dagli organi di controllo, che NOOOOO la politica non può intervenire per disturbare l'indipendenza del mondo finanziario, che NOOOOO Fiorani non si è comprato favori politici in cambio di aiuti economici.
Particolarmente comiche erano le posizioni del nuovo direttore generale della Banca Popolare Italiana (che ovviamente non poteva parlare della precedente gestione), di Luigi Grillo e del tizio della Lega.
Partiamo dal fondo: è appurato da fatti non smentiti che i voti dei membri della Lega nella commissione che doveva decidere sulle nuove norme di regolamentazione della attività di controllo del mondo bancario (trasferendolo a una authority e togliendola alla Banca d'Italia) e del mandato al governatore (rendendolo a termine, come è quello del governatore della BCE e del Presidente della Republica..., e non a vita come ora) sono improvvisamente cambiati dopo che Fiorani (amico fidato proprio del governatore) aveva comprato e salvato la banca dei leghisti.
Il rappresentante della Lega presente non ha fatto una piega, affermando che la scelta andava verso la strategia della grande banca del nord...ma secondo voi che c'entra con le regole che riguardano il governatore della Banca d'Italia?
C'entrano, c'entrano....eccome se c'entrano: Fiorani è amico di Fazio, Fiorani salva la banca dei leghisti, i leghisti salvano Fazio...non è evidente?
Dovrebbero tutti mettersi a ridere, e invece seriamente accolgono le spiegazioni come se fossero assolutamente ragionevoli e condivisibili.
Luigi Grillo ha addirittura ammesso candidamente di avere un conto alla BPI con uno scoperto di 58k€: ma come?!?!?
A me se vado sotto di 500 per più di 5 giorni mi perseguitano di telefonate...e a lui consentono di stare sotto di 58.000 euri senza fare un sussurro?
Ecco a voi il nuovo metodo di pagare tangenti....ti apro un conto, tu vai sotto di quanto decidiamo, io non ti rompo più le palle....tutto lecito e tranquillo, no?
E soprattutto...legale.
Arriviamo al nuovo direttore della BPI: addirittura lui si presenta con dei libroni, che fossero effettivamente quelli contabili o no non è dato saperlo perchè li ha sempre tenuti chiusi.
Di fatto servivano per dimostrare che certo, la situazione è sotto controllo....e tutti la possono vedere se vogliono.
E, indovinate un po', ha giurato e spergiurato che tutto va bene...e che doveva fare? Andare a dire che era meglio che i correntisti scappassero perchè la BPI rischia un crac della madonna?
Mah....che vergogna...
Che vergogna.
Nel solito salottino buono di Rai 1 ieri sera si è glorificato il sistema bancario italiano.
E tutte le persone conivolte sono tutte brave persone, il governatore della Banca d'Italia è una persona di grande spessore, impensabile che abbia avallato e coperto appropriazioni indebite.
Che vergogna.
Tutti a premurarsi di ribadire che il caso è isolato, che chi ha commesso dei reati deve pagare ma che NOOOO, niente di illegale è stato fatto dagli organi di controllo, che NOOOOO la politica non può intervenire per disturbare l'indipendenza del mondo finanziario, che NOOOOO Fiorani non si è comprato favori politici in cambio di aiuti economici.
Particolarmente comiche erano le posizioni del nuovo direttore generale della Banca Popolare Italiana (che ovviamente non poteva parlare della precedente gestione), di Luigi Grillo e del tizio della Lega.
Partiamo dal fondo: è appurato da fatti non smentiti che i voti dei membri della Lega nella commissione che doveva decidere sulle nuove norme di regolamentazione della attività di controllo del mondo bancario (trasferendolo a una authority e togliendola alla Banca d'Italia) e del mandato al governatore (rendendolo a termine, come è quello del governatore della BCE e del Presidente della Republica..., e non a vita come ora) sono improvvisamente cambiati dopo che Fiorani (amico fidato proprio del governatore) aveva comprato e salvato la banca dei leghisti.
Il rappresentante della Lega presente non ha fatto una piega, affermando che la scelta andava verso la strategia della grande banca del nord...ma secondo voi che c'entra con le regole che riguardano il governatore della Banca d'Italia?
C'entrano, c'entrano....eccome se c'entrano: Fiorani è amico di Fazio, Fiorani salva la banca dei leghisti, i leghisti salvano Fazio...non è evidente?
Dovrebbero tutti mettersi a ridere, e invece seriamente accolgono le spiegazioni come se fossero assolutamente ragionevoli e condivisibili.
Luigi Grillo ha addirittura ammesso candidamente di avere un conto alla BPI con uno scoperto di 58k€: ma come?!?!?
A me se vado sotto di 500 per più di 5 giorni mi perseguitano di telefonate...e a lui consentono di stare sotto di 58.000 euri senza fare un sussurro?
Ecco a voi il nuovo metodo di pagare tangenti....ti apro un conto, tu vai sotto di quanto decidiamo, io non ti rompo più le palle....tutto lecito e tranquillo, no?
E soprattutto...legale.
Arriviamo al nuovo direttore della BPI: addirittura lui si presenta con dei libroni, che fossero effettivamente quelli contabili o no non è dato saperlo perchè li ha sempre tenuti chiusi.
Di fatto servivano per dimostrare che certo, la situazione è sotto controllo....e tutti la possono vedere se vogliono.
E, indovinate un po', ha giurato e spergiurato che tutto va bene...e che doveva fare? Andare a dire che era meglio che i correntisti scappassero perchè la BPI rischia un crac della madonna?
Mah....che vergogna...
Scalfari ed io.
Credo che un po' tutti quelli che mi conoscono e tutti quelli (per ora un po' pochini) che leggono questo blog, abbiamo capito che la considerazione in me stesso non è propriamente bassa...ecco, spero almeno in parte mitigata da un po' di buon senso, e non sempre, però di certo il mio ego non si nasconde...
Da un po' avevo due argomenti che mi frullavano per il cervello in attesa del tempo e del modo di essere concretizzati in interventi sul blog, che in effetti (come qualcuno mi ha fatto notare) langue un po'.
Poi Sabato 7 Gennaio trovo Scalfari da Fabio Fazio a Che Tempo Che Fa e comincio ad ascoltarlo ed ecco che tira fuori pari pari i due concetti che volevo esprimere...uno dietro l'altro...praticamente esattamente come il avevo pensati...o dio mio...ma allora (a volte) penso anche delle cose giuste?
Beh dai..non ti allargare...diciamo che puoi dire che non sono proprio delle emerite stronzate...insomma: SCALFARI LA PENSA COME ME!!!!!
E ha ritenuto dire queste cose su una trasmissione nazionale!!
Ok Ok....mi immagino che a questo punto starete fremendo per sapere di che cosa cazzo sto parlando, per decidere se sono cose effettivamente ragionevoli o, per quanto citate da Scalfari, siano EFFETTIVAMENTE delle emerite stronzate.
Partiamo dal concetto più ardito (per le mie conoscenze e la mia esperienza): la differenza fra capitalismo produttivo e capitalismo finanziario.
Questa cosa doveva far parte di un intervento dal titolo "Io non sono comunista", in cui veniva sviluppata anche la tematica della pigrizia insita nell'animo umano...ne parlerò un'altra volta.
In pratica: chi ha dei soldi in mano, può decidere di fare due cose; o investe in maniera finanziaria, sul mercato mobiliare (azioni, fondi, futures, bond e quan'altro) o immobiliare (terreni, case...insomma il mattone) oppure crea una attività produttiva (mette su una ditta, assume gente, produce qualcosa e lo vende).
Al momento attuale i guadagni finanziari sono o tassati pochissimo o esentasse, possono sfuggire al controllo emigrando facilmente all'estero in paradisi fiscali, esistono percentuali di rischio minori o maggiori a seconda dell'operazione, ma si riescono anche a fare speculazioni "protette" da informazioni "giuste", e comunque una volta chiuso l'affare...stop, hai i soldi in tasca, il rischio c'era, prima...ma adesso è sparito.
Avete presente i milioni di euro ESENTASSE PER MERITO DI TREMONTI che Ricucci e compagnia hanno fatto sapendo in anticipo che Fazio aveva dato l'ok alla scalata Antonveneta e BNL?
Chi vuole mettere su una attività produttiva deve innanzitutto inventarsela e sperare che funzioni, cercare brava gente che lavori bene, pagare tutte le tasse possibili compresa quella su quanto ci guadagna, e poi avere il rischio come carogna sempre addosso perchè dovrà continuare a fare le cose bene se vuole continuare a guadagnare e pagare le tasse.
Ovviamente ci sono cose che non si possono cambiare, ma non sarà mica che la crisi produttiva italiana e un po' di disoccupazione nascano anche dal fatto che troppi soldi viaggiano nel capitalismo finanziario senza mai approdare in quello produttivo?
Non sarebbe più giusto tassare alla grande i guadagni ottenuti senza produrre niente e sgravare o detassare quelli di chi invece genera lavoro?
E in questo modo non si potrebbero pagare un po' meglio anche quelli che il lavoro lo fanno?
Scalfari parlando con Fazio ha detto che la sinistra italiana dovrebbe agire per riequilibrare lo stato di cose che adesso fanno prevalere la convenienza a investire nel mercato finanziario invece che in quello produttivo.
Questo mi fa pensare che le idee che mi frullavano per la testa non erano poi così irragionevoli o appartenenti al mondo dei sogni.
Chi vorrà commentare questo intervento....aggiungerà valore o meno alle stesse.
Il secondo concetto è molto più semplice, e anche, credo, condivisibile.
Parlando di etica relativamente ai recenti accadimenti che hanno coinvolto anche il lato "sinistro" della finanza, Scalfari si è meravigliato come il mondo cattolico non si inalberi a sufficienza contro chi ruba i soldi allo Stato e alla gente comune...
Il mio pensiero (che faceva parte di un discorso più ampio sul cattolicesimo, il mio rapporto con esso e le altre religioni e l'ipocrisia) era (condensando un po'): ma perchè la Chiesa, i vescovi, i parroci, Cielle e tutto il resto rompono tanto le palle a chi vuole usare il preservativo, a Dan Brown e a Harry Potter e NON DICONO FORTE E CHIARO CHE CHI RUBA I SOLDI ALLA GENTE VA ALL'INFERNO ANCHE SE NON VIOLA LA LEGGE ITALIANA (che ha depenalizzato il falso in bilancio, ricordo...) E CHE SONO DEI PECCATORI SCOMUNICATI?
Sarà mica che la cappella privata del nano portatore di benessere e l'abbazia dove Fazio si rifugiava ne verrebbero turbate e forse intaccate nell'umore?
Ne ho il vago sospetto..
Ecco qua, non so cosa pensiate di quello che ho scritto, e di quello che ha detto Scalfari.Non so cosa possiate pensare del fatto che io pensassi cose che poi Scalfari ha detto (ammesso che mi crediate).
Io mi sento contento.
Da un po' avevo due argomenti che mi frullavano per il cervello in attesa del tempo e del modo di essere concretizzati in interventi sul blog, che in effetti (come qualcuno mi ha fatto notare) langue un po'.
Poi Sabato 7 Gennaio trovo Scalfari da Fabio Fazio a Che Tempo Che Fa e comincio ad ascoltarlo ed ecco che tira fuori pari pari i due concetti che volevo esprimere...uno dietro l'altro...praticamente esattamente come il avevo pensati...o dio mio...ma allora (a volte) penso anche delle cose giuste?
Beh dai..non ti allargare...diciamo che puoi dire che non sono proprio delle emerite stronzate...insomma: SCALFARI LA PENSA COME ME!!!!!
E ha ritenuto dire queste cose su una trasmissione nazionale!!
Ok Ok....mi immagino che a questo punto starete fremendo per sapere di che cosa cazzo sto parlando, per decidere se sono cose effettivamente ragionevoli o, per quanto citate da Scalfari, siano EFFETTIVAMENTE delle emerite stronzate.
Partiamo dal concetto più ardito (per le mie conoscenze e la mia esperienza): la differenza fra capitalismo produttivo e capitalismo finanziario.
Questa cosa doveva far parte di un intervento dal titolo "Io non sono comunista", in cui veniva sviluppata anche la tematica della pigrizia insita nell'animo umano...ne parlerò un'altra volta.
In pratica: chi ha dei soldi in mano, può decidere di fare due cose; o investe in maniera finanziaria, sul mercato mobiliare (azioni, fondi, futures, bond e quan'altro) o immobiliare (terreni, case...insomma il mattone) oppure crea una attività produttiva (mette su una ditta, assume gente, produce qualcosa e lo vende).
Al momento attuale i guadagni finanziari sono o tassati pochissimo o esentasse, possono sfuggire al controllo emigrando facilmente all'estero in paradisi fiscali, esistono percentuali di rischio minori o maggiori a seconda dell'operazione, ma si riescono anche a fare speculazioni "protette" da informazioni "giuste", e comunque una volta chiuso l'affare...stop, hai i soldi in tasca, il rischio c'era, prima...ma adesso è sparito.
Avete presente i milioni di euro ESENTASSE PER MERITO DI TREMONTI che Ricucci e compagnia hanno fatto sapendo in anticipo che Fazio aveva dato l'ok alla scalata Antonveneta e BNL?
Chi vuole mettere su una attività produttiva deve innanzitutto inventarsela e sperare che funzioni, cercare brava gente che lavori bene, pagare tutte le tasse possibili compresa quella su quanto ci guadagna, e poi avere il rischio come carogna sempre addosso perchè dovrà continuare a fare le cose bene se vuole continuare a guadagnare e pagare le tasse.
Ovviamente ci sono cose che non si possono cambiare, ma non sarà mica che la crisi produttiva italiana e un po' di disoccupazione nascano anche dal fatto che troppi soldi viaggiano nel capitalismo finanziario senza mai approdare in quello produttivo?
Non sarebbe più giusto tassare alla grande i guadagni ottenuti senza produrre niente e sgravare o detassare quelli di chi invece genera lavoro?
E in questo modo non si potrebbero pagare un po' meglio anche quelli che il lavoro lo fanno?
Scalfari parlando con Fazio ha detto che la sinistra italiana dovrebbe agire per riequilibrare lo stato di cose che adesso fanno prevalere la convenienza a investire nel mercato finanziario invece che in quello produttivo.
Questo mi fa pensare che le idee che mi frullavano per la testa non erano poi così irragionevoli o appartenenti al mondo dei sogni.
Chi vorrà commentare questo intervento....aggiungerà valore o meno alle stesse.
Il secondo concetto è molto più semplice, e anche, credo, condivisibile.
Parlando di etica relativamente ai recenti accadimenti che hanno coinvolto anche il lato "sinistro" della finanza, Scalfari si è meravigliato come il mondo cattolico non si inalberi a sufficienza contro chi ruba i soldi allo Stato e alla gente comune...
Il mio pensiero (che faceva parte di un discorso più ampio sul cattolicesimo, il mio rapporto con esso e le altre religioni e l'ipocrisia) era (condensando un po'): ma perchè la Chiesa, i vescovi, i parroci, Cielle e tutto il resto rompono tanto le palle a chi vuole usare il preservativo, a Dan Brown e a Harry Potter e NON DICONO FORTE E CHIARO CHE CHI RUBA I SOLDI ALLA GENTE VA ALL'INFERNO ANCHE SE NON VIOLA LA LEGGE ITALIANA (che ha depenalizzato il falso in bilancio, ricordo...) E CHE SONO DEI PECCATORI SCOMUNICATI?
Sarà mica che la cappella privata del nano portatore di benessere e l'abbazia dove Fazio si rifugiava ne verrebbero turbate e forse intaccate nell'umore?
Ne ho il vago sospetto..
Ecco qua, non so cosa pensiate di quello che ho scritto, e di quello che ha detto Scalfari.Non so cosa possiate pensare del fatto che io pensassi cose che poi Scalfari ha detto (ammesso che mi crediate).
Io mi sento contento.
mercoledì, gennaio 11, 2006
T9
Nonostante io sia un tecnologo accanito, informato e aggiornato, ci sono certe cose che non riesco ad accettare, con le quali mi interfaccio come se fossi un uomo del primo dopoguerra davanti alla televisione....un po' come mia madre e il video registratore...
I telefonini.
Non riesco proprio a vedere quegli strani aggeggi di diverse forme e con diverse possibili evoluzioni (a farfalla, a tartaruga, a orologio etc. etc.) come degli elettrodomestici tuttofare portatili. Per me rimangono e rimarranno per sempre dei telefoni.
Foto? Filmati? Navigare in Internet? Naahhh...un telefono rimane un telefono...
L'unica cosa che concedo a questo terminale di comunicazione ambulante è di essere mio tramite per messaggi brevi e semplici..i cosiddetti SMS..non so se ne avete sentito parlare (he he).
Ma siccome sembrava troppo stupido comporre i messaggi una lettera alla volta (cosa che aveva costretto gli ingegnosissimi esseri umani a inventarsi un codice abbreviato universale da far impalliddire i codici fiscali del mitico Salvi...avete presente TVUMTB?), ecco che ti inventano il T9, un intelligentissimo software che tenta di capire quello che volevi scrivere e ce lo mette al posto tuo, basta che schiacci in sequenza i tasti con le lettere giuste....
Come tutti gli intelligentissimi software fatti da comuni mortali (tipicamente stranieri) è tutt'altro che infallibile, e così dall'ineffabile T9 escono parole sbagliate o non escono parole comunissime...
Così ti capita di dare del voi ai tuoi amici, scrivere cose del tipo "Ieri in salvato pranzo"...insomma, farci la figura del ignorante..
E allora io mi vendico....
Sai che faccio?
Mi invento il gioco del 2006: far sbagliare apposta il T9 (tanto oramai lo sanno tutti che esiste) e far fare a LUI la figura dello scemo!!!
E così sbaglio APPOSTA i tasti e vedo cosa esce fuori...provateci..è spassosissimo...è come giocare con lo scemo del villaggio....e poi c'è da immaginare l'ignaro destinatario del messaggio...cosa penserà? Darà la colpa al T9? Riderà e sarà preoccupato?
ECCHISSENEFREGA!!!
L'importante è che mi diverto un casino io....
I telefonini.
Non riesco proprio a vedere quegli strani aggeggi di diverse forme e con diverse possibili evoluzioni (a farfalla, a tartaruga, a orologio etc. etc.) come degli elettrodomestici tuttofare portatili. Per me rimangono e rimarranno per sempre dei telefoni.
Foto? Filmati? Navigare in Internet? Naahhh...un telefono rimane un telefono...
L'unica cosa che concedo a questo terminale di comunicazione ambulante è di essere mio tramite per messaggi brevi e semplici..i cosiddetti SMS..non so se ne avete sentito parlare (he he).
Ma siccome sembrava troppo stupido comporre i messaggi una lettera alla volta (cosa che aveva costretto gli ingegnosissimi esseri umani a inventarsi un codice abbreviato universale da far impalliddire i codici fiscali del mitico Salvi...avete presente TVUMTB?), ecco che ti inventano il T9, un intelligentissimo software che tenta di capire quello che volevi scrivere e ce lo mette al posto tuo, basta che schiacci in sequenza i tasti con le lettere giuste....
Come tutti gli intelligentissimi software fatti da comuni mortali (tipicamente stranieri) è tutt'altro che infallibile, e così dall'ineffabile T9 escono parole sbagliate o non escono parole comunissime...
Così ti capita di dare del voi ai tuoi amici, scrivere cose del tipo "Ieri in salvato pranzo"...insomma, farci la figura del ignorante..
E allora io mi vendico....
Sai che faccio?
Mi invento il gioco del 2006: far sbagliare apposta il T9 (tanto oramai lo sanno tutti che esiste) e far fare a LUI la figura dello scemo!!!
E così sbaglio APPOSTA i tasti e vedo cosa esce fuori...provateci..è spassosissimo...è come giocare con lo scemo del villaggio....e poi c'è da immaginare l'ignaro destinatario del messaggio...cosa penserà? Darà la colpa al T9? Riderà e sarà preoccupato?
ECCHISSENEFREGA!!!
L'importante è che mi diverto un casino io....
venerdì, ottobre 28, 2005
Grillo, Report e la nostra opinione
Credo che sia il caso di riappropriarci del diritto di avere un’opinione.
Ci hanno convinto che non era necessario e ci hanno abituato a non averne bisogno.
Le nostre opinioni oramai sono conto terzi.
Le informazioni le hanno delle persone che noi guardiamo litigare in televisione o sui giornali e poi scegliamo quella che dice le cose che a noi sembrano più giuste.
Ma in realtà quasi mai sappiamo bene che cosa abbiamo scelto.
Io non voglio più scegliere l’opinione di un altro.
Voglio avere PRIMA tutte le informazioni che servono, crearmi un opinione e poi confrontarmi con quelle delle persone che devo scegliere come mio rappresentante.
Magari mettermi in discussione e anche cambiare la mia opinione sentendo le opinioni degli altri, in televisione, ma anche per strada, sul lavoro, sul treno.
Non voglio continuare a discutere su chi è più credibile, chi è più simpatico, chi è più telegenico, su quello che ha detto uno o quello che ha detto l’altro.
Voglio parlare degli argomenti, non dei politici.
Pretendo il diritto di decidere chi ha ragione sulla base di quello che penso e di quello che dice INDIPENDENTEMENTE DAL SUO SCHIERAMENTO.
E credo di non essere solo.
Come si spiegano sennò i successi di Beppe Grillo e di Report.
Abbiamo fame di informazioni.
Abbiamo fame di informazioni chiare, non filtrate.
Non interpretabili.
E affidabili.
Come dice Beppe Grillo sempre di più la reputazione diventa un bene prezioso.
Loro non pretendono di essere fonti di informazioni sicure e affidabili.
Siamo noi che le riconosciamo come tali.
Evidentemente c’è un motivo.
Da un certo punto di vista Beppe e Milena fanno la stessa cosa, Beppe con più brillantezza e simpatia probabilmente (credo che Milena non se la prenderà, anzi, penso che sia d’accordo; e poi lei non è antipatica, ma di Beppe Grillo ce n’è uno solo).
Ci sbattono davanti al muso verità scomode, e non le loro opinioni.
Le cose, i fogli, i fatti, le persone.
Non pretendono di dirci cosa è meglio o cosa è peggio. Ci dicono “non accontentavi di quello che vi viene passato su un piatto d’argento”.
E cercano di darci gli elementi per crearci un opinione, nostra, vera, INDIPENDENTE.
Per questo mi sono interessato ai gruppi Meetup, evoluzione quasi naturale del movimento di interesse che il Blog di Beppe Grillo ha creato.
Gruppi di persone che evidentemente condividono questa mia fame e non si accontentano di guardare.
E così nasce una comunità virtuale distribuita in tutta Italia e anche fuori.
Ma soprattutto nascono gruppi di persone che decidono di uscire dal “virtuale” e di impegnarsi nel reale.
Che decidono di impegnarsi per fare in modo che le informazioni circolino più liberamente, più direttamente.
Che non sanno bene cosa li ha spinti, cosa vogliono fare, cosa vogliono ottenere, ma che preferiscono mettersi in gioco e scoprirlo strada facendo piuttosto che aspettare di averlo deciso.
A Genova siamo partiti.
Siamo ancora alla ricerca della nostra identità, della ricerca di un posto dove vederci.
Siamo ancora in pochi.
Ma siamo partiti.
La sera del mio primo incontro davvero non sapevo cosa aspettarmi. Poteva essere una riunione di amiconi fans del Beppe che si raccontavano le sue battute davanti a una birra.
Ero aperto ad ogni eventualità.
Mi ha colpito l’incredibile assonanza di idee tra persone sconosciute e eterogenee, in modo quasi comico.
Dai 20 ai 50 anni, uomini e donne, intellettuali e operai, riservati e simpaticoni, puntigliosi e faciloni, teorici e concreti.
11 persone che si incontrano per un motivo e non per caso così diverse tra loro penso sia statisticamente un miracolo.
Una bella cosa.
Non so come andrà avanti, se riusciremo a superare le prime difficoltà, se riusciremo a mettere insieme qualcosa di concreto, tanto meno se mai riusciremo a ottenere qualcosa.
Ma quel poco che è successo già ora è comunque una bella cosa.
http://beppegrillo.meetup.com
Andateci a fare un giro…scoprirete che anche nella vostra città c’è qualcuno che ha voglia di mettersi in gioco come noi e, spero, come voi.
Ci hanno convinto che non era necessario e ci hanno abituato a non averne bisogno.
Le nostre opinioni oramai sono conto terzi.
Le informazioni le hanno delle persone che noi guardiamo litigare in televisione o sui giornali e poi scegliamo quella che dice le cose che a noi sembrano più giuste.
Ma in realtà quasi mai sappiamo bene che cosa abbiamo scelto.
Io non voglio più scegliere l’opinione di un altro.
Voglio avere PRIMA tutte le informazioni che servono, crearmi un opinione e poi confrontarmi con quelle delle persone che devo scegliere come mio rappresentante.
Magari mettermi in discussione e anche cambiare la mia opinione sentendo le opinioni degli altri, in televisione, ma anche per strada, sul lavoro, sul treno.
Non voglio continuare a discutere su chi è più credibile, chi è più simpatico, chi è più telegenico, su quello che ha detto uno o quello che ha detto l’altro.
Voglio parlare degli argomenti, non dei politici.
Pretendo il diritto di decidere chi ha ragione sulla base di quello che penso e di quello che dice INDIPENDENTEMENTE DAL SUO SCHIERAMENTO.
E credo di non essere solo.
Come si spiegano sennò i successi di Beppe Grillo e di Report.
Abbiamo fame di informazioni.
Abbiamo fame di informazioni chiare, non filtrate.
Non interpretabili.
E affidabili.
Come dice Beppe Grillo sempre di più la reputazione diventa un bene prezioso.
Loro non pretendono di essere fonti di informazioni sicure e affidabili.
Siamo noi che le riconosciamo come tali.
Evidentemente c’è un motivo.
Da un certo punto di vista Beppe e Milena fanno la stessa cosa, Beppe con più brillantezza e simpatia probabilmente (credo che Milena non se la prenderà, anzi, penso che sia d’accordo; e poi lei non è antipatica, ma di Beppe Grillo ce n’è uno solo).
Ci sbattono davanti al muso verità scomode, e non le loro opinioni.
Le cose, i fogli, i fatti, le persone.
Non pretendono di dirci cosa è meglio o cosa è peggio. Ci dicono “non accontentavi di quello che vi viene passato su un piatto d’argento”.
E cercano di darci gli elementi per crearci un opinione, nostra, vera, INDIPENDENTE.
Per questo mi sono interessato ai gruppi Meetup, evoluzione quasi naturale del movimento di interesse che il Blog di Beppe Grillo ha creato.
Gruppi di persone che evidentemente condividono questa mia fame e non si accontentano di guardare.
E così nasce una comunità virtuale distribuita in tutta Italia e anche fuori.
Ma soprattutto nascono gruppi di persone che decidono di uscire dal “virtuale” e di impegnarsi nel reale.
Che decidono di impegnarsi per fare in modo che le informazioni circolino più liberamente, più direttamente.
Che non sanno bene cosa li ha spinti, cosa vogliono fare, cosa vogliono ottenere, ma che preferiscono mettersi in gioco e scoprirlo strada facendo piuttosto che aspettare di averlo deciso.
A Genova siamo partiti.
Siamo ancora alla ricerca della nostra identità, della ricerca di un posto dove vederci.
Siamo ancora in pochi.
Ma siamo partiti.
La sera del mio primo incontro davvero non sapevo cosa aspettarmi. Poteva essere una riunione di amiconi fans del Beppe che si raccontavano le sue battute davanti a una birra.
Ero aperto ad ogni eventualità.
Mi ha colpito l’incredibile assonanza di idee tra persone sconosciute e eterogenee, in modo quasi comico.
Dai 20 ai 50 anni, uomini e donne, intellettuali e operai, riservati e simpaticoni, puntigliosi e faciloni, teorici e concreti.
11 persone che si incontrano per un motivo e non per caso così diverse tra loro penso sia statisticamente un miracolo.
Una bella cosa.
Non so come andrà avanti, se riusciremo a superare le prime difficoltà, se riusciremo a mettere insieme qualcosa di concreto, tanto meno se mai riusciremo a ottenere qualcosa.
Ma quel poco che è successo già ora è comunque una bella cosa.
http://beppegrillo.meetup.com
Andateci a fare un giro…scoprirete che anche nella vostra città c’è qualcuno che ha voglia di mettersi in gioco come noi e, spero, come voi.
giovedì, ottobre 27, 2005
La mia storia
Su un altro sito mi hanno chiesto di parlare della mia esperienza professionale, le mie scelte e le mie peripezie, nell'ambito di una discussione su Genova e il lavoro.
Questo è il risultato:
"A grande richiesta, su questi schermi...LA MIA STORIA!!! (il ta-tta-ta-taaa fatelo voi..grazie ;-))) )
Nel Luglio del 1983 mi sono diplomato (G. Galilei...un TC) e sfruttando l'opportunità di saltare l'inutile parentesi militare a Ottobre entro in Elsag.
Vabbè, lo ammetto, ero un secchione e ho preso 60..ok?
I 6 anni in Elsag sono stati elettrizzanti da un lato ma mi hanno spaventato da un altro. Elettrizzanti perchè sono andato a lavorare nel settore di ricerca centralizzata occupandomi (ovviamente a basso livello, da neo diplomato) di cose estremamente interessanti e quindi imparando un sacco.
E avendo vicino a me persone che si occupavano di cose incredibili come il trattamento delle immagini, il riconoscimento e la generazione della voce, la creazione di un sistema multiprocessore modulare...insomma: con rimpianto devo dire di aver capito dopo, magari un poì più maturo, quanto quello che facevo fosse di livello tecnologico veramente avanzato.
Nel mio piccolo lavoravo in un team che si occupava dell'implementazione di architetture su silicio, in progetti autonomi o in collaborazione: con CSELT lavoravamo su un chip per l'elaborazione dei segnali audio in funzione del riconoscimento del parlato connesso...oh...anni 80 ragassi, 20 anni fa.Da buon diplomato "eseguivo" quello che il progettista "progettava", ma per quello sono diventato l'esperto Elsag dei primi sistemi di disegno e simulazione di reti logiche che proprio noi avevamo introdotto.
6 anni spesi bene.
La parte che mi ha spaventato è stata l'immobilità, i tempi lenti. Ero giovane (sono entrato in Elsag che ancora non avevo 19 anni) e ho cominciato a scalpitare.
Tramite un mio carissimo amico ho avuto l'opportunità di cambiare radicalmente: assistenza tecnica in Hewlett Packard, più che un nome un mito.
E l'ho presa al volo.
In HP ci sono rimasto 12 anni, ma non ho avuto problemi nè di tempi lenti nè di immobilità...anzi.Il livello "tecnologico" del lavoro si è abbassato di molto, ma ho acquisito la capacità di fronteggiare in prima persona problemi, prendersi responsibilità, acquisire la fiducia di un cliente e poi doverla mantenere, mettersi in gioco continuamente e accettare le sfide.Sono partito dal riparare plotter con il cacciavite, sono arrivato a gestire progetti infrastrutturali, alcuni da qualche miliardo di vecchie lire.
Passando per il training, assistenza telefonica, consulenza...un po' di tutto.
Non ho mai pensato di abbandonare Genova, nonostante i primi 2 anni a Torino in pianta stabile e le decine di migliaia di chilometri in macchina per raggiungere clienti sempre di più in giro e sempre meno a Genova (e qua ci si potrebbe ricollegare al discorso dello stato del lavoro in questa città...).
Nel 2001, arrivato il secondo figlio, ho capito che il problema doveva essere risolto.
E invece che andarmene mi sono rimesso in gioco un'altra volta, ho lasciato, ammetto con un po' di rimpianto perchè sono stati anni bellissimi insieme a persone splendide, la multinazionale e i progetti miliardari per una piccola realtà genovese, per capire se era possibile mantenere un profilo economico accettabile senza vivere in macchina (ovviamente ho dovuto anche rinunciare ad aspettative economiche diverse da quello possibili sul territorio).
Sono passati 4 anni.
Ho anche tentato di uscire dall'informatica senza successo, ho aperto una ditta individuale e fatto il freelance, ora ho re-iniziato un lavoro più stabile ma ancora come consulente esterno....insomma, sono stati 4 anni poco tranquilli e, in alcuni momenti, anche critici.
Mi sono pentito? MAI.
Sinceramente vi dirò che se mi capitasse l'occasione per fare qualche anno da "trasfertista" e raggranellare qualche soldo in più probabilmente lo farei. Ho una casa da pagare e un po' di sicurezza in più non guasta.
Ma non la vado a cercare.
Ho rinunciato alla carriera, a più soldi, alla "sicurezza", ma ho passato 4 anni vicino al mare, alla famiglia, agli amici...come dice una nota pubblicità...alcune cose non hanno prezzo. Certo, per una persona con la mia esperienza e con il mio "pedigree" forse è più facile mettersi in gioco. L'altra faccia della medaglia è che sei più "costoso" di chi inizia e che quello che trovi la maggior parte delle volte non è al "livello" della tua esperienza....machissenefrega.Insomma: non è finita.
Ma mi sento di poter dire...si può fare. Resistiamo e non diamola vinta alla umida e fredda Padania...:-))"
Questo è il risultato:
"A grande richiesta, su questi schermi...LA MIA STORIA!!! (il ta-tta-ta-taaa fatelo voi..grazie ;-))) )
Nel Luglio del 1983 mi sono diplomato (G. Galilei...un TC) e sfruttando l'opportunità di saltare l'inutile parentesi militare a Ottobre entro in Elsag.
Vabbè, lo ammetto, ero un secchione e ho preso 60..ok?
I 6 anni in Elsag sono stati elettrizzanti da un lato ma mi hanno spaventato da un altro. Elettrizzanti perchè sono andato a lavorare nel settore di ricerca centralizzata occupandomi (ovviamente a basso livello, da neo diplomato) di cose estremamente interessanti e quindi imparando un sacco.
E avendo vicino a me persone che si occupavano di cose incredibili come il trattamento delle immagini, il riconoscimento e la generazione della voce, la creazione di un sistema multiprocessore modulare...insomma: con rimpianto devo dire di aver capito dopo, magari un poì più maturo, quanto quello che facevo fosse di livello tecnologico veramente avanzato.
Nel mio piccolo lavoravo in un team che si occupava dell'implementazione di architetture su silicio, in progetti autonomi o in collaborazione: con CSELT lavoravamo su un chip per l'elaborazione dei segnali audio in funzione del riconoscimento del parlato connesso...oh...anni 80 ragassi, 20 anni fa.Da buon diplomato "eseguivo" quello che il progettista "progettava", ma per quello sono diventato l'esperto Elsag dei primi sistemi di disegno e simulazione di reti logiche che proprio noi avevamo introdotto.
6 anni spesi bene.
La parte che mi ha spaventato è stata l'immobilità, i tempi lenti. Ero giovane (sono entrato in Elsag che ancora non avevo 19 anni) e ho cominciato a scalpitare.
Tramite un mio carissimo amico ho avuto l'opportunità di cambiare radicalmente: assistenza tecnica in Hewlett Packard, più che un nome un mito.
E l'ho presa al volo.
In HP ci sono rimasto 12 anni, ma non ho avuto problemi nè di tempi lenti nè di immobilità...anzi.Il livello "tecnologico" del lavoro si è abbassato di molto, ma ho acquisito la capacità di fronteggiare in prima persona problemi, prendersi responsibilità, acquisire la fiducia di un cliente e poi doverla mantenere, mettersi in gioco continuamente e accettare le sfide.Sono partito dal riparare plotter con il cacciavite, sono arrivato a gestire progetti infrastrutturali, alcuni da qualche miliardo di vecchie lire.
Passando per il training, assistenza telefonica, consulenza...un po' di tutto.
Non ho mai pensato di abbandonare Genova, nonostante i primi 2 anni a Torino in pianta stabile e le decine di migliaia di chilometri in macchina per raggiungere clienti sempre di più in giro e sempre meno a Genova (e qua ci si potrebbe ricollegare al discorso dello stato del lavoro in questa città...).
Nel 2001, arrivato il secondo figlio, ho capito che il problema doveva essere risolto.
E invece che andarmene mi sono rimesso in gioco un'altra volta, ho lasciato, ammetto con un po' di rimpianto perchè sono stati anni bellissimi insieme a persone splendide, la multinazionale e i progetti miliardari per una piccola realtà genovese, per capire se era possibile mantenere un profilo economico accettabile senza vivere in macchina (ovviamente ho dovuto anche rinunciare ad aspettative economiche diverse da quello possibili sul territorio).
Sono passati 4 anni.
Ho anche tentato di uscire dall'informatica senza successo, ho aperto una ditta individuale e fatto il freelance, ora ho re-iniziato un lavoro più stabile ma ancora come consulente esterno....insomma, sono stati 4 anni poco tranquilli e, in alcuni momenti, anche critici.
Mi sono pentito? MAI.
Sinceramente vi dirò che se mi capitasse l'occasione per fare qualche anno da "trasfertista" e raggranellare qualche soldo in più probabilmente lo farei. Ho una casa da pagare e un po' di sicurezza in più non guasta.
Ma non la vado a cercare.
Ho rinunciato alla carriera, a più soldi, alla "sicurezza", ma ho passato 4 anni vicino al mare, alla famiglia, agli amici...come dice una nota pubblicità...alcune cose non hanno prezzo. Certo, per una persona con la mia esperienza e con il mio "pedigree" forse è più facile mettersi in gioco. L'altra faccia della medaglia è che sei più "costoso" di chi inizia e che quello che trovi la maggior parte delle volte non è al "livello" della tua esperienza....machissenefrega.Insomma: non è finita.
Ma mi sento di poter dire...si può fare. Resistiamo e non diamola vinta alla umida e fredda Padania...:-))"
lunedì, ottobre 17, 2005
Franco Scoglio (addendum)
Sailing Channel è il canale che nel pacchetto Sky tratta di nautica in genere.
Sabato zappando qua e là ci sono capitato, anche perchè sapevo che molti erano i servizi che riguardavano il Salone Nautico di Genova (manifestazione alla quale volente o nolente sono anch'io come tutti i genovesi affezionato).
Inizia un documentario sulla storia dei 45 anni del Salone...interessante....lo guardo.
Il documentario dura una decina di minuti, dei quali gli ultimi 3 sono occupati dal commento del e dalle interviste rilasciate dai tifosi durante e dopo il funerale di Franco Scoglio.
No comment.
Sabato zappando qua e là ci sono capitato, anche perchè sapevo che molti erano i servizi che riguardavano il Salone Nautico di Genova (manifestazione alla quale volente o nolente sono anch'io come tutti i genovesi affezionato).
Inizia un documentario sulla storia dei 45 anni del Salone...interessante....lo guardo.
Il documentario dura una decina di minuti, dei quali gli ultimi 3 sono occupati dal commento del e dalle interviste rilasciate dai tifosi durante e dopo il funerale di Franco Scoglio.
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