giovedì, agosto 31, 2006

Il Mare Verticale Secondo

Lo so, lo so, l'ho già usato una volta senza permesso e adesso lo rifaccio, sono un villano.
Beh..stavolta un villano confortato dal fatto che la legittima proprietaria del termine non ha fatto rimostranze...per cui...
Andiamo a incominciare.
Dopo un po' di anni finalmente è tornato il mare grosso.
Cioè: un po' di anni riferito al posto (Varigotti) e alle volte che io ero in spiaggia.
Per "mare grosso" non intendo quello incazzato nero che è meglio che ne stai lontano anche se sei un nuotatore provetto e conosci perfettamente posto, fondale, correnti etc. etc.
Per "mare grosso" intendo quello che mostra la sua forza con onde a volte anche di ragguardevole dimensione e forza, ma regolari, ben distanziate una dall'altra, magari in serie con intervalli di relativa calma.
A Varigotti le serie sono tipicamente di tre.
Non so perchè.
Insomma, quel mare dove ci si può tuffare tranquillamente (se sei un nuotatore provetto e che conosce perfettamente...insomma, quella roba lì) per andare un po' più in là, ad aspettare quelle un po' più grosse.
Prendere il tempo giusto, darsi una bella spinta, e precipitare verso riva sostenuti dall'onda che corre sotto.
Con una tavola da surf sarebbe meglio, ma a Varigotti la particolare conformazione del fondo (prego rileggere Il Mare Verticale Primo) non permette l'utilizzo delle tavole, che hanno bisogno di un fondo che molto più gradualmente risalga verso riva perchè l'onda possa essere sfruttata in tutta la sua lunghezza...
E così a Varigotti, da sempre, si fa solo con il costume.
Da piccolo avevo solo le pinne ad aiutarmi nella spinta iniziale, ora neanche quelle.
Anche se le pinne prima o poi me le porto di nuovo per fare qualche esperimento...
Vabbè.
Varigotti è un posto così, e più in là, ad aspettare quelle più grosse, ci si ritrova a essere sempre i soliti.
Quest'anno ci siamo divertiti.
Ma non era a tutto ciò che si riferisce il titolo.
E allora vaffanculo, come ti sei permesso di riutilizzarlo a sbafo per la seconda volta?
Calma....
Il "mare grosso" mette a disposizione altre attività ludiche interessanti.
Tipo lasciarsi a corpo morto sul bagnasciuga e farsi frullare dalle onde.
Saltare contro l'onda che arriva e ritrovarsi sospeso in volo sopra al mare "dietro" l'onda con relativo tuffo.
Guardare con la faccia triste tuo figlio che sta giocando mentre un onda enorme ti sta per sovverchiare e farlo morire dal ridere.
Ma una di queste mi piace più delle altre.
Forse perchè è (poco) più rischiosa.
Forse perchè siamo ancora in meno a farlo.
Forse perchè si fa sempre e solo in maniera inaspettata sorprendendo tutti.
Forse perchè è un piccolo atto di fiducia verso il mare ricambiato dal suo sostegno.
Mettiamo che stai parlando con tuo cugino.
L'argomento è l'ultimo scandalo sul calcio, sostenuto buttando sempre un occhio sui bambini che si fanno sollazzare dalle onde che fanno stragi di asciugamani, telefonini, giornali, ciabatte in maniera assolutamente randomica.
Poi la vedi.
Ah sì, è quella giusta, arriva per prima e quindi quasi niente più risucchio a riva.
La vedi già bella appuntita verso il cielo, con il fronte bello inclinato, ma non abbastanza grossa da "rompere" prima di arrivare a riva.
La osservi bene e capisci che sì, è proprio lei.
E all'improvviso, a metà di una frase, o di una parola, scatti.
Corsa veloce lungo il bagnasciuga, e proprio nel momento in cui l'onda risucchia via tutta l'acqua e il fronte diventa improvvisamente verticale (ecco qua...he he), un attimo prima che cada sul pietrisco (a volte anche pietre belle dure), ti butti braccia e testa avanti contro quel muro d'acqua, un tuffo orizzontale sopra un letto di pietre, aspettando che l'onda ti accolga e ti salvi da uno schianto altrimenti scontato.
Possibilmente urlando.
Anche dopo.
Se sbagli il tempo in anticipo le tue costole ti saranno infinitamente grate del dolore profondo inflitto loro dalla caduta sulle pietre e non farai neanche in tempo a lamentarti che l'onda ti avrà ammuchiato ai piedi di tuo cugino che non ha ancora finito la frase.
Se sbagli il tempo in ritardo, l'onda ti prende bella incazzata che sei ancora in piedi, e tuo cugino lo falci secco sugli stinchi.
Vabbè dai, oramai non ne sbaglio una...
E, cazzo, è proprio una goduria...
Anche guardare le facce di quelli che si sono visti passare a fianco uno che urlava verso un onda incazzata nera e ce l'hanno visto sparire dentro...
Snoopy direbbe "Cicca Cicca Cicca"...

BIBASA

(Back In Black dopo Assenza Senza Avviso)
Settembre è ormai vicinissimo, le ferie sono finite, e la "Depressione Post Vacanze" della quale ho già trattato l'anno scorso si insinua inesorabile.
Ma (almeno per ora) non parlerò di nuovo di ciò.
Vorrei invece quasi scusarmi con il mio (piccolissimo) pubblico.
Ho notato, in quasi tutti i blog che vado a leggere, che è buona usanza lasciare un post di commiato prima di lunghe assenze tipo le vacanze.
Si che le mie pause sono frequenti e a volte più lunghe delle vacanze stesse, però è una cosa diversa.
Quando mi sono ritrovato con i piedi nella sabbia, adagiato sulla sdraio, in completa beatitudine, improvvisamente ho avvertito come una leggera sensazione di disagio dietro alla testa.
Mi sono reso conto di vivere dentro Matrix? No, mi siete venuti in mente TUTTI voi (che è facile, quei 5 o 6...ecco).
Vi ho immaginati anelanti, sudati, oppressi dal caldo e mancanti persino del conforto di una mia elucubrazione (te l'ho detto Ele, lo faccio diventare un marchio registrato...he he he).
Ebbene sì, il mio ego smisurato mi ha portato a pensare persino una roba come quella...a volte esagero.
Per fortuna, almeno, ne sono cosciente.
Comunque ho pensato che un minimo di cenere sulla testa per questa Assenza Senza Avviso mi ci stava bene.
Ed eccomi qua a spargermela....
Siete caldamente invitati a esplicitare le vostre rimostranze tramite commento al presente post per rendere la cenere anche più calda...
Il rientro è stato difficile.
Forse le ferie troppo poche.
Forse la carenza di entusiasmo in generale e anche sul lavoro.
Sicuramente anche una situazione mentale non particolarmente limpida e serena.
Ma se mi ritrovo a scrivere solo adesso (Giovedì) dopo ben 4 giorni di permanenza in ufficio, non è perchè mi sono ritrovato straordinariamente oberato di lavoro.
Stavolta il ritorno è stato assolutamente in nero (Back In Black...).
Beh, se mi ritrovo qua a scrivere forse sto un po' risalendo la china...ma ho paura che la DPV sia lì in aqguato..ancora da scontare.
Vi terrò informati.
Mi sembra arrivato il momento di porre fine a questo post assolutamente senza senso.
Ah, lamentatevi del mancato avviso ma guai a voi a protestare per il titolo: BIBASA mi piace un sacco.

6000 persone

Non vuole essere un racconto di una serata speciale, anche se lo è stata.
Non vuole essere una celebrazione, anche se forse ci starebbe pure.
E non vuole neanche essere un attestato di stima (un po' anche autostima) per chi ha contribuito a fare in modo che funzionasse tutto, anche se forse se (ce) lo meriterebbero.
E allora?
Sono due le emozioni forti che mi sono rimaste nella testa quella sera.
Completamente diverse.
La prima molto istintiva, molto "on the road".
"Dall'altra parte" di quando si fa uno spettacolo c'ero già stato, anzi, pure dalla parte di chi allo spettacolo partecipa attivamente , ma sempre, ovviamente, per cose limitate nello spazio e nel numero delle persone.
Sì, al massino poche centinaia in un teatrino.
Poi entri a far parte della macchina organizzativa di una serata di Beppe Grillo (oh già, ancora non avevo detto dell'oggetto del contendere...), che, per quanto sia un po' naif e a sorpresa, porta a riempire una delle piazze di Genova, migliaia di teste dietro le transenne, un tappeto che si estende a perdita d'occhio e che finisce solo dove l'impianto (che è quel che si poteva) permette alla gente di sentire, che è poi comunque dove tu quasi non vedi più.
E tu sei lì, in quel momento fungi diciamo da servizio d'ordine, guardi le prime file, quelli attaccati alle transenne, e poi ti sollevi un po' e guardi dietro quelli, e poi ancora dietro...e pensi..."oh cazzo".
E un barlume (lieve e appena appena accennato) di quello che vuol dire "guardare negli occhi" 10000 persone da un palco ti si affaccia nella mente.
Bello.
Bello montare, bello provare, bello esserci, bello smontare.
Bello persino entrare in macchina in un posto ASSOLUTAMENTE proibito per portare dei pezzi (he he he).
Bello tutto.
OK.
E poi?
La seconda va un po' più in là, e un po' più giù.
Mi ha colpito come un pugno durante, l'ho elaborata subito dopo, me la sono tenuta dentro per scriverla adesso.
Quando è venuto fuori che ci sarebbe stato da organizzare l'evento a sorpresa legato alla battaglia contro gli inceneritori, un po' ci siamo spaventati.
Siamo un gruppo abbastanza ristretto di persone assolutamente normali (anche se Manuela e Giacomo proprio normali normali non sono...ed è grazie soprattutto a loro se siamo qui a parlare di tutto ciò), con le loro vite e i loro problemi, impegni, cazzi, figli, mogli, parenti etc. etc.
Non ci chiamiamo mica "David Zard", e l'esperienza nell'organizzazione di una serata in piazza era prossima allo zero.
Nella discussione sul budget possibile, sui problemi tecnici, sui problemi logistici e tutto il resto, una nota polemica aveva un po' turbato la serenità di tutti: ma perchè il Beppe non ci mette lui a disposizione un service, un palco, dei microfoni...della gente che monti e smonti...diavolo, non possiamo mica pensare di investire centinaia di euro (se non migliaia)..e lui staff, organizzazione, impianti per i palazzetti e per le piazze ne ha a disposizione quanti ne vuole.
Perchè la regola era chiara: non voglio una lira, ci metto la faccia, le gambe e la voce, ci porto scienziati ed esperti, ma dovete arrangiarvi.
Qualcuno si era quasi arrabbiato, e io confesso di essere stato vicino alle posizioni di chi era non proprio d'accordo sulla posizione del Beppe.
Diciamo che, a fronte di precise richieste dello staff, mi chiedevo come si potesse pretendere uno sforzo organizzativo del genere da un gruppo di persone come noi e con poco tempo a disposizione.
Come è andata?
Un gruppo ristretto ha fatto da motore principale, qualcuno ha attivato conoscenze e chiesto in giro. Qualcuno (tipo me) è rimasto sul confine per vincoli legati a lavoro, famiglia o altro, sperando di poter dare una mano perlomeno quel giorno lì.
Poi l'impianto è uscito da un teatro.
Poi il tecnico del suono è venuto per la soddisfazione di venire, e con lui persone e mezzi che l'impianto l'hanno portato e riportato indietro.
E la corrente è uscita da Palazzo Ducale.
Insomma: abbiamo (soprattutto hanno) messo in piedi la cosa, abbiamo portato, montato, collegato.
E la gente è cominciata ad arrivare.
Durante la serata l'argomento "Gestione del rifiuto urbano e per quale motivo bruciarlo" è stato sviscerato, Beppe ha dato, ovviamente, spettacolo, la gente, tutta quella gente, non ha creato il minimo problema.
C'è stato un momento in cui mi è sembrato di capire che "quella" serata, per Beppe, era più sentita delle altre.
Da una parte è persino ovvio: Genova è la sua città, e che la serata di Genova andasse bene gli importava un po' di più probabilmente delle serate nelle altre piazze in Italia.
Ma c'era anche qualcosa in più.
C'era un po' il figliol prodigo che torna, c'era l'amarezza del sentirsi considerato come un approfittatore, un cercatore di fama proprio dalla gente della sua terra, c'era la rabbia di chi finalmente riusciva a essere a Genova, a parlare alla gente e non a un pubblico pagante, per dire che s'è rotto i coglioni di quelli che borbottano "e sci, u Beppe Grillo, intanto lui u'g'ha a villa a Sant'Ilario...".
E ha aggiunto una cosa su di noi, una cosa che più o meno recitava così:"io sono a vostra disposizione, io ci metto la faccia, e se ne trovano anche altri che sono disposti a mettercela, ma questa serata l'hanno messa in piedi un gruppo di ragazzi, gente come voi, con due palle così e che si è rotta i coglioni di essere presa per il culo da tutti".
Ora: a parte il brivido lungo la schiena e il groppo d'orgoglio al "due palle così" urlato a tutta quella gente che ti guarda con la tua magliettina del Meetup, improvvisamente ho capito tutto, la polemica della preparazione mi è sembrata fatua, e la mia posizione drammaticamente sbagliata.
C'è un motivo preciso per il quale Grillo non può e non deve partecipare in alcun modo nella organizzazione di questi eventi, oltre a dare la sua disponibilità a esserci.
Lui deve poter salire sul palco e poter dire che quella cosa lì l'ha fatta gente comune, perchè bisogna far muovere più gente possibile, e se vai a vedere una roba che hanno messo in piedi gli "amiconi del Beppe che gli ha pagato tutto", per quale motivo ti dovrebbe venire in mente anche una vaga idea di fare qualcosa?
Tu un "amicone del Beppe" non lo sei.
E noi, tanto per chiarire, non lo siamo.
Beh, certo, ora alcuni di noi un minimo di rapporto ce l'hanno, dopo un anno di attività grandi e piccole è ovvio.
Ma sempre legato a cose possibili da fare, a possibili partecipazioni...insomma: non è che si va insieme a fare la mangiata fuoriporta...ecco.
Beppe Grillo vuole fare da catalizzatore, da motorino di avvio, non da trascinatore delle folle.
L'unico modo per provare a cambiare le cose è che tanti si mettano in testa che facendo poco, ma insieme, si riesce a fare tanto.
E queste serate, oltre per lo scopo specifico, servono per dimostrarlo: "è gente come voi, non fanno gli organizzatori di professione, non si sono messi in testa di fare 'sta roba perchè gliel'ho chiesto io, non sono il mio staff, non sono discepoli, non sono adepti, non sono pagati da me".
Questo deve essere il messaggio, chiaro e limpido.
E deve poterlo mandare assolutamente sicuro di avere, almeno su questo, la coscienza assolutamente candida.
Ecco perchè.
Se l'effetto voluto nella gente che c'era si è prodotto, lo capiremo solo nel tempo a venire.
In effetti il gruppo ha bisogno di più partecipazione, perchè la cosa funziona a lungo termine se davvero poi si fa poco in tanti, sennò i molto pochi che reggono la maggior parte del peso prima o poi esauriscono le proprie energie (e forse anche un po' si rompono le palle di sentirsi sempre da soli).
Ma sicuramente quell'effetto su di noi era vivo e pulsante subito dopo, che già pensavamo a possibili serate con Travaglio, Fazio, Gino Strada...
Vedremo cosa poi riusciremo a fare, ma una cosa è certa: io (e credo anche gli altri) non me lo chiederò più perchè il Beppe ci mette solo la faccia, le gambe e la voce.

lunedì, luglio 17, 2006

Un tranquillo week-end da paura

Succede che da qualche giorno ho la mente più sgombra, mi sento meglio.
Succede che il tempo e il mare siano perfetti.
Succede che nonostante il traffico il viaggio alla fine sia persino gradevole.
Succede che hai ancora dentro la serata con il tuo Amico e il concerto di Roger Waters.

Non è tutto perfetto.
Il Piccolo ha la febbre, la moglie non se la sente di venire giù.
Così qualcosa ti manca quando alla fine, dopo una splendida giornata di mare, vi mettete lì sotto la veranda, per prendere una aperitivo che il prode barista propone da un sacco di tempo.
Bar ufficialmente chiuso, praticamente solo noi, grandi e piccini.
Il Grande è uscito dall'acqua giusto per sorbirsi il suo analcolico alla frutta, noccioline, patatine e qualsiasi cosa gli capiti a tiro.
Stavolta l'ha tirata da quando siamo arrivati (circa le tre) fino alle otto passata, senza mai schiodarsi.
Sta diventando una piccola leggenda da quelle parti.
Addirittura gli bagno le labbra con il Negroni che mi è stato portato.
Luce che cala, colori rosati.
Silenzio, la spiaggia vuota, il mare sembra olio.
Il bagnino sta ancora smadonnando dietro a ombrelloni, sdraio e pedalò...oh beh, gli si va a dare una mano.
Fratello, cugino e consorte si godono insieme a me il momento.
Manca giusto lei.
Ma si sta bene.
Natchos, salsa ai peperoni, toast, prosciutto tagliato...niente di che, una cosa quasi improvvisata, ma messa lì è perfetta.
Dopo aver banchettato e doppiato il Negroni, per sopravvivere, niente di meglio che cacciarsi in acqua.
Tutti.
Compreso il prode barman.
E lì si aspetta che la luce vada via del tutto, facendo saltare i sassi, facendo i cross dall'acqua che così i ragazzi sulla boa ci danno di testa tuffandosi.
Poi si esce dall'acqua, doccia, ci cambiamo.
Un panino al volo, e ci tuffiamo nella vita notturna.
Un gelatino (ma non della gelateria, in emergenza elettrica...altro piccolo incidente che non turba l'armonia) passeggiata fino al molo...c'è un gruppo che suona.
E poi ti trovi con il Grande, voi due da soli, in cima al molo, a guardare le luci della Riviera e quelle di Varigotti che si riflettono sul mare.
E ti ricordi te a nove anni, quando rimanevi incantato a guardare le luci di Varigotti che si riflettevano sul mare.
E sei contento di essere lì, con tuo figlio, perchè sognavi da sempre di portarcelo, perchè sai anche che adesso magari non lo sa ancora, però speri proprio che un giorno si ritroverà lì, a pensare quando suo padre ce l'ha portato per la prima volta.
E poi si torna su, stanchi, ma felici...e si va a dormire.
Il giorno dopo il Grande scopre che il Piccolo gli ha portato un regalino.
E così al mare ci devi andare da solo, che non è proprio il massimo.
Ma la giornata è comunque bella, il mare comunque bello...e ti scopri a rifare cose che non facevi da un sacco di tempo.
Tipo stare mezz'ora a morto un po' al largo, completamente rilassato, fino quasi ad addormentarti.
O andare sulla boa a prendere il sole, fino ad asciugarti, e poi tuffarti e sentire un lungo brivido lungo la schiena.
Si torna su, richiesto a gran voce ti metti in mezzo ai tuoi figli, ancora febbrati, stretti stretti.
Le coccole sono reciproche.
Mentre aspetti la cena trovi il tempo di innaffiare qua e la, poi dopo di sistemare il letto dove dormiranno in modo che sia fresco.
Aspettate che si addormentino, e poi il viaggio verso casa.
Niente di speciale.
Tutto normale, anzi, persino con qualche imperfezione e neanche trascurabile.
Un tranquillo week-end da paura.

lunedì, luglio 10, 2006

CAMPIONI DEL MONDO!!!

CAMPIONI DEL MONDO!!!
CAMPIONI DEL MONDO!!!
CAMPIONI DEL MONDO!!!
CAMPIONI DEL MONDO!!!

Abbracciamoci tutti
e vogliamoci tanto bene
che stasera abbiamo vinto tutti!!!


Caressa Caput Mundi

venerdì, luglio 07, 2006

Il Mare Verticale Primo

Rubo il titolo (modificato leggermente dopo aver riutilizzato l'idea in un post più avanti NDR) di questo post dal titolo di un blog...perchè è attinente...spero di non far arrabbiare troppo la proprietaria del blog...e comunque chiedo scusa in anticipo...ma ci stava troppo bene.

A Varigotti, circa a 10/15 metri dalla spiaggia, c'è quello che viene chiamato lo scalino, o salto blu.
Salto blu perchè la "scogliera sommersa" (non saprei come altro definirla) che "fuoriesce" da sotto la spiaggia nella zona del bagnasciuga, termina con una scarpata, un muro, nella maggior parte della lunghezza in maniera brusca, in altri più gradatamente, lasciando spazio a un fondo di sabbia bianca, che da al mare in superficie un intenso colore azzurro.
La scarpata fa picchiare il fondo dal metro e ottanta circa del bordo ai tre metri/tre metri e mezzo della sabbia, praticamente verticale (ahhhhhhh..ecco).
La scarpata è piena di vita.
Alghe, ricci, castagnole, donzelle, saraghi, trigliette, a volte qualche cerniotta, salpe, cefali..etc. etc.
Ho iniziato da un po' di anni a praticare un po' di apnea, senza grosse pretese di prestazioni, e senza voler andare a caccia di pesci.
Ho scoperto di essere a mio agio nell'acqua, cosa fondamentale per godere appieno delle cose che si possono vedere.
Se le condizioni lo permettono, il mio giretto a controllare cosa combinano da quelle parti non me lo faccio mancare mai.
Mi piace lasciarmi cadere sul fondo e osservare i pesciolini da vicino...il mare a Luglio e ad Agosto si riempie di piccoli, alcuni adesso sono trasparenti, credo siano i piccoli saraghi. I piccoli delle castagnole sono invece già del loro cangiante colore, e quando si girano all'unisono creando una nuvola viola intenso è proprio uno spettacolo.
Mi piace tuffarmi nelle nuvole di acciughine un po' più al largo, per sparpagliarli e poi vederle tornare insieme e riformare un gruppo compatto.
Mi è capitato due volte anche di vedere un grosso predatore, pronto a fare una scorpacciata...
Tutta questa introduzione per raccontare che Domenica mi è capitata una cosa speciale.
Nel mio solito giro, in una delle rientranze di questo muro, vedo dalla superficie un insolito assembramento di castagnole particolarmente attive.
Incuriosito scendo una prima volta..e non vedo niente.
Solo delle strane alghe a forma di trombetta su una protuberanza vagamente rotonda.
Prendo respiro, e decido di approfondire. Mi aqquatto sul fondo e osservo meglio...'azz, le alghe non sono alghe ma ventose, la protuberanza non è una protuberanza, è un tentacolo.
Ma il polpo dov'è?
Ed è allora che, tormentato dai pesci, si muove leggermente e con uno dei tentacoli tenta di scacciarli...e allora lo vedo!!
Perfettamente mimetizzato con alghe e roccia, ma lo vedo.
Comincio a fare la spola fra la superficie e il fondo, la lotta continua ed è affascinante.
A un certo punto il polpo si stufa, decide che è il momento di andare, diventa grigio/blu di colpo e si muove allungando i tentacoli...spettacolare.
Se non fosse che ho il tubo in bocca, sarebbe aperta.
Mi verrebbe da esultare.
Ora: amo il mio mare, e non lo cambierei con nessun'altro.
Sul serio.
Non voglio confrontare il Mar Ligure con il Mar Rosso, o Varigotti con le Maldive. Sarebbe una bestemmia, e lo so perfettamente.
Ma casa tua è casa tua.
E Varigotti un po' casa mia lo è.
E queste cose le posso vedere quando voglio, anche in pieno Inverno: su la muta e via.
Le vedo ogni week end, ogni estate.
E' come avere un acquario a disposizione, a grandezza naturale, con i pesci che cambiano quando vogliono loro.
Andrò sul Mar Rosso.
E andrò alle Maldive.
Ma tornerò a Varigotti, e non rimpiangerò quei posti, mi sentirò fortunato e a casa.

Voyeur

Domenica.
Giornata splendida, spiaggia.
Seduto sulla sdraio, al'ombra, leggo il mio libro.
Ma non solo.
Da sempre ho il vizio di non essere solo di passaggio.
Io scruto. Sempre.
A volte anche con effetti quasi comici, come quando mia moglie mi ha sorpreso a leggere un articolo scritto su un pezzo di giornale usato per non sporcare il fondo dell'ascensore.
Osservo, non guardo.
E in una spiaggia, dove ogni ombrellone è un microuniverso a sè, di cose da osservare, sentire, carpire, ce ne sono a bizzeffe.
Dietro al mio libro tento di capire che coppia sono i due giovani lì nella fila davanti un po' più a sinistra, o quanto sono arricchiti i cafoni che mi stanno dietro.
Cosa dice la mamma al bambino lagnoso e quelle due? Non me la contano giusta.
Gli occhi, le orecchie e la mente continuano a lavorare alacremente, senza sosta.
Ogni tanto il libro si abbassa. Mi chiedo quanti stanno facendo come me e cosa si stiano chiedendo del sottoscritto.
La coscienza degli altri, il sentire il loro essere, il tentare di capire il loro momento, c'è sempre stato.

Ci sono alcuni momenti in cui questa fissazione si è fissata in maniera più profonda nella mia mente, momenti che ancora adesso ricordo distintamente, due di questi sicuramente hanno contribuito a coltivarla.

Adolescente, con l'amico delle discussioni sul senso della vita, una di quelle sere.
La nostra privilegiata finestra sul mondo, una terrazza in cima alla collina di Coronata, ai nostri piedi la Val Polcevera, quello che noi chiamavamo "Il Plastico".
Case, strade, luci...gente.
Una di queste sere, brezza nella direzione giusta, vediamo arrivare un treno alla stazione di S.P.D'Arena. Brezza giusta vuol dire aria limpida, ma anche suoni amplificati.
Sentiamo i freni, lo vediamo fermarsi e ci rendiamo conto che gli usuali rumori, le porte che si aprono, le voci e i passi di chi scende e di chi sale, i saluti ci giungono chiari come se noi fossimo sospesi a pochi metri dal binario, e siamo invece a qualche chilometro.
Infine una porta viene chiusa, sbatte.
Una sensazione quasi fisica.
E improvvisamente vengo riempito della consapevolezza di tutte le persone con le loro vite che hanno transitato per quel binario in quel momento, persone che non sanno che un po' di quel momento gliel'ho rubato a distanza.
E di questa consapevolezza rimango affascinato, ma anche turbato.

Aprile 1994.
Volo Cathay Pacific Roma - Hong Kong. Volo di andata del viaggio di nozze.
Fino a quel momento avevo preso l'aereo solo tre volte, un Roma - Genova di ritorno da un'andata in treno e un'andata (felice) e un ritorno (molto più mesto) Genova - Londra per la mitica finale di Coppa Campioni (l'ultima, prima che diventasse Champions League) a Wembley della Samp.
Quello era diverso.
14 ore sopra a mezzo mondo, deserti, montagne, l'Oriente.
Per la maggior parte immerso nel buio del cielo e nel buio di zone così poco abitate da risultare inquietanti.
La mappa che tra un film e un notiziario insulso indica a che punto siamo, nel pieno della notte "annuncia" che si dovrebbe essere sopra Nuova Delhi.
Guardo giù dal finestrino, che fino a quel momento aveva restituito solo sparute luci in mezzo al nulla, e gli occhi vengono invasi da un mare di luce.
Immenso.
E istantaneamente le luci diventano nella mia mente milioni di persone, sveglie, dormienti, ricche, povere, felici o disperate.
Case, giardini, bidonville, strade, macchine...è tutto lì, sotto ai miei occhi.
Nessuno sa che io sto guardando.
La sensazione quasi fisica del portello del treno diventa totalmente mentale, ma egualmente travolgente, affascinante, inquietante.

Da quella volta non ho mai smesso di guardare dai tanti finestrini di aereo, ogni volta pensando a tutti quelli che in quel momento stavano vivendo la loro vita.
Ho dei flash di alcuni landing approach, soprattutto in città americane tipo Chicago, o Sacramento, dove dal finestrino dell'aereo riesci a vedere le strade, le macchine, dentro le macchine.
E poi una cosa molto personale: tornavo da Barcellona, e tutta la costa ligure mi stava accompagnando, e all'improvviso lì sotto di me l'inconfondibile profilo di Varigotti e Punta Crena. Sapevo che i miei figli erano in spiaggia, improvvisa l'urgenza di chiamarli, di dirgli "guardate su, vedete la scia? Sono io, ragazzi, sto arrivando", l'impossibilità di farlo che rende quel contatto monodirezionale....anche in quel caso...voyeur...

Questa cosa, ora la faccio continuamente, in macchina mentre guido, al lavoro mentre scrivo, al mare mentre prendo il sole.
Il mio terrazzo, che da su un punto di transito regionevolmente frequentato, è, da questo punto di vista, affascinante. Finestre, negozi, macchine, gente che cammina, l'autobus, i motorini carichi di pizze...

Il mondo dei blog è quasi troppo.
Esiste una parola inglese che non so se ha una traduzione in italiano: overwhelming.
Migliaia di persone che si raccontano, che ti permettono di "guardare" quello che gli succede, che si svelano.
A volte rischio di perdermi.
Ho trovato alcuni punti di riferimento: Ele (la colpevole, quella che mi ha spinto a scrivere di più e a farmi "vedere" dagli altri...come "voyeur" non amo espormi troppo..), Elettra (volubile, ermetica, affascinante, poetica), PG (la pragmatica scrittrice), Ciccio (nonostante non sia ancora venuto a farmi visita).
Pochi altri compagni di penna.
Quasi tutte donne, qualcuno noterà.
In effetti con Ciccio il dialogo è difficile e quasi sempre conto terzi.
Credo che sia nella nostra natura: tendiamo a muoverci in questo mondo come dei galli nel pollaio, i nostri blog (anche il mio, inutile negarlo) sono delle esposizioni del nostro ego, le nostre creste.
Esponiamo pareri, scriviamo poesie, emettiamo sentenze...ci raccontiamo poco.
Almeno questo è quello che mi è sembrato nei (non molti) blog maschili che ho frequentato.
A un voyeur questo non piace.
Lui vuole carpire, non visto, la faccia nascosta della gente.

Forse, prima o poi, riuscirò a sorpassare questo guado, a far diventare il blog non la mia coda di pavone ma il posto in cui racconto me stesso, le mie forze e le mie debolezze.
Confesso di avere paura.
Confesso di avere un'altro blog, dove questo qualche volta è successo, che però ho tenuto privato.
Lo confesso.
Questa, forse, è un po' tutta una confessione.
Il primo passo?

mercoledì, luglio 05, 2006

Il momento strappato

Sono caduto un buco spazio-temporale. Più che caduto mi ci sono messo.
E così mi sono rovinato un momento magico.
Capita che io sia abbonato a Sky, e che abbia comprato il pacchetto dei mondiali.Soprattutto per guardare le partite con il commento della Gialappa's band.
Mi sono divertito un sacco.
Ho finalmente visto mitici personaggi che avevo imparato a conoscere durante anni di radiocronache.
Sapevo che il tutto era leggermente ritardato, ma pensavo di poco, e ho sottovalutato il problema.Più che sottovalutato, l'ho ignorato.
Sera calda.
Finestre aperte...spalancate.
Un silenzio surreale lungo le strade completamente vuote, turbato dal brusio inconfondibile di tante copie dello stesso telecronista che sta raccontando la stessa partita...in questo caso, al massimo due o tre.
118esimo: Pirlo tira, il portiere con le unghie manda in angolo, Del Piero batte, la palla arriva a Pirlo e...BAM, la strada esplode, la gente urla...GGGGOOOOOOLLLLLLLL....e io sto ancora guardando Pirlo che traccheggia al limite, passa a Grosso...tiro al volo e, finalmente, GOL...ma dalla bocca non mi esce niente...
In realtà ho visto un replay istantaneo, non il gol.
Sinceramente non pensavo che il delay fosse così tanto.
Avevo già visto le altre partite dell'Italia, e il problema non si era presentato...finestre chiuse? Meno gente? Non lo so. Un po' questo mi aveva convinto che il problema era più teorico che reale. E invece no.
Ieri sera mi ha lasciato un po' così....e ho cambiato canale...non avrei sopportato di vedere la fine qualche secondo dopo la fine.
E ho girato giusto in tempo per vedere il fulminante contropiede che ha portato al gol di Del Piero, quello sì, al momento giusto...ma ero ancora scottato...e l'esultanza mi è rimasta comunque un po' in gola...ma almeno quel poco era sincronizzato con il resto del mondo...
Vabbè...si impara sempre qualcosa..
Domenica m saprò regolare...

martedì, luglio 04, 2006

Del Referendum e del suo risultato

Un po' a scoppio ritardato, e con la mia ingombrante sicumera che mi fa pensare di essere legittimato a giudicare cose più grandi di me, mi verrebbe da fare una riflessione un po' controcorrente sul risultato del referendum sulla approvazione delle riforme costituzionali pensate da quei popò di genialoidi riuniti in una baita sulle alture di Brescia (o Bergamo?...non so...e sinceramente poco mi interessa...)
Prima di dare adito a malintesi: meno male che a vinto il No (anche grazie al mio piccolissimo contributo) che la riforma era veramente una chiavica.
E non voglio commentare chi, come e perchè l'aveva pensata perchè l'acidità di stomaco fa male.
E, anche se sono dichiaratamente di parte, non commenterò neanche la bicamerale e la precedente riforma per lo stesso motivo, odio pensare che i miei commenti siano forgiati da impulsi simil religiosi.
Per quanto di parte cerco sempre di rimanere obiettivo.Dunque: il No ha vinto con una stragrande maggioranza, e hanno votato la maggioranza degli aventi diritto, superando così il quorum in un referendum dove non era necessario, ma rendendolo, dal punto di vista della valutazione sociale e politica, molto più importante.

Primo capitolo della valutazione: la vittoria del No e il Polo.
Schiacciante.
Aldilà del risultato.
Le percentuali di votanti erano più alte al Nord, dove la Lega militante faceva pensare a una possibile schiacciante supremazia, anche dovuta al weekend vacanziero.
E invece anche al Nord il Si vince, e per molto poco, solo al di fuori delle grandi città.
Evidente come l'elettorato del Polo non sia stato "trascinato" dalla riforma e come quello della Lega sia diventato praticamente ininfluente.
Francamente alcune motivazioni a "favore" della riforma ("votate Si che poi la rifacciamo perchè è obiettivamente brutta") sono sembrate tragicomiche.
In realtà l'elettorato del Polo sembra anche aver votato con la propria testa, rifiutando una riforma che è sembrata più merce di scambio elettorale che veramente voluta da tutto lo schieramento di centro-destra.
Strano come questo argomento (il fatto che la riforma sia stata una forzatura voluta dalla Lega per patti sottoscritti con Berlusconi) sia stato evitato dalla "controparte" che in altre occasioni si è lanciata con furore in polemiche molto più futili...strano, ma non troppo: forse si sta già ragionando a un possibile traghettamento di voti, deputati e senatori come già avvenuto...non ci voglio neanche pensare, ma oramai sono abituato a sospettare le peggio cose.
L'andamento del voto potrebbe far pensare a uno scaricamento della Lega da parte del Polo, ma il Berlusconi teme probabilmente una emorragia di voti più alta del previsto nel caso di Lega lasciata libera di proporre candidati indipendenti.
Insomma: se qualcosa deve succedere, sarà solo perchè AN e UDC troveranno le palle per dire quello che veramente pensano (e tutti sanno, ma nessuno dice).

Secondo capitolo della valutazione: la vittoria del No e l'Unione.

Se Atene piange, Sparta non ride.
La posizione dell'Unione (dopo la commedia della bicamerale e la riforma del titolo quinto) era francamente scomoda.
E debole.
Provare ad argomentare sulla possibilità di trovare una ampia convergenza su una riforma ancora da scrivere francamente altrettanto tragicomico.
Il risultato, da un certo punto di vista...praticamente il mio, è quasi spietato: la regola dell'elettorato mobilitato dalla televisione e dalle veline viene clamorosamente smentita.
La gente vota il Polo perchè non crede nel progetto dell'Unione, più che per le sirene mediatiche del nano-pelato-perseguitato-anche-dai-magistrati-sportivi-comunisti.
Come tanti votano tappandosi il naso Prodi, altrettanti votano tappandosi il naso Berlusconi...o Casini...o Fini.
E quando c'è invece da votare per qualcosa slegato dagli equilibri di potere, ecco che, finalmente, il naso lo si può tenere aperto e votare a pieni polmoni, e al diavolo le tribunette politiche e i battibecchi.
Insomma: il malcontento che alimenta movimenti come quello di Grillo, non sono proprietà esclusiva delle teste di sinistra, e per cambiare sul serio bisogna riuscire a cambiare registro, sennò saremo eternamente inchiodati a palleggi fra una maggioranza e l'altra a colpi di 51 a 49, prospettiva più tragicomica di tutto il resto.

Terzo capitolo: il Referendum in sè

Il primo referendum da anni che supera il quorum senza richiederlo.
Il messaggio è chiaro: smettetela di romperci le balle con referendum poco chiari, su cavilli e tecnicismi, che non propongono niente e smontano solo, che in fin dei conti non riusciamo mai a capire fino in fondo.
Se il tema è chiaro, se il compito è quello di affrontare un tema generale e approvare o meno una linea ragionevolmente precisa, ecco sì che ci muoviamo, e facciamo sentire la nostra voce.
La politica referendaria va bene se i temi sono chiari, se viene chiesta l'approvazione di un'idea, anche generale, e poi il giudizio sulla concretizzazione di quella idea.
15 referendum alla volta sulla abolizione di leggi, leggine, articoli e comma, che poi lasciano solo, nella migliore delle ipotesi, dei buchi da tappare come nessuno sa ancora...mi sembra che sia uno scenario che non va bene a nessuno.
Con buona pace dei Radicali, che per tante cose ammiro e per altrettante non capisco, mi dispiace ma a quel modo non va bene.
E la gente lo ha detto chiaramente.

venerdì, giugno 23, 2006

Il Borgo

Un'altro estratto dal Ligachannel, più precisamente dall'Internet Cafè, luogo di incontri letterari.
Si parlava di "Fuori e dentro il Borgo", ci ho "elucubrato sopra"...e ne è uscita 'sta cosa qua...

Rimuginando su quanto scritto l'altra volta, pensando all'ultimo libro che ho letto (Dennis Lehane - Fuga dalla follia) e al tema generale affrontato da "Fuori e dentro il Borgo", o almeno quello che penso sia il tema generale visto che non l'ho letto, mi si è scatenata in testa una congiunzione astrale ed è venuta fuori questa roba qui che mi accingo a scrivere.
L'argomento è la condivisione di sensazioni fra me, il Liga e il Dennis, in pratica quello che sembrerebbe accomunarci, almeno a grandi linee, nel rapporto con il posto dove viviamo, anzi, quello in cui siamo cresciuti, che magari è anche quello dove viviamo.
(Il fatto che l'Internet Cafè sia una sorta di club letterario, almeno per ora, mi ha indirizzato mica male....)
Partiamo da me.
Genova è una città strana.
Lunga e stretta, divisa tra valli, arrampicata sui monti.
Io dico sempre che Genova, più che una città, è un insieme di paesi, cosa che non si discosta molto dalla realtà, visto che la Grande Genova non è un progetto poi così vecchio, e che ancora oggi molti anziani delle delegazioni dicono "andare a Genova" e non "andare in centro".
E così che ogni delegazione si sente un po' paese, con la sua o le sue chiese, con il "suo" centro, con il passeggio, dove ancora adesso ci si conosce un po' tutti.
Nelle colline le dimensioni di questi "paesi" (quelli che non sono gli agglomerati di cemento armato degli anni 70) diventano più piccole, e davvero ci si conosce tutti.
Ho 40 anni, quando ero un bambino non c'erano i centri commerciali e i multisala.
Sono cresciuto a Coronata, il quartiere era quello delle Scuole, praticamente quattro palazzi, popolarissimi.
Andare a Sampierdarena era un viaggio.
Andare in centro un'odissea.
Una splendida terrazza sul mare da una parte e la val Polcevera dall'altra.
Anche se non lo sapete, molti di voi che leggete la conoscete e l'avete vista, perchè sta proprio sopra al mega ponte dell'autostrada, proprio sopra alla galleria, appunto, Coronata.
Coronata era un posto di quelli che c'è il negozio che c'ha tutto (la Olga) dove si compra la focaccia o la brioche alla mattina prima di entrare a scuola e si lascia sul conto che poi passa la mamma.
Forse lo è ancora, i miei stanno ancora lì. Ma non credo.
A Coronata ci si conosceva tutti, ma proprio tutti.Si giocava tutti i giorni per strada, nei giardinetti. Il periodo delle bici, quello delle cannette, le piste con le grette, le biglie, i soldatini.
Trasversale il calcio-per-strada (chiedere a Stefano Benni per le regole), in un angolo da qualche parte o nel cortile della scuola o dell'asilo, rigidamente chiusi e puntualmente invasi tramite operazioni di free climbing che se mio figlio le facesse ora mi verrebbero tre infarti al giorno.
Ovviamente fuori.
E alla sera (avete presente Lettera a G.?) le mamme comparivano sui poggioli o alle finestre..."Ancora 5 minuti!!"...
Di tanti non ricordo il nome, di qualcuno eri amico, gli altri erano semplicemente "di Coronata", magari non ti parlavi mai, poi se ne intravedevi qualcuno quando eri "all'estero" ecco...era come foste stati amici da sempre.
Con il "Gruppo-da-gradinata" che ancora oggi condivide con me gioie e dolori blucerchiati è stato un po' così: Massimo OK, ma i due fratelli Tassistro non è che ci si fosse frequentati poi così tanto, loro erano più grandi, però sono "di Coronata" e così quando ci siamo ritrovati lì non è che ci siamo presentati: ci si conosceva, no?
Quando mi sono sposato ho ricevuto regali improbabili da gente impensabile: "Lo sai, si sposa il figlio della Germana..""Ma chi il nipote di Barone?"(Mio nonno, buonanima, a suo tempo dirigente della locale società sportiva, in effetti un po' mezza celebrità lo ero...)"E già..""Bisogna farle un pensiero"...a lui...cioè..classico errore, non era riferito a mia madre.
Insomma, per farvela breve: un Borgo.
Di G. ce ne sono stati tanti.
Se ne sono andati per svariati motivi, più o meno tragici.
Un po' sono andati anche dentro, ma non riesco a pensarne veramente male, è gente mia, sono cresciuti con me, andavamo a scuola insieme.
Non riesco a pensare male nemmeno dei bulletti di allora, dei prepotenti, che adesso magari incontro imbolsiti alle prese con carrozzine e bambini, e che magari so di vedere in libera uscita o di nuovo fuori.
Se fossi diventato una celebrità, non ho dubbi: per tutti loro, e anche io mi sarei sentito e mi sento ancora, sarei stato comunque "uno di Coronata".
Dennis Lehane, invece, è di Dorchester.
Dennis Lehane cresce, evidentemente, zuppo della stessa acqua.
Tanto per inquadrarlo a chi dal nome ha cavato poco, ai più è noto (o lo potrebbe diventare ora) come l'autore di "Mystic River", il libro dal quale è stato tratto lo stupendo omonimo film con Sean Penn e Tim Robbins ambedue Oscar (e Kevin Bacon no solo perchè avrebbero dovuto inventare una categoria ad hoc nuova...).
"Mystic River" è uno dei libri più belli che abbia mai letto. Punto.(il titolo italiano, grazie alla Piemme, e "La Morte Non Dimentica", che non c'entra un cazzo)
Anche se Clint Eastwood ha fatto un gran lavoro e amo molto anche il film, credetemi, vale la pena leggerlo.
Dennis l'ho conosciuto molto prima, leggendo uno dei libri legati alla serie Kenzie/Gennaro, spina dorsale della sua produzione letteraria.Scrive storie gialle che però vanno sempre un po' oltre, scrive stupendamente libri che sono tra i miei preferiti e lo consiglio vivamente a tutti, ma non è il tema di questa cosa qua.
Dennis Lehane è "uno-di-Dorchester", fino al midollo.
E traspare in tutti i suoi libri, dove la "vita-del-borgo" ne è parte fondamentale.
Pat Kenzie, Angie Gennaro e Bubba (il loro inquietante e pericolosissimo amico) sono legati indissolubilmente dal fatto che sono cresciuti insieme.
"Buoi prendimi per mano" é, at the end, una storia di quartiere.
I tre protagonisti di "Mystic River" non sono amici, non più da molto tempo, ma giocavano insieme da bambini nella stessa strada, e dopo trent'anni sono ancora legati da un filo che non si può spezzare, un filo che si portano dentro perchè sono "del borgo".
Dennis sa perfettamente qual'è il filo che li unisce, e lo spiega bene prima di dipanare la storia.
Uno dei motivi per i quali i suoi libri mi piacciono così tanto è perchè mi ci sento a casa, perchè li capisco perfettamente, perchè li trasporto a Coronata e ci stanno dentro, perchè i personaggi, i luoghi, i bar, i giardini....sembrano presi dai miei ricordi, di quando il mio mondo era il Borgo, gli altri erano come me, tutto il resto del mondo era fuori.
Io me lo immagino crescere in quartiere tipo Coronata, in un "Borgo", insieme a alcuni bambini che sono stati e magari sono ancora suoi amici, e insieme a tanti altri che non lo sono, ma sono "di-Dorchester" come lui, come noi eravamo e siamo "di-Coronata".
Per noi il pallone, per loro il baseball.
I cortili un po' sgarruppati dove rubare un po' di spazio per giocare, le smargiassate dei più grandi.
AH, e poi, ovviamente, le ragazze anzi, prima bambine, poi ragazze, poi spose...via da qui.
Ecco..."qui".
Anche per il Liga, quel "qui" non è un qui generico.
"Qui" è Correggio, è il Borgo.
E lui è "di-Correggio". Credo. Ne sono convinto.
Lo è anche quando è sul palco dell'Olimpico davanti a 60.000 persone.
Lo sarebbe anche se andasse a vivere ai Caraibi.
Lui e Dennis sanno cosa vuol dire diventare famosi, e rimanere "del-Borgo".
Non so se hanno vissuto la cosa allo stesso modo, anzi, forse è ragionevole dire che sia quasi impossibile che "uno-di-Dorchester", scrittore, possa avere qualcosa in comune con "uno-di-Correggio", cantante rock.
Ma io non sono ragionevole a volte. E sono "di-Coronata", consulente informatico.
E non mi sorprenderei se in una trattoria, davanti a una bella bistecca e a una bottiglia di vino, cominciando a parlare fra di noi scoprissimo che quel filo che ci lega alla gente dei nostri "qui" in fondo in fondo ci lega anche fra di noi, fra tutti quelli che in un "Borgo" ci sono cresciuti.
Un altro sogno da appendere in bacheca.
Di certo non si sentirà solo...
La vita rock continua...

mercoledì, giugno 21, 2006

Alter Blog Post

Segue raccolta di commenti lasciati qua e là, quando sembrava che la mia vena creativa fosse bloccata, e invece si disperdeva in mille rivoli...
Non spiegherò il chi, il perchè o il percome...giocateci un po' anche voi...sarà un gioco che ritroverete periodicamente...la prossima volta non lascerò neanche l'introduzione...
Ovviamente non sono tutti, ma una scelta...sia a mio gusto, sia a fare in modo che senza chi, perchè e percome fossero comunque ragionevolmente usufruibili...che poi siano anche interessanti beh...non sta certo a me dirlo, no?
Alè..

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Vedi SocialTribe i Pink Floyd sono andato a vederli 2 volte a Torino e una volta a Venezia. Quando ero bambino il mio cugino più grande mi tirava su a Pink Floyd e E,L&P.
Ma sono stato anche, ebbene sì, un fan di Umberto Tozzi, e di Bennato, Bennato di altri tempi si potrebbe dire, ma io aborro l'idea che qualcuno possa pretendere che qualcun'altro rimanga come lui vorrebbe.
Il Festivalbar, le canzonette, la musichetta c'è sempre stata e sempre ci sarà.
Così come, per fortuna, tanta musica buona.
Magari diversa da quella che a noi ci è cara perchè era lì nel periodo del sacro fuoco della giovinezza, ma ci sarà.
A me piace, nonostanta i 40 anni, guardare avanti e sperimentare.
Non ho mai sopportato quelli che "gli anni '60" e ora non sopporto quell che "gli anni '70, 80, 90..." e così via.
Mi sparo a tutto volume i FooFighters e non mi vergogno di pensare che mi piace più In Your Honor di tutto quello che hanno fatto i Nirvana.
Sono contento di ritrovare Pearl Jam e RHCP uguali a loro stessi, ma ho comprato anche gli Underworld, i Prodigy e i Chemical Brothers, adoro gli Zero7 e ascolto quando posso B Side per scoprire dove portano i nuovi modi di fare musica.
Non oso affermare che sia universalmente giusto quello che faccio io, ma credo sia limitante SOLO guardare indietro con nostalgia pensando che tutto il corrente sia inferiore e non degno di attenzione.
I momenti di nostalgia non mi mancano, ma li tengo a bada...E, per quanto posso, continuo ad andare ai concerti...

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L'argomento è complesso.
Il fascino della pelle liscia, anche sul proprio corpo, per qualcuno è inebriante...per me, ad esempio.
La ipersensibilità e la scorrevolezza ne fanno persino un oggetto sessuale.
Confesserò di essermi depilato, per esperimento.
I risultati non sono stati poi malvagi.
Ma l'uomo glabro rimane una esagerazione.
Però bisogna anche essere oggettivi, e in tempi in cui alcune parti del corpo femminile sono curate allo stesso modo di pizzetti, baffetti, vezzi maschili, bisogna ricordarsi come c'erano tempi in cui Lucia Bosè sfoggiava ascelle siepose a una finale di Miss Italia, ma anche più recenti in cui Carmen Russo e compagnia facevano sfoggio di "gatti" (mitico Paolo Villaggio) sui paginoni di Playboy e Penthouse.
E quindi forse anche per gli uomini si tratta di una scelta/richiesta del tempo che corre.
Personalmente ho approvato la graduale sparizione di ogni forma di pelo dal corpo femminile (totale o quasi è una scelta che non ho ancora fatto) ma rimango conservativo su quello maschile.
Nonostante gli esperimenti.
Ovviamente rinnovo alla grande gli applausi alla ParentesiGraffaOssimora per la depilazione decespugliante citata su altro blog....

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Questa esperienza è per me merce sempre più rara.
Ho lavorato per anni in macchina, ora la uso per andare al lavoro, un po' per pigra abitudine, un po' perchè il viaggio mattiniero durerebbe il triplo se effettuato con qualsivoglia mezzo pubblico (a parte forse il taxi, ma ho già un mutuo da pagare...) e l'ora di partenza è fissata da impegni precisi (scuola e/o asilo).
In famiglia di macchina ne abbiamo una, con gli amici o ci si vede a piedi (è una fortuna vivere a Genova e a Pegli...esci di casa e sei già "fuori", con birre, spiaggia, passeggio, gelati...tutto lì a disposizione) o quasi sempre si usa la mia macchina (è grossa...).
Proprio dopodomani però farò il passeggero: non vedo l'ora, pechè, proprio come dici, cara parentesi, è una goduria...

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Evidentemente, come si dice, ti fai guardare...
Non vedo come questa cosa ti possa turbare...anche se posso immaginare che la troppa attenzione possa generare fastidio.
Io sono un po' "look-addicted", che è un modo più "cool" per dire guardone (ma non di quelli che girano nei parchi per beccare le coppiette...oh)...odio essere cool...
Non riesco a negarmi il piacere di guardare le donne, e l'estate è, devo dire, una gioia per gli occhi.
Trovo che le spalle scoperte siano molto sensuali, e preferisco i look poco colorati...credo che mi sarei girato Follia, se ci fossi stato..spero mi perdonerai.
Tra le tante piccole manie ho ancora quella di "dover" individuare le scarpe indossate...se vado avanti così ci faccio la figura del maniaco, anzi, dell'SI (Soggetto Ignoto) come dicono in Criminal Minds (bella serie, by the way...)...
Cara Ele, io non mi lamenterei del fatto che le ascelle sudino, visto che noi maschietti le ascelle all'aria non ce le possiamo permettere e ci procuriamo, volenti o nolenti, fastidiosissimi aloni grondanti...

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Eh beh, sì, sono italiano.
Ma sono anche un abitante della Terra e un Europeo.
E poi anche Ligure, Ponentino, Genovese, di Coronata e anche oramai un po' di Pegli.
E Varigottino d'adozione.
Non posso essere "italiano" solo a comando o a convenienza.
Siamo quello che siamo.
Possiamo decidere come pensare, come comportarci, come vivere, ma non il luogo che ci ha visti nascere o gli antenati che ci hanno preceduti.
Possiamo persino scegliere dove vivere, anche se è inevitabile portarsi dietro il nostro fardello.
Ma possiamo cambiare.
Rifiuto l'idea di sentirmi obbligato a "essere" o a "comportarmi" o a "definirmi" come qualcun'altro ha deciso solo perchè sono nato a Genova.
Appartengo, e ne sono anche orgoglioso, a un popolo con i suoi pregi e i suoi difetti.
Ma questo vale per tutti i livelli,no?
Forse, per sentirci tutti più uniti, ci vorrebbe davvero una invasione aliena...

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Allora Federica....questo è il mio primo post, in una sezione che mi è sempre piaciuta molto ma ho sempre fatto fatica a seguire...un po' per il poco tempo, un po' perchè alcune cose le conosco poco.
Non ho ancora letto "Fuori e dentro al borgo", ma credo proprio che lo leggerò...
Ho invece letto "La neve se ne frega", un po' di tempo fa...e mi è piaciuto..molto...
Immodestamente potrei dire che il mio parere può avere rilevanza perchè più da amante della fantascienza orwelliana e pkdickiana che da fan del Liga...ma lasciamo perdere che rischio di farci la figura del fesso, perchè non posso certo autodefinirmi competente in materia...solo un appassionato lettore..
Mi inserisco qua perchè ho trovato il tema che proponi estremamente interessante.
Me lo sono chiesto spesso, anche perchè quello della star è uno status desiderato...sognato...
E così mi sono chiesto: ma com'è veramente?
E com'è essere uno degli amici della star?
E la star come fa a decodificare le persone che gli ronzano intorno?
Ho sempre pensato che il pensiero comune sia un po' banalizzato, e che anche se indubbiamente rimanga uno status desiderato, deve essere un casino.
Ho 41 anni, e sono ragionevolmente sicuro che non cederei "al vostro nuovo status di celebrità", come chiedi quasi alla fine...ma se mi fosse capitato a 18 anni?
Forse il Liga ha avuto la fortuna di arrivare al successo "tardi", e quindi di essere riuscito a mantenere quell'equilibrio che è uno dei motivi che lo rendono così speciale...ma magari lui a 18 anni smaniava e ha bestemmiato per tutti quegli anni di gavetta nell'ombra...
Mah...
Come si dice in "Da zero a dieci"...stiamo ancora passando...magari mi capiterà di dover affrontare problemi simili ;-)))
"Non è tempo per noi
che non ci svegliamo mai
abbiam sogni però
troppo grandi e belli...DAI..."

Marco (quello della vita rock...)

26 minuti

Non avevo dormito molto, e ne venivo da un weekend fisicamente distruttivo...caldo umido, farro e fagioli, bruschette e coniglio...e vino, tanto vino...
Lunedì avevo saltato e avevo pure digiunato, vista la gastrite imperante che aveva turbato il viaggio di ritorno da quel di Lucca.
Lunedì sera cena quasi salutista, appetito-uguale-salute, crollato sul divano presto...
Martedì tutto normale, massaggio a fine giornata, vado a dormire un po' tardi dietro alle foto della comunione...
Oggi.
Puntuale arrivo in piscina, anzi, un po' tardi...che faccio? C'è poca gente, corsia libera o quasi...
Vabbè dai, faccio le prime 10 di riscaldamento belle tirate, poi se sto bene continuo..che ora è? Il quarto passato...16...che faccio? Continuo a tirare, e que serà serà...semmai mi fermo...30...metà strada...va ancora bene...43...e no..non posso mollare proprio ora, su...e spingo ancora...50..ultime 10...ce la faccio...ultime 2...scatto....tocco...mi fermo...via gli occhialini...26 minuti...cazzo....ce l'ho fatta..
1500 metri, 60 vasche, meno di 30 minuti.
Non sprecate tempo a cercare in Internet, niente di speciale. E' meno del doppio del record del mondo...un bel po' meno in effetti, ma niente che non possa fare chiunque nuoti con una certa continuità. Anzi: chi nuota seriamente (e magari è più giovane e sicuramente più bravo) facilmente ci mette 10 minuti di meno.
Ma è speciale per me.
26 minuti vuol dire qualche minuto meno dei miei precedenti tentativi, che erano sempre arrivati lì al limite, che mi avevano lasciato sempre nel dubbio: sopra o sotto i 30?
Oggi nessun dubbio.
Cazzo...26 minuti.
Yes..

lunedì, giugno 12, 2006

Sospeso nel mare

Un weekend al mare come tanti.
Sempre nel solito posto.
La fantasia non è il mio forte, sono un abitudinario (ebbene sì leggo tutte le volte la targhetta dell'ascensore e anche delle funivie, Elio docet) legato in maniera profonda alla sua terra (ma no, per carità, non sono un leghista...).
E quindi Varigotti.
Mi sono ritrovato in acqua, a circa 30 metri dalla riva, appena oltre quello che viene chiamato da queste parti in svariati modi, dalle differenti generazioni di bambini e non che hanno soggiornato in queste spiagge: lo scalino, il salto blu, la fossa, il riff etc. etc.
E così, sospeso e galleggiante, mi sono ritrovato a guardare la serie di case dal profilo inconfodibile, il bordo dell'altipiano sovrastante il paese, la torre saracena di Punta Crena...e il tempo si è fermato, anzi, ha cominciato a scorrere all'indietro.
Mi sono ritrovato lì, nello stesso posto o giù di lì, a 30, poi a 25, poi a 20,16,13,7 anni.
Bah...7 magari no, avevo una strizza boia e col cavolo che sarei arrivato fino a lì.
Ok, fermiamoci a 13.
Improvvisamente ho capito cosa mi rende così affascinante fare questa cosa.
Probabilmente cosa c'è dietro alla necessità di tornare in quel luogo.
Quel luogo e quella cosa specifica sono una delle mie ancore contro il tempo che scorre, forse la più efficace.
Contro la paura di invecchiare.
Punti fermi nella mia voglia di rimanere per quanto possibile bambino.
Per ritrovare e ricordare i pensieri che avevo in quei momenti, quando lì mi lasciavo cullare dalle onde e guardavo il paese di fronte a me.
E quando ho chiuso gli occhi per distendermi ho sentito che in quel preciso momento eravamo tutti lì, tutti quanti, tutte le volte.
E ero felice.
Questa volta consapevolmente felice.
Perchè tutte le volte che facevo quella semplice cosa mi ritrovavo felice, rilassato...ma per lungo tempo non mi sono chiesto perchè, accettando semplicemente il fatto, per molto altro me lo sono chiesto, ho fatto svariate congetture, ho legato la sensazione alla bellezza e alla particolarità del luogo, al fatto che gli fossi affezionato, mi ero avvicinato al punto pensando che lì ero cresciuto e quindi mi sentivo in qualche modo protetto.
Ieri ho capito.
La sensazione che mi ha lasciato è stata agrodolce.
Mi sono sentito più fragile.
Ma ho anche imparato qualcosa di più su di me, che forse mi aiuterà a continuare ad andare avanti.
Certo è che sono sicuro che di quei momenti non ne potrò mai fare a meno.
Se mi volete cercare, sapete da dove cominciare...

martedì, maggio 16, 2006

A volte capitano cose che mi spaventano un po'...(post scriptum a Travaglio, Andreotti, la verità e il calcio)

La prenderò alla lontana.
La tecnologia che ho a disposizione mi garantisce la possibilità di gestire gli spettacoli serale a mio piacimento o quasi tramite un miracolo chiamato "Timeshift".
Giusto per fare un esempio a caso, Domenica sera ho potuto tranquillamente cenare mentre il Timeshift teneva sotto controllo Fazio e la Gabanelli, miei abituali appuntamenti della Domenica sera.Il miracolo tecnologico sunnominato mi permette di poter cominciare a guardare il programma voluto mentre sta continuando a registrare quello successivo.
Vi assicuro: con due iene da mettere a letto è un accessorio FONDAMENTALE!!
Torniamo a noi.
Ospite di Fabio Fazio Domenica sera (stiamo parlando del 14 Maggio) scopro essere Marco Travaglio.
Vi giuro che non lo sapevo. (Non vedo perchè dovrei mentire, visto che 'sto blog praticamente lo leggo solo io...)
Anyway..
Beh, soddisfatto mi appresto a vedere una "puntata" particolarmente interessante di un programma che di solito lo è già di suo.
Ma a un certo punto il Marco (bel nome, a proposito) rispondendo a una domanda sulla soddisfazione potenziale di veder realizzate in concreto delle incarcerazioni auspicate nei suoi libri, ribatte dicendo che lui non si augura mai che qualcuno vada in carcere e che si sente soddisfatto per aver portato a conoscenza del suo lettore fatti che lui giudica importanti e che il suo lettore probabilmente non sa, e ciò gli basta.
E poi dice (quasi letteralmente, perdonatemi le virgolette che aggiungo per dare un po' più di pathos alla cosa):"Sarà poi il lettore che deciderà cosa pensare di quello che ho scritto, della persona di cui parlo. Io mi limito a elencare i fatti".
Alcune gocce di sudore freddo mi colano dalla fronte.
Inevitabile pensare al post nel blog scritto Venerdì sera prima di andare a casa.
E siccome una cosa del genere mi è già capitata con Scalfari (e scusate se è poco) non so se cominciare a indulgere nella autoammirazione o spaventarmi e pensare che sono in mezzo a un Truman show imperniato su di me...
Se è così...vi ho sgamati: tanto vale che me lo dite....

venerdì, maggio 12, 2006

Travaglio, Andreotti, la verità e il calcio

Ho comprato e mi sto leggendo tre libri di Marco Travaglio.
Non sono libri equidistanti, politically correct, super partes.
Sono assolutamente libri di parte.
Molti pensano di sapere da quale parte siano schierati, molti pensano semplicemente all'anti-berlusconismo, molti pensano che tutti oramai si siano adeguati all'orribile gazzarra che il nostro scenario socio-politico ci propina ogni santo giorno.
E invece la prima cosa da stabilire (impresa ardua per alcuni, banale se non inutile per me e spero tante altre persone) è da che parte stanno.
Cominciamo con il dire dove NON stanno: non stanno a sinistra, non stanno a destra, non stanno nell'Unione e neanche nel Polo della Libertà, non stanno "sopra", non stanno "under", non stanno "in", non stanno "fashion".
Questi libri tentano di riempire alcuni dei molti buchi che esistono nelle informazioni che ci vengono e ci sono state date su quanto è accaduto negli anni e che continua ad accadere.
Non enunciano teoremi, non ipotizzano complotti, non disegnano scenari.
Questo mestiere, semmai, è lasciato al lettore: che si dia lui da fare con la testa, dopo avere letto la cronaca, i fatti, gli estratti da libri, articoli, interviste, intercettazioni telefoniche etc. etc.
Questi libri si avvicinano al mio "ideale" scritto in un mio precedente post sul diritto ad avere una propria opinione basata sui fatti e nient'altro, diritto che ci viene sempre più limitato dalle continue enunciazioni di opinioni altrui basate su fatti che a noi vengono puntualmente nascosti.
Certo, non sono asettici, e non lo possono essere vista la gravità delle cose che raccontano.Le righe trasudano della rabbia e dell'indignazione di chi li ha scritti. E che fa il paio con quella di chi le legge.
Un esempio su tutti, la mistificazione delle mistificazioni.

Il caso Andreotti.

Tutti sanno che Andreotti è stato processato per i suoi rapporti con esponenti importanti del panorama mafioso, tutti sanno che il processo ha attraversato tre gradi di giudizio, tutti sanno che è stato assolto.
Persino io mi ricordo di come avevo commentato il fatto che Andreotti non era scappato come altri, che era andato in aula a differenza di altri, che aveva sistematicamente rifiutato la "protezione" delle istituzioni.
Un santo.
Questa è la cosa che tutti sanno.
Questa è la cosa che tutti dovevano sapere.
Questa è la cosa che è drammaticamente non vera.
E qui nascono due livelli di pericolosità, di nausea, di paura, di sconcerto: il primo riguarda lui, il secondo riguarda il fatto di come siano riusciti così facilmente TUTTI a farci bere la stessa notizia.
TUTTI, nessuno escluso.
E questo ha inquietanti conseguenze e implicazioni con i fatti di questi giorni.
Ma andiamo con ordine.
Partiamo da lui.
Nessuna delle tre sentenze (i libri si basano sulle motivazioni, documenti pubblici che però normalmente nessuno va a leggere, perchè pensa che i giornalisti facciano quel mestiere...giusto?) nega che Andreotti abbia avuto continui rapporti con la mafia, anzi i contatti sono dati per sicuri.
In più è stato accertato che ha più volte mentito nelle deposizioni durante il processo, cosa che in Italia, bizzarro, si può fare senza incorrere nel reato di oltraggio alla Corte.
In pratica: anche la prima sentenza (quella di assoluzione per insufficienza di prove) considera quanto configurato dall'accusa nel corso del processo assolutamente veritiero, ma non sufficiente a determinare il reato contestato.
Prima considerazione: leggendo la motivazione appare veramente incredibile che gli elementi non siano stati considerati sufficienti in primo grado.
Seconda considerazione: non stiamo parlando di Totò Riina, e neanche di Marco Silveri. Stiamo parlando di un senatore a vita che, in un paese normale, sarebbe stato rimandato nella schiera dei normali cittadini con ignominia solo per quanto aveva detto (mentendo in difetto) di sua spontanea volontà durante il processo.
Ma siamo in Italia.
Andiamo avanti.
Processo di appello, la sentenza viene ribaltata. Nessuno lo dice. Nessuno lo sa. Nessuno lo deve sapere.
Cassazione. Conferma la sentenza di appello ma, per meno di un anno, i termini di prescrizione per il reato determinato sono scaduti.
Quindi Andreotti è colpevole del reato per il quale è stato processato, ma non andrà in prigione.
Per tutti Andreotti è stato assolto.
Bruno Vespa fa uno speciale di Porta a Porta con la scritta ASSOLTO alta due metri dietro di lui.
Nessuno dice quello che c'è scritto nelle ultime righe della sentenza.
Non c'era neanche bisogno di leggere tutta la motivazione, era scritto lì bello chiaro.
Arriviamo a oggi: per soli 6 voti Andreotti non è diventato il presidente del Senato, la seconda carica istituzionale dello stato (sì, minuscolo, volutamente e tristemente minuscolo), e qualcuno ha persino pensato di proporlo come candidato per la Presidenza della Repubblica.
Nessun parlamentare, o senatore, o sindaco, o sotto segretario, nessun giornalista, nessun opinionista, nessuno ha non dico gridato allo scandalo, ma perlomeno mostrato un minimo di perplessità.
Nessuno.
Solo tre persone ho sentito dire chiaro e tondo quello che dice la sentenza Andreotti: Travaglio (appunto), Beppe Grillo e Sabina Guzzanti.
Solo uno dei tre è riuscito a dirlo (proprio Travaglio) in una trasmissione televisiva (una trasmissione comica del canale La7, mica un telegiornale).
Dei comici. Delle trasmissioni comiche. Ma ci rendiamo conto?
Ora: quello che è scritto in una sentenza è un dato oggettivo.
Io voglio saperlo, è un mio diritto.
Poi sarò io a decidere se ci credo o no, se considero o meno Andreotti un mafioso, se mi fido di più dei giudici o dei politici.
Ma voglio essere IO a deciderlo, non voglio che lo decida per me Bruno Vespa.
Ecco che cominciamo a capire che esiste la "parte" di questi libri.
Non so bene come chiamarla, ma c'è.
Perchè quando li leggi non puoi più semplicemente restare indifferente, ti devi schierare: o stai dalla loro parte, o sei contro.
Non esiste la possibilità di restare nel mezzo.
Sinceramente non riesco a pensare come si possa restare contro.
Però allora lo scenario che ti si presenta di fronte è apocalittico, nauseante, terrificante.
Non è gratificante stare dalla loro parte.
Tutto acquista un senso, capisci anche di non essere solo, capisci perchè un comico come Grillo riesca a muovere centinaia di migliaia di persone in tutta Italia che non si riconoscono più, che non vogliono più riconoscersi con chi è alla guida di questo paese, qualunque sia lo schieramento al quale appartiene.
Ti rendi conto di come l'informazione è stata manipolata, distorta, piegata.
Le armi di distruzione di massa in Iraq sono roba da dilettanti con conseguuenze devastanti, confrontate con la comparazione fra le realtà degli ultimi 50 anni e quello che ci è stato raccontato.
Non riesco a credere più a niente, non guardo più i telegiornali.
Preferisco i giornali dichiaratamente schierati, perchè so quale "filtro" usare mentre li leggo.
Diffido di chi si dichiara equidistante, politically correct, super partes.
Proprio in questi giorni sta scoppiando il caso calcio, una voragine della quale non si vede il fondo.
Sono tutti preoccupati, ma nessuno dice la cosa più terribile: il calcio funzionava esattamente come il potere ha insegnato e configurato.
E' lo specchio delle modalità con le quali il mondo politico conduce questo immenso carrozzone che è l'Italia.
Non ci dobbiamo preoccupare del calcio, ma che vada pure in malora.
E' solo un gioco, e tutti dovrebbero finalmente imparare ad accettarlo.
Ma dell'Italia che facciamo?

venerdì, aprile 21, 2006

Estratto dalla lettera ad un amico: delle elezioni e del "peggio del peggio"

Sicuramente quello che è successo è il peggio. Un po' meno peggio forse solo perchè a Palazzo Chigi non ci sarà più Silvio Berlusconi.
Almeno così sembrerebbe.
Incredibilmente il mio sentimento verso le elezioni, l'urgenza molto poco politically correct, era proprio quello: mandarlo a casa.
Vedi, le mie idee sociali, la mia visione della vita, del mondo, mi portano inevitabilmente a sinistra.
Credo che chi è più ricco debba pagare di più e contribuire a rendere la vita migliore per chi è più povero.
Credo che tutti debbano avere l'opportunità di migliorare la propria condizione sociale, anche partendo dal basso.
Credo che i servizi essenziali per una vita civile debbano costare pochissimo o addirittura essere gratuiti, e privilegiati rispetto ai bisogni dei singoli e di "chi può".
Non credo al comunismo "attuato", al sei politico, alla preclusione della libera iniziativa.
Ma credo alle tasse pesanti per le fette alte del reddito, per le speculazioni finanziarie.
Credo nelle regole precise, nella severità verso chi non le rispetta.
Credo che chi ci rappresenta debba essere degno di poterlo fare.
Sono pronto ad accettare chi non la pensa come me, non chi mi accusa di essere illiberale perchè vuol fare come cazzo gli pare a lui.
Ma per ribadire quello che ho detto prima, per le elezioni desideravo due cose:
- che vincesse in maniera decisa il centrosinistra, con un forte contributo delle spinte veramente nuove o coraggiose all'interno.
- vittoria del centrosinistra o meno, speravo che nel centrodestra ci fosse una lezione severa per Lega e Forza Italia, con un massiccio spostamento di voti verso l'UDC e AN, in modo che Casini e Fini potessero finalmente sbarazzarsi di Berlusconi e di quella massa di cialtroni padani. A loro due questo imputo e per questo li condanno: potrebbero insieme fare la voce grossa, e invece si accodano per mera convenienza al treno azzurro. Io credo che odino Berlusconi e sopportino a malapena quello che ha fatto. Se non fosse così, e se veramente credono che Berlusconi sia il bene per il paese, allora la condanna diventa definitiva e senza appello.
Come vedi tutto quello che speravo non è avvenuto.
L'Unione si troverà ricattata persino da Mastella...basterebbe lui per bloccare qualunque iniziativa di governo.
E nel centro destra UDC e AN si sono subito dovuti inchinare a sua maestà mediatica e ringraziarlo per l'incredibile rimonta.
Come dici te, non so se per gli stessi motivi, il peggio del peggio.

giovedì, aprile 06, 2006

L'indicazione di voto e le tasse

A pochi giorni dal 9 Aprile, nelle ultime ore di campagna elettorale, mi sembra giusto dare la mia indicazione di voto.
Che ragionevolmente rimarrà personale perchè dubito che qualcuno possa in qualche modo essere influenzato dalla stessa.
Vabbè.
Partirei dalle cose probabilmente inaspettate per chi mi conosce, e cioè dalle idee che condivido con l'attuale premier, anche se dubito che siano farina del suo sacco.
Esistono due dei messaggi disperati lanciati dalla Casa delle Libertà in queste ultime ore che mi trovano concorde.
Credo sia corretto fare una analisi oggettiva degli argomenti e avere una posizione precisa ed autonoma sugli stessi.
Ci sono due tasse che io considero improprie, una del tutto, l'altra per come è attualmente strutturata.

La prima tassa è quella di successione: sinceramente io non capisco perchè chi eredita qualcosa debba pagare una tassa su quello che ha ereditato. Mi sa di feudalesimo, di gabella imposta dal Signore del luogo, di Ius primae noctis. Un'eredità non è un reddito, genererà forse dei guadagni in futuro, che saranno tassati, ma di per sè non lo è. Se prima ero un normale contribuente e lo zio d'America mi fa ereditare un importante patrimonio, diventerò un importante contribuente, ma togliere qualcosa da quello che mio zio mi ha lasciato non capisco che senso abbia.

La seconda tassa che ho sempre compreso poco è quella relativa alla proprietà di una casa. Soprattutto della prima casa, ma anche di eventuali altre case. La tassa sulla proprietà di una casa si basa su una rendita (la rendita catastale) che è totalmente fittizia. Nessuno mi versa una rendita, dei soldi in banca intendo, se io posseggo una casa. Eppure ci pago le tasse sopra. Non solo: questa rendita si basa anche su fattori a volte impalpabili. Se io ho una casa in questa zona di Genova pago X, se è due strade più in là pago Y perchè qualcuno ha deciso che quella zona è meno pregiata. Ecco, io questo lo considero assurdo.
Quando compro una casa pago una tassa.
Quando vendo una casa pago una tassa.
Vogliamo stabilire una regola che mi faccia pagare una tassa sul guadagno che ho rivendendo una casa se questa è aumentata di valore? Mah, facciamola...anche se poi bisognerebbe anche capire come inglobare nel conto tutti i lavori che ho fatto, se ne ho fatto, che hanno contribuito a aumentarne il valore.
Percepisco degli affitti da case che posseggo? Ci pago le tasse sopra, ovviamente.
Mettiamo anche che possa accettare il concetto che chi possiede più di una casa debba pagare qualcosa per le case in cui non abita. Credo che l'argomento sia complesso e non così faclmente liquidabile, ho i miei dubbi ma non me la sento di prendere una posizione precisa.
Ma dover pagare una tassa sulla casa nella quale abito mi sembra profondamente ingiusto.

Fine delle cose che concordo con il programma di centro destra in materia fiscale.

Come ho già avuto modo di scrivere nel blog in tempi non sospetti, quando il programma del centro sinistra ancora non si conosceva, avevo una mia idea su come riorganizzare una parte del gettito fiscale, condivise con un importante giornalista.
Ho con estremo piacere scoperto che il programma dell'Ulivo ha appoggiato le idee mie e di Scalfari (he he).
La proposta di diminuire il cuneo fiscale sui contratti a tempo indeterminato e di aumentare la tassazione delle rendite "improduttive" é sacrosanta.
Anzi: io le rendite "improduttive" le massacrerei di tasse.
E ci troverei i soldi per recuperare i mancati introiti di tassa sulle successioni e sulla casa.
Ma per ora mi accontento di quello che è stato proposto.
E lo considero molto più importante come tema che le tasse di cui ho parlato prima.
In generale, comunque, non credo che il tema fondamentale sia pagare più o meno tasse.
Il tema è far pagare le tasse sulle cose giuste a chi le deve pagare, anche molte tasse, e usare quei soldi per il meglio.
Se pagassi il 50% di tasse ma avessi servizi pubblici efficienti e gratuiti ci starei.
Autobus, ospedali, treni, scuole.
Televisione e giornali.
Cultura e spettacoli.
Un'infrastruttura pubblica efficiente sarebbe garanzia di una società sana, dove tutti potrebbero avere la possibilità di ricevere la giusta informazione, formazione, salute, mobilità, divertimento.
Tutti uguali e catalogati? No, non intendo quello.
E so perfettamente che quello che ho descritto è una utopia, un limite perfetto a cui tendere.
Dove il fattore principale di difficoltà per ottenerla sta nella nostra stessa natura.
Ma, tornando sulla terra, lasciatemi dire che la visione di un ospedale azienda che deve generare utile non la condivido.
Che dare soldi a chi vuole andare in una scuola privata sottraendoli agli investimenti nella scuola pubblica sono un'emerita stronzata, in nome di non ho capito bene quale libertà.
(Io voglio avere la libertà di poter scegliere fra una scuola pubblica competitiva, efficiente e gratuita e una scuola privata esclusiva, superlativa e costosa. Alla quale posso accedere solo se me la posso permettere.Non essere costretto a dover pensare di mandare i miei figli a una scuola privata facendo enormi sacrifici perchè la scuola pubblica è stata abbandonata a se stessa.)
Che autobus, tram e metropolitane devono essere efficienti, ma sui costi, non sul numero di passeggeri per corsa.
Il servizio deve essere presente e garantito a priori, aldilà del fatto che venga utilizzato o no. Deve garantire la copertura del territorio e coprire i flussi massimi di spostamento.
Essere privilegiato in tutti i modi, con corsie preferenziali, esclusive e chi più ne ha più ne metta.
(Scommettiamo che quando poi la gente scopre che per andare a lavorare spende meno sia di soldi che di tempo poi gli autobus cominceranno a non bastare mai?)
Complicare la vita a chi vuole usare gli autobus cancellando le linee, diminuendo le frequenze, abbandonando la notte, non rende il servizio più efficiente, lo rende povero di valore e meno utilizzato.
Avevo iniziato una strada, poi l'ho persa e non so più dove voglio andare...ah, l'indicazione di voto.
Forse avrei dovuto anche attraversare altri temi, le infrastrutture, l'autonomia, il mezzogiorno..
Non credo di avere il tempo, magari saranno argomenti di futuri post, a ftittata o torta con le candeline già fatta e mangiata.
Adesso credo di dover concludere e darla questa benedetta indicazione...partirei da una domanda, ecco: sono un comunista perchè la penso così?
Mah, non lo so, io non credo di esserlo, ma se pensare queste cose vuol dire essere comunisti allora SI, lo sono.
E sono un coglione.
Credo che la mia indicazione di voto sia chiara.

mercoledì, marzo 29, 2006

Il Ligachannel

Sull'onda dell'entusiasmo del concerto, ovviamente mi sono fiondato sul Ligachannel, registrato e scrivente.Ho buttato lì dentro i 2 post "post"-concerto, e poi ho aggiunto un po' di roba. L'argomento deriva dalla "lettera" di Luciano, che disquisisce sul contrasto tra il mondo che ci vuole COOL e la gente che invece è testarda e rimane HOT (andate a leggere per capire meglio...).
Anyway: c'è una risposta a una ragazza che un po' si deprime perchè c'è chi la vorrebbe "pilotare" nel suo mondo cool e invece lei si ritrova isolata perchè non ci vuol stare, c'è un piccolo aneddoto di come il mondo cool genera strane distorsioni della realtà e infine un po' di sano orgoglio genovese con tanto di mini spot dei Grillini, ispirato a una intervista che il Liga ha lasciato sulla Ligaradio (e che poi ho scoperto aveva ripreso alcuni concetti di un'altra più ampia rilasciata al Secolo XIX) in cui parla di Genova e dei genovesi.
Per par condicio mi sembra giusto riportare tutto ciò nel mio "magazzino" virtuale delle idee..
Buona lettura..

x Freccia9999

Freccia non farti ingannare dalle sirene di chi ti vorrebbe inglobare nelle "regole di chi è giusto"...Anche senza voler essere out a tutti i costi, che diventa anche quella una forma di schiavitù, fai sempre e comunque come credi, come ti senti.
Usa il tuo tempo come meglio credi, ascolta tutta la musica che vuoi, e lascia andare chi vuole andare al trend più cool del momento per la sua strada...lascia che loro se la facciano segnare da altri...e te segui la tua...
Tieni botta, ragazza...

Le scarpette da calcetto

Mi viene da aggiungere un aneddoto sul tema...(mi è venuto in mente guardandomi le scarpe da ginnastica andando al cesso...fate voi...)
Giusto subito prima della partita di calcetto che mi ha rovinato la gamba, avevo deciso di investire qualche decina di euro per un paio di scarpette nuove, visto che le mie vecchie scarpe da pallone proprio non ce la facevano più.
Vado in centro, via Venti, negozio di scarpe sportive, Footlocker, avete presente?
Entro, guardo in giro, pareti di scarpette che sembrano caramelle...mah...provo a chiedere: "ehm, scusate, scarpe da calcetto?"...i commessi mi guardano con un'espressione mista fra imbarazzo, superiorità e disprezzo...tipo "scarpe da calcetto? qua?"....e dove se no?
Evidentemente hanno da vendere solo le scarpette cool, ragazzi...siamo all'assurdo!!
Cioè NON AVEVANO SCARPE VERAMENTE SPORTIVE ma solo quelle 'azzo di scarpette da "defilè", sneakers o come diavolo le vogliono chiamare...
Non è questione di età, mi sarebbe successo anche se avessi avuto 18 anni...decisamente non riesco a essere cool....ho solo la speranza di riuscire a rimanere HOT!!

Luciano Ligabue, Genova e i genovesi

Scusate...lo so...rompo quasi un po' troppo...ma come ho scritto (per chi ha avuto la pazienza di leggere tutto) vivo di entusiasmi...speriamo che questo duri...
Ho appena sentito l'intervista del Liga al volo su Ligachannel Radio, che parlava delle due serate, della settimana passata a Genova, di noi genovesi...lo so che è banale, bambinesco e un po' da presumini...ma mi sono venuti i brividi... come mi erano venuti quando lo spicchio di Genova veniva fuori alla fine del video de "L'amore conta"...
Sentirci raccontare così da Luciano, la tradizione dei cantautori, la proprietà di linguaggio...insomma ce li ho ancora lì che vanno su e giù dalla schiena.
Ma c'è una cosa che ha detto, e che io voglio urlare, perchè mi riguarda da vicino: Luciano parla di Beppe Grillo, del suo coraggio, di quello che sta facendo: RAGAZZI, c'è un sacco di gente che lo sta aiutando!!!
E io sono fra quelli...
Diamoci da fare, facciamoci sentire: beppegrillo.meetup.com... ci sono gruppi in tutta Italia, gente semplice che fa cose semplici e concrete.
Andateci a dare un'occhiata...non è propaganda, non è un partito, non è pubblicità.
Solo voglia di partecipare un po' di più, invece di stare sempre e solo a guardare.
Non ci sono eroi, missionari, asceti... non è neanche necessario essere sempre e comunque d'accordo su tutto...oh...si può discutere!! (di questi tempi pare un grosso risultato già solo quello...)
Fine dello spot...giuro che adesso me ne sto zitto per un po'...:-))

lunedì, marzo 27, 2006

La vita rock

E vabbè lo so, che palle, hai visto un concerto...ora basta...
Ragazzi, sarà che non è che di concerti ne vedo poi così tanti di recente, e anche che un concerto di Ligabue è un signor concerto, e anche che Ligabue è forse il cantante che mi ha mosso di più qualcosa dentro nella pancia e nella testa, ma le cose da scrivere son venute fuori quasi da sole...e se avessi avuto la forza di accendere il PC le avrei scritte già in macchina tornando indietro.
Qualcosa si confonderà con il post di prima...oh beh...il blog è mio e me lo gestisco io...
Quante volte ho pensato all'unico anno di scuola di chitarra lasciato lì perchè non ne avevo più voglia e mi sembrava di suonarla abbastanza bene per cantare con gli amici (seconda media...troppo giovane per capirci qualcosa sul serio).
Ma visto che si parlava di come si è a 20, a 30 e poi a 40 anni, e della fame che bisogna avere dentro la pancia, a costo di essere patetici, io ve lo devo confessare: ho passato tutta la sera a fantasticare sul venire individuato, chiamato, messo sul palco con la chitarra in mano..."Ehi, tu con la stampella, ma ne devi avere proprio voglia!! E la sai suonare la chitarra? E lo sai un mio pezzo?"...ed eccomi lì, sul palco, a iniziare "Non è tempo per noi", appunto...che non ci svegliamo mai, che abbiam sogni però troppo grandi e belli sai...
Sarai pieno di rimpianti, allora...
No.
Giusto per introdurre.
Quand'è che una vita è rock?
Dai, facile, una vita spericolata come Steve McQueen, moto, surf, stivali, India, Sudamerica, Cuba...e la California...
Col cazzo.
Ci ho pensato su.
La domanda che mi sono fatto era facile: la mia vita è o non è rock?
Stabiliamo subito che con Celentano la domanda non c'entra un beneamato cazzo.
E lasciate che vi dica che la risposta che istintivamente mi sono dato è SI.
E perchè mai un 41enne sposato con due figli che fa di mestiere il consulente informatico dovrebbe pensare della sua vita come una vita rock? Perchè guarda CSI al Giovedì sera? Perchè continua a fare la tessera degli Ultras anno dopo anno? Perchè ha una tavola da surf mai usata?
Non so se esiste una regola precisa, anzi...sono ragionevolmente sicuro che NON esista una regola precisa per definire una vita rock.
Ma so che esiste un modo rock per tirare su i figli e un modo non rock per tirare su i figli.
Che esiste un modo rock per fare un lavoro, un qualsiasi lavoro, e un modo non rock per farlo.
Che esiste un modo per sentirsi rock.
Avrei qualche indicazione. Da proporre. A ruota libera.
Cominciamo proprio dai rimpianti e i dubbi su quello che abbiamo fatto nella vita.
Una cosa è sognare, altro è desiderare, altro ancora è volere.
Che cosa volevo io? Cosa avevo in testa nelle mie priorità? Erano veramente le mie priorità?
Non ci sono cazzi: volevo aiutare quanto prima possibile la mia famiglia, e volevo una famiglia mia, che non è la stessa cosa.
Volevo poter guardare negli occhi mio figlio. I miei figli.
Non è questione se chi fa una certa vita possa o no crearsi una famiglia, parte tutto prima.
E' inutile che me la stia a menare che avrei potuto fare il cantante con buoni risultati: se lo avessi veramente voluto mi sarei sbattuto per farlo.
E invece io, neodiplomato, di un istituto tecnico industriale scelto per poter lavorare a 18 anni, ho fatto un colloquio e sono andato a lavorare.
Oh, se ne avessi avuto veramente voglia forse l'avrei potuto fare lo stesso.
Lo so. Sono pigro, e vivo di entusiasmi a volte fugaci che muoiono in poco tempo.
Ma sono fatto così, oramai (più di vent'anni dopo) mi conosco e lo so.
E posso dire che quello che è successo non è mai stato merito o colpa di altri.
Che a 40anni, con un figlio di 9 e uno di 6, con una bella moglie che mi sopporta nonostante i miei guai (eh..no..non è proprio tempo per noi) ho ESATTAMENTE quello che volevo a 20.
Quello che era al primo posto.
Questo è rock, cazzo.
Quando mi guardo indietro e posso dire che qualcosa poteva andare diversamente, devo fare i conti solo con me, e con nessun altro. Questo è rock.
Altro che scuse, mi son sposato, sai i miei, sai lei, sai i miei figli...non esistono scuse: certo, ci sono eventi che condizionano alcune cose...tipo il surf. Ma sai perfettamente se le cose le hai pilotate te o le hanno pilotate gli altri.
Ed è rock anche accettare gli eventi come tali, non fermarsi e passare alla prossima cosa da fare.
Ed è rock continuare testardamente a credere che qualcosa comunque può ancora succedere. Continuare ad accennare nuove canzoni, anche se magari non le tiri giù. Però poi magari le tiri giù sul serio. E prima o poi le registrerai.
Ed è rock cominciare a scrivere, mettersi in gioco, avere voglia di partecipare perchè uno si è rotto di fare sempre e solo lo spettatore, e fai poco, perchè ne hai poco da dare, ma almeno quello non lo lasci lì a vagare nel grigio.
E' rock scoprire che tuo figlio conosce delle canzoni che tu non conosci, e che come te alla sua età comincia a mettere la musica nella sua testa al primo posto.
E' rock avere ancora voglia di fare l'amore con la tua donna, come la prima settimana, dopo 12 anni, e sentire che ce l'avrai ancora per un sacco di tempo. E pensare che la voglia è la stessa ma che 12 anni fa il sesso era molto peggio di adesso.
E' rock andare a un concerto, e battere le mani, e cantare a squarciagola, e farlo come quando avevi 18 anni, anche se sei (e lo sai) profondamente diverso.
Se proprio c'è una cosa che mi manca, è che mi piacerebbe lasciare un segno un po' più tangibile della mia presenza in questo mondo, ma non sono mica poi tanti che ci riescono, e comunque...ho ancora tempo.
Sto ancora passando...
(Ma a pensarci "Da 0 a 10" non parlava proprio di tutto ciò? Mi è venuto in mente solo ora...)

Un tempo per...(ieri sera il Liga...)

Ieri sera sono andato a vedere il concerto del Liga, con tanto di stampella.
Non ho saputo o voluto rinunciarci.
In una sua canzone dice (cito a memoria e sono responsabile delle inesattezze):"a 18 anni non sai niente, o forse sai già tutto e non dovresti crescere più".
Non sono d'accordo.
A 18 anni sei quello che sei, ma di cose ne sai veramente poche.
Vai molto a istinto, paura, entusiasmo, credi di essere il padrone del mondo e di avere le idee chiare, ma con il tempo poi scopri che non è così, e che la cosa (tra tante) della quale dovevi imparare di più era proprio di come eri e di quello che per te contava veramente.
Ma è giusto così.
Questo non vuol dire che a 30 anni sei meglio di quando ne avevi 20.S
olo che eri diverso.
C'è un tempo per andare a vedere Bennato ogni volta che capita a meno di 100Km da casa, c'è un tempo per andare a vedere il Liga con la stampella e con due figli dai nonni per la notte, con un po' di rimpianto perchè forse il grande poteva venire.
E sei diverso, non ci sono cazzi.
E quelli che dicono che non si sentono cambiati, secondo me, non hanno capito un cazzo o hanno perso del gran tempo.
E, come dice il Liga, "L'amore conta, e conta gli anni a chi non è mai stato pronto".
Ecco cosa, se non sei cambiato: non sei mai stato pronto.
Quella che non deve cambiare è la fame.
Vai a vedere il concerto a 40 anni, e se ci vai credendo che oramai certe cose non ti possono toccare più, che a certe cose sei superiore, che certe cose "le lascio a chi ne ha ancora voglia" ecco, allora sì che sei cambiato, ma cambiato male.
La fame non deve mancare mai.
E la voglia di cantare, urlare, saltare.
E poi fai per quello che puoi, ma la voglia e la fame dentro ti deve bruciare.
Spero di avere fame ancora per un bel po'.
Spero di averla anche quando comincerò a dover fare i conti, quando quello che avrò fi fronte sarà molto meno di quello che avrò dietro di me, quando sarò forse patetico e ridicolo macchissenefrega.
Ah, giusto, il concerto.
Una volta deciso di non rinunciare, sono stato preso da molte ansie. Riuscirò a parcheggiare vicino? La gamba mi darà fastidio? E la coda all'ingresso? E riuscirò a trovare un posto dove riuscire anche a stare in piedi se serve senza massacrarmi?
Insomma...le solite paranoie.
E poi è stata una serata al limite della perfezione.
Parcheggio trovato subito e vicino. Coda presente ma non stravolgente, ingresso poco dopo l'apertura dei cancelli.Posto forse perfettibile, ma ero proprio dietro al mixer, con la ringhiera per appoggiarmi, con il palco proprio di fronte e dritto...insomma....ma ci vogliamo lamentare?
E poi più di due ore filate di rock, sudore, cori, emozioni...non potevo saltare, ma la fame dentro c'era, e il concerto me lo sono visto in piedi tipo gru dall'inizio alla fine.
Eccheccazzo.
Con alcuni gustosi fuori programma.
A parte i soliti incontri con amici e semplici conoscenti (Genova l'ae un paise), assolutamente mitico l'incontro con la Stefi Brusconi, che si presenta con una collega della Paola...alla quale stavamo tenendo il posto (anzi I POSTI, per lei e la sua amica, appunto...)!!
Unbelievable.
Il giusto giro di carica per arrivare all'estate.
E la molla per riprendere un po' il giro...troppo tempo senza concerti rock.
"Ci han concesso solo una vita, soddisfatti o no qua non rimborsano mai...": sta a noi riempirci il borsellino di cose buone...