Sono argomenti complessi e scottanti quelli che sto per affrontare.
Ci vorrebbe molta cautela, non so se ce la farò a mantenerla.
La tragedia dell'11 Settembre mi ha colpito molto da vicino.
Lo so, ha colpito tutti.
Ma io avevo qualcuno là.
Mio cugino lavorava nella trading room di Merryll Lynch, proprio in WTC Plaza...proprio a Ground Zero.
Proprio lì.
Ero in ufficio, una giornata come le altre. E qualcuno ha detto quello che stava succedendo.
Mi ricordo che nella mia testa tutto è cominciato a diventare surreale. Ho chiamato mio fratello, che era andato a trovare mio cugino da poco, per farmi rassicurare:"Ma il suo ufficio non è al WTC, vero?" "Certo che è lì, proprio dentro a una delle due torri, perchè?"...Lui non sapeva ancora.
E allora, più che surreale, tutto mi è sembrato grottesco.
La riunione nella quale stavo discutendo di un interessantissima opportunità, le battute, i discorsi...tutto lontano, ovattato.
Poi mi ha telefonato un altro cugino, il romano:"Tutto ok, è riuscito a uscire per tempo, è a casa di amici nel Village..."
Bene.
Ma quelle ore non me le scorderò mai.
E'successo quello che è successo.
Nel corso del tempo mi ricordo di aver pensato due cose, sempre comunque restando convinto che tutto quello che ci era stato detto era sostanzialmente vero.
La prima, ne avevo parlato mesi dopo con un mio amico in una classica serata da meditazioni sul senso della vita e sul futuro dell'universo, era che guardando le cose da un punto di vista oggettivo e razionale, rimuovendo del tutto la componente emotiva, un po' come se un extraterrestre avesse analizzato le cose come noi facciamo con gli animali, le conseguenze geopolitiche degli attentati erano state sostanzialmente due: gli Stati Uniti avevano potuto fare quello che volevano in Afghanistan senza che nessuno potesse dire niente (e poi è successa la stessa cosa in Iraq) e Israele, approfittando della generale distrazione di massa, aveva mandato all'aria il processo di pace in Palestina.
Durante la discussione ambedue ci chiedevamo se eravamo gli unici folli o c'era qualcun'altro che se ne era accorto, e avevamo ambedue la stessa sensazione: non pensavamo che fosse possibile che tutto fosse stato pianificato ed eseguito a proposito, ma se si fosse scoperto che qualcuno sapeva, aveva lasciato fare e si era lasciato sfuggire la situazione di mano...non ci saremmo sorpresi poi così tanto.
La seconda, molto più istintiva e "leggera", sempre che il termine sia adeguato alla situazione, era che quanto successo alle due torri dimostrava che gli ultrafighi e strapagati demolitori che passavano settimane a preparare accuratamente la posizione delle cariche esplosive e la sequenza di accensione, il tutto per far implodere un palazzo in quei modi così spettacolari, efficaci e soprattutto senza rompere i coglioni ai palazzi vicini, potevano tutti quanti andare in pensione: prendete un aereo, sbattetelo a caso contro il palazzo che volete buttare giù, et voilà...verrà giù bello preciso come il sole.
A quei tempi, del terzo grattacielo crollato non ne sapevo ancora niente (come molti di noi...peraltro).
5 anni dopo le cose sono un po' cambiate.
Certe idee non sembrano poi così "incredibili", anche se rimangono perlomeno difficilmente (emotivamente intendo) accettabili.
Certo che che ce ne sono altrettante difficilmemte credibili, che hanno fatto sorgere in sempre più persone delle domande che sono rimaste senza risposta.
Proprio in questi giorni sono approdati in televisione diversi servizi, documenti, interviste che riguardo l'11 Settembre mettono in serio dubbio la versione ufficiale dei fatti.
E adombrano una possibile macchinazione governativa proprio per rendere possibile le cose inevitabilmente successe dopo.
Prima di andare oltre: ho letto e mi sono documentato molto, prima che tutto finisse n televisione. Ho letto e visto molti dei documenti dei cosiddetti "complottisti" (anche se, in uno dei documentari, giustamente viene ricordato che "complottista" è chi il complotto lo mette in atto, e non chi tenta di smascherarlo) e anche un documento molto completo di "debunking", cioè di "smontaggio" delle tesi di chi mette in dubbio la realtà come ci è stata raccontata.
Mi sento di esprimere un parere, quindi, se non proprio perchè perfettamente informato, perlomeno come una persona che si è interessata, che non ha alcun motivo per essere anti-americano per forza, e che si è informata prima di "costruirselo".
Perchè mi sono informato e perchè voglio scriverne?
Perchè ritengo un mio diritto e un mio dovere essere informato e poter esprimere pareri, anche su cose che vanno molto oltre le mie competenze e funzioni in questo mondo, ma soprattutto per quelle ore che ho passato pensando che mio cugino fosse sotto quelle macerie, e per tutte quelle persone che non hanno avuto un lieto fine a quella storia come me.
Io sinceramente non so a che livello la cosa sia stata organizzata o semplicemente "controllate e guidata". Ancora faccio fatica ad accettare che un governo decida di sana pianta di mandare al macello alcune migliaia di persone solo per scatenare un'onda emotiva che gli permetta di fare quello che vuole.
Ma ritengo ancora più incredibile quello che ci hanno voluto far credere.
E se i parenti delle vittime per primi sono tra quelli che si sono accorti di qualcosa che non quadrava nel prima, nel durante e nel poi, e hanno posto ufficialmente delle domande che non hanno ricevuto alcuna risposta, allora penso che forse così strampalate e incredibili certe idee non lo sono.E il fatto che in Italia si sia saputo dei dubbi dei parenti delle vittime solo attraverso canali "non ufficiali", rende ancora più inquietante il tutto.
D'altronde anche in Italia abbiamo storie che non possono essere raccontate, altre che sono venute fuori solo perchè c'è chi si è sbattuto per farle venire fuori.
Vogliamo parlare del Vajont?
O di Ustica?
Ma quelli, nel bene o nel male, sono comunque "incidenti".
Questo ha tutta l'aria di non esserlo.
Uno dei problemi di questa storia è che non è più possibile pensare di fare un ragionamento oggettivo e trasparente.
Se la pensi in un modo sei un fascista/imperialista/amicodibush, se la pensi nell'altro sei comunista/anarchico/terroristamusulmano.
Lo trovo estenuante.
Quello che potrebbe essere successo l'undici settembre mi fa paura, più del fatto in sè.
Di questo, più che del terrorismo, ho paura.
giovedì, ottobre 05, 2006
lunedì, ottobre 02, 2006
Good Night...and Good Luck
2 settimane fa ho visto "Viva Zapatero".
Il film vive di una popolarità "sotteranea", di un passaparola quasi carbonaro.
E'un film coraggioso, sullo stato della libertà di parola e della censura in Italia.
Di fatto un film ignorato dai mass-media e dal mondo dorato (insomma...argentato, via) della cinematografia italiana.
In effetti un film-documentario...insomma...non proprio così spettacolare.
E meno male che c'è..
Ieri sera ho visto "Good Night And Good Luck" di George Clooney (che mi sta sempre più simpatico..e non ho ancora visto "Syriana").
L'ho trovato splendido come film.
Asciutto, essenziale, mai monotono, mai sopra le righe, spietato.
E splendido come storia. Una storia vera.
E' un film scomodo, mette a nudo un periodo buio della storia americana, mette a nudo la coscienza sporca di quella che dovrebbe essere la Terra degli Uomini Liberi, la Casa dei Coraggiosi...
E' un film che sfida la stampa allineata, che accusa in modo preciso persone realmente esistite.
E' un film che è stato candidato all'Oscar, come miglior film e un sacco di altre cose.
Questa è una delle classiche contraddizioni del mondo statunitense, croce e delizia di chi lo guarda come un riferimento non sempre per forza negativo.
Il paese di Bush è anche quello dove si può accusare l'amministrazione di avere occultato notizie e prove e forse addirittura complottato per arrivare all'evento che ha cambiato la storia recente di tutto il mondo e andare in televisione a dirlo.
Dove chi fa film-documentari li può portare a Cannes e vincere la Palma d'Oro, non dover contare sui circuiti alternativi e sul passaparola.
Consiglierei a tutti i dirigenti di tutte le televisioni, quelle che ci riempono di reality (ma quanti ce ne sono contemporaneamente ora in giro?), di ascoltare attentamente il discorso finale del protagonista, una analisi spietata della televisione degli anni '50 ma che, incredibilmente....quasi, calza a pennello nello scenario dei giorni nostri.
E poi guardare e riguardare "Viva Zapatero" e provare a pensare a una televisione diversa, a un utilizzo di quel mezzo più dignitoso, e più coraggioso.
Per ora sono contento di "Anno Zero", di "Report" e di "Che Tempo Che Fa".
Ma spero tanto che non siano i fuochi d'artificio per abbagliarci e far passare un po' di tempo per tornare al solito tran tran, ma una vera inversione di tendenza.
Per ora...buona notte...e buona fortuna.
Il film vive di una popolarità "sotteranea", di un passaparola quasi carbonaro.
E'un film coraggioso, sullo stato della libertà di parola e della censura in Italia.
Di fatto un film ignorato dai mass-media e dal mondo dorato (insomma...argentato, via) della cinematografia italiana.
In effetti un film-documentario...insomma...non proprio così spettacolare.
E meno male che c'è..
Ieri sera ho visto "Good Night And Good Luck" di George Clooney (che mi sta sempre più simpatico..e non ho ancora visto "Syriana").
L'ho trovato splendido come film.
Asciutto, essenziale, mai monotono, mai sopra le righe, spietato.
E splendido come storia. Una storia vera.
E' un film scomodo, mette a nudo un periodo buio della storia americana, mette a nudo la coscienza sporca di quella che dovrebbe essere la Terra degli Uomini Liberi, la Casa dei Coraggiosi...
E' un film che sfida la stampa allineata, che accusa in modo preciso persone realmente esistite.
E' un film che è stato candidato all'Oscar, come miglior film e un sacco di altre cose.
Questa è una delle classiche contraddizioni del mondo statunitense, croce e delizia di chi lo guarda come un riferimento non sempre per forza negativo.
Il paese di Bush è anche quello dove si può accusare l'amministrazione di avere occultato notizie e prove e forse addirittura complottato per arrivare all'evento che ha cambiato la storia recente di tutto il mondo e andare in televisione a dirlo.
Dove chi fa film-documentari li può portare a Cannes e vincere la Palma d'Oro, non dover contare sui circuiti alternativi e sul passaparola.
Consiglierei a tutti i dirigenti di tutte le televisioni, quelle che ci riempono di reality (ma quanti ce ne sono contemporaneamente ora in giro?), di ascoltare attentamente il discorso finale del protagonista, una analisi spietata della televisione degli anni '50 ma che, incredibilmente....quasi, calza a pennello nello scenario dei giorni nostri.
E poi guardare e riguardare "Viva Zapatero" e provare a pensare a una televisione diversa, a un utilizzo di quel mezzo più dignitoso, e più coraggioso.
Per ora sono contento di "Anno Zero", di "Report" e di "Che Tempo Che Fa".
Ma spero tanto che non siano i fuochi d'artificio per abbagliarci e far passare un po' di tempo per tornare al solito tran tran, ma una vera inversione di tendenza.
Per ora...buona notte...e buona fortuna.
lunedì, settembre 25, 2006
Il coraggio delle scelte
Di questi tempi ne stanno succedendo di tutti i colori.
Ma una mi ha fatto veramente saltare la mosca al naso.
Il tronchetto dell'infelicità ha deciso che vuole realizzare un po' di liquido, giusto per "riempire" un po' l'enorme buco di debiti che gestisce.
Vabbè, ora non voglio stare lì a discutere sull'opportunità o meno e sull'industria che si è trasformata in finanza, con conseguenze estremamente deleterie.
Ma di un effetto collaterale della vicenda.
Da un po' di tempo alcune voci (la più famosa quella di Beppe Grillo, ma anche a più riprese quella della associzione degli internet provider italiani) sollevavano il problema di una infrastruttura estremamente importante per il futuro del paese, quella del collegamento fra le persone e dell'accesso alla informazione digitale, che invece che essere a disposizione di tutti e gestita da un'entità super-partes (perchè no, anche dallo Stato), era proprietà di qualcuno, che non si stava neanche comportando granchè bene.
Apro una parentesi: un altro dei temi del momento è quello delle intercettazioni. Ora: possibile che non sia palese come sia estremamente rischioso che la struttura che permette alle forze dell'ordine di recuperare informazioni vitali per le indagini sia nelle mani di un privato che la può utilizzare anche a suo uso e consumo o che può più o meno "filtrare" quello che viene intercettato se riguarda una delle sue innumerevoli attività?
Mah...
Chiusa parentesi.
Nel momento in cui il "padrone" decide di vendere, il governo si preoccupa che una cosa così importante vada a finire in mani non gradite.
Mi sembra più che legittimo.
Anzi, fa di più.
Comincia a pensare a un progetto economico per riportare la parte infrastrutturale sotto il controllo dello stato.
Lo discute anche con il tronchetto, che pensa bene di far venire fuori il tutto, ovviamente nel momento più sbagliato, a suo uso e consumo.
Chiarisco subito la mia posizione: secondo me il progetto era coraggioso e sacrosanto.
Finalmente una cosa veramente controcorrente e verso una gestione del bene pubblico più orientata al bene di tutti invece che di pochi.
Ovviamente la parte politica avversa, amica del "libero mercato", del "facciamo un po' come cazzo ci pare", si getta a pesce sulla rivelazione (mah..il sospetto che sia stata pilotata viene...) e accusa "statalisti", "comunisti", "vogliono di nuovo il vecchio carrozzone inefficiente", "ce la volevano fare sotto il naso"...e così via.
Cavalcando il finto mito che "statale-è-brutto-inefficiente-costoso-solo-gente-che-non-ha-voglia-di-fare-un-cazzo" mentre "privato-è-figo-belle-macchine-tutto-splendente-profitto-gente-che-lavora".
Mah...quand'è che ci sveglieremo e cominceremo a non fidarci degli illusionisti...
Ma non mi sono veramente arrabbiato neanche per questo.
Il vero problema è stata la reazione del capo del governo, e di tutto il centrosinistra.
Rovati, il collaboratore di Prodi che lavorava al progetto, ha dato le dimissioni.
Perché?
Non ho capito.
Cosa c'era di male a pensare di riportare sotto il controllo dello stato l'infrastruttura voce/dati di Telecom?
Quello che è successo dopo forse una spiegazione la dà.
Prodi prima nega il progetto, poi che Rovati si debba dimettere, poi che ne debba riferire in Parlamento...si nasconde.
Si vergogna.
Ovviamente cede su tutti i fronti.
E in questi giorni si cominciano a sentire illustri esponenti del centrosinistra che dicono che Prodi è pronto a spiegare che il centrosinistra non è nemico delle privatizzazioni e del libero mercato.
Ma come?
Finalmente una scelta coraggiosa, e cosa facciamo? La rinneghiamo?
Cacciamo chi ci stava lavorando come fosse il pazzo che aveva avuto l'idea sbagliata e tentiamo di evitare di doverne parlare?
Io mi sarei aspettato una presa di posizione altrettanto coraggiosa.
"Sì, per quello siamo statalisti. Sì, abbiamo tentato di riprenderne il controllo. No, Rovati non si dimette anzi, continuerà a lavorare al progetto per capirne la fattibilità. No, non abbiamo paura del giudizio della gente, alle prossime elezioni verremo giudicati per quello che abbiamo fatto."
E invece no.
Non so cosa pensare.
E non solo le mie aspettative sono andate deluse: ovviamente gli internet provider italiani avevano subito applaudito al progetto di Rovati, giudicandolo fondamentale per riportare lo stato dell'infrastruttura di comunicazione italiana verso una vera pluralità, garantendo finalmente un mercato con della vera concorrenza e ai cittadini la possibilità di avere servizi diversificati e a prezzi accettabili.
L'ennesima autocensura, l'ennesima dimostrazione di poco coraggio, l'ennesima dimostrazione di come in Italia la classe politica sia vecchia e gli schieramenti, in teoria avversari nelle parole, molte volte pericolosamente allineati nei fatti.
Il pessimismo che aleggiava nella mia valutazione del risultato delle elezioni non si è ancora spento.
Anzi, questa storia lo ha alimentato.
Quanto spero di essere smentito dai fatti...
Ma una mi ha fatto veramente saltare la mosca al naso.
Il tronchetto dell'infelicità ha deciso che vuole realizzare un po' di liquido, giusto per "riempire" un po' l'enorme buco di debiti che gestisce.
Vabbè, ora non voglio stare lì a discutere sull'opportunità o meno e sull'industria che si è trasformata in finanza, con conseguenze estremamente deleterie.
Ma di un effetto collaterale della vicenda.
Da un po' di tempo alcune voci (la più famosa quella di Beppe Grillo, ma anche a più riprese quella della associzione degli internet provider italiani) sollevavano il problema di una infrastruttura estremamente importante per il futuro del paese, quella del collegamento fra le persone e dell'accesso alla informazione digitale, che invece che essere a disposizione di tutti e gestita da un'entità super-partes (perchè no, anche dallo Stato), era proprietà di qualcuno, che non si stava neanche comportando granchè bene.
Apro una parentesi: un altro dei temi del momento è quello delle intercettazioni. Ora: possibile che non sia palese come sia estremamente rischioso che la struttura che permette alle forze dell'ordine di recuperare informazioni vitali per le indagini sia nelle mani di un privato che la può utilizzare anche a suo uso e consumo o che può più o meno "filtrare" quello che viene intercettato se riguarda una delle sue innumerevoli attività?
Mah...
Chiusa parentesi.
Nel momento in cui il "padrone" decide di vendere, il governo si preoccupa che una cosa così importante vada a finire in mani non gradite.
Mi sembra più che legittimo.
Anzi, fa di più.
Comincia a pensare a un progetto economico per riportare la parte infrastrutturale sotto il controllo dello stato.
Lo discute anche con il tronchetto, che pensa bene di far venire fuori il tutto, ovviamente nel momento più sbagliato, a suo uso e consumo.
Chiarisco subito la mia posizione: secondo me il progetto era coraggioso e sacrosanto.
Finalmente una cosa veramente controcorrente e verso una gestione del bene pubblico più orientata al bene di tutti invece che di pochi.
Ovviamente la parte politica avversa, amica del "libero mercato", del "facciamo un po' come cazzo ci pare", si getta a pesce sulla rivelazione (mah..il sospetto che sia stata pilotata viene...) e accusa "statalisti", "comunisti", "vogliono di nuovo il vecchio carrozzone inefficiente", "ce la volevano fare sotto il naso"...e così via.
Cavalcando il finto mito che "statale-è-brutto-inefficiente-costoso-solo-gente-che-non-ha-voglia-di-fare-un-cazzo" mentre "privato-è-figo-belle-macchine-tutto-splendente-profitto-gente-che-lavora".
Mah...quand'è che ci sveglieremo e cominceremo a non fidarci degli illusionisti...
Ma non mi sono veramente arrabbiato neanche per questo.
Il vero problema è stata la reazione del capo del governo, e di tutto il centrosinistra.
Rovati, il collaboratore di Prodi che lavorava al progetto, ha dato le dimissioni.
Perché?
Non ho capito.
Cosa c'era di male a pensare di riportare sotto il controllo dello stato l'infrastruttura voce/dati di Telecom?
Quello che è successo dopo forse una spiegazione la dà.
Prodi prima nega il progetto, poi che Rovati si debba dimettere, poi che ne debba riferire in Parlamento...si nasconde.
Si vergogna.
Ovviamente cede su tutti i fronti.
E in questi giorni si cominciano a sentire illustri esponenti del centrosinistra che dicono che Prodi è pronto a spiegare che il centrosinistra non è nemico delle privatizzazioni e del libero mercato.
Ma come?
Finalmente una scelta coraggiosa, e cosa facciamo? La rinneghiamo?
Cacciamo chi ci stava lavorando come fosse il pazzo che aveva avuto l'idea sbagliata e tentiamo di evitare di doverne parlare?
Io mi sarei aspettato una presa di posizione altrettanto coraggiosa.
"Sì, per quello siamo statalisti. Sì, abbiamo tentato di riprenderne il controllo. No, Rovati non si dimette anzi, continuerà a lavorare al progetto per capirne la fattibilità. No, non abbiamo paura del giudizio della gente, alle prossime elezioni verremo giudicati per quello che abbiamo fatto."
E invece no.
Non so cosa pensare.
E non solo le mie aspettative sono andate deluse: ovviamente gli internet provider italiani avevano subito applaudito al progetto di Rovati, giudicandolo fondamentale per riportare lo stato dell'infrastruttura di comunicazione italiana verso una vera pluralità, garantendo finalmente un mercato con della vera concorrenza e ai cittadini la possibilità di avere servizi diversificati e a prezzi accettabili.
L'ennesima autocensura, l'ennesima dimostrazione di poco coraggio, l'ennesima dimostrazione di come in Italia la classe politica sia vecchia e gli schieramenti, in teoria avversari nelle parole, molte volte pericolosamente allineati nei fatti.
Il pessimismo che aleggiava nella mia valutazione del risultato delle elezioni non si è ancora spento.
Anzi, questa storia lo ha alimentato.
Quanto spero di essere smentito dai fatti...
Tanta bella roba
Questa volta pura cronaca. Oh beh, dopotutto questo è un diario, no?
Dopo anni, stimolato dal buon Memo, ho ridato vita a una delle mie anime che mi porto dentro e che tenevo da parte: quella dell'audiofilo.
Tanto tempo fa il mio fratellino si mise in testa di far capire al suo fratellone più grande che l'Hi-Fi era un'altra cosa rispetto all'impiantino comprato dal papà (che però benedico tutti i giorni e per sempre) e soprattutto che le casse non è il caso di metterle appese al tetto come andava tanto di moda.
Dopo averlo convinto a comprare delle piccole B&W DM10 e resolo conscio della differenza, bisognava fare un altro passo importante.
E così lo convinse ad andare con lui al G.E.I. una mostra all'interno del SIM HI-Fi, dove dei pazzi scatenati (in realtà gli storici distributori che ancora "spacciano" materiale che induce in assuefazione all'istante) facevano ascoltare impianti da svariate centinaia di milioni di allora ad altrettanti pazzi scatenati, alcuni in possesso delle facoltà monetarie per possederli, altri solo per poter far vivere alle proprie orecchie qualche ora da sogno.
E' stata quella volta, quella prima volta, che entrando in una stanza in penombra preparata con gusto e cura dell'acustica da dei maestri vicentini, che il fratellone si innamorò di quella casse così strane, con un bordo in massello massiccio spesso qualche centimetro, e di quei tempi erano solo loro a farle così, che suonavano così diversamente da qualsiasi cosa avesse ascoltato prima e durante quel giorno.
E' stata quella volta che il fratellone decise: Sonus Faber deve essere.
E Sonus Faber è stato, ed è ancora.
Sono il fortunatissimo possessore di una coppia di Parva FM2 (proprio uguali a quelle che erano in quella stanza...nella penombra...più di vent'anni fa...) e di un Gravis (primissima versione), che ancora fanno la loro porca figura e che continuano a darmi soddisfazione...purtroppo solo nei pochissimi momenti nei quali riesco ad accendere tutto l'ambaradan.
Eh già, perchè poi negli anni a supporto di cotanti diffusori, si sono affiancati altri pezzi di pregio.
Ma torniamo ai giorni nostri.
Ovviamente il tempo degli investimenti nel settore audio sono terminati un bel po' tempo fa.
Il G.E.I (ah, G.E.I. stava per Gruppo Esoterico Italiano...) è prima diventato il J (che stava per Jewels of) Hi-Fi sempre all'interno del SIM e poi, oramai da molto tempo, è diventato un evento indipendente chiamato Top Audio Show (alla quale si aggiunta la voce Video da qualche anno) che si svolge da sempre al Quark Hotel a Milano.
Da un bel po' di tempo non lo visitavo, e da un po' di anni Memo mi stuzzicava..."Oh, io Venerdì vado su, che fai vieni?"...
Ogni volta, alla fine e per vari motivi, rinunciavo.
Il lavoro, Venerdì, tipicamente si fa a Settembre e magari si va ancora al mare...insomma...era da un bel po' che l'appuntamento saltava.
Stavolta no.
Tempo annunciato come brutto, e poi lo "stuzzico" stavolta fatto di persona e non al telefono...insomma: Venerdì mattina mi sono messo in macchina e sono partito alla volta di Milano, all'ora giusta per arrivare più o meno alla stessa ora di Memo & company che partivano da Lucca.
Arrivato davanti al Quark, in coda aspettando di accedere al parcheggio, vedo una avventurosa Audi che si "inventa" un parcheggio in una ampia aiuola...e decido di seguirla, risolvendo il problema del parcheggio in pochi minuti, ma preparando la "sorpresa" del post-show...ma ci arriveremo.
Ricongiunta la compagnia, finalmente, entriamo.
Ragazzi, quanta bella roba.
Tanta bella roba.
Ho trovato un Top Audio & Video Show ingrandito, che ora occupa 6 piani dell'albergo, con una ampia sezione diventata un vero Expò, e moltissime salette di ascolto, e, devo dire, di un livello medio molto migliorato rispetto a quello che mi ricordavo.
Impressione confortata anche dai commenti di Memo & company che invece sono assidui frequentatori e aggiornati fino all'ultimo anno.
Assolutamente al di fuori di ogni possibile commento la saletta allestita da Audio Natali, sotto tutti i punti di vista.
Gusto dell'arrendamento, gestione dello spazio ma, soprattutto, qualità dell'impianto.
Audio Research e Wilson Audio hanno formato una accoppiata che a lungo rimarrà nei miei ricordi.
La sensazione di libertà assoluta data alle note, agli strumenti.
Di "assenza" del tramite tecnologico.
Di "presenza" degli strumenti, dei suonatori.
Sensazioni che abbiamo ritrovato avvicinate tantissimo dalla sala dove per la seconda volta ho incontrato le incredibili Nautilus della B&W (una sorta di sorelle maggiori....molto maggiori..della mia prima coppia di diffusori "seri" ;-) ), pilotate da generosissimi Jeff Rowland, avvicinate moltissimo ma non eguagliate.
Ora: l'esperienza di ascolto, soprattutto quando limitata nel tempo e nello spazio, è figlia di fattori che poco hanno a che vedere con le apparecchiature, a volte poco a che vedere con le orecchie.
Gli amplificatori erano di filosofia progettuale completamente diversa, sebbene anbedue di qualità senza compromessi(e a noi ci è rimasta la voglia di sentire delle Nautilus pilotate dagli incredibili Audio Research ma anche le Wilson dai Jeff Rowland).
La stanza e gli spazi erano diversi, l'allestimento meno curato.
Le postazioni di ascolto più strette e scomode.
Insomma: il confronto delle due "esperienze di ascolto" finisce con il favorire, sebbene comunque di poco, l'accoppiata AR/Wilson Audio.
Ma tante altre cose hanno allietato le orecchie, gli occhi, la mente.
La Sonus Faber ha sfoderato una saletta e un suono assolutamente in linea con le mie aspettative..solo nel tempo hanno aumentato un po' il livello della luce...e forse non è poi così male, perchè quello che fanno è anche così bello...
E poi le B&W 801, le Opera e dei diffusori assolutamente singolari, con una struttura progettuale totalmente diversa dal solito, e con un suono sorprendente.
E poi la saletta demo audio/video della Lexicon, e poi un proiettore D-ILA con una versione di "Gladiator" in altissima definizione da far venire i brividi.
E poi la saletta con l'impianto top e quello alla portata di tutti (quasi) che però reggeva il passo, e poi Martin Logan, Magneplanar, e poi Tannoy, e poi Klipsch...insomma...tanta...tanta bella roba.
E mi scuso con mi sto dimenticando, perchè non se lo merita.
Sono uscito dallo show contento di esserci stato, di aver nutrito dopo così tanto tempo un pezzo della mia anima lasciato un po' in disparte.
E con questa piacevole sensazione mi sono avviato verso la macchina, tranquillo, sotto una leggera pioggia, poco preoccupante.Un carro attrezzi in zona mi ha leggermente inquietato...sai com'è, magari qualcuno se n'è avuto a male e ha pensato bene di sgomberare il prato...No, la macchina c'è, la vedo...ma l'acquazzone del pomeriggio (ci DEVE essere stato, sennò non mi spiego lo scenario) ha lasciato una situazione...critica.
Al mio arrivo vedo una Volvo incastrata in un fosso, finita lì dentro nel tentavivo di evitare il lago di fango nel quale si sta dibattendo una Mercedes che sta tentando di raggiungere la strada.
La mia macchina è tranquillamente posteggiata, con il lago fra lei e la strada...oh, diavolo.
Dai, forse ce la faccio, forse riesco a passare piano piano a lato, dove lo stato del prato sembra ancora quasi praticabile...piano, retromarcia, piano piano...bisogna evitare il posteriore della Volvo che spunta dal fosso..evitare di finirci...ecco ce l'ho quasi fatta....ecco.....fermo.
La ruota gira, ma io sono, inesorabilmente, fermo.
Per farla breve, con l'aiuto degli autisti del carro attrezzi, le due macchine sono riuscite a raggiungere la strada, e la Volvo è stata recuperata con un cavo.
Ma non in maniera così liscia e tranquilla.
Perchè il fango ha la tendenza a essere sollevato dalle ruote che girano. E a essere sparato addosso a chi sta spingendo le macchine...
Almeno quelli della Mercedes erano di Milano....io mi sono fatto tutto il viaggio fino a Genova completamente coperto di fango...beh, no: mi sono tolto il giubbotto e almeno di sopra non ero proprio incrostato..
Beh...tutto è bene quello che finisce bene..e alla fine è stato pure divertente.
E poi l'esperienza non è comunque riuscita a rovinare la giornata.
Bella giornata, e tanta bella roba.
Valeva la pena raccontarla.
Dopo anni, stimolato dal buon Memo, ho ridato vita a una delle mie anime che mi porto dentro e che tenevo da parte: quella dell'audiofilo.
Tanto tempo fa il mio fratellino si mise in testa di far capire al suo fratellone più grande che l'Hi-Fi era un'altra cosa rispetto all'impiantino comprato dal papà (che però benedico tutti i giorni e per sempre) e soprattutto che le casse non è il caso di metterle appese al tetto come andava tanto di moda.
Dopo averlo convinto a comprare delle piccole B&W DM10 e resolo conscio della differenza, bisognava fare un altro passo importante.
E così lo convinse ad andare con lui al G.E.I. una mostra all'interno del SIM HI-Fi, dove dei pazzi scatenati (in realtà gli storici distributori che ancora "spacciano" materiale che induce in assuefazione all'istante) facevano ascoltare impianti da svariate centinaia di milioni di allora ad altrettanti pazzi scatenati, alcuni in possesso delle facoltà monetarie per possederli, altri solo per poter far vivere alle proprie orecchie qualche ora da sogno.
E' stata quella volta, quella prima volta, che entrando in una stanza in penombra preparata con gusto e cura dell'acustica da dei maestri vicentini, che il fratellone si innamorò di quella casse così strane, con un bordo in massello massiccio spesso qualche centimetro, e di quei tempi erano solo loro a farle così, che suonavano così diversamente da qualsiasi cosa avesse ascoltato prima e durante quel giorno.
E' stata quella volta che il fratellone decise: Sonus Faber deve essere.
E Sonus Faber è stato, ed è ancora.
Sono il fortunatissimo possessore di una coppia di Parva FM2 (proprio uguali a quelle che erano in quella stanza...nella penombra...più di vent'anni fa...) e di un Gravis (primissima versione), che ancora fanno la loro porca figura e che continuano a darmi soddisfazione...purtroppo solo nei pochissimi momenti nei quali riesco ad accendere tutto l'ambaradan.
Eh già, perchè poi negli anni a supporto di cotanti diffusori, si sono affiancati altri pezzi di pregio.
Ma torniamo ai giorni nostri.
Ovviamente il tempo degli investimenti nel settore audio sono terminati un bel po' tempo fa.
Il G.E.I (ah, G.E.I. stava per Gruppo Esoterico Italiano...) è prima diventato il J (che stava per Jewels of) Hi-Fi sempre all'interno del SIM e poi, oramai da molto tempo, è diventato un evento indipendente chiamato Top Audio Show (alla quale si aggiunta la voce Video da qualche anno) che si svolge da sempre al Quark Hotel a Milano.
Da un bel po' di tempo non lo visitavo, e da un po' di anni Memo mi stuzzicava..."Oh, io Venerdì vado su, che fai vieni?"...
Ogni volta, alla fine e per vari motivi, rinunciavo.
Il lavoro, Venerdì, tipicamente si fa a Settembre e magari si va ancora al mare...insomma...era da un bel po' che l'appuntamento saltava.
Stavolta no.
Tempo annunciato come brutto, e poi lo "stuzzico" stavolta fatto di persona e non al telefono...insomma: Venerdì mattina mi sono messo in macchina e sono partito alla volta di Milano, all'ora giusta per arrivare più o meno alla stessa ora di Memo & company che partivano da Lucca.
Arrivato davanti al Quark, in coda aspettando di accedere al parcheggio, vedo una avventurosa Audi che si "inventa" un parcheggio in una ampia aiuola...e decido di seguirla, risolvendo il problema del parcheggio in pochi minuti, ma preparando la "sorpresa" del post-show...ma ci arriveremo.
Ricongiunta la compagnia, finalmente, entriamo.
Ragazzi, quanta bella roba.
Tanta bella roba.
Ho trovato un Top Audio & Video Show ingrandito, che ora occupa 6 piani dell'albergo, con una ampia sezione diventata un vero Expò, e moltissime salette di ascolto, e, devo dire, di un livello medio molto migliorato rispetto a quello che mi ricordavo.
Impressione confortata anche dai commenti di Memo & company che invece sono assidui frequentatori e aggiornati fino all'ultimo anno.
Assolutamente al di fuori di ogni possibile commento la saletta allestita da Audio Natali, sotto tutti i punti di vista.
Gusto dell'arrendamento, gestione dello spazio ma, soprattutto, qualità dell'impianto.
Audio Research e Wilson Audio hanno formato una accoppiata che a lungo rimarrà nei miei ricordi.
La sensazione di libertà assoluta data alle note, agli strumenti.
Di "assenza" del tramite tecnologico.
Di "presenza" degli strumenti, dei suonatori.
Sensazioni che abbiamo ritrovato avvicinate tantissimo dalla sala dove per la seconda volta ho incontrato le incredibili Nautilus della B&W (una sorta di sorelle maggiori....molto maggiori..della mia prima coppia di diffusori "seri" ;-) ), pilotate da generosissimi Jeff Rowland, avvicinate moltissimo ma non eguagliate.
Ora: l'esperienza di ascolto, soprattutto quando limitata nel tempo e nello spazio, è figlia di fattori che poco hanno a che vedere con le apparecchiature, a volte poco a che vedere con le orecchie.
Gli amplificatori erano di filosofia progettuale completamente diversa, sebbene anbedue di qualità senza compromessi(e a noi ci è rimasta la voglia di sentire delle Nautilus pilotate dagli incredibili Audio Research ma anche le Wilson dai Jeff Rowland).
La stanza e gli spazi erano diversi, l'allestimento meno curato.
Le postazioni di ascolto più strette e scomode.
Insomma: il confronto delle due "esperienze di ascolto" finisce con il favorire, sebbene comunque di poco, l'accoppiata AR/Wilson Audio.
Ma tante altre cose hanno allietato le orecchie, gli occhi, la mente.
La Sonus Faber ha sfoderato una saletta e un suono assolutamente in linea con le mie aspettative..solo nel tempo hanno aumentato un po' il livello della luce...e forse non è poi così male, perchè quello che fanno è anche così bello...
E poi le B&W 801, le Opera e dei diffusori assolutamente singolari, con una struttura progettuale totalmente diversa dal solito, e con un suono sorprendente.
E poi la saletta demo audio/video della Lexicon, e poi un proiettore D-ILA con una versione di "Gladiator" in altissima definizione da far venire i brividi.
E poi la saletta con l'impianto top e quello alla portata di tutti (quasi) che però reggeva il passo, e poi Martin Logan, Magneplanar, e poi Tannoy, e poi Klipsch...insomma...tanta...tanta bella roba.
E mi scuso con mi sto dimenticando, perchè non se lo merita.
Sono uscito dallo show contento di esserci stato, di aver nutrito dopo così tanto tempo un pezzo della mia anima lasciato un po' in disparte.
E con questa piacevole sensazione mi sono avviato verso la macchina, tranquillo, sotto una leggera pioggia, poco preoccupante.Un carro attrezzi in zona mi ha leggermente inquietato...sai com'è, magari qualcuno se n'è avuto a male e ha pensato bene di sgomberare il prato...No, la macchina c'è, la vedo...ma l'acquazzone del pomeriggio (ci DEVE essere stato, sennò non mi spiego lo scenario) ha lasciato una situazione...critica.
Al mio arrivo vedo una Volvo incastrata in un fosso, finita lì dentro nel tentavivo di evitare il lago di fango nel quale si sta dibattendo una Mercedes che sta tentando di raggiungere la strada.
La mia macchina è tranquillamente posteggiata, con il lago fra lei e la strada...oh, diavolo.
Dai, forse ce la faccio, forse riesco a passare piano piano a lato, dove lo stato del prato sembra ancora quasi praticabile...piano, retromarcia, piano piano...bisogna evitare il posteriore della Volvo che spunta dal fosso..evitare di finirci...ecco ce l'ho quasi fatta....ecco.....fermo.
La ruota gira, ma io sono, inesorabilmente, fermo.
Per farla breve, con l'aiuto degli autisti del carro attrezzi, le due macchine sono riuscite a raggiungere la strada, e la Volvo è stata recuperata con un cavo.
Ma non in maniera così liscia e tranquilla.
Perchè il fango ha la tendenza a essere sollevato dalle ruote che girano. E a essere sparato addosso a chi sta spingendo le macchine...
Almeno quelli della Mercedes erano di Milano....io mi sono fatto tutto il viaggio fino a Genova completamente coperto di fango...beh, no: mi sono tolto il giubbotto e almeno di sopra non ero proprio incrostato..
Beh...tutto è bene quello che finisce bene..e alla fine è stato pure divertente.
E poi l'esperienza non è comunque riuscita a rovinare la giornata.
Bella giornata, e tanta bella roba.
Valeva la pena raccontarla.
mercoledì, settembre 13, 2006
Alter Blog Post #2
Un po' ti invidio...quelli sono posti dove da sempre vorrei andare.
Li ho sfiorati con un lungo peregrinare fra Danimarca e Svezia tanto tempo fa..e un po' mi mancano.
Non conoscendo gli antefatti (pur avendo letto i post precedenti e capito che qualcosa nel viaggio andava OLTRE il viaggio in sè), mi limiterò a parlare di quello...a me danno fastidio quelli che, a sproposito, usano parole "di circostanza"...
Le sensazioni che descrivi a proposito del Polo Nord io le ho vissute, analoghe, durante un lungo tramonto, in uno dei posti panoramici sopra il Grand Canyon.
Credo che faccia parte un po' della magia di certi luoghi, ma molto anche dell'aura che noi gli mettiamo intorno mentre durante gli anni diventano nostri miti...il sole a mezzanotte a Capo Nord, il tramonto sul Grand Canyon, la duna nel Sahara...etc. etc.
Ma non è finzione.
Io quel tramonto, fra decine di persone in religioso silenzio, una specie di cowboy che arpeggiava con la sua chitarra, la luce rossastra incastrata fra le rocce e l'abisso e un ciello blu intenso...non me lo scorderò mai.
E' stato come trovare una conferma, come dire: "Cazzo, ma allora non ti stavi prendendo in giro, è proprio una cosa grande...".
Effimero.
Oh sì.
Ma non è effimero ogni secondo della nostra vita?
-*-*-*-*-*-*-*-
Trovo alcune affinità di questo post con il mio che parla del rifugio contro il tempo che avanza (Sospeso nel mare).
Parlerò d'altro, forse attinente, forse no.
Un inconscio blocco mentale mi impedisce di ricordare la data di nascita dei miei genitori.
Così come faccio fatica a pensare a mio padre che non guida la macchina (ha passato gli 80).
Mi rifiuto di accettare il loro invecchiamento.
Per difendermi dal mio.
Ma concordo con la parentesi: la vecchiaia è uno stato mentale, non fisico.
Spero, un giorno, di scoprire di essere "vecchio" da un sacco di tempo, e di aver vissuto fino a quel momento senza accorgermene...
-*-*-*-*-*-*-*-
Io non ho capito esattamente dov'è che volevi andare a parare..ma le ultime tre righe, in questi giorni caldi e afosi, mi calzano a pennello.
Il caldo/umido mi succhia via la voglia di muovermi.
Improvvisamente mi accontento di essere, anzi, di esistere, e sto immobile perchè ogni tipo di movimento aumenta il caldo, e anelo una piccola bava d'aria mentre l'unico movimento atmosferico è il mio respiro..
Ed è caldo, cazzo....
-*-*-*-*-*-*-*-
Ci sono film che ti raccontano vent'anni dopo, o dieci anni prima.
"Dazeroadieci" mi ha beccato mentre mi raccontava proprio nel momento giusto.
E sto ancora passando adesso...e ho ancora tanta voglia di continuare a passare.
Ora: a parte il 37enne sindromato da Peter Pan che ero, esistono cose che mi hanno lasciato veramente con lo stomaco di pietra.
Direi su tutte, due.
La prima.
L'entrata sul palco, hai lasciato perdere la chitarra un sacco di tempo fa, fin dai tempi dei concertini degli amici e poi cosa ti combinano?
Ti organizzano un vero palco, con una band sopra, una chitarra, la tua chitarra e un microfono...e sotto un tappeto di gente che ti aspetta...Oh cazzo...ma...sono io o è lui?
La seconda.
Ho fatto la mia scelta.
L'ho fatta e sono pronto a guardarvi negli occhi senza paura.
Tutti.
Questa è la mia vita rock.
E non abbasserò lo sguardo.
Provate voi a starmi dietro.
Potersi fermare, ogni tanto, e dirsi...ma dazeroadieci...che voto le dai?
Dieci, che diamine...vabbè dai...nove e mezzo...giusto perchè la chitarra bisognerebbe suonarla un po' di più..e magari anche su un palchetto ogni tanto...
Si tiene botta, e si continua a lottare.
Ci si sente.
Marco, il 41enne sindromato
-*-*-*-*-*-*-*-
Parlare di "cinesi" in modo generico è un po' difficile.
Noi consideriamo "cinese" tutto ciò che ha gli occhi a mandorla e non è fottutamente antipatico (perchè diventa "giapponese") ma la Cina è grande più dell'Europa e contiene un sacco di popoli anche drammaticamente diversi da loro.
Non tutti sono bassi, non tutti sono magri.
La Cina l'ho attraversata un bel po', è stato un viaggio di nozze faticoso, e per fortuna non legato solo alle grandi città che si stanno occidentalizzando.
Così li ho visti al Nord e al Sud, sul mare e all'interno.
Li ho visti sui campi (oh sì, ho visto arare il campo con il bue e l'aratro come l'avevo visto solo sui sussidiari alle elementari) e li ho visti in giro in bicicletta.
Forse le loro facce tristi sono le stesse degli italiani che erano costretti a partire per cercare la fortuna lontano da casa, soprattutto quando la fortuna non la trovavano e facevano più o meno la stessa vita ma in un posto dove si sarebbero sentiti per tutta la vita "stranieri".
Ma capisco la tua inquietudine: che cosa li ha attirati qua, perchè il mondo costringe la gente a vendersi il culo per approdare a una terra promessa che poi ti regala emarginazione, ghetti e quel tanto che basta giusto per non pensare di aver fatto una cosa totalmente inutile?
Perchè a così tanta gente viene negato il diritto di potersi sentire realizzato e felice nella propria casa e ne viene violentata la dignità venendo smerciati come bestiame?
Perchè?
-*-*-*-*-*-*-*-
Pur non potendo neanche provare ad avvicinare la tua dedizione e applicazione, che sinceramente ammiro perchè sono fatti di animo sportivo ma anche di tante altre cose, mi ci sono un po' ritrovato nello sport "filosofia-di-vita".
O meglio.
Non ho mai fatto attività sportiva vera, sono troppo pigro e indolente.
Ma ho sempre fatto "qualcosa": pallacanestro alle medie (quella è stata la più "sportiva", vera squadra, veri allenamenti, vero allenatore), piscina alle superiori, calcio con i colleghi settimanale...ho partecipato anche a un torneo a 7 con la squadra del quartiere dove sono cresciuto.
Un po' di palestra qua e là.
Ma è nell'acqua che ci trovo la mia anima che mi aspetta.
Dopo essere stato terrorizzato da una istruttrice del CONI e avere imparato a nuotare da solo, a più di trent'anni, ho scoperto che nuotare è l'unica cosa che riesco a fare senza che nessuno mi "porti" a farlo, di cui ho bisogno e che mi manca quando non lo faccio.
Ho scoperto di riuscire naturalmente a trovarmi a mio agio sott'acqua, a dimenticarmi che devo respirare mentre guardo i pesciolini che mi danzano davanti agli occhi.
Quest'anno sono andato a nuotare quando ero stanco, distrutto, raffreddato, pioveva, freddo polare, caldo infernale.
Un tizio ex-atleta mi ha persino detto "potresti iscriverti ai Master, non vai mica male"...IO...che non so fare neanche la virata...ma ho viaggiato con il sorriso per una settimana e ancora adesso ci penso.
Non so se è proprio quello che intendevi te, ma io nell'acqua mi ci sento a casa, mi ci sento a posto.
Salata o dolce misto cloro non fa molta differenza.
Ora mi manca veramente solo di prendere la mia fottuta tavola da surf e buttarla in acqua sul serio.
Ti farò sapere....
Li ho sfiorati con un lungo peregrinare fra Danimarca e Svezia tanto tempo fa..e un po' mi mancano.
Non conoscendo gli antefatti (pur avendo letto i post precedenti e capito che qualcosa nel viaggio andava OLTRE il viaggio in sè), mi limiterò a parlare di quello...a me danno fastidio quelli che, a sproposito, usano parole "di circostanza"...
Le sensazioni che descrivi a proposito del Polo Nord io le ho vissute, analoghe, durante un lungo tramonto, in uno dei posti panoramici sopra il Grand Canyon.
Credo che faccia parte un po' della magia di certi luoghi, ma molto anche dell'aura che noi gli mettiamo intorno mentre durante gli anni diventano nostri miti...il sole a mezzanotte a Capo Nord, il tramonto sul Grand Canyon, la duna nel Sahara...etc. etc.
Ma non è finzione.
Io quel tramonto, fra decine di persone in religioso silenzio, una specie di cowboy che arpeggiava con la sua chitarra, la luce rossastra incastrata fra le rocce e l'abisso e un ciello blu intenso...non me lo scorderò mai.
E' stato come trovare una conferma, come dire: "Cazzo, ma allora non ti stavi prendendo in giro, è proprio una cosa grande...".
Effimero.
Oh sì.
Ma non è effimero ogni secondo della nostra vita?
-*-*-*-*-*-*-*-
Trovo alcune affinità di questo post con il mio che parla del rifugio contro il tempo che avanza (Sospeso nel mare).
Parlerò d'altro, forse attinente, forse no.
Un inconscio blocco mentale mi impedisce di ricordare la data di nascita dei miei genitori.
Così come faccio fatica a pensare a mio padre che non guida la macchina (ha passato gli 80).
Mi rifiuto di accettare il loro invecchiamento.
Per difendermi dal mio.
Ma concordo con la parentesi: la vecchiaia è uno stato mentale, non fisico.
Spero, un giorno, di scoprire di essere "vecchio" da un sacco di tempo, e di aver vissuto fino a quel momento senza accorgermene...
-*-*-*-*-*-*-*-
Io non ho capito esattamente dov'è che volevi andare a parare..ma le ultime tre righe, in questi giorni caldi e afosi, mi calzano a pennello.
Il caldo/umido mi succhia via la voglia di muovermi.
Improvvisamente mi accontento di essere, anzi, di esistere, e sto immobile perchè ogni tipo di movimento aumenta il caldo, e anelo una piccola bava d'aria mentre l'unico movimento atmosferico è il mio respiro..
Ed è caldo, cazzo....
-*-*-*-*-*-*-*-
Ci sono film che ti raccontano vent'anni dopo, o dieci anni prima.
"Dazeroadieci" mi ha beccato mentre mi raccontava proprio nel momento giusto.
E sto ancora passando adesso...e ho ancora tanta voglia di continuare a passare.
Ora: a parte il 37enne sindromato da Peter Pan che ero, esistono cose che mi hanno lasciato veramente con lo stomaco di pietra.
Direi su tutte, due.
La prima.
L'entrata sul palco, hai lasciato perdere la chitarra un sacco di tempo fa, fin dai tempi dei concertini degli amici e poi cosa ti combinano?
Ti organizzano un vero palco, con una band sopra, una chitarra, la tua chitarra e un microfono...e sotto un tappeto di gente che ti aspetta...Oh cazzo...ma...sono io o è lui?
La seconda.
Ho fatto la mia scelta.
L'ho fatta e sono pronto a guardarvi negli occhi senza paura.
Tutti.
Questa è la mia vita rock.
E non abbasserò lo sguardo.
Provate voi a starmi dietro.
Potersi fermare, ogni tanto, e dirsi...ma dazeroadieci...che voto le dai?
Dieci, che diamine...vabbè dai...nove e mezzo...giusto perchè la chitarra bisognerebbe suonarla un po' di più..e magari anche su un palchetto ogni tanto...
Si tiene botta, e si continua a lottare.
Ci si sente.
Marco, il 41enne sindromato
-*-*-*-*-*-*-*-
Parlare di "cinesi" in modo generico è un po' difficile.
Noi consideriamo "cinese" tutto ciò che ha gli occhi a mandorla e non è fottutamente antipatico (perchè diventa "giapponese") ma la Cina è grande più dell'Europa e contiene un sacco di popoli anche drammaticamente diversi da loro.
Non tutti sono bassi, non tutti sono magri.
La Cina l'ho attraversata un bel po', è stato un viaggio di nozze faticoso, e per fortuna non legato solo alle grandi città che si stanno occidentalizzando.
Così li ho visti al Nord e al Sud, sul mare e all'interno.
Li ho visti sui campi (oh sì, ho visto arare il campo con il bue e l'aratro come l'avevo visto solo sui sussidiari alle elementari) e li ho visti in giro in bicicletta.
Forse le loro facce tristi sono le stesse degli italiani che erano costretti a partire per cercare la fortuna lontano da casa, soprattutto quando la fortuna non la trovavano e facevano più o meno la stessa vita ma in un posto dove si sarebbero sentiti per tutta la vita "stranieri".
Ma capisco la tua inquietudine: che cosa li ha attirati qua, perchè il mondo costringe la gente a vendersi il culo per approdare a una terra promessa che poi ti regala emarginazione, ghetti e quel tanto che basta giusto per non pensare di aver fatto una cosa totalmente inutile?
Perchè a così tanta gente viene negato il diritto di potersi sentire realizzato e felice nella propria casa e ne viene violentata la dignità venendo smerciati come bestiame?
Perchè?
-*-*-*-*-*-*-*-
Pur non potendo neanche provare ad avvicinare la tua dedizione e applicazione, che sinceramente ammiro perchè sono fatti di animo sportivo ma anche di tante altre cose, mi ci sono un po' ritrovato nello sport "filosofia-di-vita".
O meglio.
Non ho mai fatto attività sportiva vera, sono troppo pigro e indolente.
Ma ho sempre fatto "qualcosa": pallacanestro alle medie (quella è stata la più "sportiva", vera squadra, veri allenamenti, vero allenatore), piscina alle superiori, calcio con i colleghi settimanale...ho partecipato anche a un torneo a 7 con la squadra del quartiere dove sono cresciuto.
Un po' di palestra qua e là.
Ma è nell'acqua che ci trovo la mia anima che mi aspetta.
Dopo essere stato terrorizzato da una istruttrice del CONI e avere imparato a nuotare da solo, a più di trent'anni, ho scoperto che nuotare è l'unica cosa che riesco a fare senza che nessuno mi "porti" a farlo, di cui ho bisogno e che mi manca quando non lo faccio.
Ho scoperto di riuscire naturalmente a trovarmi a mio agio sott'acqua, a dimenticarmi che devo respirare mentre guardo i pesciolini che mi danzano davanti agli occhi.
Quest'anno sono andato a nuotare quando ero stanco, distrutto, raffreddato, pioveva, freddo polare, caldo infernale.
Un tizio ex-atleta mi ha persino detto "potresti iscriverti ai Master, non vai mica male"...IO...che non so fare neanche la virata...ma ho viaggiato con il sorriso per una settimana e ancora adesso ci penso.
Non so se è proprio quello che intendevi te, ma io nell'acqua mi ci sento a casa, mi ci sento a posto.
Salata o dolce misto cloro non fa molta differenza.
Ora mi manca veramente solo di prendere la mia fottuta tavola da surf e buttarla in acqua sul serio.
Ti farò sapere....
giovedì, agosto 31, 2006
Il Mare Verticale Secondo
Lo so, lo so, l'ho già usato una volta senza permesso e adesso lo rifaccio, sono un villano.
Beh..stavolta un villano confortato dal fatto che la legittima proprietaria del termine non ha fatto rimostranze...per cui...
Andiamo a incominciare.
Dopo un po' di anni finalmente è tornato il mare grosso.
Cioè: un po' di anni riferito al posto (Varigotti) e alle volte che io ero in spiaggia.
Per "mare grosso" non intendo quello incazzato nero che è meglio che ne stai lontano anche se sei un nuotatore provetto e conosci perfettamente posto, fondale, correnti etc. etc.
Per "mare grosso" intendo quello che mostra la sua forza con onde a volte anche di ragguardevole dimensione e forza, ma regolari, ben distanziate una dall'altra, magari in serie con intervalli di relativa calma.
A Varigotti le serie sono tipicamente di tre.
Non so perchè.
Insomma, quel mare dove ci si può tuffare tranquillamente (se sei un nuotatore provetto e che conosce perfettamente...insomma, quella roba lì) per andare un po' più in là, ad aspettare quelle un po' più grosse.
Prendere il tempo giusto, darsi una bella spinta, e precipitare verso riva sostenuti dall'onda che corre sotto.
Con una tavola da surf sarebbe meglio, ma a Varigotti la particolare conformazione del fondo (prego rileggere Il Mare Verticale Primo) non permette l'utilizzo delle tavole, che hanno bisogno di un fondo che molto più gradualmente risalga verso riva perchè l'onda possa essere sfruttata in tutta la sua lunghezza...
E così a Varigotti, da sempre, si fa solo con il costume.
Da piccolo avevo solo le pinne ad aiutarmi nella spinta iniziale, ora neanche quelle.
Anche se le pinne prima o poi me le porto di nuovo per fare qualche esperimento...
Vabbè.
Varigotti è un posto così, e più in là, ad aspettare quelle più grosse, ci si ritrova a essere sempre i soliti.
Quest'anno ci siamo divertiti.
Ma non era a tutto ciò che si riferisce il titolo.
E allora vaffanculo, come ti sei permesso di riutilizzarlo a sbafo per la seconda volta?
Calma....
Il "mare grosso" mette a disposizione altre attività ludiche interessanti.
Tipo lasciarsi a corpo morto sul bagnasciuga e farsi frullare dalle onde.
Saltare contro l'onda che arriva e ritrovarsi sospeso in volo sopra al mare "dietro" l'onda con relativo tuffo.
Guardare con la faccia triste tuo figlio che sta giocando mentre un onda enorme ti sta per sovverchiare e farlo morire dal ridere.
Ma una di queste mi piace più delle altre.
Forse perchè è (poco) più rischiosa.
Forse perchè siamo ancora in meno a farlo.
Forse perchè si fa sempre e solo in maniera inaspettata sorprendendo tutti.
Forse perchè è un piccolo atto di fiducia verso il mare ricambiato dal suo sostegno.
Mettiamo che stai parlando con tuo cugino.
L'argomento è l'ultimo scandalo sul calcio, sostenuto buttando sempre un occhio sui bambini che si fanno sollazzare dalle onde che fanno stragi di asciugamani, telefonini, giornali, ciabatte in maniera assolutamente randomica.
Poi la vedi.
Ah sì, è quella giusta, arriva per prima e quindi quasi niente più risucchio a riva.
La vedi già bella appuntita verso il cielo, con il fronte bello inclinato, ma non abbastanza grossa da "rompere" prima di arrivare a riva.
La osservi bene e capisci che sì, è proprio lei.
E all'improvviso, a metà di una frase, o di una parola, scatti.
Corsa veloce lungo il bagnasciuga, e proprio nel momento in cui l'onda risucchia via tutta l'acqua e il fronte diventa improvvisamente verticale (ecco qua...he he), un attimo prima che cada sul pietrisco (a volte anche pietre belle dure), ti butti braccia e testa avanti contro quel muro d'acqua, un tuffo orizzontale sopra un letto di pietre, aspettando che l'onda ti accolga e ti salvi da uno schianto altrimenti scontato.
Possibilmente urlando.
Anche dopo.
Se sbagli il tempo in anticipo le tue costole ti saranno infinitamente grate del dolore profondo inflitto loro dalla caduta sulle pietre e non farai neanche in tempo a lamentarti che l'onda ti avrà ammuchiato ai piedi di tuo cugino che non ha ancora finito la frase.
Se sbagli il tempo in ritardo, l'onda ti prende bella incazzata che sei ancora in piedi, e tuo cugino lo falci secco sugli stinchi.
Vabbè dai, oramai non ne sbaglio una...
E, cazzo, è proprio una goduria...
Anche guardare le facce di quelli che si sono visti passare a fianco uno che urlava verso un onda incazzata nera e ce l'hanno visto sparire dentro...
Snoopy direbbe "Cicca Cicca Cicca"...
Beh..stavolta un villano confortato dal fatto che la legittima proprietaria del termine non ha fatto rimostranze...per cui...
Andiamo a incominciare.
Dopo un po' di anni finalmente è tornato il mare grosso.
Cioè: un po' di anni riferito al posto (Varigotti) e alle volte che io ero in spiaggia.
Per "mare grosso" non intendo quello incazzato nero che è meglio che ne stai lontano anche se sei un nuotatore provetto e conosci perfettamente posto, fondale, correnti etc. etc.
Per "mare grosso" intendo quello che mostra la sua forza con onde a volte anche di ragguardevole dimensione e forza, ma regolari, ben distanziate una dall'altra, magari in serie con intervalli di relativa calma.
A Varigotti le serie sono tipicamente di tre.
Non so perchè.
Insomma, quel mare dove ci si può tuffare tranquillamente (se sei un nuotatore provetto e che conosce perfettamente...insomma, quella roba lì) per andare un po' più in là, ad aspettare quelle un po' più grosse.
Prendere il tempo giusto, darsi una bella spinta, e precipitare verso riva sostenuti dall'onda che corre sotto.
Con una tavola da surf sarebbe meglio, ma a Varigotti la particolare conformazione del fondo (prego rileggere Il Mare Verticale Primo) non permette l'utilizzo delle tavole, che hanno bisogno di un fondo che molto più gradualmente risalga verso riva perchè l'onda possa essere sfruttata in tutta la sua lunghezza...
E così a Varigotti, da sempre, si fa solo con il costume.
Da piccolo avevo solo le pinne ad aiutarmi nella spinta iniziale, ora neanche quelle.
Anche se le pinne prima o poi me le porto di nuovo per fare qualche esperimento...
Vabbè.
Varigotti è un posto così, e più in là, ad aspettare quelle più grosse, ci si ritrova a essere sempre i soliti.
Quest'anno ci siamo divertiti.
Ma non era a tutto ciò che si riferisce il titolo.
E allora vaffanculo, come ti sei permesso di riutilizzarlo a sbafo per la seconda volta?
Calma....
Il "mare grosso" mette a disposizione altre attività ludiche interessanti.
Tipo lasciarsi a corpo morto sul bagnasciuga e farsi frullare dalle onde.
Saltare contro l'onda che arriva e ritrovarsi sospeso in volo sopra al mare "dietro" l'onda con relativo tuffo.
Guardare con la faccia triste tuo figlio che sta giocando mentre un onda enorme ti sta per sovverchiare e farlo morire dal ridere.
Ma una di queste mi piace più delle altre.
Forse perchè è (poco) più rischiosa.
Forse perchè siamo ancora in meno a farlo.
Forse perchè si fa sempre e solo in maniera inaspettata sorprendendo tutti.
Forse perchè è un piccolo atto di fiducia verso il mare ricambiato dal suo sostegno.
Mettiamo che stai parlando con tuo cugino.
L'argomento è l'ultimo scandalo sul calcio, sostenuto buttando sempre un occhio sui bambini che si fanno sollazzare dalle onde che fanno stragi di asciugamani, telefonini, giornali, ciabatte in maniera assolutamente randomica.
Poi la vedi.
Ah sì, è quella giusta, arriva per prima e quindi quasi niente più risucchio a riva.
La vedi già bella appuntita verso il cielo, con il fronte bello inclinato, ma non abbastanza grossa da "rompere" prima di arrivare a riva.
La osservi bene e capisci che sì, è proprio lei.
E all'improvviso, a metà di una frase, o di una parola, scatti.
Corsa veloce lungo il bagnasciuga, e proprio nel momento in cui l'onda risucchia via tutta l'acqua e il fronte diventa improvvisamente verticale (ecco qua...he he), un attimo prima che cada sul pietrisco (a volte anche pietre belle dure), ti butti braccia e testa avanti contro quel muro d'acqua, un tuffo orizzontale sopra un letto di pietre, aspettando che l'onda ti accolga e ti salvi da uno schianto altrimenti scontato.
Possibilmente urlando.
Anche dopo.
Se sbagli il tempo in anticipo le tue costole ti saranno infinitamente grate del dolore profondo inflitto loro dalla caduta sulle pietre e non farai neanche in tempo a lamentarti che l'onda ti avrà ammuchiato ai piedi di tuo cugino che non ha ancora finito la frase.
Se sbagli il tempo in ritardo, l'onda ti prende bella incazzata che sei ancora in piedi, e tuo cugino lo falci secco sugli stinchi.
Vabbè dai, oramai non ne sbaglio una...
E, cazzo, è proprio una goduria...
Anche guardare le facce di quelli che si sono visti passare a fianco uno che urlava verso un onda incazzata nera e ce l'hanno visto sparire dentro...
Snoopy direbbe "Cicca Cicca Cicca"...
BIBASA
(Back In Black dopo Assenza Senza Avviso)
Settembre è ormai vicinissimo, le ferie sono finite, e la "Depressione Post Vacanze" della quale ho già trattato l'anno scorso si insinua inesorabile.
Ma (almeno per ora) non parlerò di nuovo di ciò.
Vorrei invece quasi scusarmi con il mio (piccolissimo) pubblico.
Ho notato, in quasi tutti i blog che vado a leggere, che è buona usanza lasciare un post di commiato prima di lunghe assenze tipo le vacanze.
Si che le mie pause sono frequenti e a volte più lunghe delle vacanze stesse, però è una cosa diversa.
Quando mi sono ritrovato con i piedi nella sabbia, adagiato sulla sdraio, in completa beatitudine, improvvisamente ho avvertito come una leggera sensazione di disagio dietro alla testa.
Mi sono reso conto di vivere dentro Matrix? No, mi siete venuti in mente TUTTI voi (che è facile, quei 5 o 6...ecco).
Vi ho immaginati anelanti, sudati, oppressi dal caldo e mancanti persino del conforto di una mia elucubrazione (te l'ho detto Ele, lo faccio diventare un marchio registrato...he he he).
Ebbene sì, il mio ego smisurato mi ha portato a pensare persino una roba come quella...a volte esagero.
Per fortuna, almeno, ne sono cosciente.
Comunque ho pensato che un minimo di cenere sulla testa per questa Assenza Senza Avviso mi ci stava bene.
Ed eccomi qua a spargermela....
Siete caldamente invitati a esplicitare le vostre rimostranze tramite commento al presente post per rendere la cenere anche più calda...
Il rientro è stato difficile.
Forse le ferie troppo poche.
Forse la carenza di entusiasmo in generale e anche sul lavoro.
Sicuramente anche una situazione mentale non particolarmente limpida e serena.
Ma se mi ritrovo a scrivere solo adesso (Giovedì) dopo ben 4 giorni di permanenza in ufficio, non è perchè mi sono ritrovato straordinariamente oberato di lavoro.
Stavolta il ritorno è stato assolutamente in nero (Back In Black...).
Beh, se mi ritrovo qua a scrivere forse sto un po' risalendo la china...ma ho paura che la DPV sia lì in aqguato..ancora da scontare.
Vi terrò informati.
Mi sembra arrivato il momento di porre fine a questo post assolutamente senza senso.
Ah, lamentatevi del mancato avviso ma guai a voi a protestare per il titolo: BIBASA mi piace un sacco.
Settembre è ormai vicinissimo, le ferie sono finite, e la "Depressione Post Vacanze" della quale ho già trattato l'anno scorso si insinua inesorabile.
Ma (almeno per ora) non parlerò di nuovo di ciò.
Vorrei invece quasi scusarmi con il mio (piccolissimo) pubblico.
Ho notato, in quasi tutti i blog che vado a leggere, che è buona usanza lasciare un post di commiato prima di lunghe assenze tipo le vacanze.
Si che le mie pause sono frequenti e a volte più lunghe delle vacanze stesse, però è una cosa diversa.
Quando mi sono ritrovato con i piedi nella sabbia, adagiato sulla sdraio, in completa beatitudine, improvvisamente ho avvertito come una leggera sensazione di disagio dietro alla testa.
Mi sono reso conto di vivere dentro Matrix? No, mi siete venuti in mente TUTTI voi (che è facile, quei 5 o 6...ecco).
Vi ho immaginati anelanti, sudati, oppressi dal caldo e mancanti persino del conforto di una mia elucubrazione (te l'ho detto Ele, lo faccio diventare un marchio registrato...he he he).
Ebbene sì, il mio ego smisurato mi ha portato a pensare persino una roba come quella...a volte esagero.
Per fortuna, almeno, ne sono cosciente.
Comunque ho pensato che un minimo di cenere sulla testa per questa Assenza Senza Avviso mi ci stava bene.
Ed eccomi qua a spargermela....
Siete caldamente invitati a esplicitare le vostre rimostranze tramite commento al presente post per rendere la cenere anche più calda...
Il rientro è stato difficile.
Forse le ferie troppo poche.
Forse la carenza di entusiasmo in generale e anche sul lavoro.
Sicuramente anche una situazione mentale non particolarmente limpida e serena.
Ma se mi ritrovo a scrivere solo adesso (Giovedì) dopo ben 4 giorni di permanenza in ufficio, non è perchè mi sono ritrovato straordinariamente oberato di lavoro.
Stavolta il ritorno è stato assolutamente in nero (Back In Black...).
Beh, se mi ritrovo qua a scrivere forse sto un po' risalendo la china...ma ho paura che la DPV sia lì in aqguato..ancora da scontare.
Vi terrò informati.
Mi sembra arrivato il momento di porre fine a questo post assolutamente senza senso.
Ah, lamentatevi del mancato avviso ma guai a voi a protestare per il titolo: BIBASA mi piace un sacco.
6000 persone
Non vuole essere un racconto di una serata speciale, anche se lo è stata.
Non vuole essere una celebrazione, anche se forse ci starebbe pure.
E non vuole neanche essere un attestato di stima (un po' anche autostima) per chi ha contribuito a fare in modo che funzionasse tutto, anche se forse se (ce) lo meriterebbero.
E allora?
Sono due le emozioni forti che mi sono rimaste nella testa quella sera.
Completamente diverse.
La prima molto istintiva, molto "on the road".
"Dall'altra parte" di quando si fa uno spettacolo c'ero già stato, anzi, pure dalla parte di chi allo spettacolo partecipa attivamente , ma sempre, ovviamente, per cose limitate nello spazio e nel numero delle persone.
Sì, al massino poche centinaia in un teatrino.
Poi entri a far parte della macchina organizzativa di una serata di Beppe Grillo (oh già, ancora non avevo detto dell'oggetto del contendere...), che, per quanto sia un po' naif e a sorpresa, porta a riempire una delle piazze di Genova, migliaia di teste dietro le transenne, un tappeto che si estende a perdita d'occhio e che finisce solo dove l'impianto (che è quel che si poteva) permette alla gente di sentire, che è poi comunque dove tu quasi non vedi più.
E tu sei lì, in quel momento fungi diciamo da servizio d'ordine, guardi le prime file, quelli attaccati alle transenne, e poi ti sollevi un po' e guardi dietro quelli, e poi ancora dietro...e pensi..."oh cazzo".
E un barlume (lieve e appena appena accennato) di quello che vuol dire "guardare negli occhi" 10000 persone da un palco ti si affaccia nella mente.
Bello.
Bello montare, bello provare, bello esserci, bello smontare.
Bello persino entrare in macchina in un posto ASSOLUTAMENTE proibito per portare dei pezzi (he he he).
Bello tutto.
OK.
E poi?
La seconda va un po' più in là, e un po' più giù.
Mi ha colpito come un pugno durante, l'ho elaborata subito dopo, me la sono tenuta dentro per scriverla adesso.
Quando è venuto fuori che ci sarebbe stato da organizzare l'evento a sorpresa legato alla battaglia contro gli inceneritori, un po' ci siamo spaventati.
Siamo un gruppo abbastanza ristretto di persone assolutamente normali (anche se Manuela e Giacomo proprio normali normali non sono...ed è grazie soprattutto a loro se siamo qui a parlare di tutto ciò), con le loro vite e i loro problemi, impegni, cazzi, figli, mogli, parenti etc. etc.
Non ci chiamiamo mica "David Zard", e l'esperienza nell'organizzazione di una serata in piazza era prossima allo zero.
Nella discussione sul budget possibile, sui problemi tecnici, sui problemi logistici e tutto il resto, una nota polemica aveva un po' turbato la serenità di tutti: ma perchè il Beppe non ci mette lui a disposizione un service, un palco, dei microfoni...della gente che monti e smonti...diavolo, non possiamo mica pensare di investire centinaia di euro (se non migliaia)..e lui staff, organizzazione, impianti per i palazzetti e per le piazze ne ha a disposizione quanti ne vuole.
Perchè la regola era chiara: non voglio una lira, ci metto la faccia, le gambe e la voce, ci porto scienziati ed esperti, ma dovete arrangiarvi.
Qualcuno si era quasi arrabbiato, e io confesso di essere stato vicino alle posizioni di chi era non proprio d'accordo sulla posizione del Beppe.
Diciamo che, a fronte di precise richieste dello staff, mi chiedevo come si potesse pretendere uno sforzo organizzativo del genere da un gruppo di persone come noi e con poco tempo a disposizione.
Come è andata?
Un gruppo ristretto ha fatto da motore principale, qualcuno ha attivato conoscenze e chiesto in giro. Qualcuno (tipo me) è rimasto sul confine per vincoli legati a lavoro, famiglia o altro, sperando di poter dare una mano perlomeno quel giorno lì.
Poi l'impianto è uscito da un teatro.
Poi il tecnico del suono è venuto per la soddisfazione di venire, e con lui persone e mezzi che l'impianto l'hanno portato e riportato indietro.
E la corrente è uscita da Palazzo Ducale.
Insomma: abbiamo (soprattutto hanno) messo in piedi la cosa, abbiamo portato, montato, collegato.
E la gente è cominciata ad arrivare.
Durante la serata l'argomento "Gestione del rifiuto urbano e per quale motivo bruciarlo" è stato sviscerato, Beppe ha dato, ovviamente, spettacolo, la gente, tutta quella gente, non ha creato il minimo problema.
C'è stato un momento in cui mi è sembrato di capire che "quella" serata, per Beppe, era più sentita delle altre.
Da una parte è persino ovvio: Genova è la sua città, e che la serata di Genova andasse bene gli importava un po' di più probabilmente delle serate nelle altre piazze in Italia.
Ma c'era anche qualcosa in più.
C'era un po' il figliol prodigo che torna, c'era l'amarezza del sentirsi considerato come un approfittatore, un cercatore di fama proprio dalla gente della sua terra, c'era la rabbia di chi finalmente riusciva a essere a Genova, a parlare alla gente e non a un pubblico pagante, per dire che s'è rotto i coglioni di quelli che borbottano "e sci, u Beppe Grillo, intanto lui u'g'ha a villa a Sant'Ilario...".
E ha aggiunto una cosa su di noi, una cosa che più o meno recitava così:"io sono a vostra disposizione, io ci metto la faccia, e se ne trovano anche altri che sono disposti a mettercela, ma questa serata l'hanno messa in piedi un gruppo di ragazzi, gente come voi, con due palle così e che si è rotta i coglioni di essere presa per il culo da tutti".
Ora: a parte il brivido lungo la schiena e il groppo d'orgoglio al "due palle così" urlato a tutta quella gente che ti guarda con la tua magliettina del Meetup, improvvisamente ho capito tutto, la polemica della preparazione mi è sembrata fatua, e la mia posizione drammaticamente sbagliata.
C'è un motivo preciso per il quale Grillo non può e non deve partecipare in alcun modo nella organizzazione di questi eventi, oltre a dare la sua disponibilità a esserci.
Lui deve poter salire sul palco e poter dire che quella cosa lì l'ha fatta gente comune, perchè bisogna far muovere più gente possibile, e se vai a vedere una roba che hanno messo in piedi gli "amiconi del Beppe che gli ha pagato tutto", per quale motivo ti dovrebbe venire in mente anche una vaga idea di fare qualcosa?
Tu un "amicone del Beppe" non lo sei.
E noi, tanto per chiarire, non lo siamo.
Beh, certo, ora alcuni di noi un minimo di rapporto ce l'hanno, dopo un anno di attività grandi e piccole è ovvio.
Ma sempre legato a cose possibili da fare, a possibili partecipazioni...insomma: non è che si va insieme a fare la mangiata fuoriporta...ecco.
Beppe Grillo vuole fare da catalizzatore, da motorino di avvio, non da trascinatore delle folle.
L'unico modo per provare a cambiare le cose è che tanti si mettano in testa che facendo poco, ma insieme, si riesce a fare tanto.
E queste serate, oltre per lo scopo specifico, servono per dimostrarlo: "è gente come voi, non fanno gli organizzatori di professione, non si sono messi in testa di fare 'sta roba perchè gliel'ho chiesto io, non sono il mio staff, non sono discepoli, non sono adepti, non sono pagati da me".
Questo deve essere il messaggio, chiaro e limpido.
E deve poterlo mandare assolutamente sicuro di avere, almeno su questo, la coscienza assolutamente candida.
Ecco perchè.
Se l'effetto voluto nella gente che c'era si è prodotto, lo capiremo solo nel tempo a venire.
In effetti il gruppo ha bisogno di più partecipazione, perchè la cosa funziona a lungo termine se davvero poi si fa poco in tanti, sennò i molto pochi che reggono la maggior parte del peso prima o poi esauriscono le proprie energie (e forse anche un po' si rompono le palle di sentirsi sempre da soli).
Ma sicuramente quell'effetto su di noi era vivo e pulsante subito dopo, che già pensavamo a possibili serate con Travaglio, Fazio, Gino Strada...
Vedremo cosa poi riusciremo a fare, ma una cosa è certa: io (e credo anche gli altri) non me lo chiederò più perchè il Beppe ci mette solo la faccia, le gambe e la voce.
Non vuole essere una celebrazione, anche se forse ci starebbe pure.
E non vuole neanche essere un attestato di stima (un po' anche autostima) per chi ha contribuito a fare in modo che funzionasse tutto, anche se forse se (ce) lo meriterebbero.
E allora?
Sono due le emozioni forti che mi sono rimaste nella testa quella sera.
Completamente diverse.
La prima molto istintiva, molto "on the road".
"Dall'altra parte" di quando si fa uno spettacolo c'ero già stato, anzi, pure dalla parte di chi allo spettacolo partecipa attivamente , ma sempre, ovviamente, per cose limitate nello spazio e nel numero delle persone.
Sì, al massino poche centinaia in un teatrino.
Poi entri a far parte della macchina organizzativa di una serata di Beppe Grillo (oh già, ancora non avevo detto dell'oggetto del contendere...), che, per quanto sia un po' naif e a sorpresa, porta a riempire una delle piazze di Genova, migliaia di teste dietro le transenne, un tappeto che si estende a perdita d'occhio e che finisce solo dove l'impianto (che è quel che si poteva) permette alla gente di sentire, che è poi comunque dove tu quasi non vedi più.
E tu sei lì, in quel momento fungi diciamo da servizio d'ordine, guardi le prime file, quelli attaccati alle transenne, e poi ti sollevi un po' e guardi dietro quelli, e poi ancora dietro...e pensi..."oh cazzo".
E un barlume (lieve e appena appena accennato) di quello che vuol dire "guardare negli occhi" 10000 persone da un palco ti si affaccia nella mente.
Bello.
Bello montare, bello provare, bello esserci, bello smontare.
Bello persino entrare in macchina in un posto ASSOLUTAMENTE proibito per portare dei pezzi (he he he).
Bello tutto.
OK.
E poi?
La seconda va un po' più in là, e un po' più giù.
Mi ha colpito come un pugno durante, l'ho elaborata subito dopo, me la sono tenuta dentro per scriverla adesso.
Quando è venuto fuori che ci sarebbe stato da organizzare l'evento a sorpresa legato alla battaglia contro gli inceneritori, un po' ci siamo spaventati.
Siamo un gruppo abbastanza ristretto di persone assolutamente normali (anche se Manuela e Giacomo proprio normali normali non sono...ed è grazie soprattutto a loro se siamo qui a parlare di tutto ciò), con le loro vite e i loro problemi, impegni, cazzi, figli, mogli, parenti etc. etc.
Non ci chiamiamo mica "David Zard", e l'esperienza nell'organizzazione di una serata in piazza era prossima allo zero.
Nella discussione sul budget possibile, sui problemi tecnici, sui problemi logistici e tutto il resto, una nota polemica aveva un po' turbato la serenità di tutti: ma perchè il Beppe non ci mette lui a disposizione un service, un palco, dei microfoni...della gente che monti e smonti...diavolo, non possiamo mica pensare di investire centinaia di euro (se non migliaia)..e lui staff, organizzazione, impianti per i palazzetti e per le piazze ne ha a disposizione quanti ne vuole.
Perchè la regola era chiara: non voglio una lira, ci metto la faccia, le gambe e la voce, ci porto scienziati ed esperti, ma dovete arrangiarvi.
Qualcuno si era quasi arrabbiato, e io confesso di essere stato vicino alle posizioni di chi era non proprio d'accordo sulla posizione del Beppe.
Diciamo che, a fronte di precise richieste dello staff, mi chiedevo come si potesse pretendere uno sforzo organizzativo del genere da un gruppo di persone come noi e con poco tempo a disposizione.
Come è andata?
Un gruppo ristretto ha fatto da motore principale, qualcuno ha attivato conoscenze e chiesto in giro. Qualcuno (tipo me) è rimasto sul confine per vincoli legati a lavoro, famiglia o altro, sperando di poter dare una mano perlomeno quel giorno lì.
Poi l'impianto è uscito da un teatro.
Poi il tecnico del suono è venuto per la soddisfazione di venire, e con lui persone e mezzi che l'impianto l'hanno portato e riportato indietro.
E la corrente è uscita da Palazzo Ducale.
Insomma: abbiamo (soprattutto hanno) messo in piedi la cosa, abbiamo portato, montato, collegato.
E la gente è cominciata ad arrivare.
Durante la serata l'argomento "Gestione del rifiuto urbano e per quale motivo bruciarlo" è stato sviscerato, Beppe ha dato, ovviamente, spettacolo, la gente, tutta quella gente, non ha creato il minimo problema.
C'è stato un momento in cui mi è sembrato di capire che "quella" serata, per Beppe, era più sentita delle altre.
Da una parte è persino ovvio: Genova è la sua città, e che la serata di Genova andasse bene gli importava un po' di più probabilmente delle serate nelle altre piazze in Italia.
Ma c'era anche qualcosa in più.
C'era un po' il figliol prodigo che torna, c'era l'amarezza del sentirsi considerato come un approfittatore, un cercatore di fama proprio dalla gente della sua terra, c'era la rabbia di chi finalmente riusciva a essere a Genova, a parlare alla gente e non a un pubblico pagante, per dire che s'è rotto i coglioni di quelli che borbottano "e sci, u Beppe Grillo, intanto lui u'g'ha a villa a Sant'Ilario...".
E ha aggiunto una cosa su di noi, una cosa che più o meno recitava così:"io sono a vostra disposizione, io ci metto la faccia, e se ne trovano anche altri che sono disposti a mettercela, ma questa serata l'hanno messa in piedi un gruppo di ragazzi, gente come voi, con due palle così e che si è rotta i coglioni di essere presa per il culo da tutti".
Ora: a parte il brivido lungo la schiena e il groppo d'orgoglio al "due palle così" urlato a tutta quella gente che ti guarda con la tua magliettina del Meetup, improvvisamente ho capito tutto, la polemica della preparazione mi è sembrata fatua, e la mia posizione drammaticamente sbagliata.
C'è un motivo preciso per il quale Grillo non può e non deve partecipare in alcun modo nella organizzazione di questi eventi, oltre a dare la sua disponibilità a esserci.
Lui deve poter salire sul palco e poter dire che quella cosa lì l'ha fatta gente comune, perchè bisogna far muovere più gente possibile, e se vai a vedere una roba che hanno messo in piedi gli "amiconi del Beppe che gli ha pagato tutto", per quale motivo ti dovrebbe venire in mente anche una vaga idea di fare qualcosa?
Tu un "amicone del Beppe" non lo sei.
E noi, tanto per chiarire, non lo siamo.
Beh, certo, ora alcuni di noi un minimo di rapporto ce l'hanno, dopo un anno di attività grandi e piccole è ovvio.
Ma sempre legato a cose possibili da fare, a possibili partecipazioni...insomma: non è che si va insieme a fare la mangiata fuoriporta...ecco.
Beppe Grillo vuole fare da catalizzatore, da motorino di avvio, non da trascinatore delle folle.
L'unico modo per provare a cambiare le cose è che tanti si mettano in testa che facendo poco, ma insieme, si riesce a fare tanto.
E queste serate, oltre per lo scopo specifico, servono per dimostrarlo: "è gente come voi, non fanno gli organizzatori di professione, non si sono messi in testa di fare 'sta roba perchè gliel'ho chiesto io, non sono il mio staff, non sono discepoli, non sono adepti, non sono pagati da me".
Questo deve essere il messaggio, chiaro e limpido.
E deve poterlo mandare assolutamente sicuro di avere, almeno su questo, la coscienza assolutamente candida.
Ecco perchè.
Se l'effetto voluto nella gente che c'era si è prodotto, lo capiremo solo nel tempo a venire.
In effetti il gruppo ha bisogno di più partecipazione, perchè la cosa funziona a lungo termine se davvero poi si fa poco in tanti, sennò i molto pochi che reggono la maggior parte del peso prima o poi esauriscono le proprie energie (e forse anche un po' si rompono le palle di sentirsi sempre da soli).
Ma sicuramente quell'effetto su di noi era vivo e pulsante subito dopo, che già pensavamo a possibili serate con Travaglio, Fazio, Gino Strada...
Vedremo cosa poi riusciremo a fare, ma una cosa è certa: io (e credo anche gli altri) non me lo chiederò più perchè il Beppe ci mette solo la faccia, le gambe e la voce.
lunedì, luglio 17, 2006
Un tranquillo week-end da paura
Succede che da qualche giorno ho la mente più sgombra, mi sento meglio.
Succede che il tempo e il mare siano perfetti.
Succede che nonostante il traffico il viaggio alla fine sia persino gradevole.
Succede che hai ancora dentro la serata con il tuo Amico e il concerto di Roger Waters.
Non è tutto perfetto.
Il Piccolo ha la febbre, la moglie non se la sente di venire giù.
Così qualcosa ti manca quando alla fine, dopo una splendida giornata di mare, vi mettete lì sotto la veranda, per prendere una aperitivo che il prode barista propone da un sacco di tempo.
Bar ufficialmente chiuso, praticamente solo noi, grandi e piccini.
Il Grande è uscito dall'acqua giusto per sorbirsi il suo analcolico alla frutta, noccioline, patatine e qualsiasi cosa gli capiti a tiro.
Stavolta l'ha tirata da quando siamo arrivati (circa le tre) fino alle otto passata, senza mai schiodarsi.
Sta diventando una piccola leggenda da quelle parti.
Addirittura gli bagno le labbra con il Negroni che mi è stato portato.
Luce che cala, colori rosati.
Silenzio, la spiaggia vuota, il mare sembra olio.
Il bagnino sta ancora smadonnando dietro a ombrelloni, sdraio e pedalò...oh beh, gli si va a dare una mano.
Fratello, cugino e consorte si godono insieme a me il momento.
Manca giusto lei.
Ma si sta bene.
Natchos, salsa ai peperoni, toast, prosciutto tagliato...niente di che, una cosa quasi improvvisata, ma messa lì è perfetta.
Dopo aver banchettato e doppiato il Negroni, per sopravvivere, niente di meglio che cacciarsi in acqua.
Tutti.
Compreso il prode barman.
E lì si aspetta che la luce vada via del tutto, facendo saltare i sassi, facendo i cross dall'acqua che così i ragazzi sulla boa ci danno di testa tuffandosi.
Poi si esce dall'acqua, doccia, ci cambiamo.
Un panino al volo, e ci tuffiamo nella vita notturna.
Un gelatino (ma non della gelateria, in emergenza elettrica...altro piccolo incidente che non turba l'armonia) passeggiata fino al molo...c'è un gruppo che suona.
E poi ti trovi con il Grande, voi due da soli, in cima al molo, a guardare le luci della Riviera e quelle di Varigotti che si riflettono sul mare.
E ti ricordi te a nove anni, quando rimanevi incantato a guardare le luci di Varigotti che si riflettevano sul mare.
E sei contento di essere lì, con tuo figlio, perchè sognavi da sempre di portarcelo, perchè sai anche che adesso magari non lo sa ancora, però speri proprio che un giorno si ritroverà lì, a pensare quando suo padre ce l'ha portato per la prima volta.
E poi si torna su, stanchi, ma felici...e si va a dormire.
Il giorno dopo il Grande scopre che il Piccolo gli ha portato un regalino.
E così al mare ci devi andare da solo, che non è proprio il massimo.
Ma la giornata è comunque bella, il mare comunque bello...e ti scopri a rifare cose che non facevi da un sacco di tempo.
Tipo stare mezz'ora a morto un po' al largo, completamente rilassato, fino quasi ad addormentarti.
O andare sulla boa a prendere il sole, fino ad asciugarti, e poi tuffarti e sentire un lungo brivido lungo la schiena.
Si torna su, richiesto a gran voce ti metti in mezzo ai tuoi figli, ancora febbrati, stretti stretti.
Le coccole sono reciproche.
Mentre aspetti la cena trovi il tempo di innaffiare qua e la, poi dopo di sistemare il letto dove dormiranno in modo che sia fresco.
Aspettate che si addormentino, e poi il viaggio verso casa.
Niente di speciale.
Tutto normale, anzi, persino con qualche imperfezione e neanche trascurabile.
Un tranquillo week-end da paura.
Succede che il tempo e il mare siano perfetti.
Succede che nonostante il traffico il viaggio alla fine sia persino gradevole.
Succede che hai ancora dentro la serata con il tuo Amico e il concerto di Roger Waters.
Non è tutto perfetto.
Il Piccolo ha la febbre, la moglie non se la sente di venire giù.
Così qualcosa ti manca quando alla fine, dopo una splendida giornata di mare, vi mettete lì sotto la veranda, per prendere una aperitivo che il prode barista propone da un sacco di tempo.
Bar ufficialmente chiuso, praticamente solo noi, grandi e piccini.
Il Grande è uscito dall'acqua giusto per sorbirsi il suo analcolico alla frutta, noccioline, patatine e qualsiasi cosa gli capiti a tiro.
Stavolta l'ha tirata da quando siamo arrivati (circa le tre) fino alle otto passata, senza mai schiodarsi.
Sta diventando una piccola leggenda da quelle parti.
Addirittura gli bagno le labbra con il Negroni che mi è stato portato.
Luce che cala, colori rosati.
Silenzio, la spiaggia vuota, il mare sembra olio.
Il bagnino sta ancora smadonnando dietro a ombrelloni, sdraio e pedalò...oh beh, gli si va a dare una mano.
Fratello, cugino e consorte si godono insieme a me il momento.
Manca giusto lei.
Ma si sta bene.
Natchos, salsa ai peperoni, toast, prosciutto tagliato...niente di che, una cosa quasi improvvisata, ma messa lì è perfetta.
Dopo aver banchettato e doppiato il Negroni, per sopravvivere, niente di meglio che cacciarsi in acqua.
Tutti.
Compreso il prode barman.
E lì si aspetta che la luce vada via del tutto, facendo saltare i sassi, facendo i cross dall'acqua che così i ragazzi sulla boa ci danno di testa tuffandosi.
Poi si esce dall'acqua, doccia, ci cambiamo.
Un panino al volo, e ci tuffiamo nella vita notturna.
Un gelatino (ma non della gelateria, in emergenza elettrica...altro piccolo incidente che non turba l'armonia) passeggiata fino al molo...c'è un gruppo che suona.
E poi ti trovi con il Grande, voi due da soli, in cima al molo, a guardare le luci della Riviera e quelle di Varigotti che si riflettono sul mare.
E ti ricordi te a nove anni, quando rimanevi incantato a guardare le luci di Varigotti che si riflettevano sul mare.
E sei contento di essere lì, con tuo figlio, perchè sognavi da sempre di portarcelo, perchè sai anche che adesso magari non lo sa ancora, però speri proprio che un giorno si ritroverà lì, a pensare quando suo padre ce l'ha portato per la prima volta.
E poi si torna su, stanchi, ma felici...e si va a dormire.
Il giorno dopo il Grande scopre che il Piccolo gli ha portato un regalino.
E così al mare ci devi andare da solo, che non è proprio il massimo.
Ma la giornata è comunque bella, il mare comunque bello...e ti scopri a rifare cose che non facevi da un sacco di tempo.
Tipo stare mezz'ora a morto un po' al largo, completamente rilassato, fino quasi ad addormentarti.
O andare sulla boa a prendere il sole, fino ad asciugarti, e poi tuffarti e sentire un lungo brivido lungo la schiena.
Si torna su, richiesto a gran voce ti metti in mezzo ai tuoi figli, ancora febbrati, stretti stretti.
Le coccole sono reciproche.
Mentre aspetti la cena trovi il tempo di innaffiare qua e la, poi dopo di sistemare il letto dove dormiranno in modo che sia fresco.
Aspettate che si addormentino, e poi il viaggio verso casa.
Niente di speciale.
Tutto normale, anzi, persino con qualche imperfezione e neanche trascurabile.
Un tranquillo week-end da paura.
lunedì, luglio 10, 2006
CAMPIONI DEL MONDO!!!
CAMPIONI DEL MONDO!!!
CAMPIONI DEL MONDO!!!
CAMPIONI DEL MONDO!!!
CAMPIONI DEL MONDO!!!
Abbracciamoci tutti
e vogliamoci tanto bene
che stasera abbiamo vinto tutti!!!
Caressa Caput Mundi
CAMPIONI DEL MONDO!!!
CAMPIONI DEL MONDO!!!
CAMPIONI DEL MONDO!!!
Abbracciamoci tutti
e vogliamoci tanto bene
che stasera abbiamo vinto tutti!!!
Caressa Caput Mundi
venerdì, luglio 07, 2006
Il Mare Verticale Primo
Rubo il titolo (modificato leggermente dopo aver riutilizzato l'idea in un post più avanti NDR) di questo post dal titolo di un blog...perchè è attinente...spero di non far arrabbiare troppo la proprietaria del blog...e comunque chiedo scusa in anticipo...ma ci stava troppo bene.
A Varigotti, circa a 10/15 metri dalla spiaggia, c'è quello che viene chiamato lo scalino, o salto blu.
Salto blu perchè la "scogliera sommersa" (non saprei come altro definirla) che "fuoriesce" da sotto la spiaggia nella zona del bagnasciuga, termina con una scarpata, un muro, nella maggior parte della lunghezza in maniera brusca, in altri più gradatamente, lasciando spazio a un fondo di sabbia bianca, che da al mare in superficie un intenso colore azzurro.
La scarpata fa picchiare il fondo dal metro e ottanta circa del bordo ai tre metri/tre metri e mezzo della sabbia, praticamente verticale (ahhhhhhh..ecco).
La scarpata è piena di vita.
Alghe, ricci, castagnole, donzelle, saraghi, trigliette, a volte qualche cerniotta, salpe, cefali..etc. etc.
Ho iniziato da un po' di anni a praticare un po' di apnea, senza grosse pretese di prestazioni, e senza voler andare a caccia di pesci.
Ho scoperto di essere a mio agio nell'acqua, cosa fondamentale per godere appieno delle cose che si possono vedere.
Se le condizioni lo permettono, il mio giretto a controllare cosa combinano da quelle parti non me lo faccio mancare mai.
Mi piace lasciarmi cadere sul fondo e osservare i pesciolini da vicino...il mare a Luglio e ad Agosto si riempie di piccoli, alcuni adesso sono trasparenti, credo siano i piccoli saraghi. I piccoli delle castagnole sono invece già del loro cangiante colore, e quando si girano all'unisono creando una nuvola viola intenso è proprio uno spettacolo.
Mi piace tuffarmi nelle nuvole di acciughine un po' più al largo, per sparpagliarli e poi vederle tornare insieme e riformare un gruppo compatto.
Mi è capitato due volte anche di vedere un grosso predatore, pronto a fare una scorpacciata...
Tutta questa introduzione per raccontare che Domenica mi è capitata una cosa speciale.
Nel mio solito giro, in una delle rientranze di questo muro, vedo dalla superficie un insolito assembramento di castagnole particolarmente attive.
Incuriosito scendo una prima volta..e non vedo niente.
Solo delle strane alghe a forma di trombetta su una protuberanza vagamente rotonda.
Prendo respiro, e decido di approfondire. Mi aqquatto sul fondo e osservo meglio...'azz, le alghe non sono alghe ma ventose, la protuberanza non è una protuberanza, è un tentacolo.
Ma il polpo dov'è?
Ed è allora che, tormentato dai pesci, si muove leggermente e con uno dei tentacoli tenta di scacciarli...e allora lo vedo!!
Perfettamente mimetizzato con alghe e roccia, ma lo vedo.
Comincio a fare la spola fra la superficie e il fondo, la lotta continua ed è affascinante.
A un certo punto il polpo si stufa, decide che è il momento di andare, diventa grigio/blu di colpo e si muove allungando i tentacoli...spettacolare.
Se non fosse che ho il tubo in bocca, sarebbe aperta.
Mi verrebbe da esultare.
Ora: amo il mio mare, e non lo cambierei con nessun'altro.
Sul serio.
Non voglio confrontare il Mar Ligure con il Mar Rosso, o Varigotti con le Maldive. Sarebbe una bestemmia, e lo so perfettamente.
Ma casa tua è casa tua.
E Varigotti un po' casa mia lo è.
E queste cose le posso vedere quando voglio, anche in pieno Inverno: su la muta e via.
Le vedo ogni week end, ogni estate.
E' come avere un acquario a disposizione, a grandezza naturale, con i pesci che cambiano quando vogliono loro.
Andrò sul Mar Rosso.
E andrò alle Maldive.
Ma tornerò a Varigotti, e non rimpiangerò quei posti, mi sentirò fortunato e a casa.
A Varigotti, circa a 10/15 metri dalla spiaggia, c'è quello che viene chiamato lo scalino, o salto blu.
Salto blu perchè la "scogliera sommersa" (non saprei come altro definirla) che "fuoriesce" da sotto la spiaggia nella zona del bagnasciuga, termina con una scarpata, un muro, nella maggior parte della lunghezza in maniera brusca, in altri più gradatamente, lasciando spazio a un fondo di sabbia bianca, che da al mare in superficie un intenso colore azzurro.
La scarpata fa picchiare il fondo dal metro e ottanta circa del bordo ai tre metri/tre metri e mezzo della sabbia, praticamente verticale (ahhhhhhh..ecco).
La scarpata è piena di vita.
Alghe, ricci, castagnole, donzelle, saraghi, trigliette, a volte qualche cerniotta, salpe, cefali..etc. etc.
Ho iniziato da un po' di anni a praticare un po' di apnea, senza grosse pretese di prestazioni, e senza voler andare a caccia di pesci.
Ho scoperto di essere a mio agio nell'acqua, cosa fondamentale per godere appieno delle cose che si possono vedere.
Se le condizioni lo permettono, il mio giretto a controllare cosa combinano da quelle parti non me lo faccio mancare mai.
Mi piace lasciarmi cadere sul fondo e osservare i pesciolini da vicino...il mare a Luglio e ad Agosto si riempie di piccoli, alcuni adesso sono trasparenti, credo siano i piccoli saraghi. I piccoli delle castagnole sono invece già del loro cangiante colore, e quando si girano all'unisono creando una nuvola viola intenso è proprio uno spettacolo.
Mi piace tuffarmi nelle nuvole di acciughine un po' più al largo, per sparpagliarli e poi vederle tornare insieme e riformare un gruppo compatto.
Mi è capitato due volte anche di vedere un grosso predatore, pronto a fare una scorpacciata...
Tutta questa introduzione per raccontare che Domenica mi è capitata una cosa speciale.
Nel mio solito giro, in una delle rientranze di questo muro, vedo dalla superficie un insolito assembramento di castagnole particolarmente attive.
Incuriosito scendo una prima volta..e non vedo niente.
Solo delle strane alghe a forma di trombetta su una protuberanza vagamente rotonda.
Prendo respiro, e decido di approfondire. Mi aqquatto sul fondo e osservo meglio...'azz, le alghe non sono alghe ma ventose, la protuberanza non è una protuberanza, è un tentacolo.
Ma il polpo dov'è?
Ed è allora che, tormentato dai pesci, si muove leggermente e con uno dei tentacoli tenta di scacciarli...e allora lo vedo!!
Perfettamente mimetizzato con alghe e roccia, ma lo vedo.
Comincio a fare la spola fra la superficie e il fondo, la lotta continua ed è affascinante.
A un certo punto il polpo si stufa, decide che è il momento di andare, diventa grigio/blu di colpo e si muove allungando i tentacoli...spettacolare.
Se non fosse che ho il tubo in bocca, sarebbe aperta.
Mi verrebbe da esultare.
Ora: amo il mio mare, e non lo cambierei con nessun'altro.
Sul serio.
Non voglio confrontare il Mar Ligure con il Mar Rosso, o Varigotti con le Maldive. Sarebbe una bestemmia, e lo so perfettamente.
Ma casa tua è casa tua.
E Varigotti un po' casa mia lo è.
E queste cose le posso vedere quando voglio, anche in pieno Inverno: su la muta e via.
Le vedo ogni week end, ogni estate.
E' come avere un acquario a disposizione, a grandezza naturale, con i pesci che cambiano quando vogliono loro.
Andrò sul Mar Rosso.
E andrò alle Maldive.
Ma tornerò a Varigotti, e non rimpiangerò quei posti, mi sentirò fortunato e a casa.
Voyeur
Domenica.
Giornata splendida, spiaggia.
Seduto sulla sdraio, al'ombra, leggo il mio libro.
Ma non solo.
Da sempre ho il vizio di non essere solo di passaggio.
Io scruto. Sempre.
A volte anche con effetti quasi comici, come quando mia moglie mi ha sorpreso a leggere un articolo scritto su un pezzo di giornale usato per non sporcare il fondo dell'ascensore.
Osservo, non guardo.
E in una spiaggia, dove ogni ombrellone è un microuniverso a sè, di cose da osservare, sentire, carpire, ce ne sono a bizzeffe.
Dietro al mio libro tento di capire che coppia sono i due giovani lì nella fila davanti un po' più a sinistra, o quanto sono arricchiti i cafoni che mi stanno dietro.
Cosa dice la mamma al bambino lagnoso e quelle due? Non me la contano giusta.
Gli occhi, le orecchie e la mente continuano a lavorare alacremente, senza sosta.
Ogni tanto il libro si abbassa. Mi chiedo quanti stanno facendo come me e cosa si stiano chiedendo del sottoscritto.
La coscienza degli altri, il sentire il loro essere, il tentare di capire il loro momento, c'è sempre stato.
Ci sono alcuni momenti in cui questa fissazione si è fissata in maniera più profonda nella mia mente, momenti che ancora adesso ricordo distintamente, due di questi sicuramente hanno contribuito a coltivarla.
Adolescente, con l'amico delle discussioni sul senso della vita, una di quelle sere.
La nostra privilegiata finestra sul mondo, una terrazza in cima alla collina di Coronata, ai nostri piedi la Val Polcevera, quello che noi chiamavamo "Il Plastico".
Case, strade, luci...gente.
Una di queste sere, brezza nella direzione giusta, vediamo arrivare un treno alla stazione di S.P.D'Arena. Brezza giusta vuol dire aria limpida, ma anche suoni amplificati.
Sentiamo i freni, lo vediamo fermarsi e ci rendiamo conto che gli usuali rumori, le porte che si aprono, le voci e i passi di chi scende e di chi sale, i saluti ci giungono chiari come se noi fossimo sospesi a pochi metri dal binario, e siamo invece a qualche chilometro.
Infine una porta viene chiusa, sbatte.
Una sensazione quasi fisica.
E improvvisamente vengo riempito della consapevolezza di tutte le persone con le loro vite che hanno transitato per quel binario in quel momento, persone che non sanno che un po' di quel momento gliel'ho rubato a distanza.
E di questa consapevolezza rimango affascinato, ma anche turbato.
Aprile 1994.
Volo Cathay Pacific Roma - Hong Kong. Volo di andata del viaggio di nozze.
Fino a quel momento avevo preso l'aereo solo tre volte, un Roma - Genova di ritorno da un'andata in treno e un'andata (felice) e un ritorno (molto più mesto) Genova - Londra per la mitica finale di Coppa Campioni (l'ultima, prima che diventasse Champions League) a Wembley della Samp.
Quello era diverso.
14 ore sopra a mezzo mondo, deserti, montagne, l'Oriente.
Per la maggior parte immerso nel buio del cielo e nel buio di zone così poco abitate da risultare inquietanti.
La mappa che tra un film e un notiziario insulso indica a che punto siamo, nel pieno della notte "annuncia" che si dovrebbe essere sopra Nuova Delhi.
Guardo giù dal finestrino, che fino a quel momento aveva restituito solo sparute luci in mezzo al nulla, e gli occhi vengono invasi da un mare di luce.
Immenso.
E istantaneamente le luci diventano nella mia mente milioni di persone, sveglie, dormienti, ricche, povere, felici o disperate.
Case, giardini, bidonville, strade, macchine...è tutto lì, sotto ai miei occhi.
Nessuno sa che io sto guardando.
La sensazione quasi fisica del portello del treno diventa totalmente mentale, ma egualmente travolgente, affascinante, inquietante.
Da quella volta non ho mai smesso di guardare dai tanti finestrini di aereo, ogni volta pensando a tutti quelli che in quel momento stavano vivendo la loro vita.
Ho dei flash di alcuni landing approach, soprattutto in città americane tipo Chicago, o Sacramento, dove dal finestrino dell'aereo riesci a vedere le strade, le macchine, dentro le macchine.
E poi una cosa molto personale: tornavo da Barcellona, e tutta la costa ligure mi stava accompagnando, e all'improvviso lì sotto di me l'inconfondibile profilo di Varigotti e Punta Crena. Sapevo che i miei figli erano in spiaggia, improvvisa l'urgenza di chiamarli, di dirgli "guardate su, vedete la scia? Sono io, ragazzi, sto arrivando", l'impossibilità di farlo che rende quel contatto monodirezionale....anche in quel caso...voyeur...
Questa cosa, ora la faccio continuamente, in macchina mentre guido, al lavoro mentre scrivo, al mare mentre prendo il sole.
Il mio terrazzo, che da su un punto di transito regionevolmente frequentato, è, da questo punto di vista, affascinante. Finestre, negozi, macchine, gente che cammina, l'autobus, i motorini carichi di pizze...
Il mondo dei blog è quasi troppo.
Esiste una parola inglese che non so se ha una traduzione in italiano: overwhelming.
Migliaia di persone che si raccontano, che ti permettono di "guardare" quello che gli succede, che si svelano.
A volte rischio di perdermi.
Ho trovato alcuni punti di riferimento: Ele (la colpevole, quella che mi ha spinto a scrivere di più e a farmi "vedere" dagli altri...come "voyeur" non amo espormi troppo..), Elettra (volubile, ermetica, affascinante, poetica), PG (la pragmatica scrittrice), Ciccio (nonostante non sia ancora venuto a farmi visita).
Pochi altri compagni di penna.
Quasi tutte donne, qualcuno noterà.
In effetti con Ciccio il dialogo è difficile e quasi sempre conto terzi.
Credo che sia nella nostra natura: tendiamo a muoverci in questo mondo come dei galli nel pollaio, i nostri blog (anche il mio, inutile negarlo) sono delle esposizioni del nostro ego, le nostre creste.
Esponiamo pareri, scriviamo poesie, emettiamo sentenze...ci raccontiamo poco.
Almeno questo è quello che mi è sembrato nei (non molti) blog maschili che ho frequentato.
A un voyeur questo non piace.
Lui vuole carpire, non visto, la faccia nascosta della gente.
Forse, prima o poi, riuscirò a sorpassare questo guado, a far diventare il blog non la mia coda di pavone ma il posto in cui racconto me stesso, le mie forze e le mie debolezze.
Confesso di avere paura.
Confesso di avere un'altro blog, dove questo qualche volta è successo, che però ho tenuto privato.
Lo confesso.
Questa, forse, è un po' tutta una confessione.
Il primo passo?
Giornata splendida, spiaggia.
Seduto sulla sdraio, al'ombra, leggo il mio libro.
Ma non solo.
Da sempre ho il vizio di non essere solo di passaggio.
Io scruto. Sempre.
A volte anche con effetti quasi comici, come quando mia moglie mi ha sorpreso a leggere un articolo scritto su un pezzo di giornale usato per non sporcare il fondo dell'ascensore.
Osservo, non guardo.
E in una spiaggia, dove ogni ombrellone è un microuniverso a sè, di cose da osservare, sentire, carpire, ce ne sono a bizzeffe.
Dietro al mio libro tento di capire che coppia sono i due giovani lì nella fila davanti un po' più a sinistra, o quanto sono arricchiti i cafoni che mi stanno dietro.
Cosa dice la mamma al bambino lagnoso e quelle due? Non me la contano giusta.
Gli occhi, le orecchie e la mente continuano a lavorare alacremente, senza sosta.
Ogni tanto il libro si abbassa. Mi chiedo quanti stanno facendo come me e cosa si stiano chiedendo del sottoscritto.
La coscienza degli altri, il sentire il loro essere, il tentare di capire il loro momento, c'è sempre stato.
Ci sono alcuni momenti in cui questa fissazione si è fissata in maniera più profonda nella mia mente, momenti che ancora adesso ricordo distintamente, due di questi sicuramente hanno contribuito a coltivarla.
Adolescente, con l'amico delle discussioni sul senso della vita, una di quelle sere.
La nostra privilegiata finestra sul mondo, una terrazza in cima alla collina di Coronata, ai nostri piedi la Val Polcevera, quello che noi chiamavamo "Il Plastico".
Case, strade, luci...gente.
Una di queste sere, brezza nella direzione giusta, vediamo arrivare un treno alla stazione di S.P.D'Arena. Brezza giusta vuol dire aria limpida, ma anche suoni amplificati.
Sentiamo i freni, lo vediamo fermarsi e ci rendiamo conto che gli usuali rumori, le porte che si aprono, le voci e i passi di chi scende e di chi sale, i saluti ci giungono chiari come se noi fossimo sospesi a pochi metri dal binario, e siamo invece a qualche chilometro.
Infine una porta viene chiusa, sbatte.
Una sensazione quasi fisica.
E improvvisamente vengo riempito della consapevolezza di tutte le persone con le loro vite che hanno transitato per quel binario in quel momento, persone che non sanno che un po' di quel momento gliel'ho rubato a distanza.
E di questa consapevolezza rimango affascinato, ma anche turbato.
Aprile 1994.
Volo Cathay Pacific Roma - Hong Kong. Volo di andata del viaggio di nozze.
Fino a quel momento avevo preso l'aereo solo tre volte, un Roma - Genova di ritorno da un'andata in treno e un'andata (felice) e un ritorno (molto più mesto) Genova - Londra per la mitica finale di Coppa Campioni (l'ultima, prima che diventasse Champions League) a Wembley della Samp.
Quello era diverso.
14 ore sopra a mezzo mondo, deserti, montagne, l'Oriente.
Per la maggior parte immerso nel buio del cielo e nel buio di zone così poco abitate da risultare inquietanti.
La mappa che tra un film e un notiziario insulso indica a che punto siamo, nel pieno della notte "annuncia" che si dovrebbe essere sopra Nuova Delhi.
Guardo giù dal finestrino, che fino a quel momento aveva restituito solo sparute luci in mezzo al nulla, e gli occhi vengono invasi da un mare di luce.
Immenso.
E istantaneamente le luci diventano nella mia mente milioni di persone, sveglie, dormienti, ricche, povere, felici o disperate.
Case, giardini, bidonville, strade, macchine...è tutto lì, sotto ai miei occhi.
Nessuno sa che io sto guardando.
La sensazione quasi fisica del portello del treno diventa totalmente mentale, ma egualmente travolgente, affascinante, inquietante.
Da quella volta non ho mai smesso di guardare dai tanti finestrini di aereo, ogni volta pensando a tutti quelli che in quel momento stavano vivendo la loro vita.
Ho dei flash di alcuni landing approach, soprattutto in città americane tipo Chicago, o Sacramento, dove dal finestrino dell'aereo riesci a vedere le strade, le macchine, dentro le macchine.
E poi una cosa molto personale: tornavo da Barcellona, e tutta la costa ligure mi stava accompagnando, e all'improvviso lì sotto di me l'inconfondibile profilo di Varigotti e Punta Crena. Sapevo che i miei figli erano in spiaggia, improvvisa l'urgenza di chiamarli, di dirgli "guardate su, vedete la scia? Sono io, ragazzi, sto arrivando", l'impossibilità di farlo che rende quel contatto monodirezionale....anche in quel caso...voyeur...
Questa cosa, ora la faccio continuamente, in macchina mentre guido, al lavoro mentre scrivo, al mare mentre prendo il sole.
Il mio terrazzo, che da su un punto di transito regionevolmente frequentato, è, da questo punto di vista, affascinante. Finestre, negozi, macchine, gente che cammina, l'autobus, i motorini carichi di pizze...
Il mondo dei blog è quasi troppo.
Esiste una parola inglese che non so se ha una traduzione in italiano: overwhelming.
Migliaia di persone che si raccontano, che ti permettono di "guardare" quello che gli succede, che si svelano.
A volte rischio di perdermi.
Ho trovato alcuni punti di riferimento: Ele (la colpevole, quella che mi ha spinto a scrivere di più e a farmi "vedere" dagli altri...come "voyeur" non amo espormi troppo..), Elettra (volubile, ermetica, affascinante, poetica), PG (la pragmatica scrittrice), Ciccio (nonostante non sia ancora venuto a farmi visita).
Pochi altri compagni di penna.
Quasi tutte donne, qualcuno noterà.
In effetti con Ciccio il dialogo è difficile e quasi sempre conto terzi.
Credo che sia nella nostra natura: tendiamo a muoverci in questo mondo come dei galli nel pollaio, i nostri blog (anche il mio, inutile negarlo) sono delle esposizioni del nostro ego, le nostre creste.
Esponiamo pareri, scriviamo poesie, emettiamo sentenze...ci raccontiamo poco.
Almeno questo è quello che mi è sembrato nei (non molti) blog maschili che ho frequentato.
A un voyeur questo non piace.
Lui vuole carpire, non visto, la faccia nascosta della gente.
Forse, prima o poi, riuscirò a sorpassare questo guado, a far diventare il blog non la mia coda di pavone ma il posto in cui racconto me stesso, le mie forze e le mie debolezze.
Confesso di avere paura.
Confesso di avere un'altro blog, dove questo qualche volta è successo, che però ho tenuto privato.
Lo confesso.
Questa, forse, è un po' tutta una confessione.
Il primo passo?
mercoledì, luglio 05, 2006
Il momento strappato
Sono caduto un buco spazio-temporale. Più che caduto mi ci sono messo.
E così mi sono rovinato un momento magico.
Capita che io sia abbonato a Sky, e che abbia comprato il pacchetto dei mondiali.Soprattutto per guardare le partite con il commento della Gialappa's band.
Mi sono divertito un sacco.
Ho finalmente visto mitici personaggi che avevo imparato a conoscere durante anni di radiocronache.
Sapevo che il tutto era leggermente ritardato, ma pensavo di poco, e ho sottovalutato il problema.Più che sottovalutato, l'ho ignorato.
Sera calda.
Finestre aperte...spalancate.
Un silenzio surreale lungo le strade completamente vuote, turbato dal brusio inconfondibile di tante copie dello stesso telecronista che sta raccontando la stessa partita...in questo caso, al massimo due o tre.
118esimo: Pirlo tira, il portiere con le unghie manda in angolo, Del Piero batte, la palla arriva a Pirlo e...BAM, la strada esplode, la gente urla...GGGGOOOOOOLLLLLLLL....e io sto ancora guardando Pirlo che traccheggia al limite, passa a Grosso...tiro al volo e, finalmente, GOL...ma dalla bocca non mi esce niente...
In realtà ho visto un replay istantaneo, non il gol.
Sinceramente non pensavo che il delay fosse così tanto.
Avevo già visto le altre partite dell'Italia, e il problema non si era presentato...finestre chiuse? Meno gente? Non lo so. Un po' questo mi aveva convinto che il problema era più teorico che reale. E invece no.
Ieri sera mi ha lasciato un po' così....e ho cambiato canale...non avrei sopportato di vedere la fine qualche secondo dopo la fine.
E ho girato giusto in tempo per vedere il fulminante contropiede che ha portato al gol di Del Piero, quello sì, al momento giusto...ma ero ancora scottato...e l'esultanza mi è rimasta comunque un po' in gola...ma almeno quel poco era sincronizzato con il resto del mondo...
Vabbè...si impara sempre qualcosa..
Domenica m saprò regolare...
E così mi sono rovinato un momento magico.
Capita che io sia abbonato a Sky, e che abbia comprato il pacchetto dei mondiali.Soprattutto per guardare le partite con il commento della Gialappa's band.
Mi sono divertito un sacco.
Ho finalmente visto mitici personaggi che avevo imparato a conoscere durante anni di radiocronache.
Sapevo che il tutto era leggermente ritardato, ma pensavo di poco, e ho sottovalutato il problema.Più che sottovalutato, l'ho ignorato.
Sera calda.
Finestre aperte...spalancate.
Un silenzio surreale lungo le strade completamente vuote, turbato dal brusio inconfondibile di tante copie dello stesso telecronista che sta raccontando la stessa partita...in questo caso, al massimo due o tre.
118esimo: Pirlo tira, il portiere con le unghie manda in angolo, Del Piero batte, la palla arriva a Pirlo e...BAM, la strada esplode, la gente urla...GGGGOOOOOOLLLLLLLL....e io sto ancora guardando Pirlo che traccheggia al limite, passa a Grosso...tiro al volo e, finalmente, GOL...ma dalla bocca non mi esce niente...
In realtà ho visto un replay istantaneo, non il gol.
Sinceramente non pensavo che il delay fosse così tanto.
Avevo già visto le altre partite dell'Italia, e il problema non si era presentato...finestre chiuse? Meno gente? Non lo so. Un po' questo mi aveva convinto che il problema era più teorico che reale. E invece no.
Ieri sera mi ha lasciato un po' così....e ho cambiato canale...non avrei sopportato di vedere la fine qualche secondo dopo la fine.
E ho girato giusto in tempo per vedere il fulminante contropiede che ha portato al gol di Del Piero, quello sì, al momento giusto...ma ero ancora scottato...e l'esultanza mi è rimasta comunque un po' in gola...ma almeno quel poco era sincronizzato con il resto del mondo...
Vabbè...si impara sempre qualcosa..
Domenica m saprò regolare...
martedì, luglio 04, 2006
Del Referendum e del suo risultato
Un po' a scoppio ritardato, e con la mia ingombrante sicumera che mi fa pensare di essere legittimato a giudicare cose più grandi di me, mi verrebbe da fare una riflessione un po' controcorrente sul risultato del referendum sulla approvazione delle riforme costituzionali pensate da quei popò di genialoidi riuniti in una baita sulle alture di Brescia (o Bergamo?...non so...e sinceramente poco mi interessa...)
Prima di dare adito a malintesi: meno male che a vinto il No (anche grazie al mio piccolissimo contributo) che la riforma era veramente una chiavica.
E non voglio commentare chi, come e perchè l'aveva pensata perchè l'acidità di stomaco fa male.
E, anche se sono dichiaratamente di parte, non commenterò neanche la bicamerale e la precedente riforma per lo stesso motivo, odio pensare che i miei commenti siano forgiati da impulsi simil religiosi.
Per quanto di parte cerco sempre di rimanere obiettivo.Dunque: il No ha vinto con una stragrande maggioranza, e hanno votato la maggioranza degli aventi diritto, superando così il quorum in un referendum dove non era necessario, ma rendendolo, dal punto di vista della valutazione sociale e politica, molto più importante.
Primo capitolo della valutazione: la vittoria del No e il Polo.
Schiacciante.
Aldilà del risultato.
Le percentuali di votanti erano più alte al Nord, dove la Lega militante faceva pensare a una possibile schiacciante supremazia, anche dovuta al weekend vacanziero.
E invece anche al Nord il Si vince, e per molto poco, solo al di fuori delle grandi città.
Evidente come l'elettorato del Polo non sia stato "trascinato" dalla riforma e come quello della Lega sia diventato praticamente ininfluente.
Francamente alcune motivazioni a "favore" della riforma ("votate Si che poi la rifacciamo perchè è obiettivamente brutta") sono sembrate tragicomiche.
In realtà l'elettorato del Polo sembra anche aver votato con la propria testa, rifiutando una riforma che è sembrata più merce di scambio elettorale che veramente voluta da tutto lo schieramento di centro-destra.
Strano come questo argomento (il fatto che la riforma sia stata una forzatura voluta dalla Lega per patti sottoscritti con Berlusconi) sia stato evitato dalla "controparte" che in altre occasioni si è lanciata con furore in polemiche molto più futili...strano, ma non troppo: forse si sta già ragionando a un possibile traghettamento di voti, deputati e senatori come già avvenuto...non ci voglio neanche pensare, ma oramai sono abituato a sospettare le peggio cose.
L'andamento del voto potrebbe far pensare a uno scaricamento della Lega da parte del Polo, ma il Berlusconi teme probabilmente una emorragia di voti più alta del previsto nel caso di Lega lasciata libera di proporre candidati indipendenti.
Insomma: se qualcosa deve succedere, sarà solo perchè AN e UDC troveranno le palle per dire quello che veramente pensano (e tutti sanno, ma nessuno dice).
Secondo capitolo della valutazione: la vittoria del No e l'Unione.
Se Atene piange, Sparta non ride.
La posizione dell'Unione (dopo la commedia della bicamerale e la riforma del titolo quinto) era francamente scomoda.
E debole.
Provare ad argomentare sulla possibilità di trovare una ampia convergenza su una riforma ancora da scrivere francamente altrettanto tragicomico.
Il risultato, da un certo punto di vista...praticamente il mio, è quasi spietato: la regola dell'elettorato mobilitato dalla televisione e dalle veline viene clamorosamente smentita.
La gente vota il Polo perchè non crede nel progetto dell'Unione, più che per le sirene mediatiche del nano-pelato-perseguitato-anche-dai-magistrati-sportivi-comunisti.
Come tanti votano tappandosi il naso Prodi, altrettanti votano tappandosi il naso Berlusconi...o Casini...o Fini.
E quando c'è invece da votare per qualcosa slegato dagli equilibri di potere, ecco che, finalmente, il naso lo si può tenere aperto e votare a pieni polmoni, e al diavolo le tribunette politiche e i battibecchi.
Insomma: il malcontento che alimenta movimenti come quello di Grillo, non sono proprietà esclusiva delle teste di sinistra, e per cambiare sul serio bisogna riuscire a cambiare registro, sennò saremo eternamente inchiodati a palleggi fra una maggioranza e l'altra a colpi di 51 a 49, prospettiva più tragicomica di tutto il resto.
Terzo capitolo: il Referendum in sè
Il primo referendum da anni che supera il quorum senza richiederlo.
Il messaggio è chiaro: smettetela di romperci le balle con referendum poco chiari, su cavilli e tecnicismi, che non propongono niente e smontano solo, che in fin dei conti non riusciamo mai a capire fino in fondo.
Se il tema è chiaro, se il compito è quello di affrontare un tema generale e approvare o meno una linea ragionevolmente precisa, ecco sì che ci muoviamo, e facciamo sentire la nostra voce.
La politica referendaria va bene se i temi sono chiari, se viene chiesta l'approvazione di un'idea, anche generale, e poi il giudizio sulla concretizzazione di quella idea.
15 referendum alla volta sulla abolizione di leggi, leggine, articoli e comma, che poi lasciano solo, nella migliore delle ipotesi, dei buchi da tappare come nessuno sa ancora...mi sembra che sia uno scenario che non va bene a nessuno.
Con buona pace dei Radicali, che per tante cose ammiro e per altrettante non capisco, mi dispiace ma a quel modo non va bene.
E la gente lo ha detto chiaramente.
Prima di dare adito a malintesi: meno male che a vinto il No (anche grazie al mio piccolissimo contributo) che la riforma era veramente una chiavica.
E non voglio commentare chi, come e perchè l'aveva pensata perchè l'acidità di stomaco fa male.
E, anche se sono dichiaratamente di parte, non commenterò neanche la bicamerale e la precedente riforma per lo stesso motivo, odio pensare che i miei commenti siano forgiati da impulsi simil religiosi.
Per quanto di parte cerco sempre di rimanere obiettivo.Dunque: il No ha vinto con una stragrande maggioranza, e hanno votato la maggioranza degli aventi diritto, superando così il quorum in un referendum dove non era necessario, ma rendendolo, dal punto di vista della valutazione sociale e politica, molto più importante.
Primo capitolo della valutazione: la vittoria del No e il Polo.
Schiacciante.
Aldilà del risultato.
Le percentuali di votanti erano più alte al Nord, dove la Lega militante faceva pensare a una possibile schiacciante supremazia, anche dovuta al weekend vacanziero.
E invece anche al Nord il Si vince, e per molto poco, solo al di fuori delle grandi città.
Evidente come l'elettorato del Polo non sia stato "trascinato" dalla riforma e come quello della Lega sia diventato praticamente ininfluente.
Francamente alcune motivazioni a "favore" della riforma ("votate Si che poi la rifacciamo perchè è obiettivamente brutta") sono sembrate tragicomiche.
In realtà l'elettorato del Polo sembra anche aver votato con la propria testa, rifiutando una riforma che è sembrata più merce di scambio elettorale che veramente voluta da tutto lo schieramento di centro-destra.
Strano come questo argomento (il fatto che la riforma sia stata una forzatura voluta dalla Lega per patti sottoscritti con Berlusconi) sia stato evitato dalla "controparte" che in altre occasioni si è lanciata con furore in polemiche molto più futili...strano, ma non troppo: forse si sta già ragionando a un possibile traghettamento di voti, deputati e senatori come già avvenuto...non ci voglio neanche pensare, ma oramai sono abituato a sospettare le peggio cose.
L'andamento del voto potrebbe far pensare a uno scaricamento della Lega da parte del Polo, ma il Berlusconi teme probabilmente una emorragia di voti più alta del previsto nel caso di Lega lasciata libera di proporre candidati indipendenti.
Insomma: se qualcosa deve succedere, sarà solo perchè AN e UDC troveranno le palle per dire quello che veramente pensano (e tutti sanno, ma nessuno dice).
Secondo capitolo della valutazione: la vittoria del No e l'Unione.
Se Atene piange, Sparta non ride.
La posizione dell'Unione (dopo la commedia della bicamerale e la riforma del titolo quinto) era francamente scomoda.
E debole.
Provare ad argomentare sulla possibilità di trovare una ampia convergenza su una riforma ancora da scrivere francamente altrettanto tragicomico.
Il risultato, da un certo punto di vista...praticamente il mio, è quasi spietato: la regola dell'elettorato mobilitato dalla televisione e dalle veline viene clamorosamente smentita.
La gente vota il Polo perchè non crede nel progetto dell'Unione, più che per le sirene mediatiche del nano-pelato-perseguitato-anche-dai-magistrati-sportivi-comunisti.
Come tanti votano tappandosi il naso Prodi, altrettanti votano tappandosi il naso Berlusconi...o Casini...o Fini.
E quando c'è invece da votare per qualcosa slegato dagli equilibri di potere, ecco che, finalmente, il naso lo si può tenere aperto e votare a pieni polmoni, e al diavolo le tribunette politiche e i battibecchi.
Insomma: il malcontento che alimenta movimenti come quello di Grillo, non sono proprietà esclusiva delle teste di sinistra, e per cambiare sul serio bisogna riuscire a cambiare registro, sennò saremo eternamente inchiodati a palleggi fra una maggioranza e l'altra a colpi di 51 a 49, prospettiva più tragicomica di tutto il resto.
Terzo capitolo: il Referendum in sè
Il primo referendum da anni che supera il quorum senza richiederlo.
Il messaggio è chiaro: smettetela di romperci le balle con referendum poco chiari, su cavilli e tecnicismi, che non propongono niente e smontano solo, che in fin dei conti non riusciamo mai a capire fino in fondo.
Se il tema è chiaro, se il compito è quello di affrontare un tema generale e approvare o meno una linea ragionevolmente precisa, ecco sì che ci muoviamo, e facciamo sentire la nostra voce.
La politica referendaria va bene se i temi sono chiari, se viene chiesta l'approvazione di un'idea, anche generale, e poi il giudizio sulla concretizzazione di quella idea.
15 referendum alla volta sulla abolizione di leggi, leggine, articoli e comma, che poi lasciano solo, nella migliore delle ipotesi, dei buchi da tappare come nessuno sa ancora...mi sembra che sia uno scenario che non va bene a nessuno.
Con buona pace dei Radicali, che per tante cose ammiro e per altrettante non capisco, mi dispiace ma a quel modo non va bene.
E la gente lo ha detto chiaramente.
venerdì, giugno 23, 2006
Il Borgo
Un'altro estratto dal Ligachannel, più precisamente dall'Internet Cafè, luogo di incontri letterari.
Si parlava di "Fuori e dentro il Borgo", ci ho "elucubrato sopra"...e ne è uscita 'sta cosa qua...
Rimuginando su quanto scritto l'altra volta, pensando all'ultimo libro che ho letto (Dennis Lehane - Fuga dalla follia) e al tema generale affrontato da "Fuori e dentro il Borgo", o almeno quello che penso sia il tema generale visto che non l'ho letto, mi si è scatenata in testa una congiunzione astrale ed è venuta fuori questa roba qui che mi accingo a scrivere.
L'argomento è la condivisione di sensazioni fra me, il Liga e il Dennis, in pratica quello che sembrerebbe accomunarci, almeno a grandi linee, nel rapporto con il posto dove viviamo, anzi, quello in cui siamo cresciuti, che magari è anche quello dove viviamo.
(Il fatto che l'Internet Cafè sia una sorta di club letterario, almeno per ora, mi ha indirizzato mica male....)
Partiamo da me.
Genova è una città strana.
Lunga e stretta, divisa tra valli, arrampicata sui monti.
Io dico sempre che Genova, più che una città, è un insieme di paesi, cosa che non si discosta molto dalla realtà, visto che la Grande Genova non è un progetto poi così vecchio, e che ancora oggi molti anziani delle delegazioni dicono "andare a Genova" e non "andare in centro".
E così che ogni delegazione si sente un po' paese, con la sua o le sue chiese, con il "suo" centro, con il passeggio, dove ancora adesso ci si conosce un po' tutti.
Nelle colline le dimensioni di questi "paesi" (quelli che non sono gli agglomerati di cemento armato degli anni 70) diventano più piccole, e davvero ci si conosce tutti.
Ho 40 anni, quando ero un bambino non c'erano i centri commerciali e i multisala.
Sono cresciuto a Coronata, il quartiere era quello delle Scuole, praticamente quattro palazzi, popolarissimi.
Andare a Sampierdarena era un viaggio.
Andare in centro un'odissea.
Una splendida terrazza sul mare da una parte e la val Polcevera dall'altra.
Anche se non lo sapete, molti di voi che leggete la conoscete e l'avete vista, perchè sta proprio sopra al mega ponte dell'autostrada, proprio sopra alla galleria, appunto, Coronata.
Coronata era un posto di quelli che c'è il negozio che c'ha tutto (la Olga) dove si compra la focaccia o la brioche alla mattina prima di entrare a scuola e si lascia sul conto che poi passa la mamma.
Forse lo è ancora, i miei stanno ancora lì. Ma non credo.
A Coronata ci si conosceva tutti, ma proprio tutti.Si giocava tutti i giorni per strada, nei giardinetti. Il periodo delle bici, quello delle cannette, le piste con le grette, le biglie, i soldatini.
Trasversale il calcio-per-strada (chiedere a Stefano Benni per le regole), in un angolo da qualche parte o nel cortile della scuola o dell'asilo, rigidamente chiusi e puntualmente invasi tramite operazioni di free climbing che se mio figlio le facesse ora mi verrebbero tre infarti al giorno.
Ovviamente fuori.
E alla sera (avete presente Lettera a G.?) le mamme comparivano sui poggioli o alle finestre..."Ancora 5 minuti!!"...
Di tanti non ricordo il nome, di qualcuno eri amico, gli altri erano semplicemente "di Coronata", magari non ti parlavi mai, poi se ne intravedevi qualcuno quando eri "all'estero" ecco...era come foste stati amici da sempre.
Con il "Gruppo-da-gradinata" che ancora oggi condivide con me gioie e dolori blucerchiati è stato un po' così: Massimo OK, ma i due fratelli Tassistro non è che ci si fosse frequentati poi così tanto, loro erano più grandi, però sono "di Coronata" e così quando ci siamo ritrovati lì non è che ci siamo presentati: ci si conosceva, no?
Quando mi sono sposato ho ricevuto regali improbabili da gente impensabile: "Lo sai, si sposa il figlio della Germana..""Ma chi il nipote di Barone?"(Mio nonno, buonanima, a suo tempo dirigente della locale società sportiva, in effetti un po' mezza celebrità lo ero...)"E già..""Bisogna farle un pensiero"...a lui...cioè..classico errore, non era riferito a mia madre.
Insomma, per farvela breve: un Borgo.
Di G. ce ne sono stati tanti.
Se ne sono andati per svariati motivi, più o meno tragici.
Un po' sono andati anche dentro, ma non riesco a pensarne veramente male, è gente mia, sono cresciuti con me, andavamo a scuola insieme.
Non riesco a pensare male nemmeno dei bulletti di allora, dei prepotenti, che adesso magari incontro imbolsiti alle prese con carrozzine e bambini, e che magari so di vedere in libera uscita o di nuovo fuori.
Se fossi diventato una celebrità, non ho dubbi: per tutti loro, e anche io mi sarei sentito e mi sento ancora, sarei stato comunque "uno di Coronata".
Dennis Lehane, invece, è di Dorchester.
Dennis Lehane cresce, evidentemente, zuppo della stessa acqua.
Tanto per inquadrarlo a chi dal nome ha cavato poco, ai più è noto (o lo potrebbe diventare ora) come l'autore di "Mystic River", il libro dal quale è stato tratto lo stupendo omonimo film con Sean Penn e Tim Robbins ambedue Oscar (e Kevin Bacon no solo perchè avrebbero dovuto inventare una categoria ad hoc nuova...).
"Mystic River" è uno dei libri più belli che abbia mai letto. Punto.(il titolo italiano, grazie alla Piemme, e "La Morte Non Dimentica", che non c'entra un cazzo)
Anche se Clint Eastwood ha fatto un gran lavoro e amo molto anche il film, credetemi, vale la pena leggerlo.
Dennis l'ho conosciuto molto prima, leggendo uno dei libri legati alla serie Kenzie/Gennaro, spina dorsale della sua produzione letteraria.Scrive storie gialle che però vanno sempre un po' oltre, scrive stupendamente libri che sono tra i miei preferiti e lo consiglio vivamente a tutti, ma non è il tema di questa cosa qua.
Dennis Lehane è "uno-di-Dorchester", fino al midollo.
E traspare in tutti i suoi libri, dove la "vita-del-borgo" ne è parte fondamentale.
Pat Kenzie, Angie Gennaro e Bubba (il loro inquietante e pericolosissimo amico) sono legati indissolubilmente dal fatto che sono cresciuti insieme.
"Buoi prendimi per mano" é, at the end, una storia di quartiere.
I tre protagonisti di "Mystic River" non sono amici, non più da molto tempo, ma giocavano insieme da bambini nella stessa strada, e dopo trent'anni sono ancora legati da un filo che non si può spezzare, un filo che si portano dentro perchè sono "del borgo".
Dennis sa perfettamente qual'è il filo che li unisce, e lo spiega bene prima di dipanare la storia.
Uno dei motivi per i quali i suoi libri mi piacciono così tanto è perchè mi ci sento a casa, perchè li capisco perfettamente, perchè li trasporto a Coronata e ci stanno dentro, perchè i personaggi, i luoghi, i bar, i giardini....sembrano presi dai miei ricordi, di quando il mio mondo era il Borgo, gli altri erano come me, tutto il resto del mondo era fuori.
Io me lo immagino crescere in quartiere tipo Coronata, in un "Borgo", insieme a alcuni bambini che sono stati e magari sono ancora suoi amici, e insieme a tanti altri che non lo sono, ma sono "di-Dorchester" come lui, come noi eravamo e siamo "di-Coronata".
Per noi il pallone, per loro il baseball.
I cortili un po' sgarruppati dove rubare un po' di spazio per giocare, le smargiassate dei più grandi.
AH, e poi, ovviamente, le ragazze anzi, prima bambine, poi ragazze, poi spose...via da qui.
Ecco..."qui".
Anche per il Liga, quel "qui" non è un qui generico.
"Qui" è Correggio, è il Borgo.
E lui è "di-Correggio". Credo. Ne sono convinto.
Lo è anche quando è sul palco dell'Olimpico davanti a 60.000 persone.
Lo sarebbe anche se andasse a vivere ai Caraibi.
Lui e Dennis sanno cosa vuol dire diventare famosi, e rimanere "del-Borgo".
Non so se hanno vissuto la cosa allo stesso modo, anzi, forse è ragionevole dire che sia quasi impossibile che "uno-di-Dorchester", scrittore, possa avere qualcosa in comune con "uno-di-Correggio", cantante rock.
Ma io non sono ragionevole a volte. E sono "di-Coronata", consulente informatico.
E non mi sorprenderei se in una trattoria, davanti a una bella bistecca e a una bottiglia di vino, cominciando a parlare fra di noi scoprissimo che quel filo che ci lega alla gente dei nostri "qui" in fondo in fondo ci lega anche fra di noi, fra tutti quelli che in un "Borgo" ci sono cresciuti.
Un altro sogno da appendere in bacheca.
Di certo non si sentirà solo...
La vita rock continua...
Si parlava di "Fuori e dentro il Borgo", ci ho "elucubrato sopra"...e ne è uscita 'sta cosa qua...
Rimuginando su quanto scritto l'altra volta, pensando all'ultimo libro che ho letto (Dennis Lehane - Fuga dalla follia) e al tema generale affrontato da "Fuori e dentro il Borgo", o almeno quello che penso sia il tema generale visto che non l'ho letto, mi si è scatenata in testa una congiunzione astrale ed è venuta fuori questa roba qui che mi accingo a scrivere.
L'argomento è la condivisione di sensazioni fra me, il Liga e il Dennis, in pratica quello che sembrerebbe accomunarci, almeno a grandi linee, nel rapporto con il posto dove viviamo, anzi, quello in cui siamo cresciuti, che magari è anche quello dove viviamo.
(Il fatto che l'Internet Cafè sia una sorta di club letterario, almeno per ora, mi ha indirizzato mica male....)
Partiamo da me.
Genova è una città strana.
Lunga e stretta, divisa tra valli, arrampicata sui monti.
Io dico sempre che Genova, più che una città, è un insieme di paesi, cosa che non si discosta molto dalla realtà, visto che la Grande Genova non è un progetto poi così vecchio, e che ancora oggi molti anziani delle delegazioni dicono "andare a Genova" e non "andare in centro".
E così che ogni delegazione si sente un po' paese, con la sua o le sue chiese, con il "suo" centro, con il passeggio, dove ancora adesso ci si conosce un po' tutti.
Nelle colline le dimensioni di questi "paesi" (quelli che non sono gli agglomerati di cemento armato degli anni 70) diventano più piccole, e davvero ci si conosce tutti.
Ho 40 anni, quando ero un bambino non c'erano i centri commerciali e i multisala.
Sono cresciuto a Coronata, il quartiere era quello delle Scuole, praticamente quattro palazzi, popolarissimi.
Andare a Sampierdarena era un viaggio.
Andare in centro un'odissea.
Una splendida terrazza sul mare da una parte e la val Polcevera dall'altra.
Anche se non lo sapete, molti di voi che leggete la conoscete e l'avete vista, perchè sta proprio sopra al mega ponte dell'autostrada, proprio sopra alla galleria, appunto, Coronata.
Coronata era un posto di quelli che c'è il negozio che c'ha tutto (la Olga) dove si compra la focaccia o la brioche alla mattina prima di entrare a scuola e si lascia sul conto che poi passa la mamma.
Forse lo è ancora, i miei stanno ancora lì. Ma non credo.
A Coronata ci si conosceva tutti, ma proprio tutti.Si giocava tutti i giorni per strada, nei giardinetti. Il periodo delle bici, quello delle cannette, le piste con le grette, le biglie, i soldatini.
Trasversale il calcio-per-strada (chiedere a Stefano Benni per le regole), in un angolo da qualche parte o nel cortile della scuola o dell'asilo, rigidamente chiusi e puntualmente invasi tramite operazioni di free climbing che se mio figlio le facesse ora mi verrebbero tre infarti al giorno.
Ovviamente fuori.
E alla sera (avete presente Lettera a G.?) le mamme comparivano sui poggioli o alle finestre..."Ancora 5 minuti!!"...
Di tanti non ricordo il nome, di qualcuno eri amico, gli altri erano semplicemente "di Coronata", magari non ti parlavi mai, poi se ne intravedevi qualcuno quando eri "all'estero" ecco...era come foste stati amici da sempre.
Con il "Gruppo-da-gradinata" che ancora oggi condivide con me gioie e dolori blucerchiati è stato un po' così: Massimo OK, ma i due fratelli Tassistro non è che ci si fosse frequentati poi così tanto, loro erano più grandi, però sono "di Coronata" e così quando ci siamo ritrovati lì non è che ci siamo presentati: ci si conosceva, no?
Quando mi sono sposato ho ricevuto regali improbabili da gente impensabile: "Lo sai, si sposa il figlio della Germana..""Ma chi il nipote di Barone?"(Mio nonno, buonanima, a suo tempo dirigente della locale società sportiva, in effetti un po' mezza celebrità lo ero...)"E già..""Bisogna farle un pensiero"...a lui...cioè..classico errore, non era riferito a mia madre.
Insomma, per farvela breve: un Borgo.
Di G. ce ne sono stati tanti.
Se ne sono andati per svariati motivi, più o meno tragici.
Un po' sono andati anche dentro, ma non riesco a pensarne veramente male, è gente mia, sono cresciuti con me, andavamo a scuola insieme.
Non riesco a pensare male nemmeno dei bulletti di allora, dei prepotenti, che adesso magari incontro imbolsiti alle prese con carrozzine e bambini, e che magari so di vedere in libera uscita o di nuovo fuori.
Se fossi diventato una celebrità, non ho dubbi: per tutti loro, e anche io mi sarei sentito e mi sento ancora, sarei stato comunque "uno di Coronata".
Dennis Lehane, invece, è di Dorchester.
Dennis Lehane cresce, evidentemente, zuppo della stessa acqua.
Tanto per inquadrarlo a chi dal nome ha cavato poco, ai più è noto (o lo potrebbe diventare ora) come l'autore di "Mystic River", il libro dal quale è stato tratto lo stupendo omonimo film con Sean Penn e Tim Robbins ambedue Oscar (e Kevin Bacon no solo perchè avrebbero dovuto inventare una categoria ad hoc nuova...).
"Mystic River" è uno dei libri più belli che abbia mai letto. Punto.(il titolo italiano, grazie alla Piemme, e "La Morte Non Dimentica", che non c'entra un cazzo)
Anche se Clint Eastwood ha fatto un gran lavoro e amo molto anche il film, credetemi, vale la pena leggerlo.
Dennis l'ho conosciuto molto prima, leggendo uno dei libri legati alla serie Kenzie/Gennaro, spina dorsale della sua produzione letteraria.Scrive storie gialle che però vanno sempre un po' oltre, scrive stupendamente libri che sono tra i miei preferiti e lo consiglio vivamente a tutti, ma non è il tema di questa cosa qua.
Dennis Lehane è "uno-di-Dorchester", fino al midollo.
E traspare in tutti i suoi libri, dove la "vita-del-borgo" ne è parte fondamentale.
Pat Kenzie, Angie Gennaro e Bubba (il loro inquietante e pericolosissimo amico) sono legati indissolubilmente dal fatto che sono cresciuti insieme.
"Buoi prendimi per mano" é, at the end, una storia di quartiere.
I tre protagonisti di "Mystic River" non sono amici, non più da molto tempo, ma giocavano insieme da bambini nella stessa strada, e dopo trent'anni sono ancora legati da un filo che non si può spezzare, un filo che si portano dentro perchè sono "del borgo".
Dennis sa perfettamente qual'è il filo che li unisce, e lo spiega bene prima di dipanare la storia.
Uno dei motivi per i quali i suoi libri mi piacciono così tanto è perchè mi ci sento a casa, perchè li capisco perfettamente, perchè li trasporto a Coronata e ci stanno dentro, perchè i personaggi, i luoghi, i bar, i giardini....sembrano presi dai miei ricordi, di quando il mio mondo era il Borgo, gli altri erano come me, tutto il resto del mondo era fuori.
Io me lo immagino crescere in quartiere tipo Coronata, in un "Borgo", insieme a alcuni bambini che sono stati e magari sono ancora suoi amici, e insieme a tanti altri che non lo sono, ma sono "di-Dorchester" come lui, come noi eravamo e siamo "di-Coronata".
Per noi il pallone, per loro il baseball.
I cortili un po' sgarruppati dove rubare un po' di spazio per giocare, le smargiassate dei più grandi.
AH, e poi, ovviamente, le ragazze anzi, prima bambine, poi ragazze, poi spose...via da qui.
Ecco..."qui".
Anche per il Liga, quel "qui" non è un qui generico.
"Qui" è Correggio, è il Borgo.
E lui è "di-Correggio". Credo. Ne sono convinto.
Lo è anche quando è sul palco dell'Olimpico davanti a 60.000 persone.
Lo sarebbe anche se andasse a vivere ai Caraibi.
Lui e Dennis sanno cosa vuol dire diventare famosi, e rimanere "del-Borgo".
Non so se hanno vissuto la cosa allo stesso modo, anzi, forse è ragionevole dire che sia quasi impossibile che "uno-di-Dorchester", scrittore, possa avere qualcosa in comune con "uno-di-Correggio", cantante rock.
Ma io non sono ragionevole a volte. E sono "di-Coronata", consulente informatico.
E non mi sorprenderei se in una trattoria, davanti a una bella bistecca e a una bottiglia di vino, cominciando a parlare fra di noi scoprissimo che quel filo che ci lega alla gente dei nostri "qui" in fondo in fondo ci lega anche fra di noi, fra tutti quelli che in un "Borgo" ci sono cresciuti.
Un altro sogno da appendere in bacheca.
Di certo non si sentirà solo...
La vita rock continua...
mercoledì, giugno 21, 2006
Alter Blog Post
Segue raccolta di commenti lasciati qua e là, quando sembrava che la mia vena creativa fosse bloccata, e invece si disperdeva in mille rivoli...
Non spiegherò il chi, il perchè o il percome...giocateci un po' anche voi...sarà un gioco che ritroverete periodicamente...la prossima volta non lascerò neanche l'introduzione...
Ovviamente non sono tutti, ma una scelta...sia a mio gusto, sia a fare in modo che senza chi, perchè e percome fossero comunque ragionevolmente usufruibili...che poi siano anche interessanti beh...non sta certo a me dirlo, no?
Alè..
-*-*-*-*-*-*-*-
Vedi SocialTribe i Pink Floyd sono andato a vederli 2 volte a Torino e una volta a Venezia. Quando ero bambino il mio cugino più grande mi tirava su a Pink Floyd e E,L&P.
Ma sono stato anche, ebbene sì, un fan di Umberto Tozzi, e di Bennato, Bennato di altri tempi si potrebbe dire, ma io aborro l'idea che qualcuno possa pretendere che qualcun'altro rimanga come lui vorrebbe.
Il Festivalbar, le canzonette, la musichetta c'è sempre stata e sempre ci sarà.
Così come, per fortuna, tanta musica buona.
Magari diversa da quella che a noi ci è cara perchè era lì nel periodo del sacro fuoco della giovinezza, ma ci sarà.
A me piace, nonostanta i 40 anni, guardare avanti e sperimentare.
Non ho mai sopportato quelli che "gli anni '60" e ora non sopporto quell che "gli anni '70, 80, 90..." e così via.
Mi sparo a tutto volume i FooFighters e non mi vergogno di pensare che mi piace più In Your Honor di tutto quello che hanno fatto i Nirvana.
Sono contento di ritrovare Pearl Jam e RHCP uguali a loro stessi, ma ho comprato anche gli Underworld, i Prodigy e i Chemical Brothers, adoro gli Zero7 e ascolto quando posso B Side per scoprire dove portano i nuovi modi di fare musica.
Non oso affermare che sia universalmente giusto quello che faccio io, ma credo sia limitante SOLO guardare indietro con nostalgia pensando che tutto il corrente sia inferiore e non degno di attenzione.
I momenti di nostalgia non mi mancano, ma li tengo a bada...E, per quanto posso, continuo ad andare ai concerti...
-*-*-*-*-*-*-*-
L'argomento è complesso.
Il fascino della pelle liscia, anche sul proprio corpo, per qualcuno è inebriante...per me, ad esempio.
La ipersensibilità e la scorrevolezza ne fanno persino un oggetto sessuale.
Confesserò di essermi depilato, per esperimento.
I risultati non sono stati poi malvagi.
Ma l'uomo glabro rimane una esagerazione.
Però bisogna anche essere oggettivi, e in tempi in cui alcune parti del corpo femminile sono curate allo stesso modo di pizzetti, baffetti, vezzi maschili, bisogna ricordarsi come c'erano tempi in cui Lucia Bosè sfoggiava ascelle siepose a una finale di Miss Italia, ma anche più recenti in cui Carmen Russo e compagnia facevano sfoggio di "gatti" (mitico Paolo Villaggio) sui paginoni di Playboy e Penthouse.
E quindi forse anche per gli uomini si tratta di una scelta/richiesta del tempo che corre.
Personalmente ho approvato la graduale sparizione di ogni forma di pelo dal corpo femminile (totale o quasi è una scelta che non ho ancora fatto) ma rimango conservativo su quello maschile.
Nonostante gli esperimenti.
Ovviamente rinnovo alla grande gli applausi alla ParentesiGraffaOssimora per la depilazione decespugliante citata su altro blog....
-*-*-*-*-*-*-*-
Questa esperienza è per me merce sempre più rara.
Ho lavorato per anni in macchina, ora la uso per andare al lavoro, un po' per pigra abitudine, un po' perchè il viaggio mattiniero durerebbe il triplo se effettuato con qualsivoglia mezzo pubblico (a parte forse il taxi, ma ho già un mutuo da pagare...) e l'ora di partenza è fissata da impegni precisi (scuola e/o asilo).
In famiglia di macchina ne abbiamo una, con gli amici o ci si vede a piedi (è una fortuna vivere a Genova e a Pegli...esci di casa e sei già "fuori", con birre, spiaggia, passeggio, gelati...tutto lì a disposizione) o quasi sempre si usa la mia macchina (è grossa...).
Proprio dopodomani però farò il passeggero: non vedo l'ora, pechè, proprio come dici, cara parentesi, è una goduria...
-*-*-*-*-*-*-*-
Evidentemente, come si dice, ti fai guardare...
Non vedo come questa cosa ti possa turbare...anche se posso immaginare che la troppa attenzione possa generare fastidio.
Io sono un po' "look-addicted", che è un modo più "cool" per dire guardone (ma non di quelli che girano nei parchi per beccare le coppiette...oh)...odio essere cool...
Non riesco a negarmi il piacere di guardare le donne, e l'estate è, devo dire, una gioia per gli occhi.
Trovo che le spalle scoperte siano molto sensuali, e preferisco i look poco colorati...credo che mi sarei girato Follia, se ci fossi stato..spero mi perdonerai.
Tra le tante piccole manie ho ancora quella di "dover" individuare le scarpe indossate...se vado avanti così ci faccio la figura del maniaco, anzi, dell'SI (Soggetto Ignoto) come dicono in Criminal Minds (bella serie, by the way...)...
Cara Ele, io non mi lamenterei del fatto che le ascelle sudino, visto che noi maschietti le ascelle all'aria non ce le possiamo permettere e ci procuriamo, volenti o nolenti, fastidiosissimi aloni grondanti...
-*-*-*-*-*-*-*-
Eh beh, sì, sono italiano.
Ma sono anche un abitante della Terra e un Europeo.
E poi anche Ligure, Ponentino, Genovese, di Coronata e anche oramai un po' di Pegli.
E Varigottino d'adozione.
Non posso essere "italiano" solo a comando o a convenienza.
Siamo quello che siamo.
Possiamo decidere come pensare, come comportarci, come vivere, ma non il luogo che ci ha visti nascere o gli antenati che ci hanno preceduti.
Possiamo persino scegliere dove vivere, anche se è inevitabile portarsi dietro il nostro fardello.
Ma possiamo cambiare.
Rifiuto l'idea di sentirmi obbligato a "essere" o a "comportarmi" o a "definirmi" come qualcun'altro ha deciso solo perchè sono nato a Genova.
Appartengo, e ne sono anche orgoglioso, a un popolo con i suoi pregi e i suoi difetti.
Ma questo vale per tutti i livelli,no?
Forse, per sentirci tutti più uniti, ci vorrebbe davvero una invasione aliena...
-*-*-*-*-*-*-*-
Allora Federica....questo è il mio primo post, in una sezione che mi è sempre piaciuta molto ma ho sempre fatto fatica a seguire...un po' per il poco tempo, un po' perchè alcune cose le conosco poco.
Non ho ancora letto "Fuori e dentro al borgo", ma credo proprio che lo leggerò...
Ho invece letto "La neve se ne frega", un po' di tempo fa...e mi è piaciuto..molto...
Immodestamente potrei dire che il mio parere può avere rilevanza perchè più da amante della fantascienza orwelliana e pkdickiana che da fan del Liga...ma lasciamo perdere che rischio di farci la figura del fesso, perchè non posso certo autodefinirmi competente in materia...solo un appassionato lettore..
Mi inserisco qua perchè ho trovato il tema che proponi estremamente interessante.
Me lo sono chiesto spesso, anche perchè quello della star è uno status desiderato...sognato...
E così mi sono chiesto: ma com'è veramente?
E com'è essere uno degli amici della star?
E la star come fa a decodificare le persone che gli ronzano intorno?
Ho sempre pensato che il pensiero comune sia un po' banalizzato, e che anche se indubbiamente rimanga uno status desiderato, deve essere un casino.
Ho 41 anni, e sono ragionevolmente sicuro che non cederei "al vostro nuovo status di celebrità", come chiedi quasi alla fine...ma se mi fosse capitato a 18 anni?
Forse il Liga ha avuto la fortuna di arrivare al successo "tardi", e quindi di essere riuscito a mantenere quell'equilibrio che è uno dei motivi che lo rendono così speciale...ma magari lui a 18 anni smaniava e ha bestemmiato per tutti quegli anni di gavetta nell'ombra...
Mah...
Come si dice in "Da zero a dieci"...stiamo ancora passando...magari mi capiterà di dover affrontare problemi simili ;-)))
"Non è tempo per noi
che non ci svegliamo mai
abbiam sogni però
troppo grandi e belli...DAI..."
Marco (quello della vita rock...)
Non spiegherò il chi, il perchè o il percome...giocateci un po' anche voi...sarà un gioco che ritroverete periodicamente...la prossima volta non lascerò neanche l'introduzione...
Ovviamente non sono tutti, ma una scelta...sia a mio gusto, sia a fare in modo che senza chi, perchè e percome fossero comunque ragionevolmente usufruibili...che poi siano anche interessanti beh...non sta certo a me dirlo, no?
Alè..
-*-*-*-*-*-*-*-
Vedi SocialTribe i Pink Floyd sono andato a vederli 2 volte a Torino e una volta a Venezia. Quando ero bambino il mio cugino più grande mi tirava su a Pink Floyd e E,L&P.
Ma sono stato anche, ebbene sì, un fan di Umberto Tozzi, e di Bennato, Bennato di altri tempi si potrebbe dire, ma io aborro l'idea che qualcuno possa pretendere che qualcun'altro rimanga come lui vorrebbe.
Il Festivalbar, le canzonette, la musichetta c'è sempre stata e sempre ci sarà.
Così come, per fortuna, tanta musica buona.
Magari diversa da quella che a noi ci è cara perchè era lì nel periodo del sacro fuoco della giovinezza, ma ci sarà.
A me piace, nonostanta i 40 anni, guardare avanti e sperimentare.
Non ho mai sopportato quelli che "gli anni '60" e ora non sopporto quell che "gli anni '70, 80, 90..." e così via.
Mi sparo a tutto volume i FooFighters e non mi vergogno di pensare che mi piace più In Your Honor di tutto quello che hanno fatto i Nirvana.
Sono contento di ritrovare Pearl Jam e RHCP uguali a loro stessi, ma ho comprato anche gli Underworld, i Prodigy e i Chemical Brothers, adoro gli Zero7 e ascolto quando posso B Side per scoprire dove portano i nuovi modi di fare musica.
Non oso affermare che sia universalmente giusto quello che faccio io, ma credo sia limitante SOLO guardare indietro con nostalgia pensando che tutto il corrente sia inferiore e non degno di attenzione.
I momenti di nostalgia non mi mancano, ma li tengo a bada...E, per quanto posso, continuo ad andare ai concerti...
-*-*-*-*-*-*-*-
L'argomento è complesso.
Il fascino della pelle liscia, anche sul proprio corpo, per qualcuno è inebriante...per me, ad esempio.
La ipersensibilità e la scorrevolezza ne fanno persino un oggetto sessuale.
Confesserò di essermi depilato, per esperimento.
I risultati non sono stati poi malvagi.
Ma l'uomo glabro rimane una esagerazione.
Però bisogna anche essere oggettivi, e in tempi in cui alcune parti del corpo femminile sono curate allo stesso modo di pizzetti, baffetti, vezzi maschili, bisogna ricordarsi come c'erano tempi in cui Lucia Bosè sfoggiava ascelle siepose a una finale di Miss Italia, ma anche più recenti in cui Carmen Russo e compagnia facevano sfoggio di "gatti" (mitico Paolo Villaggio) sui paginoni di Playboy e Penthouse.
E quindi forse anche per gli uomini si tratta di una scelta/richiesta del tempo che corre.
Personalmente ho approvato la graduale sparizione di ogni forma di pelo dal corpo femminile (totale o quasi è una scelta che non ho ancora fatto) ma rimango conservativo su quello maschile.
Nonostante gli esperimenti.
Ovviamente rinnovo alla grande gli applausi alla ParentesiGraffaOssimora per la depilazione decespugliante citata su altro blog....
-*-*-*-*-*-*-*-
Questa esperienza è per me merce sempre più rara.
Ho lavorato per anni in macchina, ora la uso per andare al lavoro, un po' per pigra abitudine, un po' perchè il viaggio mattiniero durerebbe il triplo se effettuato con qualsivoglia mezzo pubblico (a parte forse il taxi, ma ho già un mutuo da pagare...) e l'ora di partenza è fissata da impegni precisi (scuola e/o asilo).
In famiglia di macchina ne abbiamo una, con gli amici o ci si vede a piedi (è una fortuna vivere a Genova e a Pegli...esci di casa e sei già "fuori", con birre, spiaggia, passeggio, gelati...tutto lì a disposizione) o quasi sempre si usa la mia macchina (è grossa...).
Proprio dopodomani però farò il passeggero: non vedo l'ora, pechè, proprio come dici, cara parentesi, è una goduria...
-*-*-*-*-*-*-*-
Evidentemente, come si dice, ti fai guardare...
Non vedo come questa cosa ti possa turbare...anche se posso immaginare che la troppa attenzione possa generare fastidio.
Io sono un po' "look-addicted", che è un modo più "cool" per dire guardone (ma non di quelli che girano nei parchi per beccare le coppiette...oh)...odio essere cool...
Non riesco a negarmi il piacere di guardare le donne, e l'estate è, devo dire, una gioia per gli occhi.
Trovo che le spalle scoperte siano molto sensuali, e preferisco i look poco colorati...credo che mi sarei girato Follia, se ci fossi stato..spero mi perdonerai.
Tra le tante piccole manie ho ancora quella di "dover" individuare le scarpe indossate...se vado avanti così ci faccio la figura del maniaco, anzi, dell'SI (Soggetto Ignoto) come dicono in Criminal Minds (bella serie, by the way...)...
Cara Ele, io non mi lamenterei del fatto che le ascelle sudino, visto che noi maschietti le ascelle all'aria non ce le possiamo permettere e ci procuriamo, volenti o nolenti, fastidiosissimi aloni grondanti...
-*-*-*-*-*-*-*-
Eh beh, sì, sono italiano.
Ma sono anche un abitante della Terra e un Europeo.
E poi anche Ligure, Ponentino, Genovese, di Coronata e anche oramai un po' di Pegli.
E Varigottino d'adozione.
Non posso essere "italiano" solo a comando o a convenienza.
Siamo quello che siamo.
Possiamo decidere come pensare, come comportarci, come vivere, ma non il luogo che ci ha visti nascere o gli antenati che ci hanno preceduti.
Possiamo persino scegliere dove vivere, anche se è inevitabile portarsi dietro il nostro fardello.
Ma possiamo cambiare.
Rifiuto l'idea di sentirmi obbligato a "essere" o a "comportarmi" o a "definirmi" come qualcun'altro ha deciso solo perchè sono nato a Genova.
Appartengo, e ne sono anche orgoglioso, a un popolo con i suoi pregi e i suoi difetti.
Ma questo vale per tutti i livelli,no?
Forse, per sentirci tutti più uniti, ci vorrebbe davvero una invasione aliena...
-*-*-*-*-*-*-*-
Allora Federica....questo è il mio primo post, in una sezione che mi è sempre piaciuta molto ma ho sempre fatto fatica a seguire...un po' per il poco tempo, un po' perchè alcune cose le conosco poco.
Non ho ancora letto "Fuori e dentro al borgo", ma credo proprio che lo leggerò...
Ho invece letto "La neve se ne frega", un po' di tempo fa...e mi è piaciuto..molto...
Immodestamente potrei dire che il mio parere può avere rilevanza perchè più da amante della fantascienza orwelliana e pkdickiana che da fan del Liga...ma lasciamo perdere che rischio di farci la figura del fesso, perchè non posso certo autodefinirmi competente in materia...solo un appassionato lettore..
Mi inserisco qua perchè ho trovato il tema che proponi estremamente interessante.
Me lo sono chiesto spesso, anche perchè quello della star è uno status desiderato...sognato...
E così mi sono chiesto: ma com'è veramente?
E com'è essere uno degli amici della star?
E la star come fa a decodificare le persone che gli ronzano intorno?
Ho sempre pensato che il pensiero comune sia un po' banalizzato, e che anche se indubbiamente rimanga uno status desiderato, deve essere un casino.
Ho 41 anni, e sono ragionevolmente sicuro che non cederei "al vostro nuovo status di celebrità", come chiedi quasi alla fine...ma se mi fosse capitato a 18 anni?
Forse il Liga ha avuto la fortuna di arrivare al successo "tardi", e quindi di essere riuscito a mantenere quell'equilibrio che è uno dei motivi che lo rendono così speciale...ma magari lui a 18 anni smaniava e ha bestemmiato per tutti quegli anni di gavetta nell'ombra...
Mah...
Come si dice in "Da zero a dieci"...stiamo ancora passando...magari mi capiterà di dover affrontare problemi simili ;-)))
"Non è tempo per noi
che non ci svegliamo mai
abbiam sogni però
troppo grandi e belli...DAI..."
Marco (quello della vita rock...)
26 minuti
Non avevo dormito molto, e ne venivo da un weekend fisicamente distruttivo...caldo umido, farro e fagioli, bruschette e coniglio...e vino, tanto vino...
Lunedì avevo saltato e avevo pure digiunato, vista la gastrite imperante che aveva turbato il viaggio di ritorno da quel di Lucca.
Lunedì sera cena quasi salutista, appetito-uguale-salute, crollato sul divano presto...
Martedì tutto normale, massaggio a fine giornata, vado a dormire un po' tardi dietro alle foto della comunione...
Oggi.
Puntuale arrivo in piscina, anzi, un po' tardi...che faccio? C'è poca gente, corsia libera o quasi...
Vabbè dai, faccio le prime 10 di riscaldamento belle tirate, poi se sto bene continuo..che ora è? Il quarto passato...16...che faccio? Continuo a tirare, e que serà serà...semmai mi fermo...30...metà strada...va ancora bene...43...e no..non posso mollare proprio ora, su...e spingo ancora...50..ultime 10...ce la faccio...ultime 2...scatto....tocco...mi fermo...via gli occhialini...26 minuti...cazzo....ce l'ho fatta..
1500 metri, 60 vasche, meno di 30 minuti.
Non sprecate tempo a cercare in Internet, niente di speciale. E' meno del doppio del record del mondo...un bel po' meno in effetti, ma niente che non possa fare chiunque nuoti con una certa continuità. Anzi: chi nuota seriamente (e magari è più giovane e sicuramente più bravo) facilmente ci mette 10 minuti di meno.
Ma è speciale per me.
26 minuti vuol dire qualche minuto meno dei miei precedenti tentativi, che erano sempre arrivati lì al limite, che mi avevano lasciato sempre nel dubbio: sopra o sotto i 30?
Oggi nessun dubbio.
Cazzo...26 minuti.
Yes..
Lunedì avevo saltato e avevo pure digiunato, vista la gastrite imperante che aveva turbato il viaggio di ritorno da quel di Lucca.
Lunedì sera cena quasi salutista, appetito-uguale-salute, crollato sul divano presto...
Martedì tutto normale, massaggio a fine giornata, vado a dormire un po' tardi dietro alle foto della comunione...
Oggi.
Puntuale arrivo in piscina, anzi, un po' tardi...che faccio? C'è poca gente, corsia libera o quasi...
Vabbè dai, faccio le prime 10 di riscaldamento belle tirate, poi se sto bene continuo..che ora è? Il quarto passato...16...che faccio? Continuo a tirare, e que serà serà...semmai mi fermo...30...metà strada...va ancora bene...43...e no..non posso mollare proprio ora, su...e spingo ancora...50..ultime 10...ce la faccio...ultime 2...scatto....tocco...mi fermo...via gli occhialini...26 minuti...cazzo....ce l'ho fatta..
1500 metri, 60 vasche, meno di 30 minuti.
Non sprecate tempo a cercare in Internet, niente di speciale. E' meno del doppio del record del mondo...un bel po' meno in effetti, ma niente che non possa fare chiunque nuoti con una certa continuità. Anzi: chi nuota seriamente (e magari è più giovane e sicuramente più bravo) facilmente ci mette 10 minuti di meno.
Ma è speciale per me.
26 minuti vuol dire qualche minuto meno dei miei precedenti tentativi, che erano sempre arrivati lì al limite, che mi avevano lasciato sempre nel dubbio: sopra o sotto i 30?
Oggi nessun dubbio.
Cazzo...26 minuti.
Yes..
lunedì, giugno 12, 2006
Sospeso nel mare
Un weekend al mare come tanti.
Sempre nel solito posto.
La fantasia non è il mio forte, sono un abitudinario (ebbene sì leggo tutte le volte la targhetta dell'ascensore e anche delle funivie, Elio docet) legato in maniera profonda alla sua terra (ma no, per carità, non sono un leghista...).
E quindi Varigotti.
Mi sono ritrovato in acqua, a circa 30 metri dalla riva, appena oltre quello che viene chiamato da queste parti in svariati modi, dalle differenti generazioni di bambini e non che hanno soggiornato in queste spiagge: lo scalino, il salto blu, la fossa, il riff etc. etc.
E così, sospeso e galleggiante, mi sono ritrovato a guardare la serie di case dal profilo inconfodibile, il bordo dell'altipiano sovrastante il paese, la torre saracena di Punta Crena...e il tempo si è fermato, anzi, ha cominciato a scorrere all'indietro.
Mi sono ritrovato lì, nello stesso posto o giù di lì, a 30, poi a 25, poi a 20,16,13,7 anni.
Bah...7 magari no, avevo una strizza boia e col cavolo che sarei arrivato fino a lì.
Ok, fermiamoci a 13.
Improvvisamente ho capito cosa mi rende così affascinante fare questa cosa.
Probabilmente cosa c'è dietro alla necessità di tornare in quel luogo.
Quel luogo e quella cosa specifica sono una delle mie ancore contro il tempo che scorre, forse la più efficace.
Contro la paura di invecchiare.
Punti fermi nella mia voglia di rimanere per quanto possibile bambino.
Per ritrovare e ricordare i pensieri che avevo in quei momenti, quando lì mi lasciavo cullare dalle onde e guardavo il paese di fronte a me.
E quando ho chiuso gli occhi per distendermi ho sentito che in quel preciso momento eravamo tutti lì, tutti quanti, tutte le volte.
E ero felice.
Questa volta consapevolmente felice.
Perchè tutte le volte che facevo quella semplice cosa mi ritrovavo felice, rilassato...ma per lungo tempo non mi sono chiesto perchè, accettando semplicemente il fatto, per molto altro me lo sono chiesto, ho fatto svariate congetture, ho legato la sensazione alla bellezza e alla particolarità del luogo, al fatto che gli fossi affezionato, mi ero avvicinato al punto pensando che lì ero cresciuto e quindi mi sentivo in qualche modo protetto.
Ieri ho capito.
La sensazione che mi ha lasciato è stata agrodolce.
Mi sono sentito più fragile.
Ma ho anche imparato qualcosa di più su di me, che forse mi aiuterà a continuare ad andare avanti.
Certo è che sono sicuro che di quei momenti non ne potrò mai fare a meno.
Se mi volete cercare, sapete da dove cominciare...
Sempre nel solito posto.
La fantasia non è il mio forte, sono un abitudinario (ebbene sì leggo tutte le volte la targhetta dell'ascensore e anche delle funivie, Elio docet) legato in maniera profonda alla sua terra (ma no, per carità, non sono un leghista...).
E quindi Varigotti.
Mi sono ritrovato in acqua, a circa 30 metri dalla riva, appena oltre quello che viene chiamato da queste parti in svariati modi, dalle differenti generazioni di bambini e non che hanno soggiornato in queste spiagge: lo scalino, il salto blu, la fossa, il riff etc. etc.
E così, sospeso e galleggiante, mi sono ritrovato a guardare la serie di case dal profilo inconfodibile, il bordo dell'altipiano sovrastante il paese, la torre saracena di Punta Crena...e il tempo si è fermato, anzi, ha cominciato a scorrere all'indietro.
Mi sono ritrovato lì, nello stesso posto o giù di lì, a 30, poi a 25, poi a 20,16,13,7 anni.
Bah...7 magari no, avevo una strizza boia e col cavolo che sarei arrivato fino a lì.
Ok, fermiamoci a 13.
Improvvisamente ho capito cosa mi rende così affascinante fare questa cosa.
Probabilmente cosa c'è dietro alla necessità di tornare in quel luogo.
Quel luogo e quella cosa specifica sono una delle mie ancore contro il tempo che scorre, forse la più efficace.
Contro la paura di invecchiare.
Punti fermi nella mia voglia di rimanere per quanto possibile bambino.
Per ritrovare e ricordare i pensieri che avevo in quei momenti, quando lì mi lasciavo cullare dalle onde e guardavo il paese di fronte a me.
E quando ho chiuso gli occhi per distendermi ho sentito che in quel preciso momento eravamo tutti lì, tutti quanti, tutte le volte.
E ero felice.
Questa volta consapevolmente felice.
Perchè tutte le volte che facevo quella semplice cosa mi ritrovavo felice, rilassato...ma per lungo tempo non mi sono chiesto perchè, accettando semplicemente il fatto, per molto altro me lo sono chiesto, ho fatto svariate congetture, ho legato la sensazione alla bellezza e alla particolarità del luogo, al fatto che gli fossi affezionato, mi ero avvicinato al punto pensando che lì ero cresciuto e quindi mi sentivo in qualche modo protetto.
Ieri ho capito.
La sensazione che mi ha lasciato è stata agrodolce.
Mi sono sentito più fragile.
Ma ho anche imparato qualcosa di più su di me, che forse mi aiuterà a continuare ad andare avanti.
Certo è che sono sicuro che di quei momenti non ne potrò mai fare a meno.
Se mi volete cercare, sapete da dove cominciare...
martedì, maggio 16, 2006
A volte capitano cose che mi spaventano un po'...(post scriptum a Travaglio, Andreotti, la verità e il calcio)
La prenderò alla lontana.
La tecnologia che ho a disposizione mi garantisce la possibilità di gestire gli spettacoli serale a mio piacimento o quasi tramite un miracolo chiamato "Timeshift".
Giusto per fare un esempio a caso, Domenica sera ho potuto tranquillamente cenare mentre il Timeshift teneva sotto controllo Fazio e la Gabanelli, miei abituali appuntamenti della Domenica sera.Il miracolo tecnologico sunnominato mi permette di poter cominciare a guardare il programma voluto mentre sta continuando a registrare quello successivo.
Vi assicuro: con due iene da mettere a letto è un accessorio FONDAMENTALE!!
Torniamo a noi.
Ospite di Fabio Fazio Domenica sera (stiamo parlando del 14 Maggio) scopro essere Marco Travaglio.
Vi giuro che non lo sapevo. (Non vedo perchè dovrei mentire, visto che 'sto blog praticamente lo leggo solo io...)
Anyway..
Beh, soddisfatto mi appresto a vedere una "puntata" particolarmente interessante di un programma che di solito lo è già di suo.
Ma a un certo punto il Marco (bel nome, a proposito) rispondendo a una domanda sulla soddisfazione potenziale di veder realizzate in concreto delle incarcerazioni auspicate nei suoi libri, ribatte dicendo che lui non si augura mai che qualcuno vada in carcere e che si sente soddisfatto per aver portato a conoscenza del suo lettore fatti che lui giudica importanti e che il suo lettore probabilmente non sa, e ciò gli basta.
E poi dice (quasi letteralmente, perdonatemi le virgolette che aggiungo per dare un po' più di pathos alla cosa):"Sarà poi il lettore che deciderà cosa pensare di quello che ho scritto, della persona di cui parlo. Io mi limito a elencare i fatti".
Alcune gocce di sudore freddo mi colano dalla fronte.
Inevitabile pensare al post nel blog scritto Venerdì sera prima di andare a casa.
E siccome una cosa del genere mi è già capitata con Scalfari (e scusate se è poco) non so se cominciare a indulgere nella autoammirazione o spaventarmi e pensare che sono in mezzo a un Truman show imperniato su di me...
Se è così...vi ho sgamati: tanto vale che me lo dite....
La tecnologia che ho a disposizione mi garantisce la possibilità di gestire gli spettacoli serale a mio piacimento o quasi tramite un miracolo chiamato "Timeshift".
Giusto per fare un esempio a caso, Domenica sera ho potuto tranquillamente cenare mentre il Timeshift teneva sotto controllo Fazio e la Gabanelli, miei abituali appuntamenti della Domenica sera.Il miracolo tecnologico sunnominato mi permette di poter cominciare a guardare il programma voluto mentre sta continuando a registrare quello successivo.
Vi assicuro: con due iene da mettere a letto è un accessorio FONDAMENTALE!!
Torniamo a noi.
Ospite di Fabio Fazio Domenica sera (stiamo parlando del 14 Maggio) scopro essere Marco Travaglio.
Vi giuro che non lo sapevo. (Non vedo perchè dovrei mentire, visto che 'sto blog praticamente lo leggo solo io...)
Anyway..
Beh, soddisfatto mi appresto a vedere una "puntata" particolarmente interessante di un programma che di solito lo è già di suo.
Ma a un certo punto il Marco (bel nome, a proposito) rispondendo a una domanda sulla soddisfazione potenziale di veder realizzate in concreto delle incarcerazioni auspicate nei suoi libri, ribatte dicendo che lui non si augura mai che qualcuno vada in carcere e che si sente soddisfatto per aver portato a conoscenza del suo lettore fatti che lui giudica importanti e che il suo lettore probabilmente non sa, e ciò gli basta.
E poi dice (quasi letteralmente, perdonatemi le virgolette che aggiungo per dare un po' più di pathos alla cosa):"Sarà poi il lettore che deciderà cosa pensare di quello che ho scritto, della persona di cui parlo. Io mi limito a elencare i fatti".
Alcune gocce di sudore freddo mi colano dalla fronte.
Inevitabile pensare al post nel blog scritto Venerdì sera prima di andare a casa.
E siccome una cosa del genere mi è già capitata con Scalfari (e scusate se è poco) non so se cominciare a indulgere nella autoammirazione o spaventarmi e pensare che sono in mezzo a un Truman show imperniato su di me...
Se è così...vi ho sgamati: tanto vale che me lo dite....
venerdì, maggio 12, 2006
Travaglio, Andreotti, la verità e il calcio
Ho comprato e mi sto leggendo tre libri di Marco Travaglio.
Non sono libri equidistanti, politically correct, super partes.
Sono assolutamente libri di parte.
Molti pensano di sapere da quale parte siano schierati, molti pensano semplicemente all'anti-berlusconismo, molti pensano che tutti oramai si siano adeguati all'orribile gazzarra che il nostro scenario socio-politico ci propina ogni santo giorno.
E invece la prima cosa da stabilire (impresa ardua per alcuni, banale se non inutile per me e spero tante altre persone) è da che parte stanno.
Cominciamo con il dire dove NON stanno: non stanno a sinistra, non stanno a destra, non stanno nell'Unione e neanche nel Polo della Libertà, non stanno "sopra", non stanno "under", non stanno "in", non stanno "fashion".
Questi libri tentano di riempire alcuni dei molti buchi che esistono nelle informazioni che ci vengono e ci sono state date su quanto è accaduto negli anni e che continua ad accadere.
Non enunciano teoremi, non ipotizzano complotti, non disegnano scenari.
Questo mestiere, semmai, è lasciato al lettore: che si dia lui da fare con la testa, dopo avere letto la cronaca, i fatti, gli estratti da libri, articoli, interviste, intercettazioni telefoniche etc. etc.
Questi libri si avvicinano al mio "ideale" scritto in un mio precedente post sul diritto ad avere una propria opinione basata sui fatti e nient'altro, diritto che ci viene sempre più limitato dalle continue enunciazioni di opinioni altrui basate su fatti che a noi vengono puntualmente nascosti.
Certo, non sono asettici, e non lo possono essere vista la gravità delle cose che raccontano.Le righe trasudano della rabbia e dell'indignazione di chi li ha scritti. E che fa il paio con quella di chi le legge.
Un esempio su tutti, la mistificazione delle mistificazioni.
Il caso Andreotti.
Tutti sanno che Andreotti è stato processato per i suoi rapporti con esponenti importanti del panorama mafioso, tutti sanno che il processo ha attraversato tre gradi di giudizio, tutti sanno che è stato assolto.
Persino io mi ricordo di come avevo commentato il fatto che Andreotti non era scappato come altri, che era andato in aula a differenza di altri, che aveva sistematicamente rifiutato la "protezione" delle istituzioni.
Un santo.
Questa è la cosa che tutti sanno.
Questa è la cosa che tutti dovevano sapere.
Questa è la cosa che è drammaticamente non vera.
E qui nascono due livelli di pericolosità, di nausea, di paura, di sconcerto: il primo riguarda lui, il secondo riguarda il fatto di come siano riusciti così facilmente TUTTI a farci bere la stessa notizia.
TUTTI, nessuno escluso.
E questo ha inquietanti conseguenze e implicazioni con i fatti di questi giorni.
Ma andiamo con ordine.
Partiamo da lui.
Nessuna delle tre sentenze (i libri si basano sulle motivazioni, documenti pubblici che però normalmente nessuno va a leggere, perchè pensa che i giornalisti facciano quel mestiere...giusto?) nega che Andreotti abbia avuto continui rapporti con la mafia, anzi i contatti sono dati per sicuri.
In più è stato accertato che ha più volte mentito nelle deposizioni durante il processo, cosa che in Italia, bizzarro, si può fare senza incorrere nel reato di oltraggio alla Corte.
In pratica: anche la prima sentenza (quella di assoluzione per insufficienza di prove) considera quanto configurato dall'accusa nel corso del processo assolutamente veritiero, ma non sufficiente a determinare il reato contestato.
Prima considerazione: leggendo la motivazione appare veramente incredibile che gli elementi non siano stati considerati sufficienti in primo grado.
Seconda considerazione: non stiamo parlando di Totò Riina, e neanche di Marco Silveri. Stiamo parlando di un senatore a vita che, in un paese normale, sarebbe stato rimandato nella schiera dei normali cittadini con ignominia solo per quanto aveva detto (mentendo in difetto) di sua spontanea volontà durante il processo.
Ma siamo in Italia.
Andiamo avanti.
Processo di appello, la sentenza viene ribaltata. Nessuno lo dice. Nessuno lo sa. Nessuno lo deve sapere.
Cassazione. Conferma la sentenza di appello ma, per meno di un anno, i termini di prescrizione per il reato determinato sono scaduti.
Quindi Andreotti è colpevole del reato per il quale è stato processato, ma non andrà in prigione.
Per tutti Andreotti è stato assolto.
Bruno Vespa fa uno speciale di Porta a Porta con la scritta ASSOLTO alta due metri dietro di lui.
Nessuno dice quello che c'è scritto nelle ultime righe della sentenza.
Non c'era neanche bisogno di leggere tutta la motivazione, era scritto lì bello chiaro.
Arriviamo a oggi: per soli 6 voti Andreotti non è diventato il presidente del Senato, la seconda carica istituzionale dello stato (sì, minuscolo, volutamente e tristemente minuscolo), e qualcuno ha persino pensato di proporlo come candidato per la Presidenza della Repubblica.
Nessun parlamentare, o senatore, o sindaco, o sotto segretario, nessun giornalista, nessun opinionista, nessuno ha non dico gridato allo scandalo, ma perlomeno mostrato un minimo di perplessità.
Nessuno.
Solo tre persone ho sentito dire chiaro e tondo quello che dice la sentenza Andreotti: Travaglio (appunto), Beppe Grillo e Sabina Guzzanti.
Solo uno dei tre è riuscito a dirlo (proprio Travaglio) in una trasmissione televisiva (una trasmissione comica del canale La7, mica un telegiornale).
Dei comici. Delle trasmissioni comiche. Ma ci rendiamo conto?
Ora: quello che è scritto in una sentenza è un dato oggettivo.
Io voglio saperlo, è un mio diritto.
Poi sarò io a decidere se ci credo o no, se considero o meno Andreotti un mafioso, se mi fido di più dei giudici o dei politici.
Ma voglio essere IO a deciderlo, non voglio che lo decida per me Bruno Vespa.
Ecco che cominciamo a capire che esiste la "parte" di questi libri.
Non so bene come chiamarla, ma c'è.
Perchè quando li leggi non puoi più semplicemente restare indifferente, ti devi schierare: o stai dalla loro parte, o sei contro.
Non esiste la possibilità di restare nel mezzo.
Sinceramente non riesco a pensare come si possa restare contro.
Però allora lo scenario che ti si presenta di fronte è apocalittico, nauseante, terrificante.
Non è gratificante stare dalla loro parte.
Tutto acquista un senso, capisci anche di non essere solo, capisci perchè un comico come Grillo riesca a muovere centinaia di migliaia di persone in tutta Italia che non si riconoscono più, che non vogliono più riconoscersi con chi è alla guida di questo paese, qualunque sia lo schieramento al quale appartiene.
Ti rendi conto di come l'informazione è stata manipolata, distorta, piegata.
Le armi di distruzione di massa in Iraq sono roba da dilettanti con conseguuenze devastanti, confrontate con la comparazione fra le realtà degli ultimi 50 anni e quello che ci è stato raccontato.
Non riesco a credere più a niente, non guardo più i telegiornali.
Preferisco i giornali dichiaratamente schierati, perchè so quale "filtro" usare mentre li leggo.
Diffido di chi si dichiara equidistante, politically correct, super partes.
Proprio in questi giorni sta scoppiando il caso calcio, una voragine della quale non si vede il fondo.
Sono tutti preoccupati, ma nessuno dice la cosa più terribile: il calcio funzionava esattamente come il potere ha insegnato e configurato.
E' lo specchio delle modalità con le quali il mondo politico conduce questo immenso carrozzone che è l'Italia.
Non ci dobbiamo preoccupare del calcio, ma che vada pure in malora.
E' solo un gioco, e tutti dovrebbero finalmente imparare ad accettarlo.
Ma dell'Italia che facciamo?
Non sono libri equidistanti, politically correct, super partes.
Sono assolutamente libri di parte.
Molti pensano di sapere da quale parte siano schierati, molti pensano semplicemente all'anti-berlusconismo, molti pensano che tutti oramai si siano adeguati all'orribile gazzarra che il nostro scenario socio-politico ci propina ogni santo giorno.
E invece la prima cosa da stabilire (impresa ardua per alcuni, banale se non inutile per me e spero tante altre persone) è da che parte stanno.
Cominciamo con il dire dove NON stanno: non stanno a sinistra, non stanno a destra, non stanno nell'Unione e neanche nel Polo della Libertà, non stanno "sopra", non stanno "under", non stanno "in", non stanno "fashion".
Questi libri tentano di riempire alcuni dei molti buchi che esistono nelle informazioni che ci vengono e ci sono state date su quanto è accaduto negli anni e che continua ad accadere.
Non enunciano teoremi, non ipotizzano complotti, non disegnano scenari.
Questo mestiere, semmai, è lasciato al lettore: che si dia lui da fare con la testa, dopo avere letto la cronaca, i fatti, gli estratti da libri, articoli, interviste, intercettazioni telefoniche etc. etc.
Questi libri si avvicinano al mio "ideale" scritto in un mio precedente post sul diritto ad avere una propria opinione basata sui fatti e nient'altro, diritto che ci viene sempre più limitato dalle continue enunciazioni di opinioni altrui basate su fatti che a noi vengono puntualmente nascosti.
Certo, non sono asettici, e non lo possono essere vista la gravità delle cose che raccontano.Le righe trasudano della rabbia e dell'indignazione di chi li ha scritti. E che fa il paio con quella di chi le legge.
Un esempio su tutti, la mistificazione delle mistificazioni.
Il caso Andreotti.
Tutti sanno che Andreotti è stato processato per i suoi rapporti con esponenti importanti del panorama mafioso, tutti sanno che il processo ha attraversato tre gradi di giudizio, tutti sanno che è stato assolto.
Persino io mi ricordo di come avevo commentato il fatto che Andreotti non era scappato come altri, che era andato in aula a differenza di altri, che aveva sistematicamente rifiutato la "protezione" delle istituzioni.
Un santo.
Questa è la cosa che tutti sanno.
Questa è la cosa che tutti dovevano sapere.
Questa è la cosa che è drammaticamente non vera.
E qui nascono due livelli di pericolosità, di nausea, di paura, di sconcerto: il primo riguarda lui, il secondo riguarda il fatto di come siano riusciti così facilmente TUTTI a farci bere la stessa notizia.
TUTTI, nessuno escluso.
E questo ha inquietanti conseguenze e implicazioni con i fatti di questi giorni.
Ma andiamo con ordine.
Partiamo da lui.
Nessuna delle tre sentenze (i libri si basano sulle motivazioni, documenti pubblici che però normalmente nessuno va a leggere, perchè pensa che i giornalisti facciano quel mestiere...giusto?) nega che Andreotti abbia avuto continui rapporti con la mafia, anzi i contatti sono dati per sicuri.
In più è stato accertato che ha più volte mentito nelle deposizioni durante il processo, cosa che in Italia, bizzarro, si può fare senza incorrere nel reato di oltraggio alla Corte.
In pratica: anche la prima sentenza (quella di assoluzione per insufficienza di prove) considera quanto configurato dall'accusa nel corso del processo assolutamente veritiero, ma non sufficiente a determinare il reato contestato.
Prima considerazione: leggendo la motivazione appare veramente incredibile che gli elementi non siano stati considerati sufficienti in primo grado.
Seconda considerazione: non stiamo parlando di Totò Riina, e neanche di Marco Silveri. Stiamo parlando di un senatore a vita che, in un paese normale, sarebbe stato rimandato nella schiera dei normali cittadini con ignominia solo per quanto aveva detto (mentendo in difetto) di sua spontanea volontà durante il processo.
Ma siamo in Italia.
Andiamo avanti.
Processo di appello, la sentenza viene ribaltata. Nessuno lo dice. Nessuno lo sa. Nessuno lo deve sapere.
Cassazione. Conferma la sentenza di appello ma, per meno di un anno, i termini di prescrizione per il reato determinato sono scaduti.
Quindi Andreotti è colpevole del reato per il quale è stato processato, ma non andrà in prigione.
Per tutti Andreotti è stato assolto.
Bruno Vespa fa uno speciale di Porta a Porta con la scritta ASSOLTO alta due metri dietro di lui.
Nessuno dice quello che c'è scritto nelle ultime righe della sentenza.
Non c'era neanche bisogno di leggere tutta la motivazione, era scritto lì bello chiaro.
Arriviamo a oggi: per soli 6 voti Andreotti non è diventato il presidente del Senato, la seconda carica istituzionale dello stato (sì, minuscolo, volutamente e tristemente minuscolo), e qualcuno ha persino pensato di proporlo come candidato per la Presidenza della Repubblica.
Nessun parlamentare, o senatore, o sindaco, o sotto segretario, nessun giornalista, nessun opinionista, nessuno ha non dico gridato allo scandalo, ma perlomeno mostrato un minimo di perplessità.
Nessuno.
Solo tre persone ho sentito dire chiaro e tondo quello che dice la sentenza Andreotti: Travaglio (appunto), Beppe Grillo e Sabina Guzzanti.
Solo uno dei tre è riuscito a dirlo (proprio Travaglio) in una trasmissione televisiva (una trasmissione comica del canale La7, mica un telegiornale).
Dei comici. Delle trasmissioni comiche. Ma ci rendiamo conto?
Ora: quello che è scritto in una sentenza è un dato oggettivo.
Io voglio saperlo, è un mio diritto.
Poi sarò io a decidere se ci credo o no, se considero o meno Andreotti un mafioso, se mi fido di più dei giudici o dei politici.
Ma voglio essere IO a deciderlo, non voglio che lo decida per me Bruno Vespa.
Ecco che cominciamo a capire che esiste la "parte" di questi libri.
Non so bene come chiamarla, ma c'è.
Perchè quando li leggi non puoi più semplicemente restare indifferente, ti devi schierare: o stai dalla loro parte, o sei contro.
Non esiste la possibilità di restare nel mezzo.
Sinceramente non riesco a pensare come si possa restare contro.
Però allora lo scenario che ti si presenta di fronte è apocalittico, nauseante, terrificante.
Non è gratificante stare dalla loro parte.
Tutto acquista un senso, capisci anche di non essere solo, capisci perchè un comico come Grillo riesca a muovere centinaia di migliaia di persone in tutta Italia che non si riconoscono più, che non vogliono più riconoscersi con chi è alla guida di questo paese, qualunque sia lo schieramento al quale appartiene.
Ti rendi conto di come l'informazione è stata manipolata, distorta, piegata.
Le armi di distruzione di massa in Iraq sono roba da dilettanti con conseguuenze devastanti, confrontate con la comparazione fra le realtà degli ultimi 50 anni e quello che ci è stato raccontato.
Non riesco a credere più a niente, non guardo più i telegiornali.
Preferisco i giornali dichiaratamente schierati, perchè so quale "filtro" usare mentre li leggo.
Diffido di chi si dichiara equidistante, politically correct, super partes.
Proprio in questi giorni sta scoppiando il caso calcio, una voragine della quale non si vede il fondo.
Sono tutti preoccupati, ma nessuno dice la cosa più terribile: il calcio funzionava esattamente come il potere ha insegnato e configurato.
E' lo specchio delle modalità con le quali il mondo politico conduce questo immenso carrozzone che è l'Italia.
Non ci dobbiamo preoccupare del calcio, ma che vada pure in malora.
E' solo un gioco, e tutti dovrebbero finalmente imparare ad accettarlo.
Ma dell'Italia che facciamo?
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