giovedì, novembre 09, 2006

Elucubresie

Il tempo e le idee corrono più veloci di quello che avrei pensato.
La voglia è più forte.
Mi trovo per le mani due spazi occupati e non voglio lasciarne neanche uno. Non vi ho raccontato abbastanza quanto sono egocentrico, presuntuoso ed egoista? Oh...che diamine.

Chiarito questo punto però capita che esista da qualche parte dentro la mia testa anche una persona ragionevole:"Amico del sole, va bene occupare due spazi, ma farne uno la copia dell'altro mi sembra veramente un insulto al buon senso..."
Oh...ha ragione (come quasi sempre..).
Così ha preso forma una specie di progetto espressivo che non so se riuscirò a portare avanti, ma ci voglio proprio provare.
Un po' come all'inizio il "secondo" spazio era la mia faccia pubblica, e quindi in qualche modo più "libera", ho pensato che ora che le mie facce pubbliche sono due, e che le Elucubridee in qualche modo "appartengono" al mio diario originale, fosse giusto dare importanza al "secondo" spazio in qualche modo perpetuando la stessa idea, la stessa filosofia.
Così continuerò a scrivere meditazioni e scazzi nel mio diario e lascerò la mente e la tastiera più libera nello spazio che fin dall'inizio è stato più..."libero", appunto.

Elucubridee da una parte ( http://marcosilveri.spaces.live.com )
Elucubresie dall'altra. ( http://elucubridee.blogspot.com )

Sì sì, lo so, gli indirizzi sono un po' fuorvianti, ma non potevo cambiarli, per evidenti motivi...rimarranno lì, testimoni un po' della "travagliata" storia di questi spazi. Devo trovare il modo di renderla evidente a chi arriverà tra un po' dalle mie parti...


Partirò da un po' di materiale scritto che ho da qualche parte e devo ripescare. Spero mi dia il giusto abbrivio, e di non perdere energia con il tempo.
Presto le prime Elucubresie in linea...

martedì, novembre 07, 2006

Ivano

"Chi guarda Genova
sappia che Genova
si vede solo dal mare"Ivano

Non mi è facile parlare di Ivano Fossati. La sua figura nel panorama musicale italiano gode di un eccezionale rispetto praticamente da parte di tutti, rispetto indiscutibilmente meritato.
Certo, ha un po' la fama del "noioso", anzi del "palloso", dell'intellettuale...ma nessuno si azzarda a dire qualcosa di male nei suoi confronti.
Anche perchè voglio proprio vedere chi riuscirebbe a trovare qualcosa di male da dire...
Togliamo subito dal tavolo l'ingombrante possibile equivoco: non ho qualcosa di male da dire su Ivano Fossati.
Ma parlare di un personaggio "importante" come lui in modo personale, quasi intimo, ecco...mi rende nervoso.
Ivano Fossati non l'ho scoperto proprio presto.
O meglio.
Ivano Fossati c'è sempre stato.
Fin da quando con "Jesahel" e i Delirium ha sconvolto Sanremo, fin da quando "Dolceacqua" ha fatto da traccia a una gita di Clan, fin da quando ha conquistato le classifiche con "La mia banda suona il rock", lui c'era.
Lui era motivo d'orgoglio per noi genovesi, prestavamo la dovuta attenzione e sapevamo che lui c'era.
Poi succedono alcune cose che mi avvicinano un po' di più a questo strano cantautore che, tutto sommato, non ama le luci della ribalta...da buon genovese.
E sì che avevo il buon Verace che con Fossati mi faceva una testa così...
Capita che collabori a un disco di De Gregori, e che a quei tempi la mia fidanzata fosse una fan sfegatata del cantautore romano (n.d.r. "a quei tempi" nel senso che penso che lo sia ancora, ma non è più la mia fidanzata).
Capita che De Gregori venga a Genova a cantare, e Fossati lo accompagni anche nel tour. Lo addocchiamo nell'atrio del Margherita, tranquillo, non essendo il protagonista dell'evento. Nel concerto Ivano Fossati ha un suo spazio, e capita che quello spazio, nella sua città, diventi un evento nell'evento.
Mi sorprendo a pensare a fine concerto che sono più contento per quella "parentesi" che per il concerto stesso.
Esce un suo nuovo disco ("700 giorni") sponsorizzatissimo dal Verace, che ancora snobbo per pigrizia e diffidenza.
Nuovo concerto di De Gregori, questa volta a sorpresa sale sul palco Ivano Fossati...oh beh...essendo di Genova gli era venuto facile passare...
La versione piano e voce di "Una notte in Italia" è ancora ben presente nella mia mente, e alla fine di nuovo mi ritrovo a ricordare quel momento come la cosa più importante della serata.
Alcuni cambiamenti importanti nella vita mi attendono, di lì a un po', e nel frattempo comincio a considerare Ivano Fossati in modo diverso. Esce "La pianta del tè", un disco che ancora adesso quando lo sento mi sa di vento, liquirizia e sale marino.
Sa di spiaggia, di monti, di casa.
Sa di musica, musica buona.
Con "Chi guarda Genova" e "Questi posti davanti al mare" scava a fondo nell'anima di chi abita in questi posti.
Proprio subito dopo lascio proprio quei posti che ancora non so di amare così tanto per andare a Torino, cambio di lavoro, cambio di vita, cambio di un sacco di cose.
Scopro che non è scontato godere di tramonti mozzafiato quasi tutte le sere, che può far freddo in modo diverso, che la nebbia esiste, che l'orizzonte può anche essere vicino.
E proprio mentre sento nascere dentro di me un legame così forte con la mia città e la mia terra, ecco che in "Discanto" trovo "Passalento", che mi fotografa in maniera così lucida e spietata..."è che in questo deserto mi piace naufragare, vivo e fortunato, di poterne respirare...Signore di questo porto, vedi, mi avvicino anch'io, vele ancora tese, bandiera genovese sono io"...io che mi sentivo marinaio in un porto lontano, lontano dal mare, dall'amore...un po' da tutto.
Non ho mai più abbandonato chi mi sono ritrovato vicino in quei momenti.
E di tempo ne è passato, e di cose ne sono successe.
Di dischi ne ha fatti.
Ivano Fossati è ancora qui.

"Di tutto questo si vive,
e di tant'altro ancora,
che inseguiamo come i cani, respirando dal naso,
per finire invece,
ancora sorridenti,
ancora abbaianti,
di un dolore a caso.."

Lorenzo

Lorenzo Cherubini in arte Jovanotti ha nella mia vita tutta una storia a sè, diversa da quelle che ho raccontato.
E' stata una specieLorenzo di scommessa, una attestazione di fiducia (oh...quanta egocentricità in questa affermazione...) a perdere che si è rivelata quanto mai ben riposta.
Andrò a spiegare ed argomentare.
Prendo coscienza dell'esistenza di Jovanotti con la sigla di chiusura di un'edizione di Deejay Television formato estivo, una versione caraibica di Gimme Five della quale conservo gelosamente il vinile.
Tenete presente che la versione originale non l'avevo mai praticamente sentita. la radio, ai tempi, la sentivo poco e quindi il personaggio lo conoscevo in maniera molto vaga.
Oh, prendetemi per matto, ma quel pezzo aveva una carica di spensieratezza e gioia di vivere che mi aveva colpito.
Di più.
Mi ha fatto pensare che il ragazzo fosse "sincero", non costruito: si divertiva un casino, e non faceva niente per nasconderlo, cosciente di essere un pirla in mezzo a tanti pirla. Mi è diventato simpatico.
Quella è stata l'unica cosa di quelle che ha fatto che mi è piaciuta per un sacco di tempo. Ho sinceramente odiato "La mia moto" et similari.
"Ciao mamma" (ma è questo il titolo?) riavvicinava la voglia di genuina spensieratezza e la carica di gioia di quel vecchio disco. Lui continuava a essermi simpatico, e preferivo di gran lunga sentirlo parlare che cantare...
Quando ho sentito "Gente della notte" (sempre di quel tempo) ho pensato che tutto sommato poi qualcosa di buono sapeva combinare anche lui.
Poi è cambiato tutto.
Non voglio farvi la cronodiscografia, ma quel simpatico ragazzo sincero è diventato uno con le palle sincero...cioè, con le palle doveva esserlo anche prima, solo che adesso gli era più facile tirarle fuori e mostrarle a tutti...
Citerò solo una notte, in Francia, nella quale ho distrutto le orecchie dei miei colleghi con "Una tribù che balla" tentando di fargli capire che Lorenzo non era più, o meglio, non era SOLO quello della moto e di Rosita Celentano.
Ora: capita che nel 1997, mentre siamo in attesa di Matteo, se ne esce con "L'Albero", e lì dentro c'è "La linea d'ombra"...una folgorazione.
"Mi offrono un incarico di responsabilità": ogni volta che la sento mi vengono ancora i brividi...e pochi giorni dopo la sua nascita (di Matteo...intendo) ho fatto un piccolo strappo al buonsenso, sono andato al concerto, ho comprato il cappello Soleluna...era già suo allora, ed è suo ancora adesso, sarà suo per sempre.
Beh, adesso è il "loro", perchè sono diventati due.

Continua a essere lo stesso ragazzo.
Continua a essermi simpatico.

martedì, ottobre 31, 2006

Bruno

BrunoDue parole su Bruno Lauzi.
Non sono arrivato a considerare importante Bruno Lauzi per me come lo sono stati altri artisti. Non come, ne sono sicuro, si sarebbe meritato.
Quello che legava me, e credo un bel po' di miei concittadini, a lui era una cosa più istintiva e forse anche un po' campanilistica.
Bruno era il "cantante del borgo", your friendly neighborhood cantante di fiducia.
Bruno era uno di noi.
Bruno lo vedevi in televisione e pensavi "magari ieri era anche lui in via Venti a fare due vasche".
Bruno incarnava l'anima della nostra città, della nostra gente.
Se ci fossimo incontrati a Bali, non ci saremmo mica presentati più di tanto: "Belin ciao Bruno""Belin ma sei anche te di Genova""In realtà son di Coronata""Sempre a fare i secessionisti voi della collina.."
Ecco..me l'immagino così l'incontro che non c'è mai stato.

Grazie Bruno, di tutto. Buon viaggio.

Luciano

Il SegnalibroDi cantautori, di musicisti, ne ho seguiti un bel po'.
Bennato, Dalla, De Gregori, Finardi...insomma più o meno quelli che c'erano.
Ma quello che mi è successo con Luciano è stato da subito un'altra cosa.
Il primo disco mi ha scavato l'anima, mi ha messo di fronte a una scomoda coscienza conto terzi.
Lui aveva avuto i sogni di rock'n roll, ci aveva creduto, ci aveva provato e ci era riuscito.
Io non ci avevo neanche provato, ma i sogni di rock'n roll ce li avevo avuti anch'io.
E per un sacco di tempo è stato il mio riferimento: lui è 4 anni avanti, ce la posso fare.
E mi sono comprato il multieffetti, e il Tascam a 4 piste, e i programmi per il computer, e giù a vederci con il mio amico, suonare, comporre.
Luciano l'ho subito sentito vicino perchè è entrato DAVVERO nella mia vita.
Concretamente.
Poi ne è anche uscito. Non del tutto...però...
1992, arriva la figlia del mio amico, e mi metto insieme a mia moglie, e poi mi sposo, e poi arrivano i bambini...suonare, comporre, registrare bye bye...dietro a cose che io ho messo in prima fila nella mia graduatoria, cosa della quale non mi pento, per carità (prego tornare a "La Vita Rock" e rileggere)...
Luciano è rimasto lì, sotto la cenere di quei fuochi.
Io non sono un fan come tutti quelli del LIgachannel, e non lo dico per supponenza, lo dico con un po' di vergogna e con molto rispetto.
Non conosco tutte tutte le sue canzoni, non conosco tutti i suoi testi.
Oh, ne conosco un bel po', e sto recuperando, ma a volte mi sento un po' a disagio in mezzo a chi "vive" Luciano con una intensità che io non raggiungo.
Io non ce la farei a pensare di fare 4, 5, 6 date dello stesso tour o anche di più.
Vabbè.
Quest'inverno che succede? Dopo un tot di anni abbastanza travagliati (cambi di lavoro, alcuni MOOOLTO pericolosi, traslochi etc. etc.) e dopo che la scorsa estate un po' mi era rimasta in gola la voglia di Campovolo, ecco che quasi per caso uno qua in ufficio mi fa "Vuoi mica il biglietto per il LIga a Marzo al Mazda?"...certe occasioni non bisogna perderle. Solo che poi quelli che sono andati si dimenticano di prenderli, e oramai il dado è tratto, e la voglia è troppa, e allora ci si sbatte, si cerca e i biglietti saltano fuori.
E poi la gamba si strappa, macchissenefrega, al concerto ci vado con la stampella.
E quello che era sotto la cenere viene ravvivato dal vento del concerto.
Al concerto Luciano parla del Ligachannel, e così lo scopro.
E sai che succede?
Che mi sento a casa.
Che ci sto dentro.
Ed eccomi qua.
Con le foto come screensaver, con il "segnalibro" sul desktop, con la cuffia alla testa per ascoltare Ligachannel Radio tutti i giorni.
Con una "Family" che mi ha adottato e che mi sopporta. A volte mi sento quasi un intruso, ma ci sto dentro anche lì.
Luciano continua a far parte della mia vita.

Concretamente.

Io odio Halloween

Linus e il Grande CocomeroNon fraintendetemi...non voglio mancare di rispetto a una classica festa anglosassone.
Anzi...
Fossi dalle loro parti festeggerei insieme a loro e parteciperei gioiosamente alla loro tradizione. Figurati...proprio io che sono cresciuto insieme a Linus, Patty e Charlie Brown aspettando il Grande Cocomero nel campo di zucche...
Odio il fatto che abbiamo importato Halloween tramite la Disney, MC Donald e Giochi Preziosi.
Che i miei figli si debbano sentire degli sfigati perchè a Genova non è proprio che si possa andare in giro per palazzi a fare dolcetto/scherzetto.
E non è un fatto culturale, non è che mi dia fastidio che altre culture si vengano a mischiare con la nostra.
O forse questo è semplicemente il "nuovo" modo in cui succede, e io sono semplicemente un po' antiquato...
Vabbè, checcivoletefare, sono antiquato: odio Halloween.

venerdì, ottobre 27, 2006

Il Grande Passo

Capita che uno si ritrovi a fare cose doppie nella vita.
E così prima non riesce a tenere neanche uno straccio di diario, e poi si ritrova ad averne persino due.
Uno doveva essere quello "privato", l'altro quello pubblico, per confrontarsi con la gente, per vedere cosa avrebbero scritto di quello che mi passava per la testa.
In realtà da molto tempo erano semplicemente uno la copia dell'altro.
Così ho deciso, proprio oggi, di far diventare "pubblico" anche l'"altro" mio blog, che potete trovare seguendo il seguente link

http://marcosilveri.spaces.live.com

Per un po' manterrò aggiornati i contenuti su tutti e due i siti, l'ho fatto per tanto tempo, posso farlo per altrettanto...
Credo che poi mi trasferirò definitivamente dall'altra parte, un po' perchè è più facile fare alcune cose, ma soprattutto perchè quello è l'"originale", e questo la copia.
La scelta bisogna farla, e questo, tutto sommato, conta.
Però Elucubridee non lo chiuderò mai.
Annuncerò quando il trasferimento sarà effettivo, ma lascerò che sia possibile trovare la strada giusta attraverso di lui.
E di tanto in tanto, magari, aggiungerò qualcosa, anche in esclusiva...
Per ora...al prossimo post.
(Questo è il primo post diverso fra i due blog....oh beh...proprio un momento importante...che diamine)

martedì, ottobre 24, 2006

Alter Blog Post #3

Ma cambiamo poi veramente?
Cioè: impariamo un sacco di cose, cambia il modo in cui vediamo le cose, come agiamo, come decidiamo....ma noi cambiamo veramente?
Quando penso a quando avevo 16 anni mi sembra in fondo di essere ancora esattamente la stessa persona.
A volte ho questa sensazione quando i miei ricordi tornano alle partite nel cortile dell'asilo, quando emulavano la sfida Germania - Olanda, la finale dei Mondiali (sì, sì, 1974, 9 anni): il mio idolo era il Kaiser Franz Beckembauer.
E facevo sempre lui.
Cioè: mi sembra proprio che ero già tutto lì, gli stessi occhi che guardano il mondo.
Con ancora tanta, tante cose da imparare, ma già lì.
E poi guardo mio figlio, che ha 9 anni.
E mi prendono delle scosse di terrore puro: non è già più il tuo bambino.
E' già il Matteo che a 40 anni penserà a quando andava con il monopattino sul terrazzo, e che era già lì anche lui...
Come riuscirò a non farlo scappare da me, come ho fatto io creando quel vuoto apparentemente incolmabile che mi ha fatto dire a 16 anni "non vedo l'ora di avere 18 anni così posso andare via di qua"?
Terrore...puro terrore.
P.S. Poi non sono scappato.
E molto dopo ho capito.
Quel vuoto, però, non si è mai riempito del tutto.
E fa male ancora adesso.

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Un gruppo di ragazzi sparpagliato lungo la strada nella vallata silenziosa.
Zaini enormi sulle spalle, una parete rocciosa sulla destra, un lago artificiale sulla sinistra.
In cima al gruppo i 3 più lesti hanno un grande distacco, ma la fatica non risparmia nessuno.
E in mezzo al pomeriggio, nel pieno delirio del caldo, del sudore, del respiro forte uno fa:"Ma dove cazzo è 'sto cazzo di paese?" e uno degli altri due, senza esitazione:"Eccheccazzonesò?"
Segue silenzio.
E passi.
E respiri forti.
Scusa Disgui per averti rubato un po' di spazio per questo frammento di vita che, non so sinceramente per quale motivo, io (il chiedente) e il mio migliore amico (il rispondente) ci ricordiamo così bene.
Tutto sommato non sembra niente di speciale.
Invece, evidentemente, lo è.
E letto il post la tentazione è stata troppo forte....

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Era l'inverno del primo grande cambiamento emotivo.
Un perdiodo buio.
Forse il più buio.
Quella volta sono state poesie, se così possono definirsi.
Poi i 2 anni lontano da Genova.
E quella volta sono state canzoni.
Ora invece scrivo.
Invettive, mini racconti, considerazioni, fotografie di stati d'animo.
E' sempre quando sei in bilico che senti il bisogno di esprimerti...forse mi sento in bilico da un po'.
Forse SONO in bilico da un po'.
Forse ci resterò per un bel po'.
Speriamo non per sempre.

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"Come va?"
"Mah..così così"
"E come mai?"
"Ma niente....non ti preoccupare..."
"Cos'è..il lavoro?"
"Ma no...figurati..quello sempre il solito..e.."
"Allora i bambini!!"
"Ma no...loro stanno bene..ma non ti preoccupare..è solo un momento un po'"
"Tua moglie!! Hai problemi con tua moglie!! Ti fa le corna???"
"Ma che dici!! Ma figurati...non è l.."
"Allora gliele fai te!! Ti sei innamorato di un'altra, eh??
"Ma che piffero dici...sono solo un po' giù..sarà la sta.."
"Cazzo, hai fatto degli esami?? Ti hanno scoperto qualcosa??? Dimmi!!!!"
"..."

"Come va?" "Benisssiiiimoooooo"

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Ai concerti si trova sempre qualcosa.

Fine concerto della Mannoia, fendo la folla che sta uscendo contro corrente, arrivo fino a sotto il palco e urlo al mio idolo: "Lucio, Lucio me lo fai l'assolo d'inizio di Mangiafuoco? Saranno vent'anni che non lo sento!"
"Eh sì...venti...anche di più..." fa lui...
"Cazzo Lucio, ma ci vogliamo proprio fare del male a vicenda..."
Sorriso...

Fine concerto di EELST.
Appaiono "on the side" alle transenne, in questa discoteca di Albenga.
Ci si intrattiene, si fanno 2 discorsi.
"Vi ho visto una sera al Tangram""Ma..il baseball?" e alla fine ti resta il biglietto del concerto con gli autografi di tutti...sì...proprio di tutti...anche di Feiez

Durante il concerto di EELST...un altro...qualche anno dopo.
Cesareo è uscito da uno degli assoli con uno dei due ciuffi un po' scomposto.
Io e il Curadun a quel punto ci scolleghiamo dal concerto e ci diamo da fare per attirare l'attenzione.
Urliamo "contro" tutti, tra un pezzo e l'altro.
Cesareo ci sente, ci guarda, si mette a posto il ciuffo, chiede se è tutto ok...tutto ok...possiamo tornare al concerto tutti e tre...

Eddie Vedder E' bellissimo.
Lui e Dave Gunn sono quelli che mi mancano di più...più di Vasco, a essere onesto.
Vedrò di tappare i buchi.
Sono stato a lungo innamorato di Olivia Newton-John, ma non credo che sia proprio la stessa cosa...e ho aspettato che il Millenium Falcon mi venisse a prendere per mesi dopo che ero uscito dal cinema del centro...

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Non ne ho fatti molti.
In effetti di traslochi veri e propri solo uno.
Me la ricordo come un'esperienza devastante...per un pigro come me, il peggio del peggio.
Da un altro punto di vista credo di avere nascosto dentro di me l'animo del nomade.
Non so chi si ricorda il pezzo, ma Paul Young agli inizi aveva fatto una cover di un pezzo di Marvin Gaye esemplificativo...faceva così:"Wherever I lay my hat...that's my home"
Questa è la sensazione che mi ha accompagnato il giorno che mi sono sposato (mi sono reso conto che stavo lasciando il mio letto solo quella mattina, e alla sera casa mia era già l'altra) e anche quando abbiamo traslocato nella casa nuova.
Ma anche in tutti i viaggi che ho fatto.
Ho visto posti che mi sono piaciuti di più e posti che mi sono piaciuti di meno, posti "compatibili" con la mia natura di ligure e posti meno, ma in tutti o quasi ho avuto la sensazione che sarebbero potuti diventare la mia casa.
Chissà quando dovrò di nuovo confermare questa mia...attitudine...
Comunque, cara Luna, tutto sommato...non ti invidio.
Scatole, scatole, scatole......aaaaarrrrghhhhhhhh

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Belin Disgui, hai detto una cosa FON-DA-MEN-TA-LE, una delle basi del mio essere "padre".
I bambini non chiedono, aspettano giustamente che sia chi deve farlo a scegliere la prossima cosa da imparare.
E poi fanno finta che gli dia fastidio, che non ne hanno voglia.
E allora devi imparare a capire dov'è il limite fra esagerare con la forzatura e lasciar troppo perdere.
E' così, un pezzo alla volta, che mio figlio scia, è andato a vedere un concerto, a camminare sui monti, a nuotare in piscina e in giro con la maschera a vedere i pesci.
Non mi ha mai chiesto di andare a Gardaland, e io non ce lo porto, preferisco i brividi veri a quelli di plastica.

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Vedi Disguido...quello è il motivo per il quale periodicamente sul mio blog metto un collage dei miei commenti negli altri blog...

Pensa che io ho provato a giocare a pallacanestro...e anche a salire su un palco con la chitarra...Vabbè...

Ecco, mi scuso un po' con Elettra perchè userò questo spazio SUO sì per parlare dell'argomento che ha introdotto, ma sostanzialmente per discutere con il Disguido (oh...non ce la si fa..noi si parla sempre conto terzi).
Un po' quello che hai scritto mi ha colpito, nel senso che mi sno sentito coinvolto.
Ho deciso che non avrei fatto l'università già alle medie, e per quello mi sono sobbarcato le oltre 30 ore di un Tecnico Industriale e....sì..ce l'ho fatta. 60/60, militesente, lavorante già l'Ottobre dopo il diploma.
E poi da sempre ho desiderato mettere sù famiglia.
C'è voluto un po', ho fatto praticamente dall'inizio il fidanzato perenne, ma alla fine...sì...ce l'ho fatta..
Ma non mi sento realizzato, non credo di aver vissuto una vita banale e non vivo male.
Forse perchè comunque ho sempre avuto la tendenza a mettermi in discussione e a fare le cose giorno per giorno, anche se gli obiettivi erano ben chiari..
Non so se sono riuscito a esprimere quello che volevo dire...gli è che quello che hai scritto mi è sembrato mettesse un po' troppo sotto una cattiva luce chi, per qualche cosa, "ce l'ho fatta" lo può dire...e non per fare il secchione, il sono tutto io, l'idolo delle folle...solo perchè ne è intimamente e sinceramente contento e un filino orgoglioso.
Continuo comunque a mettermi in discussione, anche pesantemente, proprio di questi tempi.
E a pensare che prima o poi scoprirò quello che farò da grande...

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Aggiungerò una inutile lista di inutili citazioni musicali, perchè mi va.

"Servi della gleba a testa alta verso il triangolino che ci esalta"
"Le donne lo sanno da prima quand'è primavera"
"Siamo donne, oltre alle tette c'è di più" (scusate, ma la Salerno che parla di gambe non ce la vedo...)
"Siamo così, dolcemente complicate"
"Prendi una donna, trattala male,...e quando la chiami, fallo come fosse un favore"
"Diamond are the girl's best friend"
"A material, a material, a material girl"

...e finirò con una citazione cinematografica, che la dice lunga (da Sliding Doors):

Lui all'amante:"Ma tu mi avevi detto che non ti importava che io lasciassi mia moglie!!!"
Lei:"Svegliati!!! Io sono una donna!!! Mentivo!!!!!"

Appoggio La Gatta al 100%, e le concedo di vederla dalla sua parte...che diamine, siamo diversi o no?
Il vero problema è che c'è chi non lo accetta, non lo capisce, non si rassegna...e continua a chiederti di andare al Centro Commerciale al Sabato pomeriggio per fare un giro.....AAAAAARGGGGGHHHHHHHHHH!!! ;-))

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CI SONO ANCH'IO!!!!
Io sono il rancoroso rantolante che odia tutti quelli che provano a passare avanti anche di un solo posto, con il bazooka sotto l'impermeabile pronto a incenerire "quello-che-deve-chiedere-solo-una-cosa", che sorride ammiccante con occhiate d'intesa all'addetto allo sportello al quale in maniera complice fa capire che lui è dalla sua parte, lo comprende e che "non-è-mica-come-tutti-gli-altri-lui"...se fate attenzione lo noterete dietro al gruppetto, con le gote arrossate mentre guarda nervosamente l'orologio e armeggia sotto l'impermeabile...forse per caricare il colpo...

mercoledì, ottobre 11, 2006

Jarno e il vento di Genova

Jarno è uno di quelli della crew del Liga.
E' uno di quelli che fanno sù e giù per l'Italia con lui.
E' uno di quelli che tiene vivo il rapporto con noi fan.
La mattina dopo il concerto del 9 Ottobre al Carlo Felice è stato intervistato al telefono appena svegliato perchè potesse raccontare le sue impressioni sul concerto della sera prima.
Si è un po' lamentato del vento.Mi sembrava giusto scrivergli. Sapete com'è, il vento dalle mie parti ce l'abbiamo nel sangue e nelle ossa.
Ecco qua.

Caro Jarno, non conosco altro modo di scriverti, e così lo faccio qua...che poi quello che scriverò servirà anche agli altri.Ho sentito sulla LigaChannel Radio le tue impressioni sul concerto del Carlo Felice, che sono precedute con uno squillante "ma quanto vento c'hanno 'sti ragazzi qua?!?!?" o qualcosa di molto simile.
Ora: c'è sicuramente qualche velista e qualche vecchio pescatore che saprebbero declinarti tutte le variabili dei venti del Golfo di Genova, ma semplificando...a Genova abbiamo tre tipi di vento.

La Tramontana

Tutto quello che arriva dai monti la chiamiamo Tramontana.
E' il vento teso, secco e gelido che rende il mare una tavola scura, l'orizzonte una linea precisa lontanissima, i colori vividi e limpidi.
E' quello che ti fa incontrare la Corsica se sei nel posto giusto, e che ammassa nuvole e nebbia contro le montagne a ridosso del mare per dissolverle non appena passata la cresta.
E' quello che gela la punta del naso, ti fa arrossire le guance e che quando avvicini le chiavi alla macchina fa uscire delle scintille che ti si illumina tutta la portiera...

Lo Scirocco

Poi c'è lo Scirocco.
Lo Scirocco è quel vento indolente e pigro che, detta bella chiara, porta il tempo di merda.
Aria pesante e umida, pioggia mai decisa fino in fondo, respiro ansimante d'estate e fastidioso d'inverno.
Lo Scirocco porta la maccaia, il cielo si condonde con il mare e tutto diventa quasi grigio, quasi...perchè come ebbi a scrivere un po' di tempo fa "Genova è bella anche se non c'è il sole, perchè ha colore anche quando piove".
Lo Scirocco è triste e malinconico.
Lo Scirocco ci fa passare la voglia di guardare lontano.

Il Libeccio

E poi c'è il Libeccio.
E con lui le Libecciate.
E' il vento ribelle e potente che spazza tutto quello che trova.
E' il vento di tempesta, delle grandinate, dell'acqua che travolge.
E' il vento dei rami spezzati, delle vele strappate, delle bandiere a brandelli, delle gonne sollevate e degli ombrelli distrutti.
E' il vento che vedi arrivare sul mare da lontano, e che inesorabile ti colpisce proprio un attimo prima di quando avevi deciso di metterti al riparo.
E' il vento bastardo che ti fa paura se non lo conosci perchè lui per primo non si fida di te.
Forse è il vento più simile a noi, gente di Liguria.

Ecco qua: ora sai un po' più cose su tutto il vento che ci tocca.
Mi è venuta in mente una rima così banale che mi meraviglierei se nessuno ci avesse pensato prima, ma io non l'ho mai sentita:

"A noi la nebbia non ci prende
abbiamo il vento che ci difende..."

Ciao Jarno, torna più spesso, ora il vento sai com'è...

martedì, ottobre 10, 2006

Un tempo per (ieri sera il Liga e Matteo)

Genova, Teatro Carlo Felice, 9 Ottobre 2006

È inutile che ve lo stia troppo a menare...ieri sera il protagonista nei miei occhi e nella mia mente non è stato Luciano...ma Matteo..mio figlio.
Per chi non fosse stato attento, visto che ho rotto un bel po’ nel Ligachannel e anche qua, ieri sera Matteo ha visto il suo primo concerto, e allora ve lo racconterò dal suo punto di vista, o meglio da come io l’ho visto durante la lunga serata...
Entriamo a teatro, e appena arriviamo alle nostre comode poltrone la tensione si scioglie, e gli si stampa in faccia un sorriso a 32 denti, affascinato dal quel grande “cinema”, da quelle facciate con finestre e poggioli, da come chi il teatro l’ha pensato abbia portato la piazza, la città “dentro”.
E poi le luci, la gente...sembra tutto scintillante...bello.
Ascolta curioso e attento i primi due pezzi dell’ospite speciale, dibattendo con me se il secondo, che abbiamo riconosciuto, facesse parte di una colonna sonora di un film o di uno spot pubblicitario.
Poi le luci si spengono di nuovo, entra Luciano da solo, e ci racconta perchè siamo tutti lì...
Il sorriso di spegne, diventa una espressione attenta e un po’ stupita, rapita dall’atmosfera, dai suoni, dalle luci, dalla sua voce.
E piano piano canta anche lui...
Ogni pezzo che si aggiunge, Pagani e i suoi strumenti, tastiere, batteria, contrabbasso e chitarre, ogni nuova luce che si accende, sono per lui fonte di nuove meraviglie.
Si entusiasma quando il pezzo lo conosce, un po’ ci rimane male quando scopre che tante non le conosce, d’altronde è più giovane di molte di quelle canzoni..e poi non è mica colpa sua...
Certo, la stanchezza si fa sentire, e ogni tanto si abbandona con la testa sulla spalla di suo padre e di sua madre...ma le energie ritornano quando sente che può partecipare anche lui, quando anche lui si sente “dentro” lo spettacolo.
E gli esplodono dentro quando, alla fine, c’è da cantare, urlare, saltare e battere le mani, insieme a tutti gli altri...
Alla fine il sorriso stampato è ancora più grande.
Il destino ci fa scortare il pulmino del Liga e della band fino all’autostrada, e così la sua serata si chiude con una emozione privata, unica, riservata solo a lui: girato verso le luci del Mercedes sulla Sopraelevata, a salutare chi sta tornando a casa come lui...che di strada ne deve fare un bel po’.
E poi buonanotte, stanotte anche lui ha da fare dei sogni di rock’n roll...

lunedì, ottobre 09, 2006

Stasera

Mio figlio (9 anni) stasera farà il suo esordio a un concerto guardando e ascoltando Luciano Ligabue, a teatro, al Carlo Felice, a Genova.
Ovviamente l'ho dovuto mettere davanti al fatto compiuto, e all'inizio si schermiva tipo "ma non ne ho voglia" "ma mi annoio"...tutto previsto.
Poi ha cominciato a chiedere di sentire "Piccola stella" quando lavoricchiavo al PC e loro giocavano dietro di me allo studio.
E poi ha cominciato a chiedere il CD di Ligabue in macchina.E poi ha cominciato a non dire più che non ne aveva voglia.
E poi ieri sera fa:"Ma il concerto è domani sera? UAU...papà...forse hai fatto bene a comprare il biglietto..."
Non sta nella pelle.
E io non sto nella pelle per lui, più che per me..

giovedì, ottobre 05, 2006

Medioriente

Affronterò un argomento che è connesso con il post precedente, ma non direttamente, e sicuramente ancora più delicato, perchè va a toccare uno dei buchi neri della coscienza collettiva che forse non si chiuderà mai...che forse è giusto che non si chiuda mai.
La mia sensazione è che siamo e resteremo un bel po' ostaggi del popolo ebraico e di Israele.
Se dici qualcosa che va leggermente contro corrente vieni immediatamente accusato di antisemitismo, cosa che aborro, così come aborro tutte le ideologie razziste, naziste etc. etc.
Considero assolutamente imbecille discriminare delle persone per la loro appartenenza a un popolo o a una cultura.
Chiarito questo, trovo veramente difficile accettare l'atteggiamento che ha Israele nei confronti del popolo palestinese e come l'opinione pubblica invece lo consideri cosa legittima e giusta.
Lungi da me l'idea di giustificare il terrorismo e l'utilizzo di qualsiasi forma di violenza.
Ma troppo spesso ci dimentichiamo come, un bel po' di tempo fa, qualcuno si è arrogato il diritto di prendere un bel po' di gente, strapparla dalle proprie case, dalle proprie terre, confinarle semplicemente dicendo:"Ora quella non è più casa vostra, non è più la vostra nazione, non è più la vostra terra: si chiama Israele"
Come se fossero stati loro la causa della diaspora prima e dell'olocausto dopo.
Come se fosse necessario per lavare la coscienza di chi era stato a guardare troppo a lungo quello che stava succedendo senza intervenire.
Se è vero che lo stato di Israele è stato giusto crearlo e deve essere salvaguardato, bisogna farlo senza dimenticare cosa è stato strappato, negato, rubato a chi era prima dove adesso c'è proprio quello stato.
Se si dimentica quello e si preferisce utilizzare la forza, quello che tornerà indietro è solo violenza.
Cosa che è ampiamente dimostrata da tutto quello che è successo in questi anni.
La questione medioorientale è risolvibile solo se ambo le parti capiscono che con i fucili e le bombe non si va da nessuna parte.
Che c'è abbastanza spazio per tutti, e che le faide bisogna metterle in cassetto da ciudere a chiave e per sempre.
Mentre lo penso, e lo scrivo, mi rendo conto di quanto sia difficile, di quanto era stato fatto nella giusta direzione, di quanto siamo tornati indietro.
E a quanti si fanno paladini dell'avanzato occidente cristiano vorrei chiedere una semplice cosa: se invece che la Palestina, come terra dove impiantare Israele avessero scelto la Pianura Padana...dove saremmo ora?
Chi sarebbero i terroristi?
Chi gli integralisti?
Come sempre succede, è molto più facile estremizzare che moderare, litigare che collaborare, parlare che ragionare.
E sparare.
E uccidere.

Undicisettembre

Sono argomenti complessi e scottanti quelli che sto per affrontare.
Ci vorrebbe molta cautela, non so se ce la farò a mantenerla.
La tragedia dell'11 Settembre mi ha colpito molto da vicino.
Lo so, ha colpito tutti.
Ma io avevo qualcuno là.
Mio cugino lavorava nella trading room di Merryll Lynch, proprio in WTC Plaza...proprio a Ground Zero.
Proprio lì.
Ero in ufficio, una giornata come le altre. E qualcuno ha detto quello che stava succedendo.
Mi ricordo che nella mia testa tutto è cominciato a diventare surreale. Ho chiamato mio fratello, che era andato a trovare mio cugino da poco, per farmi rassicurare:"Ma il suo ufficio non è al WTC, vero?" "Certo che è lì, proprio dentro a una delle due torri, perchè?"...Lui non sapeva ancora.
E allora, più che surreale, tutto mi è sembrato grottesco.
La riunione nella quale stavo discutendo di un interessantissima opportunità, le battute, i discorsi...tutto lontano, ovattato.
Poi mi ha telefonato un altro cugino, il romano:"Tutto ok, è riuscito a uscire per tempo, è a casa di amici nel Village..."
Bene.
Ma quelle ore non me le scorderò mai.
E'successo quello che è successo.
Nel corso del tempo mi ricordo di aver pensato due cose, sempre comunque restando convinto che tutto quello che ci era stato detto era sostanzialmente vero.
La prima, ne avevo parlato mesi dopo con un mio amico in una classica serata da meditazioni sul senso della vita e sul futuro dell'universo, era che guardando le cose da un punto di vista oggettivo e razionale, rimuovendo del tutto la componente emotiva, un po' come se un extraterrestre avesse analizzato le cose come noi facciamo con gli animali, le conseguenze geopolitiche degli attentati erano state sostanzialmente due: gli Stati Uniti avevano potuto fare quello che volevano in Afghanistan senza che nessuno potesse dire niente (e poi è successa la stessa cosa in Iraq) e Israele, approfittando della generale distrazione di massa, aveva mandato all'aria il processo di pace in Palestina.
Durante la discussione ambedue ci chiedevamo se eravamo gli unici folli o c'era qualcun'altro che se ne era accorto, e avevamo ambedue la stessa sensazione: non pensavamo che fosse possibile che tutto fosse stato pianificato ed eseguito a proposito, ma se si fosse scoperto che qualcuno sapeva, aveva lasciato fare e si era lasciato sfuggire la situazione di mano...non ci saremmo sorpresi poi così tanto.
La seconda, molto più istintiva e "leggera", sempre che il termine sia adeguato alla situazione, era che quanto successo alle due torri dimostrava che gli ultrafighi e strapagati demolitori che passavano settimane a preparare accuratamente la posizione delle cariche esplosive e la sequenza di accensione, il tutto per far implodere un palazzo in quei modi così spettacolari, efficaci e soprattutto senza rompere i coglioni ai palazzi vicini, potevano tutti quanti andare in pensione: prendete un aereo, sbattetelo a caso contro il palazzo che volete buttare giù, et voilà...verrà giù bello preciso come il sole.
A quei tempi, del terzo grattacielo crollato non ne sapevo ancora niente (come molti di noi...peraltro).
5 anni dopo le cose sono un po' cambiate.
Certe idee non sembrano poi così "incredibili", anche se rimangono perlomeno difficilmente (emotivamente intendo) accettabili.
Certo che che ce ne sono altrettante difficilmemte credibili, che hanno fatto sorgere in sempre più persone delle domande che sono rimaste senza risposta.
Proprio in questi giorni sono approdati in televisione diversi servizi, documenti, interviste che riguardo l'11 Settembre mettono in serio dubbio la versione ufficiale dei fatti.
E adombrano una possibile macchinazione governativa proprio per rendere possibile le cose inevitabilmente successe dopo.
Prima di andare oltre: ho letto e mi sono documentato molto, prima che tutto finisse n televisione. Ho letto e visto molti dei documenti dei cosiddetti "complottisti" (anche se, in uno dei documentari, giustamente viene ricordato che "complottista" è chi il complotto lo mette in atto, e non chi tenta di smascherarlo) e anche un documento molto completo di "debunking", cioè di "smontaggio" delle tesi di chi mette in dubbio la realtà come ci è stata raccontata.
Mi sento di esprimere un parere, quindi, se non proprio perchè perfettamente informato, perlomeno come una persona che si è interessata, che non ha alcun motivo per essere anti-americano per forza, e che si è informata prima di "costruirselo".
Perchè mi sono informato e perchè voglio scriverne?
Perchè ritengo un mio diritto e un mio dovere essere informato e poter esprimere pareri, anche su cose che vanno molto oltre le mie competenze e funzioni in questo mondo, ma soprattutto per quelle ore che ho passato pensando che mio cugino fosse sotto quelle macerie, e per tutte quelle persone che non hanno avuto un lieto fine a quella storia come me.
Io sinceramente non so a che livello la cosa sia stata organizzata o semplicemente "controllate e guidata". Ancora faccio fatica ad accettare che un governo decida di sana pianta di mandare al macello alcune migliaia di persone solo per scatenare un'onda emotiva che gli permetta di fare quello che vuole.
Ma ritengo ancora più incredibile quello che ci hanno voluto far credere.
E se i parenti delle vittime per primi sono tra quelli che si sono accorti di qualcosa che non quadrava nel prima, nel durante e nel poi, e hanno posto ufficialmente delle domande che non hanno ricevuto alcuna risposta, allora penso che forse così strampalate e incredibili certe idee non lo sono.E il fatto che in Italia si sia saputo dei dubbi dei parenti delle vittime solo attraverso canali "non ufficiali", rende ancora più inquietante il tutto.
D'altronde anche in Italia abbiamo storie che non possono essere raccontate, altre che sono venute fuori solo perchè c'è chi si è sbattuto per farle venire fuori.
Vogliamo parlare del Vajont?
O di Ustica?
Ma quelli, nel bene o nel male, sono comunque "incidenti".
Questo ha tutta l'aria di non esserlo.
Uno dei problemi di questa storia è che non è più possibile pensare di fare un ragionamento oggettivo e trasparente.
Se la pensi in un modo sei un fascista/imperialista/amicodibush, se la pensi nell'altro sei comunista/anarchico/terroristamusulmano.
Lo trovo estenuante.
Quello che potrebbe essere successo l'undici settembre mi fa paura, più del fatto in sè.
Di questo, più che del terrorismo, ho paura.

lunedì, ottobre 02, 2006

Good Night...and Good Luck

2 settimane fa ho visto "Viva Zapatero".
Il film vive di una popolarità "sotteranea", di un passaparola quasi carbonaro.
E'un film coraggioso, sullo stato della libertà di parola e della censura in Italia.
Di fatto un film ignorato dai mass-media e dal mondo dorato (insomma...argentato, via) della cinematografia italiana.
In effetti un film-documentario...insomma...non proprio così spettacolare.
E meno male che c'è..
Ieri sera ho visto "Good Night And Good Luck" di George Clooney (che mi sta sempre più simpatico..e non ho ancora visto "Syriana").
L'ho trovato splendido come film.
Asciutto, essenziale, mai monotono, mai sopra le righe, spietato.
E splendido come storia. Una storia vera.
E' un film scomodo, mette a nudo un periodo buio della storia americana, mette a nudo la coscienza sporca di quella che dovrebbe essere la Terra degli Uomini Liberi, la Casa dei Coraggiosi...
E' un film che sfida la stampa allineata, che accusa in modo preciso persone realmente esistite.
E' un film che è stato candidato all'Oscar, come miglior film e un sacco di altre cose.
Questa è una delle classiche contraddizioni del mondo statunitense, croce e delizia di chi lo guarda come un riferimento non sempre per forza negativo.
Il paese di Bush è anche quello dove si può accusare l'amministrazione di avere occultato notizie e prove e forse addirittura complottato per arrivare all'evento che ha cambiato la storia recente di tutto il mondo e andare in televisione a dirlo.
Dove chi fa film-documentari li può portare a Cannes e vincere la Palma d'Oro, non dover contare sui circuiti alternativi e sul passaparola.
Consiglierei a tutti i dirigenti di tutte le televisioni, quelle che ci riempono di reality (ma quanti ce ne sono contemporaneamente ora in giro?), di ascoltare attentamente il discorso finale del protagonista, una analisi spietata della televisione degli anni '50 ma che, incredibilmente....quasi, calza a pennello nello scenario dei giorni nostri.
E poi guardare e riguardare "Viva Zapatero" e provare a pensare a una televisione diversa, a un utilizzo di quel mezzo più dignitoso, e più coraggioso.
Per ora sono contento di "Anno Zero", di "Report" e di "Che Tempo Che Fa".
Ma spero tanto che non siano i fuochi d'artificio per abbagliarci e far passare un po' di tempo per tornare al solito tran tran, ma una vera inversione di tendenza.
Per ora...buona notte...e buona fortuna.

lunedì, settembre 25, 2006

Il coraggio delle scelte

Di questi tempi ne stanno succedendo di tutti i colori.
Ma una mi ha fatto veramente saltare la mosca al naso.
Il tronchetto dell'infelicità ha deciso che vuole realizzare un po' di liquido, giusto per "riempire" un po' l'enorme buco di debiti che gestisce.
Vabbè, ora non voglio stare lì a discutere sull'opportunità o meno e sull'industria che si è trasformata in finanza, con conseguenze estremamente deleterie.
Ma di un effetto collaterale della vicenda.
Da un po' di tempo alcune voci (la più famosa quella di Beppe Grillo, ma anche a più riprese quella della associzione degli internet provider italiani) sollevavano il problema di una infrastruttura estremamente importante per il futuro del paese, quella del collegamento fra le persone e dell'accesso alla informazione digitale, che invece che essere a disposizione di tutti e gestita da un'entità super-partes (perchè no, anche dallo Stato), era proprietà di qualcuno, che non si stava neanche comportando granchè bene.

Apro una parentesi: un altro dei temi del momento è quello delle intercettazioni. Ora: possibile che non sia palese come sia estremamente rischioso che la struttura che permette alle forze dell'ordine di recuperare informazioni vitali per le indagini sia nelle mani di un privato che la può utilizzare anche a suo uso e consumo o che può più o meno "filtrare" quello che viene intercettato se riguarda una delle sue innumerevoli attività?
Mah...
Chiusa parentesi.

Nel momento in cui il "padrone" decide di vendere, il governo si preoccupa che una cosa così importante vada a finire in mani non gradite.
Mi sembra più che legittimo.
Anzi, fa di più.
Comincia a pensare a un progetto economico per riportare la parte infrastrutturale sotto il controllo dello stato.
Lo discute anche con il tronchetto, che pensa bene di far venire fuori il tutto, ovviamente nel momento più sbagliato, a suo uso e consumo.
Chiarisco subito la mia posizione: secondo me il progetto era coraggioso e sacrosanto.
Finalmente una cosa veramente controcorrente e verso una gestione del bene pubblico più orientata al bene di tutti invece che di pochi.
Ovviamente la parte politica avversa, amica del "libero mercato", del "facciamo un po' come cazzo ci pare", si getta a pesce sulla rivelazione (mah..il sospetto che sia stata pilotata viene...) e accusa "statalisti", "comunisti", "vogliono di nuovo il vecchio carrozzone inefficiente", "ce la volevano fare sotto il naso"...e così via.
Cavalcando il finto mito che "statale-è-brutto-inefficiente-costoso-solo-gente-che-non-ha-voglia-di-fare-un-cazzo" mentre "privato-è-figo-belle-macchine-tutto-splendente-profitto-gente-che-lavora".
Mah...quand'è che ci sveglieremo e cominceremo a non fidarci degli illusionisti...
Ma non mi sono veramente arrabbiato neanche per questo.
Il vero problema è stata la reazione del capo del governo, e di tutto il centrosinistra.
Rovati, il collaboratore di Prodi che lavorava al progetto, ha dato le dimissioni.
Perché?
Non ho capito.
Cosa c'era di male a pensare di riportare sotto il controllo dello stato l'infrastruttura voce/dati di Telecom?
Quello che è successo dopo forse una spiegazione la dà.
Prodi prima nega il progetto, poi che Rovati si debba dimettere, poi che ne debba riferire in Parlamento...si nasconde.
Si vergogna.
Ovviamente cede su tutti i fronti.
E in questi giorni si cominciano a sentire illustri esponenti del centrosinistra che dicono che Prodi è pronto a spiegare che il centrosinistra non è nemico delle privatizzazioni e del libero mercato.
Ma come?
Finalmente una scelta coraggiosa, e cosa facciamo? La rinneghiamo?
Cacciamo chi ci stava lavorando come fosse il pazzo che aveva avuto l'idea sbagliata e tentiamo di evitare di doverne parlare?
Io mi sarei aspettato una presa di posizione altrettanto coraggiosa.
"Sì, per quello siamo statalisti. Sì, abbiamo tentato di riprenderne il controllo. No, Rovati non si dimette anzi, continuerà a lavorare al progetto per capirne la fattibilità. No, non abbiamo paura del giudizio della gente, alle prossime elezioni verremo giudicati per quello che abbiamo fatto."
E invece no.
Non so cosa pensare.
E non solo le mie aspettative sono andate deluse: ovviamente gli internet provider italiani avevano subito applaudito al progetto di Rovati, giudicandolo fondamentale per riportare lo stato dell'infrastruttura di comunicazione italiana verso una vera pluralità, garantendo finalmente un mercato con della vera concorrenza e ai cittadini la possibilità di avere servizi diversificati e a prezzi accettabili.
L'ennesima autocensura, l'ennesima dimostrazione di poco coraggio, l'ennesima dimostrazione di come in Italia la classe politica sia vecchia e gli schieramenti, in teoria avversari nelle parole, molte volte pericolosamente allineati nei fatti.
Il pessimismo che aleggiava nella mia valutazione del risultato delle elezioni non si è ancora spento.
Anzi, questa storia lo ha alimentato.
Quanto spero di essere smentito dai fatti...

Tanta bella roba

Questa volta pura cronaca. Oh beh, dopotutto questo è un diario, no?

Dopo anni, stimolato dal buon Memo, ho ridato vita a una delle mie anime che mi porto dentro e che tenevo da parte: quella dell'audiofilo.
Tanto tempo fa il mio fratellino si mise in testa di far capire al suo fratellone più grande che l'Hi-Fi era un'altra cosa rispetto all'impiantino comprato dal papà (che però benedico tutti i giorni e per sempre) e soprattutto che le casse non è il caso di metterle appese al tetto come andava tanto di moda.
Dopo averlo convinto a comprare delle piccole B&W DM10 e resolo conscio della differenza, bisognava fare un altro passo importante.
E così lo convinse ad andare con lui al G.E.I. una mostra all'interno del SIM HI-Fi, dove dei pazzi scatenati (in realtà gli storici distributori che ancora "spacciano" materiale che induce in assuefazione all'istante) facevano ascoltare impianti da svariate centinaia di milioni di allora ad altrettanti pazzi scatenati, alcuni in possesso delle facoltà monetarie per possederli, altri solo per poter far vivere alle proprie orecchie qualche ora da sogno.
E' stata quella volta, quella prima volta, che entrando in una stanza in penombra preparata con gusto e cura dell'acustica da dei maestri vicentini, che il fratellone si innamorò di quella casse così strane, con un bordo in massello massiccio spesso qualche centimetro, e di quei tempi erano solo loro a farle così, che suonavano così diversamente da qualsiasi cosa avesse ascoltato prima e durante quel giorno.
E' stata quella volta che il fratellone decise: Sonus Faber deve essere.
E Sonus Faber è stato, ed è ancora.
Sono il fortunatissimo possessore di una coppia di Parva FM2 (proprio uguali a quelle che erano in quella stanza...nella penombra...più di vent'anni fa...) e di un Gravis (primissima versione), che ancora fanno la loro porca figura e che continuano a darmi soddisfazione...purtroppo solo nei pochissimi momenti nei quali riesco ad accendere tutto l'ambaradan.
Eh già, perchè poi negli anni a supporto di cotanti diffusori, si sono affiancati altri pezzi di pregio.
Ma torniamo ai giorni nostri.
Ovviamente il tempo degli investimenti nel settore audio sono terminati un bel po' tempo fa.
Il G.E.I (ah, G.E.I. stava per Gruppo Esoterico Italiano...) è prima diventato il J (che stava per Jewels of) Hi-Fi sempre all'interno del SIM e poi, oramai da molto tempo, è diventato un evento indipendente chiamato Top Audio Show (alla quale si aggiunta la voce Video da qualche anno) che si svolge da sempre al Quark Hotel a Milano.
Da un bel po' di tempo non lo visitavo, e da un po' di anni Memo mi stuzzicava..."Oh, io Venerdì vado su, che fai vieni?"...
Ogni volta, alla fine e per vari motivi, rinunciavo.
Il lavoro, Venerdì, tipicamente si fa a Settembre e magari si va ancora al mare...insomma...era da un bel po' che l'appuntamento saltava.
Stavolta no.
Tempo annunciato come brutto, e poi lo "stuzzico" stavolta fatto di persona e non al telefono...insomma: Venerdì mattina mi sono messo in macchina e sono partito alla volta di Milano, all'ora giusta per arrivare più o meno alla stessa ora di Memo & company che partivano da Lucca.
Arrivato davanti al Quark, in coda aspettando di accedere al parcheggio, vedo una avventurosa Audi che si "inventa" un parcheggio in una ampia aiuola...e decido di seguirla, risolvendo il problema del parcheggio in pochi minuti, ma preparando la "sorpresa" del post-show...ma ci arriveremo.
Ricongiunta la compagnia, finalmente, entriamo.
Ragazzi, quanta bella roba.
Tanta bella roba.
Ho trovato un Top Audio & Video Show ingrandito, che ora occupa 6 piani dell'albergo, con una ampia sezione diventata un vero Expò, e moltissime salette di ascolto, e, devo dire, di un livello medio molto migliorato rispetto a quello che mi ricordavo.
Impressione confortata anche dai commenti di Memo & company che invece sono assidui frequentatori e aggiornati fino all'ultimo anno.
Assolutamente al di fuori di ogni possibile commento la saletta allestita da Audio Natali, sotto tutti i punti di vista.
Gusto dell'arrendamento, gestione dello spazio ma, soprattutto, qualità dell'impianto.
Audio Research e Wilson Audio hanno formato una accoppiata che a lungo rimarrà nei miei ricordi.
La sensazione di libertà assoluta data alle note, agli strumenti.
Di "assenza" del tramite tecnologico.
Di "presenza" degli strumenti, dei suonatori.
Sensazioni che abbiamo ritrovato avvicinate tantissimo dalla sala dove per la seconda volta ho incontrato le incredibili Nautilus della B&W (una sorta di sorelle maggiori....molto maggiori..della mia prima coppia di diffusori "seri" ;-) ), pilotate da generosissimi Jeff Rowland, avvicinate moltissimo ma non eguagliate.
Ora: l'esperienza di ascolto, soprattutto quando limitata nel tempo e nello spazio, è figlia di fattori che poco hanno a che vedere con le apparecchiature, a volte poco a che vedere con le orecchie.
Gli amplificatori erano di filosofia progettuale completamente diversa, sebbene anbedue di qualità senza compromessi(e a noi ci è rimasta la voglia di sentire delle Nautilus pilotate dagli incredibili Audio Research ma anche le Wilson dai Jeff Rowland).
La stanza e gli spazi erano diversi, l'allestimento meno curato.
Le postazioni di ascolto più strette e scomode.
Insomma: il confronto delle due "esperienze di ascolto" finisce con il favorire, sebbene comunque di poco, l'accoppiata AR/Wilson Audio.
Ma tante altre cose hanno allietato le orecchie, gli occhi, la mente.
La Sonus Faber ha sfoderato una saletta e un suono assolutamente in linea con le mie aspettative..solo nel tempo hanno aumentato un po' il livello della luce...e forse non è poi così male, perchè quello che fanno è anche così bello...
E poi le B&W 801, le Opera e dei diffusori assolutamente singolari, con una struttura progettuale totalmente diversa dal solito, e con un suono sorprendente.
E poi la saletta demo audio/video della Lexicon, e poi un proiettore D-ILA con una versione di "Gladiator" in altissima definizione da far venire i brividi.
E poi la saletta con l'impianto top e quello alla portata di tutti (quasi) che però reggeva il passo, e poi Martin Logan, Magneplanar, e poi Tannoy, e poi Klipsch...insomma...tanta...tanta bella roba.
E mi scuso con mi sto dimenticando, perchè non se lo merita.
Sono uscito dallo show contento di esserci stato, di aver nutrito dopo così tanto tempo un pezzo della mia anima lasciato un po' in disparte.
E con questa piacevole sensazione mi sono avviato verso la macchina, tranquillo, sotto una leggera pioggia, poco preoccupante.Un carro attrezzi in zona mi ha leggermente inquietato...sai com'è, magari qualcuno se n'è avuto a male e ha pensato bene di sgomberare il prato...No, la macchina c'è, la vedo...ma l'acquazzone del pomeriggio (ci DEVE essere stato, sennò non mi spiego lo scenario) ha lasciato una situazione...critica.
Al mio arrivo vedo una Volvo incastrata in un fosso, finita lì dentro nel tentavivo di evitare il lago di fango nel quale si sta dibattendo una Mercedes che sta tentando di raggiungere la strada.
La mia macchina è tranquillamente posteggiata, con il lago fra lei e la strada...oh, diavolo.
Dai, forse ce la faccio, forse riesco a passare piano piano a lato, dove lo stato del prato sembra ancora quasi praticabile...piano, retromarcia, piano piano...bisogna evitare il posteriore della Volvo che spunta dal fosso..evitare di finirci...ecco ce l'ho quasi fatta....ecco.....fermo.
La ruota gira, ma io sono, inesorabilmente, fermo.
Per farla breve, con l'aiuto degli autisti del carro attrezzi, le due macchine sono riuscite a raggiungere la strada, e la Volvo è stata recuperata con un cavo.
Ma non in maniera così liscia e tranquilla.
Perchè il fango ha la tendenza a essere sollevato dalle ruote che girano. E a essere sparato addosso a chi sta spingendo le macchine...
Almeno quelli della Mercedes erano di Milano....io mi sono fatto tutto il viaggio fino a Genova completamente coperto di fango...beh, no: mi sono tolto il giubbotto e almeno di sopra non ero proprio incrostato..
Beh...tutto è bene quello che finisce bene..e alla fine è stato pure divertente.
E poi l'esperienza non è comunque riuscita a rovinare la giornata.
Bella giornata, e tanta bella roba.
Valeva la pena raccontarla.

mercoledì, settembre 13, 2006

Alter Blog Post #2

Un po' ti invidio...quelli sono posti dove da sempre vorrei andare.
Li ho sfiorati con un lungo peregrinare fra Danimarca e Svezia tanto tempo fa..e un po' mi mancano.
Non conoscendo gli antefatti (pur avendo letto i post precedenti e capito che qualcosa nel viaggio andava OLTRE il viaggio in sè), mi limiterò a parlare di quello...a me danno fastidio quelli che, a sproposito, usano parole "di circostanza"...
Le sensazioni che descrivi a proposito del Polo Nord io le ho vissute, analoghe, durante un lungo tramonto, in uno dei posti panoramici sopra il Grand Canyon.
Credo che faccia parte un po' della magia di certi luoghi, ma molto anche dell'aura che noi gli mettiamo intorno mentre durante gli anni diventano nostri miti...il sole a mezzanotte a Capo Nord, il tramonto sul Grand Canyon, la duna nel Sahara...etc. etc.
Ma non è finzione.
Io quel tramonto, fra decine di persone in religioso silenzio, una specie di cowboy che arpeggiava con la sua chitarra, la luce rossastra incastrata fra le rocce e l'abisso e un ciello blu intenso...non me lo scorderò mai.
E' stato come trovare una conferma, come dire: "Cazzo, ma allora non ti stavi prendendo in giro, è proprio una cosa grande...".
Effimero.
Oh sì.
Ma non è effimero ogni secondo della nostra vita?

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Trovo alcune affinità di questo post con il mio che parla del rifugio contro il tempo che avanza (Sospeso nel mare).
Parlerò d'altro, forse attinente, forse no.
Un inconscio blocco mentale mi impedisce di ricordare la data di nascita dei miei genitori.
Così come faccio fatica a pensare a mio padre che non guida la macchina (ha passato gli 80).
Mi rifiuto di accettare il loro invecchiamento.
Per difendermi dal mio.
Ma concordo con la parentesi: la vecchiaia è uno stato mentale, non fisico.
Spero, un giorno, di scoprire di essere "vecchio" da un sacco di tempo, e di aver vissuto fino a quel momento senza accorgermene...

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Io non ho capito esattamente dov'è che volevi andare a parare..ma le ultime tre righe, in questi giorni caldi e afosi, mi calzano a pennello.
Il caldo/umido mi succhia via la voglia di muovermi.
Improvvisamente mi accontento di essere, anzi, di esistere, e sto immobile perchè ogni tipo di movimento aumenta il caldo, e anelo una piccola bava d'aria mentre l'unico movimento atmosferico è il mio respiro..
Ed è caldo, cazzo....

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Ci sono film che ti raccontano vent'anni dopo, o dieci anni prima.
"Dazeroadieci" mi ha beccato mentre mi raccontava proprio nel momento giusto.
E sto ancora passando adesso...e ho ancora tanta voglia di continuare a passare.
Ora: a parte il 37enne sindromato da Peter Pan che ero, esistono cose che mi hanno lasciato veramente con lo stomaco di pietra.
Direi su tutte, due.

La prima.

L'entrata sul palco, hai lasciato perdere la chitarra un sacco di tempo fa, fin dai tempi dei concertini degli amici e poi cosa ti combinano?
Ti organizzano un vero palco, con una band sopra, una chitarra, la tua chitarra e un microfono...e sotto un tappeto di gente che ti aspetta...Oh cazzo...ma...sono io o è lui?

La seconda.

Ho fatto la mia scelta.
L'ho fatta e sono pronto a guardarvi negli occhi senza paura.
Tutti.
Questa è la mia vita rock.
E non abbasserò lo sguardo.
Provate voi a starmi dietro.

Potersi fermare, ogni tanto, e dirsi...ma dazeroadieci...che voto le dai?
Dieci, che diamine...vabbè dai...nove e mezzo...giusto perchè la chitarra bisognerebbe suonarla un po' di più..e magari anche su un palchetto ogni tanto...
Si tiene botta, e si continua a lottare.
Ci si sente.

Marco, il 41enne sindromato

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Parlare di "cinesi" in modo generico è un po' difficile.
Noi consideriamo "cinese" tutto ciò che ha gli occhi a mandorla e non è fottutamente antipatico (perchè diventa "giapponese") ma la Cina è grande più dell'Europa e contiene un sacco di popoli anche drammaticamente diversi da loro.
Non tutti sono bassi, non tutti sono magri.
La Cina l'ho attraversata un bel po', è stato un viaggio di nozze faticoso, e per fortuna non legato solo alle grandi città che si stanno occidentalizzando.
Così li ho visti al Nord e al Sud, sul mare e all'interno.
Li ho visti sui campi (oh sì, ho visto arare il campo con il bue e l'aratro come l'avevo visto solo sui sussidiari alle elementari) e li ho visti in giro in bicicletta.
Forse le loro facce tristi sono le stesse degli italiani che erano costretti a partire per cercare la fortuna lontano da casa, soprattutto quando la fortuna non la trovavano e facevano più o meno la stessa vita ma in un posto dove si sarebbero sentiti per tutta la vita "stranieri".
Ma capisco la tua inquietudine: che cosa li ha attirati qua, perchè il mondo costringe la gente a vendersi il culo per approdare a una terra promessa che poi ti regala emarginazione, ghetti e quel tanto che basta giusto per non pensare di aver fatto una cosa totalmente inutile?
Perchè a così tanta gente viene negato il diritto di potersi sentire realizzato e felice nella propria casa e ne viene violentata la dignità venendo smerciati come bestiame?
Perchè?

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Pur non potendo neanche provare ad avvicinare la tua dedizione e applicazione, che sinceramente ammiro perchè sono fatti di animo sportivo ma anche di tante altre cose, mi ci sono un po' ritrovato nello sport "filosofia-di-vita".
O meglio.
Non ho mai fatto attività sportiva vera, sono troppo pigro e indolente.
Ma ho sempre fatto "qualcosa": pallacanestro alle medie (quella è stata la più "sportiva", vera squadra, veri allenamenti, vero allenatore), piscina alle superiori, calcio con i colleghi settimanale...ho partecipato anche a un torneo a 7 con la squadra del quartiere dove sono cresciuto.
Un po' di palestra qua e là.
Ma è nell'acqua che ci trovo la mia anima che mi aspetta.
Dopo essere stato terrorizzato da una istruttrice del CONI e avere imparato a nuotare da solo, a più di trent'anni, ho scoperto che nuotare è l'unica cosa che riesco a fare senza che nessuno mi "porti" a farlo, di cui ho bisogno e che mi manca quando non lo faccio.
Ho scoperto di riuscire naturalmente a trovarmi a mio agio sott'acqua, a dimenticarmi che devo respirare mentre guardo i pesciolini che mi danzano davanti agli occhi.
Quest'anno sono andato a nuotare quando ero stanco, distrutto, raffreddato, pioveva, freddo polare, caldo infernale.
Un tizio ex-atleta mi ha persino detto "potresti iscriverti ai Master, non vai mica male"...IO...che non so fare neanche la virata...ma ho viaggiato con il sorriso per una settimana e ancora adesso ci penso.
Non so se è proprio quello che intendevi te, ma io nell'acqua mi ci sento a casa, mi ci sento a posto.
Salata o dolce misto cloro non fa molta differenza.
Ora mi manca veramente solo di prendere la mia fottuta tavola da surf e buttarla in acqua sul serio.
Ti farò sapere....

giovedì, agosto 31, 2006

Il Mare Verticale Secondo

Lo so, lo so, l'ho già usato una volta senza permesso e adesso lo rifaccio, sono un villano.
Beh..stavolta un villano confortato dal fatto che la legittima proprietaria del termine non ha fatto rimostranze...per cui...
Andiamo a incominciare.
Dopo un po' di anni finalmente è tornato il mare grosso.
Cioè: un po' di anni riferito al posto (Varigotti) e alle volte che io ero in spiaggia.
Per "mare grosso" non intendo quello incazzato nero che è meglio che ne stai lontano anche se sei un nuotatore provetto e conosci perfettamente posto, fondale, correnti etc. etc.
Per "mare grosso" intendo quello che mostra la sua forza con onde a volte anche di ragguardevole dimensione e forza, ma regolari, ben distanziate una dall'altra, magari in serie con intervalli di relativa calma.
A Varigotti le serie sono tipicamente di tre.
Non so perchè.
Insomma, quel mare dove ci si può tuffare tranquillamente (se sei un nuotatore provetto e che conosce perfettamente...insomma, quella roba lì) per andare un po' più in là, ad aspettare quelle un po' più grosse.
Prendere il tempo giusto, darsi una bella spinta, e precipitare verso riva sostenuti dall'onda che corre sotto.
Con una tavola da surf sarebbe meglio, ma a Varigotti la particolare conformazione del fondo (prego rileggere Il Mare Verticale Primo) non permette l'utilizzo delle tavole, che hanno bisogno di un fondo che molto più gradualmente risalga verso riva perchè l'onda possa essere sfruttata in tutta la sua lunghezza...
E così a Varigotti, da sempre, si fa solo con il costume.
Da piccolo avevo solo le pinne ad aiutarmi nella spinta iniziale, ora neanche quelle.
Anche se le pinne prima o poi me le porto di nuovo per fare qualche esperimento...
Vabbè.
Varigotti è un posto così, e più in là, ad aspettare quelle più grosse, ci si ritrova a essere sempre i soliti.
Quest'anno ci siamo divertiti.
Ma non era a tutto ciò che si riferisce il titolo.
E allora vaffanculo, come ti sei permesso di riutilizzarlo a sbafo per la seconda volta?
Calma....
Il "mare grosso" mette a disposizione altre attività ludiche interessanti.
Tipo lasciarsi a corpo morto sul bagnasciuga e farsi frullare dalle onde.
Saltare contro l'onda che arriva e ritrovarsi sospeso in volo sopra al mare "dietro" l'onda con relativo tuffo.
Guardare con la faccia triste tuo figlio che sta giocando mentre un onda enorme ti sta per sovverchiare e farlo morire dal ridere.
Ma una di queste mi piace più delle altre.
Forse perchè è (poco) più rischiosa.
Forse perchè siamo ancora in meno a farlo.
Forse perchè si fa sempre e solo in maniera inaspettata sorprendendo tutti.
Forse perchè è un piccolo atto di fiducia verso il mare ricambiato dal suo sostegno.
Mettiamo che stai parlando con tuo cugino.
L'argomento è l'ultimo scandalo sul calcio, sostenuto buttando sempre un occhio sui bambini che si fanno sollazzare dalle onde che fanno stragi di asciugamani, telefonini, giornali, ciabatte in maniera assolutamente randomica.
Poi la vedi.
Ah sì, è quella giusta, arriva per prima e quindi quasi niente più risucchio a riva.
La vedi già bella appuntita verso il cielo, con il fronte bello inclinato, ma non abbastanza grossa da "rompere" prima di arrivare a riva.
La osservi bene e capisci che sì, è proprio lei.
E all'improvviso, a metà di una frase, o di una parola, scatti.
Corsa veloce lungo il bagnasciuga, e proprio nel momento in cui l'onda risucchia via tutta l'acqua e il fronte diventa improvvisamente verticale (ecco qua...he he), un attimo prima che cada sul pietrisco (a volte anche pietre belle dure), ti butti braccia e testa avanti contro quel muro d'acqua, un tuffo orizzontale sopra un letto di pietre, aspettando che l'onda ti accolga e ti salvi da uno schianto altrimenti scontato.
Possibilmente urlando.
Anche dopo.
Se sbagli il tempo in anticipo le tue costole ti saranno infinitamente grate del dolore profondo inflitto loro dalla caduta sulle pietre e non farai neanche in tempo a lamentarti che l'onda ti avrà ammuchiato ai piedi di tuo cugino che non ha ancora finito la frase.
Se sbagli il tempo in ritardo, l'onda ti prende bella incazzata che sei ancora in piedi, e tuo cugino lo falci secco sugli stinchi.
Vabbè dai, oramai non ne sbaglio una...
E, cazzo, è proprio una goduria...
Anche guardare le facce di quelli che si sono visti passare a fianco uno che urlava verso un onda incazzata nera e ce l'hanno visto sparire dentro...
Snoopy direbbe "Cicca Cicca Cicca"...

BIBASA

(Back In Black dopo Assenza Senza Avviso)
Settembre è ormai vicinissimo, le ferie sono finite, e la "Depressione Post Vacanze" della quale ho già trattato l'anno scorso si insinua inesorabile.
Ma (almeno per ora) non parlerò di nuovo di ciò.
Vorrei invece quasi scusarmi con il mio (piccolissimo) pubblico.
Ho notato, in quasi tutti i blog che vado a leggere, che è buona usanza lasciare un post di commiato prima di lunghe assenze tipo le vacanze.
Si che le mie pause sono frequenti e a volte più lunghe delle vacanze stesse, però è una cosa diversa.
Quando mi sono ritrovato con i piedi nella sabbia, adagiato sulla sdraio, in completa beatitudine, improvvisamente ho avvertito come una leggera sensazione di disagio dietro alla testa.
Mi sono reso conto di vivere dentro Matrix? No, mi siete venuti in mente TUTTI voi (che è facile, quei 5 o 6...ecco).
Vi ho immaginati anelanti, sudati, oppressi dal caldo e mancanti persino del conforto di una mia elucubrazione (te l'ho detto Ele, lo faccio diventare un marchio registrato...he he he).
Ebbene sì, il mio ego smisurato mi ha portato a pensare persino una roba come quella...a volte esagero.
Per fortuna, almeno, ne sono cosciente.
Comunque ho pensato che un minimo di cenere sulla testa per questa Assenza Senza Avviso mi ci stava bene.
Ed eccomi qua a spargermela....
Siete caldamente invitati a esplicitare le vostre rimostranze tramite commento al presente post per rendere la cenere anche più calda...
Il rientro è stato difficile.
Forse le ferie troppo poche.
Forse la carenza di entusiasmo in generale e anche sul lavoro.
Sicuramente anche una situazione mentale non particolarmente limpida e serena.
Ma se mi ritrovo a scrivere solo adesso (Giovedì) dopo ben 4 giorni di permanenza in ufficio, non è perchè mi sono ritrovato straordinariamente oberato di lavoro.
Stavolta il ritorno è stato assolutamente in nero (Back In Black...).
Beh, se mi ritrovo qua a scrivere forse sto un po' risalendo la china...ma ho paura che la DPV sia lì in aqguato..ancora da scontare.
Vi terrò informati.
Mi sembra arrivato il momento di porre fine a questo post assolutamente senza senso.
Ah, lamentatevi del mancato avviso ma guai a voi a protestare per il titolo: BIBASA mi piace un sacco.

6000 persone

Non vuole essere un racconto di una serata speciale, anche se lo è stata.
Non vuole essere una celebrazione, anche se forse ci starebbe pure.
E non vuole neanche essere un attestato di stima (un po' anche autostima) per chi ha contribuito a fare in modo che funzionasse tutto, anche se forse se (ce) lo meriterebbero.
E allora?
Sono due le emozioni forti che mi sono rimaste nella testa quella sera.
Completamente diverse.
La prima molto istintiva, molto "on the road".
"Dall'altra parte" di quando si fa uno spettacolo c'ero già stato, anzi, pure dalla parte di chi allo spettacolo partecipa attivamente , ma sempre, ovviamente, per cose limitate nello spazio e nel numero delle persone.
Sì, al massino poche centinaia in un teatrino.
Poi entri a far parte della macchina organizzativa di una serata di Beppe Grillo (oh già, ancora non avevo detto dell'oggetto del contendere...), che, per quanto sia un po' naif e a sorpresa, porta a riempire una delle piazze di Genova, migliaia di teste dietro le transenne, un tappeto che si estende a perdita d'occhio e che finisce solo dove l'impianto (che è quel che si poteva) permette alla gente di sentire, che è poi comunque dove tu quasi non vedi più.
E tu sei lì, in quel momento fungi diciamo da servizio d'ordine, guardi le prime file, quelli attaccati alle transenne, e poi ti sollevi un po' e guardi dietro quelli, e poi ancora dietro...e pensi..."oh cazzo".
E un barlume (lieve e appena appena accennato) di quello che vuol dire "guardare negli occhi" 10000 persone da un palco ti si affaccia nella mente.
Bello.
Bello montare, bello provare, bello esserci, bello smontare.
Bello persino entrare in macchina in un posto ASSOLUTAMENTE proibito per portare dei pezzi (he he he).
Bello tutto.
OK.
E poi?
La seconda va un po' più in là, e un po' più giù.
Mi ha colpito come un pugno durante, l'ho elaborata subito dopo, me la sono tenuta dentro per scriverla adesso.
Quando è venuto fuori che ci sarebbe stato da organizzare l'evento a sorpresa legato alla battaglia contro gli inceneritori, un po' ci siamo spaventati.
Siamo un gruppo abbastanza ristretto di persone assolutamente normali (anche se Manuela e Giacomo proprio normali normali non sono...ed è grazie soprattutto a loro se siamo qui a parlare di tutto ciò), con le loro vite e i loro problemi, impegni, cazzi, figli, mogli, parenti etc. etc.
Non ci chiamiamo mica "David Zard", e l'esperienza nell'organizzazione di una serata in piazza era prossima allo zero.
Nella discussione sul budget possibile, sui problemi tecnici, sui problemi logistici e tutto il resto, una nota polemica aveva un po' turbato la serenità di tutti: ma perchè il Beppe non ci mette lui a disposizione un service, un palco, dei microfoni...della gente che monti e smonti...diavolo, non possiamo mica pensare di investire centinaia di euro (se non migliaia)..e lui staff, organizzazione, impianti per i palazzetti e per le piazze ne ha a disposizione quanti ne vuole.
Perchè la regola era chiara: non voglio una lira, ci metto la faccia, le gambe e la voce, ci porto scienziati ed esperti, ma dovete arrangiarvi.
Qualcuno si era quasi arrabbiato, e io confesso di essere stato vicino alle posizioni di chi era non proprio d'accordo sulla posizione del Beppe.
Diciamo che, a fronte di precise richieste dello staff, mi chiedevo come si potesse pretendere uno sforzo organizzativo del genere da un gruppo di persone come noi e con poco tempo a disposizione.
Come è andata?
Un gruppo ristretto ha fatto da motore principale, qualcuno ha attivato conoscenze e chiesto in giro. Qualcuno (tipo me) è rimasto sul confine per vincoli legati a lavoro, famiglia o altro, sperando di poter dare una mano perlomeno quel giorno lì.
Poi l'impianto è uscito da un teatro.
Poi il tecnico del suono è venuto per la soddisfazione di venire, e con lui persone e mezzi che l'impianto l'hanno portato e riportato indietro.
E la corrente è uscita da Palazzo Ducale.
Insomma: abbiamo (soprattutto hanno) messo in piedi la cosa, abbiamo portato, montato, collegato.
E la gente è cominciata ad arrivare.
Durante la serata l'argomento "Gestione del rifiuto urbano e per quale motivo bruciarlo" è stato sviscerato, Beppe ha dato, ovviamente, spettacolo, la gente, tutta quella gente, non ha creato il minimo problema.
C'è stato un momento in cui mi è sembrato di capire che "quella" serata, per Beppe, era più sentita delle altre.
Da una parte è persino ovvio: Genova è la sua città, e che la serata di Genova andasse bene gli importava un po' di più probabilmente delle serate nelle altre piazze in Italia.
Ma c'era anche qualcosa in più.
C'era un po' il figliol prodigo che torna, c'era l'amarezza del sentirsi considerato come un approfittatore, un cercatore di fama proprio dalla gente della sua terra, c'era la rabbia di chi finalmente riusciva a essere a Genova, a parlare alla gente e non a un pubblico pagante, per dire che s'è rotto i coglioni di quelli che borbottano "e sci, u Beppe Grillo, intanto lui u'g'ha a villa a Sant'Ilario...".
E ha aggiunto una cosa su di noi, una cosa che più o meno recitava così:"io sono a vostra disposizione, io ci metto la faccia, e se ne trovano anche altri che sono disposti a mettercela, ma questa serata l'hanno messa in piedi un gruppo di ragazzi, gente come voi, con due palle così e che si è rotta i coglioni di essere presa per il culo da tutti".
Ora: a parte il brivido lungo la schiena e il groppo d'orgoglio al "due palle così" urlato a tutta quella gente che ti guarda con la tua magliettina del Meetup, improvvisamente ho capito tutto, la polemica della preparazione mi è sembrata fatua, e la mia posizione drammaticamente sbagliata.
C'è un motivo preciso per il quale Grillo non può e non deve partecipare in alcun modo nella organizzazione di questi eventi, oltre a dare la sua disponibilità a esserci.
Lui deve poter salire sul palco e poter dire che quella cosa lì l'ha fatta gente comune, perchè bisogna far muovere più gente possibile, e se vai a vedere una roba che hanno messo in piedi gli "amiconi del Beppe che gli ha pagato tutto", per quale motivo ti dovrebbe venire in mente anche una vaga idea di fare qualcosa?
Tu un "amicone del Beppe" non lo sei.
E noi, tanto per chiarire, non lo siamo.
Beh, certo, ora alcuni di noi un minimo di rapporto ce l'hanno, dopo un anno di attività grandi e piccole è ovvio.
Ma sempre legato a cose possibili da fare, a possibili partecipazioni...insomma: non è che si va insieme a fare la mangiata fuoriporta...ecco.
Beppe Grillo vuole fare da catalizzatore, da motorino di avvio, non da trascinatore delle folle.
L'unico modo per provare a cambiare le cose è che tanti si mettano in testa che facendo poco, ma insieme, si riesce a fare tanto.
E queste serate, oltre per lo scopo specifico, servono per dimostrarlo: "è gente come voi, non fanno gli organizzatori di professione, non si sono messi in testa di fare 'sta roba perchè gliel'ho chiesto io, non sono il mio staff, non sono discepoli, non sono adepti, non sono pagati da me".
Questo deve essere il messaggio, chiaro e limpido.
E deve poterlo mandare assolutamente sicuro di avere, almeno su questo, la coscienza assolutamente candida.
Ecco perchè.
Se l'effetto voluto nella gente che c'era si è prodotto, lo capiremo solo nel tempo a venire.
In effetti il gruppo ha bisogno di più partecipazione, perchè la cosa funziona a lungo termine se davvero poi si fa poco in tanti, sennò i molto pochi che reggono la maggior parte del peso prima o poi esauriscono le proprie energie (e forse anche un po' si rompono le palle di sentirsi sempre da soli).
Ma sicuramente quell'effetto su di noi era vivo e pulsante subito dopo, che già pensavamo a possibili serate con Travaglio, Fazio, Gino Strada...
Vedremo cosa poi riusciremo a fare, ma una cosa è certa: io (e credo anche gli altri) non me lo chiederò più perchè il Beppe ci mette solo la faccia, le gambe e la voce.