mercoledì, marzo 29, 2006

Il Ligachannel

Sull'onda dell'entusiasmo del concerto, ovviamente mi sono fiondato sul Ligachannel, registrato e scrivente.Ho buttato lì dentro i 2 post "post"-concerto, e poi ho aggiunto un po' di roba. L'argomento deriva dalla "lettera" di Luciano, che disquisisce sul contrasto tra il mondo che ci vuole COOL e la gente che invece è testarda e rimane HOT (andate a leggere per capire meglio...).
Anyway: c'è una risposta a una ragazza che un po' si deprime perchè c'è chi la vorrebbe "pilotare" nel suo mondo cool e invece lei si ritrova isolata perchè non ci vuol stare, c'è un piccolo aneddoto di come il mondo cool genera strane distorsioni della realtà e infine un po' di sano orgoglio genovese con tanto di mini spot dei Grillini, ispirato a una intervista che il Liga ha lasciato sulla Ligaradio (e che poi ho scoperto aveva ripreso alcuni concetti di un'altra più ampia rilasciata al Secolo XIX) in cui parla di Genova e dei genovesi.
Per par condicio mi sembra giusto riportare tutto ciò nel mio "magazzino" virtuale delle idee..
Buona lettura..

x Freccia9999

Freccia non farti ingannare dalle sirene di chi ti vorrebbe inglobare nelle "regole di chi è giusto"...Anche senza voler essere out a tutti i costi, che diventa anche quella una forma di schiavitù, fai sempre e comunque come credi, come ti senti.
Usa il tuo tempo come meglio credi, ascolta tutta la musica che vuoi, e lascia andare chi vuole andare al trend più cool del momento per la sua strada...lascia che loro se la facciano segnare da altri...e te segui la tua...
Tieni botta, ragazza...

Le scarpette da calcetto

Mi viene da aggiungere un aneddoto sul tema...(mi è venuto in mente guardandomi le scarpe da ginnastica andando al cesso...fate voi...)
Giusto subito prima della partita di calcetto che mi ha rovinato la gamba, avevo deciso di investire qualche decina di euro per un paio di scarpette nuove, visto che le mie vecchie scarpe da pallone proprio non ce la facevano più.
Vado in centro, via Venti, negozio di scarpe sportive, Footlocker, avete presente?
Entro, guardo in giro, pareti di scarpette che sembrano caramelle...mah...provo a chiedere: "ehm, scusate, scarpe da calcetto?"...i commessi mi guardano con un'espressione mista fra imbarazzo, superiorità e disprezzo...tipo "scarpe da calcetto? qua?"....e dove se no?
Evidentemente hanno da vendere solo le scarpette cool, ragazzi...siamo all'assurdo!!
Cioè NON AVEVANO SCARPE VERAMENTE SPORTIVE ma solo quelle 'azzo di scarpette da "defilè", sneakers o come diavolo le vogliono chiamare...
Non è questione di età, mi sarebbe successo anche se avessi avuto 18 anni...decisamente non riesco a essere cool....ho solo la speranza di riuscire a rimanere HOT!!

Luciano Ligabue, Genova e i genovesi

Scusate...lo so...rompo quasi un po' troppo...ma come ho scritto (per chi ha avuto la pazienza di leggere tutto) vivo di entusiasmi...speriamo che questo duri...
Ho appena sentito l'intervista del Liga al volo su Ligachannel Radio, che parlava delle due serate, della settimana passata a Genova, di noi genovesi...lo so che è banale, bambinesco e un po' da presumini...ma mi sono venuti i brividi... come mi erano venuti quando lo spicchio di Genova veniva fuori alla fine del video de "L'amore conta"...
Sentirci raccontare così da Luciano, la tradizione dei cantautori, la proprietà di linguaggio...insomma ce li ho ancora lì che vanno su e giù dalla schiena.
Ma c'è una cosa che ha detto, e che io voglio urlare, perchè mi riguarda da vicino: Luciano parla di Beppe Grillo, del suo coraggio, di quello che sta facendo: RAGAZZI, c'è un sacco di gente che lo sta aiutando!!!
E io sono fra quelli...
Diamoci da fare, facciamoci sentire: beppegrillo.meetup.com... ci sono gruppi in tutta Italia, gente semplice che fa cose semplici e concrete.
Andateci a dare un'occhiata...non è propaganda, non è un partito, non è pubblicità.
Solo voglia di partecipare un po' di più, invece di stare sempre e solo a guardare.
Non ci sono eroi, missionari, asceti... non è neanche necessario essere sempre e comunque d'accordo su tutto...oh...si può discutere!! (di questi tempi pare un grosso risultato già solo quello...)
Fine dello spot...giuro che adesso me ne sto zitto per un po'...:-))

lunedì, marzo 27, 2006

La vita rock

E vabbè lo so, che palle, hai visto un concerto...ora basta...
Ragazzi, sarà che non è che di concerti ne vedo poi così tanti di recente, e anche che un concerto di Ligabue è un signor concerto, e anche che Ligabue è forse il cantante che mi ha mosso di più qualcosa dentro nella pancia e nella testa, ma le cose da scrivere son venute fuori quasi da sole...e se avessi avuto la forza di accendere il PC le avrei scritte già in macchina tornando indietro.
Qualcosa si confonderà con il post di prima...oh beh...il blog è mio e me lo gestisco io...
Quante volte ho pensato all'unico anno di scuola di chitarra lasciato lì perchè non ne avevo più voglia e mi sembrava di suonarla abbastanza bene per cantare con gli amici (seconda media...troppo giovane per capirci qualcosa sul serio).
Ma visto che si parlava di come si è a 20, a 30 e poi a 40 anni, e della fame che bisogna avere dentro la pancia, a costo di essere patetici, io ve lo devo confessare: ho passato tutta la sera a fantasticare sul venire individuato, chiamato, messo sul palco con la chitarra in mano..."Ehi, tu con la stampella, ma ne devi avere proprio voglia!! E la sai suonare la chitarra? E lo sai un mio pezzo?"...ed eccomi lì, sul palco, a iniziare "Non è tempo per noi", appunto...che non ci svegliamo mai, che abbiam sogni però troppo grandi e belli sai...
Sarai pieno di rimpianti, allora...
No.
Giusto per introdurre.
Quand'è che una vita è rock?
Dai, facile, una vita spericolata come Steve McQueen, moto, surf, stivali, India, Sudamerica, Cuba...e la California...
Col cazzo.
Ci ho pensato su.
La domanda che mi sono fatto era facile: la mia vita è o non è rock?
Stabiliamo subito che con Celentano la domanda non c'entra un beneamato cazzo.
E lasciate che vi dica che la risposta che istintivamente mi sono dato è SI.
E perchè mai un 41enne sposato con due figli che fa di mestiere il consulente informatico dovrebbe pensare della sua vita come una vita rock? Perchè guarda CSI al Giovedì sera? Perchè continua a fare la tessera degli Ultras anno dopo anno? Perchè ha una tavola da surf mai usata?
Non so se esiste una regola precisa, anzi...sono ragionevolmente sicuro che NON esista una regola precisa per definire una vita rock.
Ma so che esiste un modo rock per tirare su i figli e un modo non rock per tirare su i figli.
Che esiste un modo rock per fare un lavoro, un qualsiasi lavoro, e un modo non rock per farlo.
Che esiste un modo per sentirsi rock.
Avrei qualche indicazione. Da proporre. A ruota libera.
Cominciamo proprio dai rimpianti e i dubbi su quello che abbiamo fatto nella vita.
Una cosa è sognare, altro è desiderare, altro ancora è volere.
Che cosa volevo io? Cosa avevo in testa nelle mie priorità? Erano veramente le mie priorità?
Non ci sono cazzi: volevo aiutare quanto prima possibile la mia famiglia, e volevo una famiglia mia, che non è la stessa cosa.
Volevo poter guardare negli occhi mio figlio. I miei figli.
Non è questione se chi fa una certa vita possa o no crearsi una famiglia, parte tutto prima.
E' inutile che me la stia a menare che avrei potuto fare il cantante con buoni risultati: se lo avessi veramente voluto mi sarei sbattuto per farlo.
E invece io, neodiplomato, di un istituto tecnico industriale scelto per poter lavorare a 18 anni, ho fatto un colloquio e sono andato a lavorare.
Oh, se ne avessi avuto veramente voglia forse l'avrei potuto fare lo stesso.
Lo so. Sono pigro, e vivo di entusiasmi a volte fugaci che muoiono in poco tempo.
Ma sono fatto così, oramai (più di vent'anni dopo) mi conosco e lo so.
E posso dire che quello che è successo non è mai stato merito o colpa di altri.
Che a 40anni, con un figlio di 9 e uno di 6, con una bella moglie che mi sopporta nonostante i miei guai (eh..no..non è proprio tempo per noi) ho ESATTAMENTE quello che volevo a 20.
Quello che era al primo posto.
Questo è rock, cazzo.
Quando mi guardo indietro e posso dire che qualcosa poteva andare diversamente, devo fare i conti solo con me, e con nessun altro. Questo è rock.
Altro che scuse, mi son sposato, sai i miei, sai lei, sai i miei figli...non esistono scuse: certo, ci sono eventi che condizionano alcune cose...tipo il surf. Ma sai perfettamente se le cose le hai pilotate te o le hanno pilotate gli altri.
Ed è rock anche accettare gli eventi come tali, non fermarsi e passare alla prossima cosa da fare.
Ed è rock continuare testardamente a credere che qualcosa comunque può ancora succedere. Continuare ad accennare nuove canzoni, anche se magari non le tiri giù. Però poi magari le tiri giù sul serio. E prima o poi le registrerai.
Ed è rock cominciare a scrivere, mettersi in gioco, avere voglia di partecipare perchè uno si è rotto di fare sempre e solo lo spettatore, e fai poco, perchè ne hai poco da dare, ma almeno quello non lo lasci lì a vagare nel grigio.
E' rock scoprire che tuo figlio conosce delle canzoni che tu non conosci, e che come te alla sua età comincia a mettere la musica nella sua testa al primo posto.
E' rock avere ancora voglia di fare l'amore con la tua donna, come la prima settimana, dopo 12 anni, e sentire che ce l'avrai ancora per un sacco di tempo. E pensare che la voglia è la stessa ma che 12 anni fa il sesso era molto peggio di adesso.
E' rock andare a un concerto, e battere le mani, e cantare a squarciagola, e farlo come quando avevi 18 anni, anche se sei (e lo sai) profondamente diverso.
Se proprio c'è una cosa che mi manca, è che mi piacerebbe lasciare un segno un po' più tangibile della mia presenza in questo mondo, ma non sono mica poi tanti che ci riescono, e comunque...ho ancora tempo.
Sto ancora passando...
(Ma a pensarci "Da 0 a 10" non parlava proprio di tutto ciò? Mi è venuto in mente solo ora...)

Un tempo per...(ieri sera il Liga...)

Ieri sera sono andato a vedere il concerto del Liga, con tanto di stampella.
Non ho saputo o voluto rinunciarci.
In una sua canzone dice (cito a memoria e sono responsabile delle inesattezze):"a 18 anni non sai niente, o forse sai già tutto e non dovresti crescere più".
Non sono d'accordo.
A 18 anni sei quello che sei, ma di cose ne sai veramente poche.
Vai molto a istinto, paura, entusiasmo, credi di essere il padrone del mondo e di avere le idee chiare, ma con il tempo poi scopri che non è così, e che la cosa (tra tante) della quale dovevi imparare di più era proprio di come eri e di quello che per te contava veramente.
Ma è giusto così.
Questo non vuol dire che a 30 anni sei meglio di quando ne avevi 20.S
olo che eri diverso.
C'è un tempo per andare a vedere Bennato ogni volta che capita a meno di 100Km da casa, c'è un tempo per andare a vedere il Liga con la stampella e con due figli dai nonni per la notte, con un po' di rimpianto perchè forse il grande poteva venire.
E sei diverso, non ci sono cazzi.
E quelli che dicono che non si sentono cambiati, secondo me, non hanno capito un cazzo o hanno perso del gran tempo.
E, come dice il Liga, "L'amore conta, e conta gli anni a chi non è mai stato pronto".
Ecco cosa, se non sei cambiato: non sei mai stato pronto.
Quella che non deve cambiare è la fame.
Vai a vedere il concerto a 40 anni, e se ci vai credendo che oramai certe cose non ti possono toccare più, che a certe cose sei superiore, che certe cose "le lascio a chi ne ha ancora voglia" ecco, allora sì che sei cambiato, ma cambiato male.
La fame non deve mancare mai.
E la voglia di cantare, urlare, saltare.
E poi fai per quello che puoi, ma la voglia e la fame dentro ti deve bruciare.
Spero di avere fame ancora per un bel po'.
Spero di averla anche quando comincerò a dover fare i conti, quando quello che avrò fi fronte sarà molto meno di quello che avrò dietro di me, quando sarò forse patetico e ridicolo macchissenefrega.
Ah, giusto, il concerto.
Una volta deciso di non rinunciare, sono stato preso da molte ansie. Riuscirò a parcheggiare vicino? La gamba mi darà fastidio? E la coda all'ingresso? E riuscirò a trovare un posto dove riuscire anche a stare in piedi se serve senza massacrarmi?
Insomma...le solite paranoie.
E poi è stata una serata al limite della perfezione.
Parcheggio trovato subito e vicino. Coda presente ma non stravolgente, ingresso poco dopo l'apertura dei cancelli.Posto forse perfettibile, ma ero proprio dietro al mixer, con la ringhiera per appoggiarmi, con il palco proprio di fronte e dritto...insomma....ma ci vogliamo lamentare?
E poi più di due ore filate di rock, sudore, cori, emozioni...non potevo saltare, ma la fame dentro c'era, e il concerto me lo sono visto in piedi tipo gru dall'inizio alla fine.
Eccheccazzo.
Con alcuni gustosi fuori programma.
A parte i soliti incontri con amici e semplici conoscenti (Genova l'ae un paise), assolutamente mitico l'incontro con la Stefi Brusconi, che si presenta con una collega della Paola...alla quale stavamo tenendo il posto (anzi I POSTI, per lei e la sua amica, appunto...)!!
Unbelievable.
Il giusto giro di carica per arrivare all'estate.
E la molla per riprendere un po' il giro...troppo tempo senza concerti rock.
"Ci han concesso solo una vita, soddisfatti o no qua non rimborsano mai...": sta a noi riempirci il borsellino di cose buone...

giovedì, marzo 23, 2006

Valore Civile...

In questi giorni ho saputo che Fabrizio Quattrocchi è stato insignito della Medaglia d'Oro al Valor Civile.
Dal Presidente, su indicazione del Ministro dell'Interno.
Devo dire che sono rimasto sconcertato.
O c'è qualcosa che non ci è stato detto (e non mi meraviglierei, visto come è andata la vicenda e come veniamo puntualmente presi in giro su quello che succede là e non solo là) oppure stiamo perdendo il senso delle parole e delle cose.
Medaglia d'Oro al Valor Civile?
E perchè mai, scusate?
Allora diamo la medaglia d'oro anche a Carlo Giuliani?
Fa differenza qual'è l'arma che li ha uccisi?
Ambedue sono vittime, sfortunate vittime, di circostanze, ma anche delle loro azioni.
Ambedue non sono eroi, non sono morti per una causa, non sono certamente un esempio per gli altri.
Ambedue hanno violato diverse leggi per fare quello che stavano facendo, uno il mercenario al soldo delle corporate americane in zona di guerra, l'altro assalire (come reazione a una violenta carica) le forse dell'ordine per rabbia e per vendetta.
Non voglio mettere sullo stesso piatto, non voglio paragonare, non voglio giudicare.
Ma ditemi per quale misterioso motivo io dovrei ritenere Fabrizio Quattrocchi un esempio da imitare.
Perchè non lo capisco.
In questo modo lo si mette sullo stesso piano di Calipari, o dei militari morti a Nassiriya (spero di averlo scritto giusto).
Per quanto coinvolti in una guerra ingiusta e crudele, loro non ne erano certamente responsabili, erano lì per una missione che il nostro stato gli aveva dato, e sono morti compiendo fino in fondo il loro dovere.
Questo non ce lo possiamo dimenticare.
Ma Fabrizio Quattrocchi no.
Fabrizio Quattrocchi non era dissimile dai turisti rapiti nello Yemen, solo che lui il turista lo faceva non pagando, ma pagato, e pagato molto bene. Nessuno gli aveva detto di andare o gli aveva dato una missione, aveva scelto lui di lavorare per delle compagnie private, per garantire la sicurezza degli imprenditori americani che erano a fare gli affari in Iraq.
Sapeva di correre dei rischi, li correva per soldi (non certo per degli ideali), i "rischi" si sono concretizzati, a lui è andata peggio dei suoi compari e dei turisti dello Yemen.
Se i rischi fossero stati finti di certo non lo avrebbero pagato così bene.
Siamo tutti dispiaciuti per quello che è successo, ma da lì a farlo diventare un eroe della nazione ce ne passa.
O invece una missione ce l'aveva.
O invece lui era lì perchè qualcuno ce l'ha mandato.
E allora le menzogne sulla nostra "missione di pace" da svelare sono ancora molte...
Davvero non so cosa scegliere come opzione migliore...mi vergogno solo un po' di più di essere italiano.

DGF (Deejay Grande Fratello)

Queste settimane di forzato riposo mi hanno fatto fare un sacco di cose che non facevo da tempo.
Ho guardato molta meno televisione di quello che avrei pensato, ma ho anche scritto e letto molto meno...beh...letto un pochettino sì...
E ho suonato veramente poco...cazzo.
Ma un po' di tele l'ho guardata, e in orari decisamente inconsueti per me.
Avevo letto da qualche parte, ma non avevo mai provato e non avevo chiesto conferme, che Deejay chiama Italia era diventata anche una trasmissione televisiva, e mi incuriosiva molto l'idea di guardarla, non sapevo cosa aspettarmi...
Ho aspettato gli ultimi giorni perchè mi venisse in mente al momento giusto (come al solito quando hai molto tempo da perdere ne perdi un sacco...) ma alla fine ce l'ho fatta...divano, telecomando, quasi le undici....Deejay TV...ecco.
E praticamente diventi un ospite di Radio Deejay, un guardone autorizzato, un amico muto delle persone che lavorano lì.
E così scopri come si "muove" una radio, come funzionano le cose, cosa si dicono le persone...certo, ti chiedi anche quanto siano consapevoli del guardone, se qualcosa è cambiato da quanto le telecamere sono "aperte", ma devo dire che quello che si vede è estremamente naturale, spontaneo...
Stamattina c'è stato pure l'ospite importante, il Liga, ed è stato bello vedere l'arrivo alla chetichella, le strette di mano...bello per chi della pomposità della televisione un po' ne ha piene le scatole, e capisce subito quando qualcuno è a proprio agio oppure è ingessato...per esempio, proprio il Liga, quando è andato da Celentano...tutta un'altra cosa...vabbè...sto divagando.
Questa sorta di intimità mediatica mi ha tirato fuori strane sensazioni, contrastanti, e mi ha fatto pensare. Mi ha fatto pensare di scrivere qualcosa che potesse poi essere anche una lettera per Linus (che, e non vuole essere una sviolinata, è uno di quei personaggi "leggeri" che ritengo importanti, per me ma non solo, che vivono una loro dimensione che viene molto spesso trascurata e che invece dovrebbe essere un esempio per molti...appunto, un altro esempio? Fabio Fazio) e un brano per il mio blog.
Di cosa sto parlando? Mah...come dare una definizione..."l'insostenibile leggerezza della distanza"?
Vedere Deejay chiama Italia fa capire quanto le persone che ammiriamo, le persone "famose", i nostri idoli, siano persone normali, per carità, speciali per quanto sono riusciti a fare, a costruire, ma normali perchè si comportano "in ufficio" non molto diversamente da quanto facciamo noi, anche se stanno facendo una trasmissione che ascoltano milioni di persone. Che attorno a loro ci sono persone assolutamente normali, che li aiutano e li supportano, e che vivono il loro lavoro come se fosse un lavoro qualunque, giustamente, ogni tanto si rompono le palle persino. Arriva il Liga e neanche alzano il sopracciglio. E non è supponenza, superiorità, tronfiaggine...è tutto perfettamente normale.
Viene fuori l'invidia, per gli idoli e per chi lavora con loro (ma come avrà fatto, come sarà riuscito/a a essere lì, perchè lui/lei e non io), il rifiuto della normalità (ma che fa!?!?! SBUFFA?!?!?!)...insomma, un po' di bile in circolo.
E poi malinconia e languore, ti rendi conto di quanto chi è così vicino e fa di tutto per esserti vicino (l'idea della trasmissione "aperta" credo nasca dalla volontà di mettersi ancora di più vicini alla gente, di farsi vedere e sentire più vicini) in realtà è lontanissimo, e sei dibattuto dall'idea di sbatterti per rompere le barriere e la sgradevole sensazione di diventare a quel punto un insopportabile molestatore...chi sei tu per diventare "speciale" in mezzo a tanta gente che vorrebbe? E hai 41 anni, moglie e due figli...ma non essere ridicolo..e il tempo scorre via inesorabile...
OK OK, fino ad ora solo dolore e lacrime...tutto qui? Volevi farci capire che sei incazzato con il mondo e con te perchè non hai fatto niente di speciale...andata. E adesso?
E adesso mi chiedo poi come sia per loro, cosa pensino loro di questi "guardoni" e "ascoltoni".
Se per noi è difficile, quanto per loro è "sostenibile" questa distanza...che è necessaria per la loro vita, perchè non sia risucchiata e consumata sa migliaia di altre.
Credo ci voglia una sana dose di realismo e di cinismo....ma quanto? E quanto questo poi ti corrode dentro oppure ti lascia tranquillo? Quanto ti fanno piacere le attenzioni e quanto ti danno fastidio? Come decidere di mollare un po' e....ecco, sì, ora parlerò un po' con lui, magari mi è simpatico, magari un potenziale amico...ma io gli sono simpatico o parla con me perchè sono Nicola Savino? Quanto si riesce a capire di chi hai di fronte in 10 secondi? Quanti hanno 10 secondi per riuscire a farsi capire? Come ci si sente ad avere migliaia di persone che non riescono a non darti del tu perchè ti conoscono da una vita e per te sono degli emeriti sconosciuti?
Delle tante cose che sogno, alcune sono ricorrenti, e una di queste è proprio questa: per fortuite coincidenze conoscere qualcuno, qualcuno di quelli nella mia lista, e riuscire a stabilire un contatto, vero. Riuscire a vedersi, magari invitarlo a cena, riuscire a parlare con lui di questo, come di tante altre cose. E scoprirlo proprio come te lo sei immaginato.
Credo che i nomi nella mia lista siano così.
Credo.
Chissà se lo saprò mai.
Mi chiedo anche se io sarei capace di essere così, o, raggiunta la notorietà, diventerei insopportabilmente pomposo, supponente...
A essere onesti tante cose mi sono girate per la testa, veramente un tourbillon di sensazioni confuse. Non so se sono riuscito a focalizzarle tutte, non so nemmeno se sono riuscito a buttare giù in maniera decente quelle che sono riuscito a focalizzare.
C'è stato un momento, oggi, che ho acceso la radio in cucina e lasciato la TV accesa in salotto...mi stavo preparando la abbondante colazione che doveva sostituire anche il pranzo...e ho giocato con la "vera" trasmissione e il dietro le quinte...viaggiavo nel tempo, e sentivo le cose in cucina per poi risentirle poco dopo in salotto..(2 o 3 secondi..che avete capito...delay tecnico...Deejay TV è comunque via satellite...fa un sacco di strada in più il segnale...), e sul pezzo che suonava guardavo il Farolfi preparare le cose per il seguito, sentivo i commenti fuori onda, e...oh, non ci posso fare niente...mi sembrava di essere lì...
OK, è anche un po' patetico, una sorta di "Sposerò Simon Le Bon" venticinque anni più vecchio...ma che ci volete fare...
Ma di una cosa sono sicuro, quella sì: questo è un reality show che mi piace. Magari è solo un gioco, magari c'è davvero la voglia di dare qualcosa in più alle persone che ti seguono, magari l'abbiamo guardato in 10, magari più gente di quella che paga per guardare il Grande Fratello.
Magari...
Scremato tutto, resta la voglia di concretizzare quello che hai sentito, perchè ti sei accorto che qualcosa ti ha fatto. Qualcosa ti ha mosso.
E così, dopo aver perso un sacco di tempo, eccolo qua, finalmente con la tastiera in mano. E vediamo di non perderla più...

venerdì, febbraio 24, 2006

Eccheccavolo...

Sono fin troppi giorni che non scrivo niente...ma è stato un periodo strano e intenso...e continua ad esserlo.
Sono sopravvissuto a 2 settimane estranianti e esaurienti di corso intenso sui prodotti Siemens, fatto sul luogo di lavoro...che si sono tradotti in giornate lunghe 10 ore nelle quali le pause venivano sfruttate per lavorare...il tutto passato con 7 punti sul pollice derivati dall'asportazione della verrucona che mi ci era venuta.
Il tutto era cominciato subito dopo alla bellissima notte del Superbowl passata con il mio cugino americano Anthony venito apposta da Londra per poter vedere il Superbowl in compagnia, il Superbowl dove giocava la SUA squadra, quella dove giocava il suo idolo di quando da ragazzo giocava anche lui...gli Steelers che avevano vinto il titolo..
Che bel weekend, passato a fargli vedere quanto Genova era diventata bella, portandolo a cena in un posto giusto, dove godere della giusta atmosfera, il cibo semplice ma buono e del buon vino.
Attorno a tutto questo il marasma più totale, l'ansia delle scadenze, la lotta contro gli ingranaggi arrugginiti per farli muovere, una buona dose di stress, alcune occasioni che si sono dimostrate fumo falso.
E poi...le Olimpiadi...
Ebbene sì, sono uno di quelli che si fanno trascinare dal romanticismo dell'evento, che nonostante gli sponsor, le polemiche, la filosofia e lo spirito olimpico un po' imbastardito non riescono a vedere le Olimpiadi se non come l'unico evento nel quale anche chi non è ipermiliardatosponsoranabolizzatopallonatoetelevisivizzato riesce a diventare un eroe. E allora sì, confesso di essere affascinato, di provare un brivido quando vedo un atleta gioire e andare sul podio a ricevere una medaglia, di rimanere a bocca aperta alla cerimonia di apertura.
E provo una sincera ammirazione per chi arriva alle Olimpiadi come il signor nessuno, dopo anni di gare e allenamenti nel totale menefreghismo dei giornalii e delle televisioni e quindi di tutti noi, e improvvisamente diventa l'eroe di tutti, di tutti quelli che hanno bisogno di lui per far finta di brillare un po' di più, che tentano di rubargli un pochettino di quella gloria.
E amo sinceramente quelli che fanno finta di illanguidirsi nel gioco, ma che capisci che ti stanno guardando negli occhi e ti dicono "Caro, sono venuto a darti il tuo bocconcino di gloriettina, ma la medaglia a casa me la porto io, e che sia chiaro che l'ho fatto per me, non per voi che fino a ieri, e dopodomani, non vi ricorderete neanche più chi sono."
Zoeggeler e Fabris, i 4 del fondo...che idoli.
E sono contento, sinceramente contento, anche per Torino.
Viverci per due anni, alla fine, me l'ha messa nel cuore. E siccome so molto bene quanto è bello vedere la propria città trasformarsi, diventare più bella, riempirsi di vita...ecco..sono contento per Torino e i torinesi, quelli che conosco e quelli che non conosco.
E sono in attesa...
Non so bene di che cosa...ma sono in attesa, inquieto, irrequieto, nervoso, stanco.
Non vedo l'ora di andare a sciare. Davvero. Più degli altri anni, più di molte altre volte.
Forse proprio esserci andato anche a Natale mi ha fatto venire più voglia...ma anche tutto questo ambaradan...
Venerdì sera, aggiornando un po' di roba, e ascoltando Niccolò Fabi.
E finalmente scrivendo qualcosa...di nuovo...
Buona notte a tutti...e buon weekend....eccheccavolo.

giovedì, gennaio 12, 2006

Che vergogna...

Ho scritto (meglio...iniziato) questo intervento la mattina dopo il Porta a Porta della sera dell'arresto di Fiorani (o della sera dopo)...sull'onda del disgusto. L'ho completato solo oggi, ma ho lasciato i "tempi" invariati...e ho pensato di mettere questa piccola prefazione per spiegare...buona lettura.



Che vergogna.
Nel solito salottino buono di Rai 1 ieri sera si è glorificato il sistema bancario italiano.
E tutte le persone conivolte sono tutte brave persone, il governatore della Banca d'Italia è una persona di grande spessore, impensabile che abbia avallato e coperto appropriazioni indebite.
Che vergogna.
Tutti a premurarsi di ribadire che il caso è isolato, che chi ha commesso dei reati deve pagare ma che NOOOO, niente di illegale è stato fatto dagli organi di controllo, che NOOOOO la politica non può intervenire per disturbare l'indipendenza del mondo finanziario, che NOOOOO Fiorani non si è comprato favori politici in cambio di aiuti economici.
Particolarmente comiche erano le posizioni del nuovo direttore generale della Banca Popolare Italiana (che ovviamente non poteva parlare della precedente gestione), di Luigi Grillo e del tizio della Lega.
Partiamo dal fondo: è appurato da fatti non smentiti che i voti dei membri della Lega nella commissione che doveva decidere sulle nuove norme di regolamentazione della attività di controllo del mondo bancario (trasferendolo a una authority e togliendola alla Banca d'Italia) e del mandato al governatore (rendendolo a termine, come è quello del governatore della BCE e del Presidente della Republica..., e non a vita come ora) sono improvvisamente cambiati dopo che Fiorani (amico fidato proprio del governatore) aveva comprato e salvato la banca dei leghisti.
Il rappresentante della Lega presente non ha fatto una piega, affermando che la scelta andava verso la strategia della grande banca del nord...ma secondo voi che c'entra con le regole che riguardano il governatore della Banca d'Italia?
C'entrano, c'entrano....eccome se c'entrano: Fiorani è amico di Fazio, Fiorani salva la banca dei leghisti, i leghisti salvano Fazio...non è evidente?
Dovrebbero tutti mettersi a ridere, e invece seriamente accolgono le spiegazioni come se fossero assolutamente ragionevoli e condivisibili.
Luigi Grillo ha addirittura ammesso candidamente di avere un conto alla BPI con uno scoperto di 58k€: ma come?!?!?
A me se vado sotto di 500 per più di 5 giorni mi perseguitano di telefonate...e a lui consentono di stare sotto di 58.000 euri senza fare un sussurro?
Ecco a voi il nuovo metodo di pagare tangenti....ti apro un conto, tu vai sotto di quanto decidiamo, io non ti rompo più le palle....tutto lecito e tranquillo, no?
E soprattutto...legale.
Arriviamo al nuovo direttore della BPI: addirittura lui si presenta con dei libroni, che fossero effettivamente quelli contabili o no non è dato saperlo perchè li ha sempre tenuti chiusi.
Di fatto servivano per dimostrare che certo, la situazione è sotto controllo....e tutti la possono vedere se vogliono.
E, indovinate un po', ha giurato e spergiurato che tutto va bene...e che doveva fare? Andare a dire che era meglio che i correntisti scappassero perchè la BPI rischia un crac della madonna?
Mah....che vergogna...

Scalfari ed io.

Credo che un po' tutti quelli che mi conoscono e tutti quelli (per ora un po' pochini) che leggono questo blog, abbiamo capito che la considerazione in me stesso non è propriamente bassa...ecco, spero almeno in parte mitigata da un po' di buon senso, e non sempre, però di certo il mio ego non si nasconde...
Da un po' avevo due argomenti che mi frullavano per il cervello in attesa del tempo e del modo di essere concretizzati in interventi sul blog, che in effetti (come qualcuno mi ha fatto notare) langue un po'.
Poi Sabato 7 Gennaio trovo Scalfari da Fabio Fazio a Che Tempo Che Fa e comincio ad ascoltarlo ed ecco che tira fuori pari pari i due concetti che volevo esprimere...uno dietro l'altro...praticamente esattamente come il avevo pensati...o dio mio...ma allora (a volte) penso anche delle cose giuste?
Beh dai..non ti allargare...diciamo che puoi dire che non sono proprio delle emerite stronzate...insomma: SCALFARI LA PENSA COME ME!!!!!
E ha ritenuto dire queste cose su una trasmissione nazionale!!
Ok Ok....mi immagino che a questo punto starete fremendo per sapere di che cosa cazzo sto parlando, per decidere se sono cose effettivamente ragionevoli o, per quanto citate da Scalfari, siano EFFETTIVAMENTE delle emerite stronzate.
Partiamo dal concetto più ardito (per le mie conoscenze e la mia esperienza): la differenza fra capitalismo produttivo e capitalismo finanziario.
Questa cosa doveva far parte di un intervento dal titolo "Io non sono comunista", in cui veniva sviluppata anche la tematica della pigrizia insita nell'animo umano...ne parlerò un'altra volta.
In pratica: chi ha dei soldi in mano, può decidere di fare due cose; o investe in maniera finanziaria, sul mercato mobiliare (azioni, fondi, futures, bond e quan'altro) o immobiliare (terreni, case...insomma il mattone) oppure crea una attività produttiva (mette su una ditta, assume gente, produce qualcosa e lo vende).
Al momento attuale i guadagni finanziari sono o tassati pochissimo o esentasse, possono sfuggire al controllo emigrando facilmente all'estero in paradisi fiscali, esistono percentuali di rischio minori o maggiori a seconda dell'operazione, ma si riescono anche a fare speculazioni "protette" da informazioni "giuste", e comunque una volta chiuso l'affare...stop, hai i soldi in tasca, il rischio c'era, prima...ma adesso è sparito.
Avete presente i milioni di euro ESENTASSE PER MERITO DI TREMONTI che Ricucci e compagnia hanno fatto sapendo in anticipo che Fazio aveva dato l'ok alla scalata Antonveneta e BNL?
Chi vuole mettere su una attività produttiva deve innanzitutto inventarsela e sperare che funzioni, cercare brava gente che lavori bene, pagare tutte le tasse possibili compresa quella su quanto ci guadagna, e poi avere il rischio come carogna sempre addosso perchè dovrà continuare a fare le cose bene se vuole continuare a guadagnare e pagare le tasse.
Ovviamente ci sono cose che non si possono cambiare, ma non sarà mica che la crisi produttiva italiana e un po' di disoccupazione nascano anche dal fatto che troppi soldi viaggiano nel capitalismo finanziario senza mai approdare in quello produttivo?
Non sarebbe più giusto tassare alla grande i guadagni ottenuti senza produrre niente e sgravare o detassare quelli di chi invece genera lavoro?
E in questo modo non si potrebbero pagare un po' meglio anche quelli che il lavoro lo fanno?
Scalfari parlando con Fazio ha detto che la sinistra italiana dovrebbe agire per riequilibrare lo stato di cose che adesso fanno prevalere la convenienza a investire nel mercato finanziario invece che in quello produttivo.
Questo mi fa pensare che le idee che mi frullavano per la testa non erano poi così irragionevoli o appartenenti al mondo dei sogni.
Chi vorrà commentare questo intervento....aggiungerà valore o meno alle stesse.
Il secondo concetto è molto più semplice, e anche, credo, condivisibile.
Parlando di etica relativamente ai recenti accadimenti che hanno coinvolto anche il lato "sinistro" della finanza, Scalfari si è meravigliato come il mondo cattolico non si inalberi a sufficienza contro chi ruba i soldi allo Stato e alla gente comune...
Il mio pensiero (che faceva parte di un discorso più ampio sul cattolicesimo, il mio rapporto con esso e le altre religioni e l'ipocrisia) era (condensando un po'): ma perchè la Chiesa, i vescovi, i parroci, Cielle e tutto il resto rompono tanto le palle a chi vuole usare il preservativo, a Dan Brown e a Harry Potter e NON DICONO FORTE E CHIARO CHE CHI RUBA I SOLDI ALLA GENTE VA ALL'INFERNO ANCHE SE NON VIOLA LA LEGGE ITALIANA (che ha depenalizzato il falso in bilancio, ricordo...) E CHE SONO DEI PECCATORI SCOMUNICATI?
Sarà mica che la cappella privata del nano portatore di benessere e l'abbazia dove Fazio si rifugiava ne verrebbero turbate e forse intaccate nell'umore?
Ne ho il vago sospetto..

Ecco qua, non so cosa pensiate di quello che ho scritto, e di quello che ha detto Scalfari.Non so cosa possiate pensare del fatto che io pensassi cose che poi Scalfari ha detto (ammesso che mi crediate).
Io mi sento contento.

mercoledì, gennaio 11, 2006

T9

Nonostante io sia un tecnologo accanito, informato e aggiornato, ci sono certe cose che non riesco ad accettare, con le quali mi interfaccio come se fossi un uomo del primo dopoguerra davanti alla televisione....un po' come mia madre e il video registratore...
I telefonini.
Non riesco proprio a vedere quegli strani aggeggi di diverse forme e con diverse possibili evoluzioni (a farfalla, a tartaruga, a orologio etc. etc.) come degli elettrodomestici tuttofare portatili. Per me rimangono e rimarranno per sempre dei telefoni.
Foto? Filmati? Navigare in Internet? Naahhh...un telefono rimane un telefono...
L'unica cosa che concedo a questo terminale di comunicazione ambulante è di essere mio tramite per messaggi brevi e semplici..i cosiddetti SMS..non so se ne avete sentito parlare (he he).
Ma siccome sembrava troppo stupido comporre i messaggi una lettera alla volta (cosa che aveva costretto gli ingegnosissimi esseri umani a inventarsi un codice abbreviato universale da far impalliddire i codici fiscali del mitico Salvi...avete presente TVUMTB?), ecco che ti inventano il T9, un intelligentissimo software che tenta di capire quello che volevi scrivere e ce lo mette al posto tuo, basta che schiacci in sequenza i tasti con le lettere giuste....
Come tutti gli intelligentissimi software fatti da comuni mortali (tipicamente stranieri) è tutt'altro che infallibile, e così dall'ineffabile T9 escono parole sbagliate o non escono parole comunissime...
Così ti capita di dare del voi ai tuoi amici, scrivere cose del tipo "Ieri in salvato pranzo"...insomma, farci la figura del ignorante..
E allora io mi vendico....
Sai che faccio?
Mi invento il gioco del 2006: far sbagliare apposta il T9 (tanto oramai lo sanno tutti che esiste) e far fare a LUI la figura dello scemo!!!
E così sbaglio APPOSTA i tasti e vedo cosa esce fuori...provateci..è spassosissimo...è come giocare con lo scemo del villaggio....e poi c'è da immaginare l'ignaro destinatario del messaggio...cosa penserà? Darà la colpa al T9? Riderà e sarà preoccupato?
ECCHISSENEFREGA!!!
L'importante è che mi diverto un casino io....

venerdì, ottobre 28, 2005

Grillo, Report e la nostra opinione

Credo che sia il caso di riappropriarci del diritto di avere un’opinione.
Ci hanno convinto che non era necessario e ci hanno abituato a non averne bisogno.
Le nostre opinioni oramai sono conto terzi.
Le informazioni le hanno delle persone che noi guardiamo litigare in televisione o sui giornali e poi scegliamo quella che dice le cose che a noi sembrano più giuste.
Ma in realtà quasi mai sappiamo bene che cosa abbiamo scelto.
Io non voglio più scegliere l’opinione di un altro.
Voglio avere PRIMA tutte le informazioni che servono, crearmi un opinione e poi confrontarmi con quelle delle persone che devo scegliere come mio rappresentante.
Magari mettermi in discussione e anche cambiare la mia opinione sentendo le opinioni degli altri, in televisione, ma anche per strada, sul lavoro, sul treno.
Non voglio continuare a discutere su chi è più credibile, chi è più simpatico, chi è più telegenico, su quello che ha detto uno o quello che ha detto l’altro.
Voglio parlare degli argomenti, non dei politici.
Pretendo il diritto di decidere chi ha ragione sulla base di quello che penso e di quello che dice INDIPENDENTEMENTE DAL SUO SCHIERAMENTO.
E credo di non essere solo.
Come si spiegano sennò i successi di Beppe Grillo e di Report.
Abbiamo fame di informazioni.
Abbiamo fame di informazioni chiare, non filtrate.
Non interpretabili.
E affidabili.
Come dice Beppe Grillo sempre di più la reputazione diventa un bene prezioso.
Loro non pretendono di essere fonti di informazioni sicure e affidabili.
Siamo noi che le riconosciamo come tali.
Evidentemente c’è un motivo.
Da un certo punto di vista Beppe e Milena fanno la stessa cosa, Beppe con più brillantezza e simpatia probabilmente (credo che Milena non se la prenderà, anzi, penso che sia d’accordo; e poi lei non è antipatica, ma di Beppe Grillo ce n’è uno solo).
Ci sbattono davanti al muso verità scomode, e non le loro opinioni.
Le cose, i fogli, i fatti, le persone.
Non pretendono di dirci cosa è meglio o cosa è peggio. Ci dicono “non accontentavi di quello che vi viene passato su un piatto d’argento”.
E cercano di darci gli elementi per crearci un opinione, nostra, vera, INDIPENDENTE.
Per questo mi sono interessato ai gruppi Meetup, evoluzione quasi naturale del movimento di interesse che il Blog di Beppe Grillo ha creato.
Gruppi di persone che evidentemente condividono questa mia fame e non si accontentano di guardare.
E così nasce una comunità virtuale distribuita in tutta Italia e anche fuori.
Ma soprattutto nascono gruppi di persone che decidono di uscire dal “virtuale” e di impegnarsi nel reale.
Che decidono di impegnarsi per fare in modo che le informazioni circolino più liberamente, più direttamente.
Che non sanno bene cosa li ha spinti, cosa vogliono fare, cosa vogliono ottenere, ma che preferiscono mettersi in gioco e scoprirlo strada facendo piuttosto che aspettare di averlo deciso.
A Genova siamo partiti.
Siamo ancora alla ricerca della nostra identità, della ricerca di un posto dove vederci.
Siamo ancora in pochi.
Ma siamo partiti.
La sera del mio primo incontro davvero non sapevo cosa aspettarmi. Poteva essere una riunione di amiconi fans del Beppe che si raccontavano le sue battute davanti a una birra.
Ero aperto ad ogni eventualità.
Mi ha colpito l’incredibile assonanza di idee tra persone sconosciute e eterogenee, in modo quasi comico.
Dai 20 ai 50 anni, uomini e donne, intellettuali e operai, riservati e simpaticoni, puntigliosi e faciloni, teorici e concreti.
11 persone che si incontrano per un motivo e non per caso così diverse tra loro penso sia statisticamente un miracolo.
Una bella cosa.
Non so come andrà avanti, se riusciremo a superare le prime difficoltà, se riusciremo a mettere insieme qualcosa di concreto, tanto meno se mai riusciremo a ottenere qualcosa.
Ma quel poco che è successo già ora è comunque una bella cosa.

http://beppegrillo.meetup.com

Andateci a fare un giro…scoprirete che anche nella vostra città c’è qualcuno che ha voglia di mettersi in gioco come noi e, spero, come voi.

giovedì, ottobre 27, 2005

La mia storia

Su un altro sito mi hanno chiesto di parlare della mia esperienza professionale, le mie scelte e le mie peripezie, nell'ambito di una discussione su Genova e il lavoro.
Questo è il risultato:


"A grande richiesta, su questi schermi...LA MIA STORIA!!! (il ta-tta-ta-taaa fatelo voi..grazie ;-))) )
Nel Luglio del 1983 mi sono diplomato (G. Galilei...un TC) e sfruttando l'opportunità di saltare l'inutile parentesi militare a Ottobre entro in Elsag.
Vabbè, lo ammetto, ero un secchione e ho preso 60..ok?
I 6 anni in Elsag sono stati elettrizzanti da un lato ma mi hanno spaventato da un altro. Elettrizzanti perchè sono andato a lavorare nel settore di ricerca centralizzata occupandomi (ovviamente a basso livello, da neo diplomato) di cose estremamente interessanti e quindi imparando un sacco.
E avendo vicino a me persone che si occupavano di cose incredibili come il trattamento delle immagini, il riconoscimento e la generazione della voce, la creazione di un sistema multiprocessore modulare...insomma: con rimpianto devo dire di aver capito dopo, magari un poì più maturo, quanto quello che facevo fosse di livello tecnologico veramente avanzato.
Nel mio piccolo lavoravo in un team che si occupava dell'implementazione di architetture su silicio, in progetti autonomi o in collaborazione: con CSELT lavoravamo su un chip per l'elaborazione dei segnali audio in funzione del riconoscimento del parlato connesso...oh...anni 80 ragassi, 20 anni fa.Da buon diplomato "eseguivo" quello che il progettista "progettava", ma per quello sono diventato l'esperto Elsag dei primi sistemi di disegno e simulazione di reti logiche che proprio noi avevamo introdotto.
6 anni spesi bene.
La parte che mi ha spaventato è stata l'immobilità, i tempi lenti. Ero giovane (sono entrato in Elsag che ancora non avevo 19 anni) e ho cominciato a scalpitare.
Tramite un mio carissimo amico ho avuto l'opportunità di cambiare radicalmente: assistenza tecnica in Hewlett Packard, più che un nome un mito.
E l'ho presa al volo.
In HP ci sono rimasto 12 anni, ma non ho avuto problemi nè di tempi lenti nè di immobilità...anzi.Il livello "tecnologico" del lavoro si è abbassato di molto, ma ho acquisito la capacità di fronteggiare in prima persona problemi, prendersi responsibilità, acquisire la fiducia di un cliente e poi doverla mantenere, mettersi in gioco continuamente e accettare le sfide.Sono partito dal riparare plotter con il cacciavite, sono arrivato a gestire progetti infrastrutturali, alcuni da qualche miliardo di vecchie lire.
Passando per il training, assistenza telefonica, consulenza...un po' di tutto.
Non ho mai pensato di abbandonare Genova, nonostante i primi 2 anni a Torino in pianta stabile e le decine di migliaia di chilometri in macchina per raggiungere clienti sempre di più in giro e sempre meno a Genova (e qua ci si potrebbe ricollegare al discorso dello stato del lavoro in questa città...).
Nel 2001, arrivato il secondo figlio, ho capito che il problema doveva essere risolto.
E invece che andarmene mi sono rimesso in gioco un'altra volta, ho lasciato, ammetto con un po' di rimpianto perchè sono stati anni bellissimi insieme a persone splendide, la multinazionale e i progetti miliardari per una piccola realtà genovese, per capire se era possibile mantenere un profilo economico accettabile senza vivere in macchina (ovviamente ho dovuto anche rinunciare ad aspettative economiche diverse da quello possibili sul territorio).
Sono passati 4 anni.
Ho anche tentato di uscire dall'informatica senza successo, ho aperto una ditta individuale e fatto il freelance, ora ho re-iniziato un lavoro più stabile ma ancora come consulente esterno....insomma, sono stati 4 anni poco tranquilli e, in alcuni momenti, anche critici.
Mi sono pentito? MAI.
Sinceramente vi dirò che se mi capitasse l'occasione per fare qualche anno da "trasfertista" e raggranellare qualche soldo in più probabilmente lo farei. Ho una casa da pagare e un po' di sicurezza in più non guasta.
Ma non la vado a cercare.
Ho rinunciato alla carriera, a più soldi, alla "sicurezza", ma ho passato 4 anni vicino al mare, alla famiglia, agli amici...come dice una nota pubblicità...alcune cose non hanno prezzo. Certo, per una persona con la mia esperienza e con il mio "pedigree" forse è più facile mettersi in gioco. L'altra faccia della medaglia è che sei più "costoso" di chi inizia e che quello che trovi la maggior parte delle volte non è al "livello" della tua esperienza....machissenefrega.Insomma: non è finita.
Ma mi sento di poter dire...si può fare. Resistiamo e non diamola vinta alla umida e fredda Padania...:-))"

lunedì, ottobre 17, 2005

Franco Scoglio (addendum)

Sailing Channel è il canale che nel pacchetto Sky tratta di nautica in genere.
Sabato zappando qua e là ci sono capitato, anche perchè sapevo che molti erano i servizi che riguardavano il Salone Nautico di Genova (manifestazione alla quale volente o nolente sono anch'io come tutti i genovesi affezionato).
Inizia un documentario sulla storia dei 45 anni del Salone...interessante....lo guardo.
Il documentario dura una decina di minuti, dei quali gli ultimi 3 sono occupati dal commento del e dalle interviste rilasciate dai tifosi durante e dopo il funerale di Franco Scoglio.
No comment.

venerdì, ottobre 14, 2005

Franco Scoglio

Non parlerò di Franco Scoglio.
Vabbè dai…solo un pochettino…
Non ne parlerò bene.
So che a lui sarebbe piaciuto così. Franco Scoglio odiava le mezze verità, le false accondiscendenze, l’ipocrisia e il buonismo.
Io sono sampdoriano, mi stava sui coglioni, non lo sopportavo e lui sa (anche ora, ne sono sicuro) che è così.
Se adesso ne scrivessi una magnificazione si rivolterebbe nella tomba.
Franco Scoglio era un personaggio, più un personaggio che un allenatore.
Da allenatore (nonostante i roboanti proclami) ha ottenuto molto poco e allenato solo squadre poco importanti. E non venitemi a dire che nella storia del calcio moderno i cugini sono importanti.
Con loro ha ottenuto il risultato massimo della sua carriera: una promozione dalla B alla A e una Mitropa Cup.
E direi che questo spiega il “molto poco”.
Di lui rispetto l’integrità e la sincerità.
Ma l’ho sempre considerato un personaggio negativo, promulgatore della faziosità e fastidiosamente permaloso. Si è sempre creduto un indiscusso e indiscutibile profeta del calcio senza avere gli argomenti per dimostrarlo.
Ma torniamo a noi.
Quello che è successo a Franco Scoglio è stato indubbiamente drammatico. E triste.
Ma quello che è successo dopo lo è stato ancora di più.
E probabilmente (dovunque sia se ne è sicuramente accorto) lui è incazzato come una iena.
Innanzitutto la sua dignità e la sua privacy sono state oltremodo violentate, più dalle repliche in differita che dalla imprevedibile diretta.
E quindi è stato totalmente ignorato il rispetto che si deve a qualunque essere umano SEMPRE ma forse ancor di più in momenti così drammatici.
E poi si è scatenata una corsa alla glorificazione figlia della “morte in diretta” francamente imbarazzante.
A Genova ci sono stati i funerali pubblici perché “la città potesse ringraziare e salutare un’ultima volta il suo Professore”.
La città? Ringraziare Scoglio? E di che?
E anche pensando alla sola parte rossoblu della stessa (comunque per quale motivo la città “ufficialmente” dovesse rendere onore a Scoglio rimane un mistero), quando Bagnoli (gli auguro ancora 50 anni felici e più) ci saluterà cosa faremo, 3 giorni di lutto cittadino?
Senza parlare degli allenatori della mia sponda…
Ho il sospetto che se Franco Scoglio fosse spirato nella sua Lipari nulla di tutto ciò sarebbe successo.
Che tutti si siano appropriati di un pezzettino del clamore suscitato dall’avvenimento televisivo per fare un po’ di teatro. Molte volte ad esclusivo beneficio personale.
Che sia stata alimentata l’ipocrisia e la voglia di protagonismo di personaggi poveri di identità tanto da avere bisogno di quella forte di qualcun’altro per riuscire a distinguersi (e ogni riferimento a chi tra i cugini ha usato questo avvenimento per fare l’ennesima autoglorificazione del “popolo” rossoblù non è affatto casuale).
Che le autorità abbiano fatto, consciamente o inconsciamente, bieca propaganda elettorale, e a questo punto mi viene da pensare che sia entrata a far parte direttamente del DNA di questi personaggi.
Che gli avvoltoi dell’informazione, anche quelli più “seri”, abbiano, per l’ennesima volta, perso l’occasione di dimostrarsi maturi ed equilibrati.
Che vergogna Mentana.
Che vergogna il mercato delle immagini che Primocanale aveva deciso di non fornire ma che sono misteriosamente passate nelle maglie larghe della rete tesa per trattenerle.
Che vergogna Sky che non vuole ammettere lo sciaccallaggio e si difende dicendo che erano immagini pubbliche andate in onda.
Che vergogna.
Franco, siamo stati e saremo sempre su sponde opposte, fieri rivali.
Non ci siamo mai stati e non ci saremmo mai stati simpatici.
Ma questa volta, non so perché, ti sento un po’ più vicino.
E riesco anche a pensare a tutte le volte che, a malincuore, dovevo ammettere “Belin, mi sta sulle balle ma su questo ha proprio ragione”.
E al fatto che, comunque, sento di doverti del rispetto.
Quel rispetto che tanti tuoi “amici” non ti hanno dimostrato.
Buon Viaggio, dovunque tu sia.

martedì, settembre 27, 2005

La Metafora (e altre storie...)

La Metafora

Mi è venuta in mente mentre mi accingevo, insieme a mio figlio e a mio suocero, ad entrare allo stadio per Sampdoria – Milan.
Stavamo camminando fra il parcheggio e, appunto, lo stadio e la discussione vergeva sulla differenza in termini economici fra le due società, che i giornali avevano evidenziato nelle differenza fra monte ingaggi giocatori e totale degli incassi, la cui parte del leone la fanno i diritti televisivi.
Impressionante.
Ordine di grandezza quasi 1 a 10. Reale.
Stiamo quindi parlando della differenza fra una delle squadre importanti e una delle neopromosse o prossime a retrocedere? No. Stiamo parlando della squadra arrivata seconda e la squadra arrivata quinta in un campionato a 20 squadre.
Quello che si deduce è che nel “pianeta” Serie A, fatto 100 il valore globale monetario in circolo, il 25% delle squadre (Inter, Milan, Lazio, Roma, Juventus) si spartiscono il 75% dell’importo.
Immediatamente mi è balzata agli occhi la possibilità di inquadrare il campionato come la metafora, lo specchio, la tragica copia di come funziona il mondo.
Allo stesso modo chi incassa di più è anche chi lo governa e detta le regole (il presidente della Lega Calcio è Adriano Galliani, amministratore delegato del Milan) e il meccanismo fa in modo che le differenze fra i grandi e i piccoli siano incolmabili.
Per esempio i diritti televisivi: invece che considerare la Serie A un pacchetto globale con un certo valore e quindi dividere fra le varie squadre questo valore in maniera equa (non uguale, certo, ma magari dividendo in tre il pacchetto, e quindi un terzo dividerlo in parti eguali, un terzo secondo i piazzamenti nel campionato e un terzo secondo la base di utenza delle varie squadre) la Lega fa in modo che le trattative siano singole, e quindi i grandi fanno il prezzo che vogliono, i piccoli sono costretti ad accettare quello che gli viene offerto pena l’esclusione dal video. Per esempio la Juve becca 65 milioni di euro, alla Samp ne sono stati offerti 7,6…( e non avendo accettato siamo praticamente spariti dal video o quasi…)
E chissà perché mi è venuto in mente il debito dei paesi del terzo mondo per la maggior parte causato dall’acquisto dei medicinali dalle multinazionali “occidentali” nonostante un sacco di materie prime necessarie all’occidente vengano proprio da quei paesi, il fatto che l’Africa (incredibilmente) rimane l’Africa nei secoli, che il sud-est asiatico serve a togliere dal mondo occidentale gli scomodi stabilimenti (puzzano e fanno rumore) e a decuplicare i guadagni di pochi, che vivono sulla mancanza di diritti della gente che lavora là e sulla dabbenaggine di chi compra la roba qua.
La cosa interessante è che questo piccolo modello di filosofia capitalegoista sta sempre di più mostrando i suoi limiti, ogni anno ha sempre più problemi a mettere insieme dei campionati credibili, si finisce sempre in mano ad avvocati e giudici, le società costrette a scomparire sono sempre di più e aumentano anche i nomi eccellenti di quelle società.
Insomma…sta scoppiando.
I rivoluzionari non hanno il fazzoletto rosso al collo ma sono manager miliardari che si ribellano alla logica della “globalizzazione” calcistica (ma poi parlano male dei no-global che si occupano di problemi seri, non di pedate al pallone) e che minacciano minacciano senza mai arrivare al dunque.
La Federazione assomiglia sempre di più all’ONU, cioè un guardiano inutile che si piega quasi sempre al volere dei più forti.
Ho fatto un pensiero curioso e, spero, interessante: cosa succederebbe se il 75% decidesse che non vuole più giocare quel campionato e se ne facesse uno per sé?
E se le serie minori gli andassero dietro d’accordo sul ribaltare il calcio?
Quanto diventerebbe il valore di un campionato giocato solo da 6 squadre?Improvvisamente le entrate che servono a pagare i mega ingaggi spariscono e i campioni decidono che agli stessi soldi preferiscono giocare dove abbondano sole e mare o perlomeno buon vino e buon cibo. Genova, Napoli, Firenze…e anche Roma, ma con le società drasticamente ridimensionate. E Calabria, e Sicilia, e Sardegna.
Milano e Torino rimangono tagliate fuori.
Moratti, Galliani e Giraudo tentano inutilmente di convincere altre squadre europee ad abbandonare i loro campionati per fondare una nuova Lega Europea ricevendo sonori pernacchioni, poi tentano di iscriversi al nuovo campionato ricevendone altrettanti.
Moggi sparisce e ricompare come guida ai Faraglioni di Capri.
Carraro diventa uno dei Faraglioni.
Il campionato finalmente riparte e la Samp vince lo scudetto alla grande.
L’apporto di Schevchenko, Kakà, e Emerson si fa sentire, Veron continua a ramanzinarli “Ve lo dicevo che al mare si stava bene…altro che inverno padano.”
Tutti si sono autoridotti l’ingaggio e prendono meno di Flachi, capocannoniere del campionato.
Novellino continua a dire che ai ragazzi non gli può dire niente, e infatti non gli dice proprio niente che tanto sanno come giocare anche da soli.

Il fine giustifica i mezzi, he he.

E siccome la fantasia non mi manca ho fatto il parallelo con il mondo…

L’Africa decide che non ha bisogno del mondo, che ha abbastanza risorse per sé e anche abbastanza diamanti per farsi pagare bene: in pratica smette di importare cose inutili. Richiama tutti gli emigrati promettendo lavoro per costruire strade, acquedotti, ospedali pagati con i diamanti che elargisce con estrema parsimonia e a costi altissimi agli “occidentali” che vogliono farsi un regalo “per sempre”.
Chiude le frontiere e non accetta più turisti.
I villaggi, le spiagge, gli alberghi vengono utilizzati per far riposare a turno chi costruisce le cose che servono.
Annette la penisola arabica e comincia, d’accordo con i principi sauditi, a farsi pagare a caro prezzo il petrolio che non usa per sé.
Arriva fino a Gaza, lì costruisce un muro alto 10 metri per evitare che gli israeliani possano entrare e lo fa diventare un paradiso sul mare con costruzioni Art Decò tipo South Beach a Miami.
Gli iracheni, entusiasti, decidono che non è più il caso di litigare, che sono tutti africani altro che Sanniti, Sciiti, Curdi, invitano gentilmente (quasi) i vari eserciti ad andarsene prima di fare la prolunga al muraglione che chiude il resto del mondo fuori.
Ai Caraibi un movimento culturale in forte espansione che considera l’Africa la madre delle sue popolazioni, chiede l’annessione e organizza pacchetti speciali per i fratelli africani a un decimo del prezzo per gli occidentali.

Una nuova guerra di secessione sconvolge gli Stati Uniti.

I Sudisti (Ispanici e Neri) formano una nuova confederazione che si piazza fra il Texas e la Florida, e immediatamente si associa ai Caraibi chiedendo l’annessione a questo nuovo continente che sta diventando pericolosamente potente.
Petrolio e sole non mancano…a loro.
A Washington Bush non sa che fare, soprattutto perché non può andare più in vacanza nel suo ranch.
Approfittando della situazione i Navajo e i comunisti americani secedono fondando una nuova confederazione praticamente come quella Afro-americana (mai nome fu più giusto), ma rivolta a ovest.
Inutile dire che le due confederazioni subito vanno d’amore e d’accordo.
Schwarzy è in difficoltà: le origini austriache sono poco compatibili con il panorama socio-politico della nuova California.
Essere repubblicano non è così importante, ma non aiuta.
Viene esiliato a Graz dove comincia a importare steroidi fabbricati in Thailandia nelle ex fabbriche delle società farmaceutiche europee ora autogestite.
Li paga a peso d’oro e non riesce a rivenderli.
Gli tocca girare in proprio “Terminator 4: L’Europa finalmente” per tentare di raccattare qualcosa.
E raccatta poco.
Il Mediterraneo si riempie di barconi in fuga dalla penisola pieni di italiani carichi di scarpe, magliette, costumi da bagno e decoder Sky da contrabbandare in Africa.
Vengono accolti a braccia aperte, ma purtroppo scoprono che tutto quello che non avevano comprato in spiaggia nei decenni precedenti basta e avanza agli africani e che di guardare le partite di calcio italiane non gliene frega niente a nessuno.
Nella folla si riconosce un accigliato manager pelato: è Galliani che tenta di impietosire Weah e di fare un accordo per iscrivere il Milan al campionato liberiano, visto che in Italia non può più giocare.
Weah accetta a patto di diventare il presidente al posto di Berlusconi.
E appena approdato alla carica licenzia Galliani e lo spedisce a Graz, che sta diventando qualcosa di molto simile alla Manhattan di 1997:Fuga da New York…
A questo punto non è una sorpresa per nessuno quando una parte dell’Europa, quella meridionale, prospiciente al Mediterraneo, decide di seguire l’esempio dei Caraibici.
Sull’Alta Via dei Monti Liguri viene eretta la sorella della Grande Muraglia, che continua lungo l’Emilia tagliando a Nord fino al Po e di lì fino al mare.
Il nuovo inno lo scrivono Ligabue, Vasco Rossi e Jovanotti.
Berlusconi, Bondi e Calderoli vengono invitati gentilmente (quasi) a raggiungere Schwarzy a Graz.
E con loro un sacco di gente di cui non voglio neanche fare il nome.
Finalmente riparte il campionato (quello a 14 squadre secessioniste) e la Samp lo vince alla grande.
L’apporto di Schevchenko, Kakà, e Emerson si fa sentire, Veron continua a ramanzinarli “Ve lo dicevo che al mare si stava bene…altro che inverno padano.”
Tutti si sono autoridotti l’ingaggio e prendono meno di Flachi, capocannoniere del campionato.
Novellino continua a dire che ai ragazzi non gli può dire niente, e infatti non gli dice proprio niente che tanto sanno come giocare anche da soli.

Il fine giustifica i mezzi, he he.

Porca miseria se mi sono fatto prendere la mano.
Però mi sono divertito un casino…spero che vi siate divertiti anche voi.
L’unica cosa che temo è che il delirio finale abbia fatto totalmente dimenticare il discorso iniziale…che voleva essere (quasi) serio.
E se anche fosse? MACCHISSENEFREGA!! Almeno la Samp ha vinto uno scudetto…anzi, praticamente due..

lunedì, settembre 19, 2005

Del post testè pubblicato...

Giusto per completare, e per evitare che nascano equivoci sulla mia considerazione degli altri, in particolare per tutti quelli che la società bolla come “diversi”,di qualunque tipo essi siano.

I dubbi e le inquietudini legate alla considerazione sulla voglia di paternità/maternità non sono un particolare trattamento che riservo a chi era coinvolto nei temi del referendum.
Sono perfettamente cosciente che molti dei dubbi che ho manifestato potrebbero riguardare un sacco di coppie “normali” e a maggior ragione sono disposto a pensare che non sia giusto legare a delle leggi e a delle regole fisse un tema così delicato e personale.

Tenterò di spiegare in maniera più generale cosa mi inquieta.

Non sopporto le scommesse fatte sulla pelle degli altri.
Non sopporto chi rischia sulla pelle degli altri.

Figuriamoci quando qualcuno lo fa su un “altro” che è completamente indifeso, e lo sarà per un sacco di tempo.
Un “altro” che accetterà qualsiasi deviazione, costrizione, limite, ingiustizia, crudeltà come normale perché quello che conoscerà sarà quello che troverà e null’altro.
Quando scoprirà che c’era qualcosa di sbagliato, se mai ne avrà la possibilità, sarà tardi, forse non TROPPO tardi, ma tardi.
E realizzerà che qualcun altro gli ha rubato il suo possibile essere bambino, il suo UNICO possibile essere bambino.

Non riesco a sopportare questa idea.

Da quando sono diventato padre non riesco a non stare male quando penso a dei bambini oppressi, sfruttati, abbandonati che crescono convinti che quello sia normale, che sia la cosa che capita a tutti.

Questo non vuol dire che i bambini li possono fare solo quelli sani belli e ricchi.

Vuol dire che decidere di avere un bambino deve essere un atto che mette al centro del nostro mondo chi sta arrivando, non chi ci sta pensando.
E deve in primo luogo rispettare fino in fondo le sue possibili esigenze.

E questo vale per TUTTI, nessuno escluso, non solo per chi vuole ricorrere alla fecondazione assistita.

IO (maiuscolo e oramai sapete perché) penso che una coppia gay o una persona anziana faccia una scommessa più rischiosa a prescindere, e per ragioni che sono valide indipendentemente da qualsiasi ideologia, semplicemente perché qualcuno/qualcosa ci ha fatto così.

Se poi la scommessa qualcuno vuole giocarla comunque in coscienza, spero solo che abbia valutato fino in fondo quello che sta facendo.
E spero SINCERAMENTE che la scommessa la riesca a vincere.
Se posso fare qualcosa per aiutarlo/a lo farò.
Sarò SINCERAMENTE felice per lui/lei e per il suo bambino/bambina.

Comunque non riesco a cancellare i miei dubbi e le mie inquietudini.

venerdì, settembre 16, 2005

Del referendum testè passato...

Ho un sacco di idee e di pensieri oggi.
Merda se riuscissi a focalizzarne solo uno.
L’argomento del giorno è il cambio macchina. Mi sto perdendo fra piani di finanziamento, di rifinanziamento,Valori Futuri Garantiti, 24, 36 o 48 mesi…
Spero di riuscire a venirne a capo.
Ora: stamattina avevo in testa un interessante post su argomenti legati al recente referendum.
Mi è rimasto lì vagante tutto il giorno.
È venuto il momento di tediarvi sennò non mi farà dormire stanotte e mi perseguiterà lungo il weekend.

Ancora adesso nutro una leggera inquietudine sul tema.
La stessa inquietudine che mi assale quando discuto sulla assurdità di certi programmi e mi viene rinfacciata la libertà di parola e le necessità commerciali delle televisioni.

Ma che c’entra? Non lo so. Rinvio a un’altra volta l’argomento.

E vado a spiegare.

Credo di avere una mentalità aperta.
Sebbene ci siano alcune cose che non capisco e altre che aborro, ritengo di non avere il diritto di giudicare a priori chicchessia, e quindi che il pregiudizio vale solo se è personale e basato su esperienze e fatti concreti.
In pratica: lui mi sta sul cazzo perché ha fatto questo e quest’altro e non ce n’è.
Meno che mai ritengo che una persona possa essere giudicata sulla base delle proprie preferenze sessuali.
Ma non posso che ammettere che sentir parlare di voglia di paternità, o di maternità da parte di coppie omosessuali non mi lascia tranquillo.
Oh, allo stesso identico modo mi inquietano le voglie di maternità delle menopausate, le cosiddette mamme/nonne.
E adesso non menatemela con il maschilismo…lo stesso discorso si ribalta su un padre anziano…ma gli scenari possibili sono diversi.

Ma con questo cosa voglio dire?
Non lo so, ma i fatti mi cosano.

Facciamo ordine.

Con tutta l’apertura mentale del mondo, non posso negare che esistano dei limiti oggettivi che la natura ha posto all’uomo.
Limiti che riguardano un sacco di cose e, naturalmente, anche la capacità di procreare.
Se una donna è fertile a partire da una certa età e non lo è più dopo una certa età, penso che esista una motivazione.
Ritengo che la natura si cauteli sulla capacità di supportare un bambino nella crescita, sia in termini di energie che di distanza mentale, anche considerando l’importante ruolo che gli “anziani” hanno nella crescita dei nuovi cuccioli della comunità.
Cuccioli delle nuove femmine giovani.
Insomma, non lo so come questa cosa si è evoluta nel tempo, nei millenni, e cosa ci vuole dire la natura.
Sta di fatto che è così.
Così come è innegabile che ci sia bisogno di un maschio e di una femmina per poter procreare.

Crescere un figlio non è una cosa facile.
Soprattutto non ha niente a che vedere con i nostri bisogni di sentirci vivi, padri, madri, uniti, etc. etc.
Gli unici bisogni di cui bisogna tener conto sono quelli della persona che stiamo caricando delle gioie e delle pene della vita terrena.
Quelli che si combattono su questo tema a colpi di leggi e leggine, di regole ferree e di dogmi liberistici o reazionari mi fanno venire i brividi.
Io credo che un figlio abbia bisogno di un padre e di una madre, abbastanza giovani per poterlo aiutare a crescere bene.
E in questo senso questa società che ruba tutta l’energia e il tempo alla gente che lavora per far arricchire poca gente che non fa un belino e tipicamente fa pochi figli perché ha solo voglia di divertirsi…vabbè…fine della divagazione.

Non c’è un cazzo da fare, continuo a scappare da tutte le parti, deviazioni continue.
Mi sa che dovrete farci l’abitudine.
Oh…potete anche smettere di leggere……..scherzo, se lo fate m’offendo.

Torniamo all’argomento principe.

Il fatto che io lo creda, o che possa anche essere oggettivamente vero, non lo rende universalmente giusto.
Le variabili che compongono la storia di più persone sono tali e tante che non è possibile semplicemente scrivere con il fuoco una bella regola e così sia.
Faccio un esempio a caso con una storiella (inventata…praticamente una parabola…che sia schiavo di manie di grandezza?Mah…).
Sono il padre di una coppia felice, ho un fratello gay e mia moglie una sorella etero. Con mio fratello e con il suo compagno abbiamo tutti (due bambini maschio e femmina compresi) un rapporto bellissimo, a volte passiamo addirittura fine settimana e brevi periodi di vacanza insieme.
Mia cognata è una stronza. Sua sorella (mia moglie) la odia, non si parlano da anni, non conosce i miei figli, sta con un riccastro delinquente e ci considera feccia proletaria.
Uno sfortunato incidente purtroppo ci porta via, lasciando i miei figli da soli.
A chi vorrei che venissero affidati per continuare a crescere sereni?
A mia cognata e al riccastro? NOOOOOOOOOO.
In barba alle mie convinzioni e a quanto ho precedentemente scritto, ovviamente a mio fratello e al suo compagno.
Coppia e famiglia anomala quanto vuoi ma sicuramente la casa più adatta per i miei figli. Sarebbe quindi giusta una legge che asetticamente decida a priori che una coppia etero è meglio o addirittura che vieti a una coppia gay di adottare figli?

Ovviamente no.

Anche se rimango (IO maiuscolo per far capire che è una convinzione personale e quindi non solo non è detto che valga per gli altri ma soprattutto che non voglio convincere nessuno) dell’idea che una coppia eterosessuale sia necessaria per far nascere un bambino indipendentemente dalle nostre convinzioni ma solo perché funziona così, ritengo che non sia giusto vietare PER LEGGE a coppie gay di avere figli con la fecondazione artificiale, o determinare PER LEGGE un limite di età per donne che vogliono avere figli con la fecondazione artificiale.
In realtà trovo ragionevolmente assurdo voler regolamentare la fecondazione artificiale PER LEGGE.
È un tema talmente complesso e imprevedibile che trova francamente incredibile poter pensare di rinchiuderlo in regole scritte (sì sì lo so, l’ho già scritto, mi sto ripetendo checcivoletefare vorrà dire che sto rafforzando il concetto).

Mi rimangono le inquietudini e i dubbi.

Su chi sbandiera la voglia di paternità e di maternità come patrimonio esclusivo dei genitori dimenticandosi tout-court dei bambini.
Su chi utilizza la scusa di come funziona la natura per creare razze e mondi preferenziali.
Su chi pensa che il solo POTER fare qualcosa lo rende automaticamente universale e giusto.
Su chi nega ogni obiezione alle proprie idee bollandola come arretratezza culturale o atteggiamento reazionario e antistorico.
Su chi nega ogni obiezione alle proprie idee bollandola come arretratezza culturale o atteggiamento comunista, pericoloso per l’umanità e soprattutto demoniaco e diventeremo tutti musulmani.
Su chi scambia la prudenza e il rispetto per le vite che genereremo nel prossimo futuro con paure ataviche, razzismo e ottusità.
E vale in entrambi i sensi.
Su chi crede che il mondo perfetto sia senza deviazioni dalla retta via e la conosce così bene.
Su chi ha una assoluta e cieca fede, qualsiasi essa sia.
Su chi è pieno di certezze e considera il dubbio una debolezza.
Su chi ci ha costretto a votare per decidere quanti embrioni ci volevano e per quante volte e quanti insieme come se fossero pillole da prendere prima e dopo i pasti.

Penso che la fecondazione artificiale sia una gran cosa.
Penso che possa realmente aiutare un sacco di coppie ad avere i figli desiderati quando ci sono problemi difficilmente (o non) risolvibili.
Penso che non sia la risposta per chi vuole a tutti i costi avere figli nonostante limiti derivanti dalle proprie scelte o dalla propria età.
Penso che sia potenzialmente un assoluto bene e purtroppo potenzialmente un assoluto male.
Non è sbagliata in sé.
È sbagliata a seconda di chi la usa e di come viene usata.

Quante cose sono così.

Quante volte ci hanno mentito e ci hanno strumentalizzato creando guerre di religione su cose potenzialmente buone che erano finite nelle mani sbagliate.

Vabbè…sto divagando.
Ancora una volta…forse l’ultima perché il post sta per finire, mica per altro.

Ci saranno altri scritti su altri temi…probabilmente con aspetti comuni a questo.

Buon weekend a tutti.

Caspita, alla fine ci sono riuscito a focalizzarlo.

Che sia chiaro per gli altri è tutta un’altra storia.

martedì, settembre 13, 2005

Crisi depressiva post-vacanze

Quando andavo a scuola mi succedeva sempre.
Tornavo dalle vacanze e la consapevolezza di dover aspettare 10 lunghi mesi, e 10 lunghi mesi di scuola, di buio, di freddo, di sveglia presto alla mattina...mi faceva venire su paura, malinconia, apatia, voglia di puntare i piedi e far fermare il tempo...o farlo volare velocissimo.
Le vacanze per me erano molto abitudinarie, un mese al mare e poi 20 giorni in montagna, Varigotti e Viozene, le compagnie, gli amici, che sono stati per me dei punti di riferimento importanti e ai quali ho voluto un sacco bene, e che ho perso praticamente tutti per strada. In vacanza, forse, riuscivo a liberare un po' di più la mia voglia di essere protagonista, che d'inverno rimaneva in ombra, un po' per pigrizia, un po' per limiti oggettivi,un po' per paura. Ecco: d'estate riuscivo a superare un tot di paure che d'inverno mi caricavo sulle spalle. Un po' l'idea della fuga, quella che stava dietro a Mediterraneo, lasciarsi la realtà dietro e riuscire a essere qualcun'altro.
E poi passare il tempo a chiedersi se il "qualcun'altro" era quello estivo o quello invernale.
Se dò retta alle mie attuali sensazioni penso che l'Estivo era il reale Marco che usciva dal guscio. Ma per onestà devo anche ammettere che il guscio era (al 90%) autocostruito...e che piano piano si è sciolto con gli anni, ma non del tutto.
Inutile dire che ciò si rifletteva sugli ormoni e le donne. Molti sono stati gli inverni a secco, molte meno le estati. Era anche quella una delle paure? Ovviamente sì.
La scuola è finita. Il tempo delle "vacanze" è finito.
Quella particolare sensazione che accompagnava ogni mio Settembre si è annacquata, probabilmente perchè in quei Settembri avevo tutto il tempo per rimuginarci su...quando torni dalle ferie, invece, non devi mica "aspettare" che la scuola cominci. A pensarci bene, poi, l'arrivo della scuola era una liberazione...nessun tempo per stare a rimpiangere le vacanze.
Quest'anno ci sono curiosamente ricascato.
Finite le ferie, tornati i figli dal mare, ecco che una strana ansia è venuta fuori. Un ansia diversa e più indecifrabile. L'elemento comune è stata la voglia di fermare il tempo, di non voler far terminare le giornate per non fare arrivare il domani. E così cerchi qualcosa da vedere alla TV per non dover andare a dormire, leggi fino a che non svieni per rianimarti quanto basta appena per spegnerti la luce, ti trovi qualcosa da fare sul PC che sicuramente non puoi fare l'indomani. E poi sei più irritante e irritabile del solito, ti chiudi a riccio e non hai voglia di fare niente.
E' durata tre o quattro giorni.
Ieri mattina ho realizzato.
La stanchezza, il senso di vuoto e disagio, la voglia di tornare a stare bene.
E il nuoto.
Incredibile, ma più passa il tempo e più scopro quanto il nuoto mi faccia bene e non solo a livello fisico. E' una continua sfida con me stesso e con la mia pigrizia. Ha riaperto la piscina, e ieri subito mi ci sono buttato.
E la consapevolezza di aver vinto la sottile ignavia in cui mi ero confinato con la scusa della piscina chiusa, mi ha fatto anche capire quanto fosse deleterio rimanere chiuso nel loop della crisi depressiva post-vacanze...

venerdì, settembre 09, 2005

Bill Gates

Mi danno fastidio i pregiudizi.
Mi danno fastidio quando sono basati su delle pose o su delle leggende metropolitane.
Mi danno fastidio quando “dicono tutti che è così”.
Mi danno fastidio quando fa figo essere “contro”, “off”, “under”.
La Microsoft e Bill Gates.
Lavoro nel campo dell’informatica, il destino ha voluto che diventassi un esperto dei prodotti e delle tecnologie prodotte dalla Microsoft, con le quali tutti, prima o poi, abbiamo a che fare.
Ora: nell’immaginario collettivo oramai si è radicata l’immagine di Microsoft=inferno, Bill Gates=demonio. Sicuramente nel mondo dell’informatica, ma credo molto anche al di fuori.
Partiamo dalla parte professionale.
Non conosco solo i sistemi operativi e gli applicativi Microsoft. Ho avuto a che fare con molta più roba. E credo di poter dire che quello che fa la Microsoft non è meglio di tutti gli altri o peggio di tutti gli altri. È roba fatta ragionevolmente bene, checché se ne dica ragionevolmente stabile, con magagne ragionevolmente della stessa misura che altri prodotti software.
Anzi: avendo approcciato il mondo Microsoft da tanto, posso anche dire che mi ha abbastanza impressionato il modo in cui la Microsoft rimedia ai propri errori, anche strategici, e come riesce a migliorare i propri prodotti.
Sta di fatto che ho incontrato sulla mia strada prodotti peggiori, molto meno stabili, con prezzi ancora più assurdi.
Non ho mai capito le guerre di religione legate all’informatica. I programmi, i sistemi operativi si usano, non si adorano. Se ti piace una cosa la usi, se non ti piace non la usi.
Alcune cose vanno bene per quello, altre vanno bene per altro.
Il fatto che i sistemi operativi Microsoft siano i più diffusi al mondo non è dovuto a qualche complotto globale e meno che mai a una truffa ai danni dell’umanità.
All’inizio dei tempi Compaq e Microsoft erano i carbonari rivoluzionari che combattevano contro il gigante reazionario IBM ed era “fico” usare un compatibile con il DOS invece che un sistema PS/2 con l’OS/2 che infatti era utilizzato in tutte le banche, borghesi bastardi.
Insomma: le cose cambiano. E ora HP ha comprato la Compaq per diventare un gigante contro la IBM e Bill Gates è il borghese bastardo.
Passiamo a lui. Non mi è mai stato simpatico. Ho sempre condiviso l’impressione che sia diventato l’uomo più ricco del mondo sfruttando abilità altrui.
Poi ho provato a pensarci in maniera un po’ più oggettiva, non posso negare che l’ultima spinta me l’ha data la sua apparizione al Live8. OK, probabilmente marketing.
Ma ci sono alcune cose che mi hanno fatto meditare.
Prima domanda: da chi ha preso i soldi Bill Gates?
Da chi ha bisogno di comprare le medicine?
Da chi ha bisogno di mangiare?
Da chi ha prima intossicato e ora è costretto a comprare sigarette?
No: li ha spillati alle grandi multinazionali e da chi almeno aveva i soldi per farsi il PC per giocare o studiare.
Diciamo da quel 25% del mondo che sta sfruttando il restante 75%.
Di certo non ha potuto delocalizzare la “produzione” nel sud-est asiatico o in Cina: non fa mica pupazzetti.
Sì, magari qualche mouse e qualche XBox.
Ma il grosso, il software, lo fa dove si può produrre software. E anche se non posso esserne sicuro, dubito che nelle fabbriche cinesi dove sottopagano si sviluppi software.
Insomma, tendenzialmente ha fatto soldi in maniera meno sporca e vigliacca di un sacco di altra gente.
E di tutti questi soldi che cosa ne ha fatto?
Non è sicuramente un asceta. Non credo che si sia posto limiti restrittivi. Ma non credo che sia mai andato al Millionaire di Briatore, non mi sembra di averlo visto citato ai megaparty Hollywoodiani, meno che mai nella ville della Costa Smeralda o delle località In delle varie riviere in giro per il mondo.
Da quel che ne posso sapere direi che vive una vita sicuramente molto agiata ma ragionevolmente discreta.
E ha dato più di 5 miliardi di dollari in beneficenza.
Cinque MILIARDI di dollari.
Fanno circa 5000 milioni di euro.
Li avesse dati a noi ci avremmo tappato un bel po’ del nostro debito pubblico…
E a chi li ha dati? A chi combatteva la povertà.
Quando l’abbiamo saputo? Praticamente solo dopo il Live 8.
A pensar male era marketing.
A pensar bene qualcuno gli ha chiesto di mettere in prima fila anche la sua faccia per far capire che si faceva sul serio e lui, anche sapendo che quasi tutti avrebbero pensato male, ce l’ha messa.
A leggerla così stiamo parlando di un moderno e globale Robin Hood.
Ovviamente non è così. O meglio: non so se è così, non sono in grado di saperlo e meno che mai ho il diritto di giudicarlo.
Ma alcuni fatti non sono discutibili.
E io vedo un sacco di gente in giro peggio di Bill Gates.
E un sacco di multinazionali più spregevoli della Microsoft.
Cazzo, comincia quasi a essermi simpatico.

martedì, settembre 06, 2005

Big Fish

Ieri sera ho visto Big Fish di TimBurton.
È abbastanza inutile che io dica quanto sia bello, o che determini il valore del film.
Sono altre le cose che voglio dire.
Non ho potuto fare a meno di finire il film in lacrime.
E ho rivissuto le stesse sensazioni che mi avevano colpito al cuore quando avevo visto per la prima volta “L’uomo dei sogni”.
NON voglio fare paragoni sui due film
Quello che me li ha fatti sentire così vicini è la base della storia.
Un rapporto difficile fra padre e figlio, un dialogo che sembra perduto, la possibilità di rimediare all’ultimo momento.
In Big Fish a questo si aggiunge il padre che racconta storie sulle sue peripezie e un figlio che desidera sentire vicino un padre che in qualche maniera ha sempre sentito distante.
E così non ho potuto fare a meno di vedermi in quel ragazzo con i capelli neri che inventa l’ultimo fantastico episodio della vita di suo padre proprio perchè lui gliel’ha chiesto, che in quel modo gli fa capire quanto lui sia importante, che in quel modo si fa accompagnare nel suo ultimo viaggio prendendo in giro la morte insieme al figlio.
E ho pianto per la paura di non riuscire ad avere la stessa possibilità, per la paura di non riuscire a essere vicino a mio padre quando lo dovrà affrontare, per la paura di non riuscire a evitare di creare questa sottile e tenace barriera fra me e i miei figli.
Ho pianto come non piangevo da tanto.
Ogni tanto fa bene piangere.
Ancora adesso faccio fatica a scriverne.
Bel film.

P.S. Ah...last but not least la sigla finale è una stupenda malinconica canzone di Eddie Vedder...Tim Burton è un genio.